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Una storia di GiovanniLeonardi

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2 minuti

Pubblicato il 02 gennaio 2019 in Altro

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“Ogni pennellata sulla tela è un grido di passione e rabbia. L’amore non da alito alla speranza di una vita razionale. Nessun compromesso, neanche di fronte all'apocalisse. Non esiste bacio che non chiami a sé tradimenti o vendetta. Nella violenza dell’arte si perdevamo. Si nascondevamo in quel piccolo e affascinante teatro che la pittura creava, che la musica arricchiva e che i versi glorificavano. Il mondo non poteva entrare. Tutte le guerre, le infamie, tutte le asprezze create dal dannato essere, li si perdevano come lacrime nel vento.”


E loro sono due lacrime nel vento. Persi, soli, spaesati e spiazzati. Nel turbinio del vivere quei due si trovarono, si amarono e si fusero e si uccisero di passione e si persero.

Il Fuoco stesso temeva quella passione. Solo due spiriti possono creare tale magia, due anime finemente intrecciate che continuano l’una nell'altra.


Si muovono tra due estremi. Dal raziocinio fino alla pura follia (d'altronde indistinguibile è l’uno o l’altro). Per un breve istante sono un unico e puro essere, dotato di tutte le virtù universali.


Una stella morente sembra pulsare nel loro petto e fiumi di argenteo alabastro scorrono nelle loro vene.


Proprio come una melodia, la loro strada inizia con un delicato arpeggio e si conclude in un affannato e trito solo di chitarra.


Eppure ogni notte sono dannati dalla caducità del tempo e vengono costretti ad intrecciarsi ed amarsi, soltanto per poi dividersi nuovamente e spegnere con umana crudeltà quella stella così vera e pura e violenta.


Entrambi ignorano il loro fato…la loro storia non era ancora stata scritta eppure le loro anime sanno che tra le stelle, nei meandri del tempo...lì fra futuro e inesistente, il loro cammino si incrocerà ancora una volta o per la prima volta e darà vita ad una nuova melodia.


Ora ti prego raccogli i tuoi lunghi e neri capelli, chiudi l’abissale sguardo che in pochi conoscono ed ascolta con silenzioso rispetto il vento. Sentirai distintamente delle note invocarsi incessantemente con la delicata furia di due predatori che bramano, più di ogni cosa, l’infinito.

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