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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

I’ll remember … Mama Béa Tekielski

Una Rock Star ‘doc’ caduta dal cielo.

85 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 11 settembre 2020 in Giornalismo

Tags: #Canzoni #Francese #Musica #Rock #Testi

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I’ll remember … Mama Béa Tekielski

Una Rock Star ‘doc’ caduta dal cielo.

Copertina del disco - LP RCA
Copertina del disco - LP RCA
Mama Béa in Concerto
Mama Béa in Concerto

1979 – Italian Tour avec Mama Bea Tekielski

I più giovani si staranno chiedendo chi è? Una con un nome così di certo non passa inosservata. Se poi si presenta in scena con una chitarra e alcune bambole di pezza con gli occhioni sgranati come i suoi, va detto che fa un certo effetto. Così come sapere che arriva da Parigi sull'onda di un certo successo lascia sbigottiti. Ma perché, scusa? Beh, non tanto per la chitarra come ormai siamo abituati a vedere anche quando non suonano in diretta, per quanto va tenuto in conto che tutte le cantanti francesi o quasi si presentano sulla scena con uno strumento in mano quasi che tenga loro compagnia. Mama Bea no, tiene in mano una mitraglia, e la usa per sparare sul pubblico che sbigottito non è più in grado di fuggire dal suo magnetismo canoro-musicale. Sì, perché il frastuono dei decibel della sua chitarra è incalzante, non lascia scampo, ti schiaccia al suolo, ti rintrona, ti sconvolge gettandoti nel più terreno dei “Chaos” metropolitani, che è poi il titolo del nuovo album appena uscito quest’anno sul mercato discografico. Per non dire della sua voce che arriva come un turbine di angeli caduti in preda al panico, gridando ossessionata di voler “Fare esplodere questa città”:

"I bambini hanno gli occhi / bruciati dalle luci della pubblicità./ Nella città adulta non vi sono superstiti./ I bambini hanno gli occhi con le palpebre cucite / nella città adulta non vi sono superstiti./ Fare esplodere questa città! E saltare con essa! / I bambini hanno gli occhi trafitti da corvi./ Quando gli adulti parlano non vi sono superstiti./ i bambini hanno gli occhi popolati di cimiteri./ Quando gli adulti mentono non vi sono superstiti. / Ma io aspetto i bambini venuti da un’altra galassia / e la loro musica mi dice che non ci saranno superstiti / perché essi hanno gli occhi bruciati dalla rabbia./ Tremate vecchi di tutte le età! Bruceranno i vostri idoli./ (Sono qui per fare esplodere questa città e saltare con essa!)”.

Copertina del disco - LP 'La Folle'
Copertina del disco - LP 'La Folle'
Mama Béa in una sua apparizione televisiva.
Mama Béa in una sua apparizione televisiva.

Beh, che ve ne pare? Solo che lei queste cose le scriveva negli anni ’70 e ti arrivava addosso come un treno in corsa. Una folle! Come il titolo di un altro suo brano “La pazza”:

La sua mano destra che, come un battito d’ala
di un vecchio uccello senza fiume,
arriva sempre prima di lei
come un sinistro messaggero;
tutta la città la conosce,
dal tempo in cui lei percorreva,
in tutte le direzioni e in tutti i momenti,
la campagna circostante
e l’umile selciato della strada
con i piccoli passi secchi e martellanti
della sua andatura irregolare,
senza preoccuparsi né del clima né dell’ora …
La pazza, la pazza …
Stamattina l’ho vista passare,
vestita di rosso sanguigno,
la sera invece era vestita di nero,
non saprò ‘mai perché’ …
La sua mano, come una rondine
che annuncia una primavera bizzarra!
Tutta la città la conosce,
ma nessuno la guarda,
se venisse a parlarci
di quanto non possiamo capire …
La pazza, la pazza …
Il suo collo fiammingo che ondeggia
un po’ nella fuga
o forse nell’inseguire
un’immagine smarrita
dell’altra faccia di uno specchio,
dell’altra faccia di uno specchio,
nessuno può dire da quando
è cominciata questa ronda incessante,
tutti si domandano come,
giorno dopo giorno, possa farcela …
La pazza, la pazza …
Il suo occhio che non ci vede più,
che ci confonde con le ombre,
quale ferita folgorante
ha messo tra noi questa cortina?
Su quale riva stiamo
e siamo veramente noi che
non possiamo più attenderla …
La pazza, la pazza …
Come una canna che si piega nella tempesta,
quanto tempo resterà
a correre in questo incendio?
Quali visioni , quali pianeti
Piomberanno ancora su di lei
Prima che l’ultimo delirio
Immobilizzi la sua mano,
quanto tempo le resta,
alla pazza, alla pazza?
Quanto tempo mi resta
e ci resta prima che tutte le nostre ferite,
dissimulate e mal curate,
i nostri sogni, i nostri desideri castrati,
le nostre umiliazioni soffocate
e l’impossibilità di parlarne,
ci facciano saltare il passo,
ci facciano scoppiare in una grande risata
simile al singhiozzo,
simile al singhiozzo
che lei si porta sempre dietro …
la pazza, la pazza …! La pazza!.


Mama Béa
Mama Béa

La si direbbe un delirio, le sue grida giungono a sentirsi per tutto l’emisfero celeste e oltre, assecondate da un rock duro in cui le note stirate al massimo assecondano le parole, distorcendone il suono che viene ingoiato e rigettato in faccia all’audience con graffiante sicumera da artista provata, surriscaldata dal fuoco delle grandi platee che oggigiorno riempiono gli stadi e che all’epoca al massimo occupavano l’Olympia di Parigi o il Sistina di Roma, quattro gatti al confronto. Ma che lei con le sue quattro bambole di stracci e una chitarra riesce a incendiare con le sole parole ‘gridate’, sì da spalancare con la sua ‘La chiave’ le porte dell’inferno:


‘La chiave’

Sono nata in questo tempo / che sogna l’America,/ quando l’America invece ha paura / di credere ancora al suo sogno./ Sono nata in questo tempo / di crisi e di rabbia,/ che vede i figli abbandonare / la casa paterna …/ In quale tempo sono nata?/ Datemene la chiave!/ Sono nata in questo tempo /di bizzarri bombardieri,/ in cui gli ordini esplosivi / si accompagnano ai sacchi di grano!/ Sono nata in questo tempo / di sconvolgimenti e di conquiste,/ in cui la donna ha seminato / il vento della tempesta …/ In quale tempo sono nata?/ Datemene la chiave!/ Sono nata in questo tempo / di periferie galattiche,/ in cui il mio vicino / non sa nemmeno che esisto./ Sono nata in questo tempo / in cui la disperazione fiorisce / sui balconi della città-dormitorio …/ In quale tempo sono nata?/ Datemene la chiave!/ Sono nata in questo tempo / del massimo profitto,/ che fa incancrenire la terra / e tiene conto solo della ricchezza. / Sono nata in questo tempo / che realizza anche l’impossibile / e in cui, nonostante tutto,/ ci si deve torturare per vivere …/ In quale tempo sono nata?/ Datemene la chiave.

È pur facile intuire a quale fonte ‘anarchica’ Mama Bea attingesse. Lo spirito del tempo almeno in Francia era quello di Georges Brassens, Jacques Brel, Barbara, Colette Magny e Léo Ferré. Amava le canzoni che proponevano anche testi di un certo livello, quelle di Léo Ferré ad esempio, e che apprezzerà al punto di reinterpretarne dodici nell'album “Du côté de chez Léo” ormai irreperibile. Aveva vent'anni quando nel 1971 esce il suo primo album: "Je cherche un pays" all'inizio della sua carriera di cantautrice ammiccando a Janis Joplin, Jimi Hendrix, Leonard Cohen e Bob Dylan. Sempre in quegli anni riprende anche “De la Main gauche” di Danielle Messia e darà la voce a Édith Piaf nel film “Édith et Marcel” di Claude Lelouch. Nel 1978 esce l'album “Ballade pour un bébé robot”, e subito ottiene il premio per il miglior disco straniero in Italia, il premio dell'accademia Charles Cros e il premio dell'Association des Disquaires de France:

“Ballade pour un bébé robot”,


È la ballata
Che la mamma robot
canta al suo bambino robot
affinché si addormenti,
lui che non vuol fare la nanna, non vuol fare la nanna …
‘Il loro amore incandescente
accadrà vita ad un essere multicolore
di argilla e di bronzo
accadrà una volta
non si chiameranno né Eva né Adamo
non avranno radici,
non si danneranno nella ricerca
di una paternità suprema.
Non soffrire
insudicerai il tuo gilet di rame stagnato,

non sognare
farai esplodere i circuiti stampati,
non piangere
farai arrugginire le ciglia di latta.
Siamo troppo piccoli,
ma incolpevoli
siamo il risultato di un’equazione errata.
Dovremo consumare l’errore
sino all’esplosione finale!
Ma non piangere
non è triste poiché …
Il loro amore incandescente
darà vita ad un essere multicolore
di argilla e di bronzo.
Accadrà una volta …
Ma allora non ci saremo più.
L’amore sarà senza noi, senza noi” …
Questa è la ballata
che la mamma robot canta al suo bambino robot
affinché si addormenti,
lui che non vuole fare la nanna, che non vuole fare la nanna …
che non può fare la nanna ….
Che non può fare la nanna.

Copertina del disco - LP RCA
Copertina del disco - LP RCA

Pensate che erano solo gli anni ’70 ma già c’erano dentro tutti i ‘germi’ del futuro arrabbiato e incerto che ci aspettava: il criticismo kantiano, il più tardivo nichilismo nietzschiano, l’inquietudine di Galimberti, l’impertinenza di Odifreddi, la modernità liquida di Bauman, la decostruzione di Bausch, il vuoto sonoro di Cage, la sperimentazione vocale di Stratos, la metafisica quantistica e quant’altro, ricalcato (qualcuno ne dubita?) sull’esperienza genialoide futurista. Scusate se è poco, ma Mama Bea poteva anche non saperlo, fatto è che ha scritto i testi più rivoluzionari e ‘nichilisti’ che fosse possibile ascoltare in quegli anni:

"Le parole"


Patatata, patatata, patatata,
patatata, patatata, patatata,
le parole sono troppo grandi o troppo piccole
le parole non dicono mai abbastanza.
Credi di parlare e quando hai finito
ti accorgi che non hai detto nulla …
Delle parole gorgoglianti che fanno troppo rumore,
delle parole divertenti che non fanno ridere nessuno,
delle parole leggere dure come pietre,
delle parole simpatiche che non si ascoltano.
Patatata, patatata, patatata,
delle parole così vuote che ci si sprofonda dentro,
delle parole così stronze che non ci danno alcun sollievo,
delle parole così buone che si mangerebbero!
Delle parole così belle che non si dicono mai …
Le parole troppo grandi o troppo piccole,
si hanno nel cuore, perché dirle
quando si è certi di non essere capiti,
già che non abbiamo tutti lo stesso delirio …
Patatata, patatata, patatata …
”.

mama Béa con Leo Ferré
mama Béa con Leo Ferré

Discografia su etichetta RCA:


• 1971 : Je cherche un pays
• 1976 : La Folle
• 1977 : Faudrait rallumer la lumière dans ce foutu compartiment
• 1978 : Pour un bébé robot
• 1979 : Le Chaos
• 1979 : Visages
• 1980 : Pas peur de vous
• 1981 : Aux Alentours d'après minuit
• 1982 : Où vont les stars ?
• 1983 : Edith et Marcel (Extraits de la Bande originale du film)
• 1984 : Survivants
• 1986 : La Différence
• 1988 : Violemment la tendresse
• 1991 : No Woman's Land
• 1994 : Ma Compilation
• 1995 : Du Côté de chez Léo

• 1998 : Indienne


Sito web: mamabea.fr


Attention,
Vous êtes dans la caverne de l 'OVNI de la "chanson française"
Inclassable , ingérable et j'en passe !
Bienvenue à bord !
Soleils.



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