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Una storia di Gisagi

Destini segnati

storia di un ragazzo senza futuro

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3 minuti

Pubblicato il 14 dicembre 2018 in Altro

Tags: #adolescenza #criminalit #vita

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Di anni ne sono passati tanti dall'inizio di questa storia, più di quaranta.

Ero un'adolescente...vita tranquilla, amiche, famiglia, scuola d'inverno e tanto di mare d'estate.

Poi un ragazzotto prepotente, un bullo di paese, ha deciso che dovevo diventare la sua fidanzatina. Una ragazzata in altri ambienti, ma non li; non in un paesino del meridione in cui il valore di un individuo, seppur giovanissimo, si misura in base al suo potere e il suo potere in base alla sua capacità di prevaricare sugli altri con le spalle sempre coperte da generazioni di arroganza e malavita.

E così è cominciata… mi tallonava, mi faceva la posta sotto casa e quando uscivo c'era lui, quasi sempre contornato da una banda di ragazzetti più giovani che, guardandolo come un modello da imitare, lo aiutavano a rincarare la dose di arroganza nei miei riguardi.

All'inizio mi seguiva e basta, poi ha iniziato a schernirmi ed insultarmi gridando fra i passanti commenti osceni, col tempo è andata sempre peggio, mi arrivava alle spalle all'improvviso e mi metteva la mano sul sedere; mi umiliava perché il mio rifiuto toglieva credito alla sua onnipotenza.

Tutto questo nell'indifferenza divertita di chi stava a guardare. Io non ero la vittima, ero solo una femminuccia di cui ridere e lui era quello intoccabile che esibiva incontrastato la sua autorità, anche se era solo un ragazzetto poco più che maggiorenne.

Poi mi sono trasferita, tornavo al paese solo d'estate; passava un giorno, due al massimo e lui era di nuovo li, d'avanti al portone pronto a seguirmi, offendermi, toccarmi.

L'ultima estate in cui l'ho visto si era attrezzato con una fionda e camminando mi tirava addosso chiodi piegati a U, mi faceva male, piangevo per strada, per il dolore, per la rabbia, e per la mia impotenza, ero solo una ragazzina.

Una volta ho chiesto aiuto ad un vigile che, evidentemente ritenendo anche lui la situazione risibile, si è limitato a dirgli con tono canzonatorio “Vabbuò...finiscila” e si è girato dall'altra parte dandomi le spalle e togliendo altra dignità alla mia già fragile capacità di ribellarmi, non aveva nessuna intenzione di intervenire. Non si va contro certa gente, è rischioso anche per una divisa.

Uscire era diventato sempre più difficile e umiliante e forse neanch'io mi rendevo conto della violenza di quei gesti, per me era diventata una rassegnata abitudine perché quando nasci e vivi in un posto in cui i soprusi fanno parte della quotidianità, il confine fra il bene e il male, il legale e l'illegale, il tollerabile e l'intollerabile, diventa un filo talmente sottile e ambiguo da non riuscire a vederne i limiti.

Poi sono partita e quando l'estate seguente sono tornata lui non c'era più, nessuno mi seguiva, nessuno mi offendeva, nessuno mi toccava.

L'incubo era finito.


Diversi anni dopo, chiacchierando con mia madre la aiutavo a sistemare le cose nella cucina della nuova casa in cui lei e mio padre si erano appena trasferiti; scatolone di pentole, piatti e bicchieri coprivano il pavimento. Ho preso una di quelle scatole piena e pesante e ho cominciato a scartare i bicchieri che qualcuno aveva incartato nei fogli di un quotidiano molto vecchio, me li passavo con cura di mano in mano senza far caso ai pezzi di giornale che stavo buttando via quando, da uno di questi fogli, una foto ha calamitato la mia attenzione, sotto la foto un nome, un cognome, l'età.

Era lui, era stato ucciso e lasciato in pasto ai cani randagi, per questo era sparito. Nella sua breve vita, ho letto, aveva rubato e ucciso, aveva sfregiato volti e commesso delitti atroci.

Lo aveva fatto per “sentire” il suo potere ma soprattutto per ignoranza.

Poi aveva sgarrato e nelle leggi della mafia questo andava punito in maniera esemplare, anche con lo scempio del suo corpo, per scoraggiare quelli che, come lui aveva cercato di fare, volevano uscire dai dettami della famiglia.


Piango ancora scrivendo queste righe, era un ragazzo “sbagliato” cresciuto fra adulti sbagliati, mi chiedo solo se avesse mai avuto la possibilità di scegliere cosa fare della sua esistenza.


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