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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI (?)

La Mandria

52 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 03 maggio 2021 in Fantascienza

Tags: #zombie #horror #apocalisse #suicidio #veleno

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Le serrande emettevano un frastuono insopportabile, percosse da tutte quelle mani, tutti quei piedi, parecchie spalle e diverse teste. La mandria vi si accalcava contro. Il termine “folla” non si adattava a tutta quella gente: il loro comportamento era tale e quale a quello, appunto, di una mandria impazzita. No, nemmeno “branco”, perché quelli sono più organizzati...

Victoria, accucciata sotto il bancone, tremava. Le sembrava che ogni vibrazione delle grandi serrande metalliche venisse trasmessa, come non si sa, alla sua spina dorsale: ogni colpo assestato a quelle che rappresentavano per loro il penultimo baluardo difensivo si tramutava in un fortissimo brivido che percorreva tutta la sua schiena, fino ad arrivarle dritto al cervello.

Brividi elettrici, fortissimi, per ogni botta contro le serrande...e le botte erano continue.

Rebecca le tornò accanto, ansimante: -Ho sistemato davanti alle vetrine tutta la roba piu’ pesante che ho potuto trovare…-

-Ci farà guadagnare tempo?- le domandò Viky con uno sguardo implorante, senza smettere di tremare e con la mano destra intenta ad arrotolare nervosamente una ciocca di capelli.

Rebecca tirò fuori dal taschino un pacchetto, piuttosto sgualcito, di Camel.

Osservò la collega per una frazione di secondo: la coscienza le disse di farle un sorriso e rassicurarla, promettendole che la mandria non sarebbe riuscita ad irrompere prima dell’arrivo dei militari.

Voleva davvero tranquillizzarla ma si accese una sigaretta e, espirata una nuvola di fumo spaventosamente grande, scosse la testa rispondendo che, una volta divelte le serrande, per la mandria sarebbe stato un gioco da ragazzi entrare dentro…(quindi le saracinesche erano l’ultimo baluardo difensivo!).

-E allora perché hai passato l’ultima mezz’ora ad accatastare cose davanti alle vetrate?-

-Beh…per non avere una vocina in testa a ripetermi in continuazione che non avevo lottato, che non c’avevo provato, che non avevo fatto niente…-.



La mandria era immensa, e via via si ingrandiva. Gli individui che la componevano si picchiavano ferocemente tra di loro, cercando di arrivare alle serrande, per bombardarle di calci e pugni.

Forse gli uomini erano leggermente piu’ delle donne, che comunque si facevano valere…

Le loro urla somigliavano sempre piu’ a grugniti ed ululati. C’era chi ringhiava. Quasi tutti sbavavano. Due ragazze si mordevano a vicenda, rotolandosi sull’asfalto. I loro vestiti erano a brandelli, e i loro corpi coperti di tagli, graffi e sangue. Curiosamente erano le uniche alle quali non sembrava interessare di irrompere là dentro, visto che continuavano ad azzuffarsi fuori dalla calca.

Un omone con lunghi dreadlocks e dalla stazza ciclopica si fece largo afferrando teste a casaccio e sbattendole tra di loro: alcune esplodevano come cocomeri, altre si deformavano vistosamente ma senza disintegrarsi. Giunto dietro ad un ragazzo con un cappellino firmato, decisamente molto preso dal riempire di calci la serranda, lo afferrò per la nuca e iniziò a sbattere la sua faccia, con forza inaudita, contro la saracinesca. Il cappellino volò via immediatamente, il punto contro cui colpiva iniziò a piegarsi verso l’interno, presto il sangue colorò il metallo e il viso di quel giovane si tramutò in una grottesca poltiglia…

Un bambino, armato di martello, continuava a colpire sempre lo stesso punto di serranda che, non si sa come, si era conquistato e, altrettanto inspiegabilmente, nessuno pareva voler occupare al suo posto.

Dentro, intanto, anche Victoria si era accesa una sigaretta.

-Stiamo per essere massacrate, e non possiamo nemmeno fumarci l’ultimo razzone…- sentenziò Rebecca, con un sorriso amaro.

-Sarebbe stato bello, cazzo… Maledetti! Eppure…eppure sarebbero umani, come noi!-

-No. Non in questo caso: non hanno piu’ nulla di umano. Ti sembra che si stiano comportando come persone normali? Ormai sono bestie. Bestie feroci…-

Passò meno di un minuto, durante il quale le due restarono abbracciate strette.

Un rumore diverso dai continui colpi le fece sobbalzare: Fu un cigolio, seguito da un suono angosciante come unghie strusciate su una lavagna. Le ragazze si voltarono in direzione del suono, con smorfie di fastidio dipinte sui loro volti, e videro che una delle saracinesche iniziava ad uscire dai binari di guida.

-Cazzo: sta cedendo!!-

La mandria si accorse quasi subito che la serranda che l’omone aveva iniziato a sfasciare con il suo “ariete umano” era prossima alla resa: tutti si ammassarono su quella, che iniziò a piegarsi ed accartocciarsi come se fosse fatta di cartone.

-E’ finita, quindi? Non c’e’ piu’ speranza?-

Rebecca annuì, ed estrasse da un’altra tasca un piccolo contenitore di alluminio. Lo aprì e lo scosse sul palmo della mano, facendo cadere 2 pillole: -E’ arrivato il momento di usarle… Una per me ed una per te…non ci faremo massacrare da quelle bestie!!!-

-Soffriremo?-

-No, no…assolutamente no: è una dose così potente da mandarti in coma in massimo 15 secondi...-

-E poi si muore...-

-Sì: non sentiremo niente, non ce ne accorgeremo nemmeno-

-Beh, mi sembra un ottimo affare- considerò Viky che sorrise mentre, al contempo, il suo visino dai tratti quasi infantili iniziò a rigarsi di lacrime e la cui voce non pareva colma di sicurezza -Entrare in coma entro 15 secondi e morire senza rendersene conto è un’opzione decisamente più allettante rispetto a farsi fare letteralmente a pezzi da quei mostri-

Prese con la mano sinistra la pillola a lei destinata e sorrise nuovamente, e in modo sincero: trovò ironico il fatto che ciò che avrebbe per sempre spento il suo corpo paresse una semplice mentina.

Guardando negli occhi la collega ed amica stava per mettersela in bocca, ma Rebecca le fermò il braccio e le confessò: -Aspetta! Visto che stiamo per morire devo dirti due cose...-

-Vai...-

-Prima avrei voluto dirti che le cose che ho ammassato davanti alle serrande ci avrebbero protette. Volevo regalarti un minimo di speranza, ma tanto non avrebbe avuto senso...-

-Hai fatto bene ad essere sincera; e la seconda cosa?-

-Beh...la seconda cosa è che, tra tutte le persone con cui sarei potuta morire, trovo bellissimo che tutto finisca con te-

-Ci conosciamo fin da bambine e non hai mai detto una cosa così poetica e profonda!-

-Meglio tardi che mai, no?-

-Esatto. Comunque anche io sono davvero felice di morire assieme a te. Non sono felice di morire; ma almeno ce ne andremo assieme…NO!!!!- Victoria fermò Rebecca con un gesto plateale, portando avanti entrambe le braccia e mostrandole i palmi delle mani, per bloccarla: -So che te ne stai per uscire con una grossa volgarità nei miei confronti: lo vedo dalla tua faccia! Quella è la faccia che annuncia una tua uscita oscena! Non rovinare il momento, ok?-

Rebecca si morse il labbro inferiore e chiese scusa, per poi ridacchiare e farle notare: -Pensa se ti fossi trovata in questa situazione assieme alla Incardone!-

-No, cazzo!!! Piuttosto che passare questi momenti con lei, sarei corsa ad aprire personalmente le serrande e mi sarei fatta divorare dalla mandria con un sorriso liberatorio sul volto!!!-

-E Petrucci? Con quell’alito sempre fetido???- -Già, però magari la sua fiatella devastante avrebbe potuto funzionare alla grande contro la mandria!-

Risero ancora un po’ e spararono un altro paio di cazzate, ma quando la saracinesca che stava per arrendersi si spostò verso l'interno del negozio così tanto da far intravedere alcune delle facce sguaiate della gente là fuori la piantarono.

Si guardarono dritte negli occhi. Victoria mormorò un emotivamente devastante -Ehm…allora…addio?-

Rebecca pensò che non avrebbe assolutamente dovuto piangere: non voleva farlo e non le andava di salutarla in lacrime; oltretutto quell’ “addio”, con un filo di voce colma di tristezza e rassegnazione, sembrava proprio una richiesta di aiuto.

-Spero che non esistano Inferno, Purgatorio e Paradiso perché altrimenti io ho un posto prenotato giù da Satana, e non ci rivedremmo!-

-Magari ci reincarniamo: ci rivediamo quando saremo tutte e due delle gatte!-

-Viky...non so se una semicitazione da “Vanilla Sky” sia la cosa migliore come ultima frase prima di suicidarsi; ma almeno è una uscita abbastanza originale...-

-Non era una citazione volontaria! Però sarebbe davvero una figata, non trovi?-.

Rebecca sorrise e annuì con convinzione, la baciò teneramente sulla fronte e promise: -Di certo tu sarai una gatta domestica di qualche famiglia di elevatissimo lignaggio, mentre io una randagia; ma ti troverò senza dubbio: aspettami, che verrò a miagolare sul tetto della megavilla dove vivrai!- ed inghiottì la sua pillola. Victoria rimase per un istante a piangere mentre nello stesso momento sorrideva e poi fece lo stesso, dopo aver risposto “Ci conto”.

Quando la mandria irruppe nel negozio le due giacevano prive di vita dietro al bancone, sdraiate supine l’una accanto all’altra, mano nella mano; i loro visi sembravano sereni e rilassati.


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