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Una storia di BrunoMagnolfi

Giornate qualsiasi.

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3 minuti

Pubblicato il 20 settembre 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve #ragazzi

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“Non c’è proprio niente di bello da vedere qua dentro”, gli fa lui con dei modi scocciati. “Anzi, mi sono già stufato di tutte queste idiozie. Se tu vuoi restare ancora, per me va anche bene, ma io ti aspetto fuori, magari mi prendo una bella birra al chiosco della piazzetta e mi metto a sedere in un posto dove stare un po' all'ombra”. Il piccolo museo è stato inaugurato da poco tempo, dentro sono stati esposti dei reperti storici ritrovati durante alcuni scavi poco distanti dal centro abitato di quella cittadina, e fino adesso hanno riscosso un discreto successo di pubblico, anche per l’importanza di tutti i frammenti pazientemente ricomposti, che segnalano la presenza stanziale di antiche attività manifatturiere proprio su quel territorio. L’altro lo guarda, “hai ragione, oggi qua dentro non ci sono neppure delle ragazze”, gli fa, “sembra impossibile che noi dobbiamo sempre ritrovarci a buttare via il tempo in questa maniera”.

Così i due, con le mani sprofondate nelle tasche, escono dall’edificio che rimane nei pressi del palazzo comunale, poi sotto al sole perdono un po’ di tempo a ridere di qualcosa che hanno appena visto alla mostra dentro una bacheca, e quindi si vanno a sedere ad un tavolo all’aperto di un’osteria nei pressi del centro del loro paese. “Non c’è molto da fare in queste giornate di fine estate”, fa lui. “Mi chiedo come sia mai possibile che nessuno abbia la sacrosanta voglia di inventarsi qualcosa di interessante. Un concerto di chitarre elettriche, una sagra del cocomero, qualche gioco campestre dove ridere un po’ di qualche nostro concittadino. Il caldo durerà ancora per poco, poi partono le piogge e allora arrivederci al prossimo anno”.

Due vecchi, concentrati in ciò che fanno, giocano a carte al tavolo accanto, e per il resto tutto appare praticamente immobile, proprio come l'aria, calda di sole e soprattutto ferma, senza neppure un alito di vento a scompigliare qualche ramo d’albero. "Vorrei soltanto avere una macchina per andarmene via da qui in giornate come questa", fa lui. “Pensare che ce ne sono un mucchio ferme qui vicino, accostate ai marciapiedi a prendere aria, che non aspettano altro che di essere avviate e fatte girare”. L’altro ride, comprende benissimo che basterebbe un niente per mettere in atto il colpo, ma preferisce non porsi neppure quel tipo di preoccupazione. Bevono, i due ragazzi, schiamazzano, si danno delle pacche sulle spalle, e uno dei due vecchi si gira ormai infastidito da quelle loro risate. Poi loro si alzano, devono pur fare qualcosa, non possono lasciare un pomeriggio come quello senza neanche un’idea da portare avanti.

"Si potrebbe prendere un motorino in prestito e fare una volata fino al fiume, tanto per vedere se almeno lì c'è qualche ragazza". L'altro ride, sa già benissimo che oggi non faranno proprio un bel niente, e lasceranno trascorrere anche questa domenica come parecchie di tutte le altre, senza riuscire a combinare nulla di particolare. Però gli piace stuzzicare il suo amico, così dice: "certo se avessimo qualche soldo nelle tasche tutto sarebbe diverso". Lui lo guarda, gli fa sempre male pensare che un limite così stupido si frapponga al semplice levarsi qualche soddisfazione. "Va bene", dice d'istinto. "Ci facciamo dare i portafogli da questi due vecchi qua accanto, e ci spassiamo la serata come si deve". Poi tira fuori un coltello, si avvicina al tavolo dei due che giocano a carte e li minaccia. Quelli sborsano i pochi soldi che tengono, non trovano neppure niente da dire, considerato che appare una cosa del tutto assurda quella che sta accadendo.

I ragazzi poi filano via, lo sanno che li hanno riconosciuti, che andranno subito dai loro genitori a chiedere di riavere il loro quattrini, ma cosa importa, loro saranno già a divertirsi a quel punto, perché la loro età non torna più, diranno in seguito con le orecchie basse, e qualche stupidaggine si può anche fare ogni tanto. “Nessuno dirà niente ai carabinieri”, fa lui sicuro; “non preoccuparti. E poi cosa ce ne frega: la vita è adesso, domani tanto saremo tutti morti”.


Bruno Magnolfi


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