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Una storia di BrunoMagnolfi

Immagine inadatta.

Avevo un amico

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3 minuti

Pubblicato il 10 dicembre 2020 in Altro

Tags: #oltrevirus #raccontobreve

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“Avevo un amico”, fa LUI mentre sistema delle carte nella libreria; “ma ci siamo persi”. Anche oggi fuori dai vetri la giornata appare grigia, con un cielo carico di nuvole e di pioggia, ma nell’appartamento all’ultimo piano di quel palazzo enorme dove loro due sono andati ad abitare da circa un anno, adesso non giunge quasi niente delle voci e delle espressioni dei passanti lungo i marciapiedi cittadini, e neppure qualcosa di quegli evidenti rumori del traffico lungo la strada principale sempre congestionata. LEI sta seduta davanti al proprio elaboratore, digitando qualcosa ogni tanto e confrontando le informazioni che le servono per il suo lavoro. Poi dice: “mi spiace non averlo conosciuto”, con un moto di indifferenza ma anche con naturalezza. “Tutto risale a parecchi anni addietro”, aggiunge LUI tenendo in mano qualcosa che probabilmente gli ha riportato alla mente dei particolari proprio di quel periodo; “quando ancora io e te non ci conoscevamo neppure”. Poi ripone quanto si trova nelle mani, si volta e dice a voce bassa, come tra sé: “non so perché mi è accaduto questo: forse è colpa mia, ma da qualche anno a questa parte è come se poco per volta abbia continuato a perdere per strada tutti quelli che precedentemente avevo conosciuto”.

LEI sorride, come per aver ascoltato una spiritosaggine, e intanto continua a digitare qualcosa sulla tastiera davanti a sé. LUI alla fine si siede sulla poltrona con una specie di rivista, la sfoglia come per curiosità, ed infine: “mi piacerebbe adesso sapere qualcosa di tutte quelle vecchie conoscenze”, dice quasi di fretta; “però avrei anche paura nel ritrovarle, proprio per il confronto inevitabile delle cose tra il prima ed il dopo, e soprattutto per il dover ripensare alle belle aspirazioni che avevamo un tempo, quando eravamo tutti più giovani e migliori”. C’è anche un effetto nostalgia che va scansato in ogni maniera, pensa senza dire altro; soprattutto per la tristezza che inevitabilmente genera. Loro due si sono messi assieme soltanto dopo essersi lasciati alle spalle diverse altre relazioni reciproche, tutte naufragate male in un modo o nell’altro, senza alcuna possibilità di recupero, ed alla fine le cose sembrano aver trovato adesso un equilibrio un po’ più duraturo soltanto perché basato su quella maggiore tolleranza di coppia che hanno imparato ad avere. “Ho ancora qui alcuni suoi appunti del periodo universitario”, conclude poi quasi divertito.

La stampante collegata all’elaboratore edita rapidamente alcuni fogli, mentre LEI si alza dalla scrivania, prende le carte pronte, poi si volta verso di LUI, come chiedendosi improvvisamente il motivo per cui non le stia dicendo altro di quel periodo a cui sembra tanto affezionato. “Peccato non essersi conosciuti in quel momento”, gli dice poi con noncuranza, forse per compiacerlo, ma quasi con ironia, mentre infila i quattro o cinque fogli di carta dentro una cartella. “Questo è vero”, fa LUI rimettendo nella libreria quell’inserto, come a voler chiudere in fretta l’argomento, o dispiacendosi addirittura di aver evocato in qualche modo quel passato, cercando così di recuperare in fretta l’impegno doveroso nel loro fondamentale presente. “Va bene”, fa LEI, però ora basta con questi discorsi, vado in cucina a prepararmi un caffè, se vuoi te ne porto una tazza”. LUI così, una volta da solo nella stanza, riprende in mano quegli appunti, tira fuori in fretta di nuovo quella foto che aveva notato prima ma che non voleva far vedere a LEI, e dà un’occhiata esauriente a tutta quanta l’immagine, per ricostruire bene il periodo in cui era stata fatta. Poi la mette via, dove era rimasta prima, per tutto quel lungo periodo.

Quando LEI torna ha un vassoio con i due caffè, e l’espressione sulla faccia di chi ha compreso perfettamente cosa sia successo in quei pochi minuti in cui non c’era. LUI la guarda, prende la sua tazza, cerca rapidamente un argomento tanto per parlare di qualcosa, ma poi resta in silenzio, senza neppure una parola adatta; mentre LEI, con un leggero sorriso apparso all’improvviso agli angoli della bocca, torna a sedersi al suo elaboratore.


Bruno Magnolfi


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