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Una storia di IBonamiciFredducci

Turbolenze?

Doveva essere l'ennesimo volo tranquillo

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9 minuti

Pubblicato il 12 gennaio 2020 in Avventura

Tags: #morte #angeli #incidenti #giovani #trip

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Un colpo violento verso l’alto e il contraccolpo dovuto alla cintura di sicurezza, allacciata ben salda, la svegliarono. Turbolenze. Turbolenze piuttosto forti.

Tamara aveva viaggiato moltissime volte in aereo, nei sui 25 anni di vita: aveva il padre a Milano, la madre a Toronto e i nonni a Monaco di Baviera.

Era praticamente cresciuta sui voli di linea: teneva la cintura sempre allacciata: casomai si fosse addormentata il suo corpo sarebbe stato assicurato al sedile in caso di movimenti molto forti ed improvvisi del velivolo.

Era abituata a voli Transoceanici.

Non aveva MAI avuto paura. Le turbolenze non le procuravano il benché minimo brivido.

Pobabilmente non esistevano molte cose che Tamara temesse perché, apparentemente, sembrava che niente e nessuno potesse impensierirla. Era fredda, non empatica e terribilmente realista. Cresciuta da genitori anaffettivi che avevano divorziato quando aveva 8 anni, con la madre che aveva messo un oceano tra lei e suo padre, si era trovata a dover maturare presto e non aveva avuto una vera e propria infanzia.

Il 767 vibrava come una vecchia lavatrice. Tamara pensò che, se avesse messo dentro uno shaker gli ingredienti per un buon drink e poi lo avesse poggiato per terra, senza fatica e in pochi istanti sarebbe stato pronto: Shakerato alla perfezione…

Si guardò un po’ intorno: si iniziava a vedere il terrore dipinto su diverse facce.

Aveva fatto la stessa cosa appena aperti gli occhi per colpo e contraccolpo poco tempo prima, e il sentimento che aveva potuto leggere su più visi era stato “preoccupazione”.

-Dalla preoccupazione siamo già passati al terrore? Mah…- si disse, mentre cercava di alzare ancora di più il volume degli auricolari del suo smartphone.

Il baccano dell’aereo, unito con le grida dei passeggeri, non le rendeva semplice ascoltare la musica!!!

Tonfo, seguito da un urlo: Tamara si voltò e vide che lo sportello portabagagli del posto 5B si era aperto, ed un notebook impazzito aveva colpito in testa il povero signore di mezza età che lo occupava.

Sangue.

Il ragazzo del 3J, ovvero la poltrona alla sinistra di quella di Tammy (3K), aveva assunto un colorito del tutto simile al Marmo di Carrara.

“Se mi vomita addosso giuro che lo ammazzo prima che possa morire precipitando”



Avrebbe voluto alzarsi per andare a curiosare in Classe Turistica: era convinta che si sarebbe trovata di fronte agli occhi delle scene indimenticabili!

Si immaginava bambini in preda a crisi di pianto scimmiesche, persone che pregavano, coppiette abbracciate e intente a confessarsi chissà che cosa, convinte di morire di lì a poco…

Pensò ad una hostess chiusa in bagno con un avvenente passeggero di colore, della serie “Se dobbiamo morire, vediamo di goderci gli ultimi istanti che ci restano!”.

Sorrise. Sorrideva. Era l’unica in tutto l’aereo a farlo.

Di punto in bianco il 767 iniziò a puntare verso il basso, scendendo di quota ad una velocità impressionante. La sensazione fu la stessa che provi su un roller coaster, ma amplificata di almeno 50 volte.

Comprese subito che stavano precipitando davvero, anche perché si era sentito un contraccolpo fortissimo, ed il rumore dei motori era scomparso: di colpo quel grosso bimotore si era trasformato in un aliante. Per un brevissimo momento Tamara pensò che fosse bellissimo volare senza il rumore continuo dei due reattori: c’era un assurdo senso di pace che cozzava contro il terrore e lo scoramento gridato e mimato da ogni forma di vita dentro quella fusoliera pressurizzata.

Respirò profondamente per 3 volte consecutive, come se dovesse prepararsi per chissà quale azione eroica, ma in realtà per assorbire quell’atmosfera di pace che forse percepiva solo lei e che, probabilmente per lo stesso motivo, sarebbe stato un peccato sprecare!

Mentre tornava alla realtà si domandò come accidenti avevano fatto 2 reattori a spegnersi contemporaneamente. Per una turbolenza? Una turbolenza può spegnere i motori di un aereo?

Un Boeing 767 abbastanza nuovo, e appartenente ad una Compagnia Aerea molto Rinomata?

-Che fortuna…-.

Il suo sorriso si fece sarcastico; ma non scomparve…

Il 767 scendeva in picchiata a velocità folle.

Tammy avrebbe voluto accendersi una sigaretta; ma la posizione dell’aereo (piegato in avanti di oltre 90°) e le fortissime vibrazioni rendevano praticamente impossibile la cosa.

Pensò che un ultima sigaretta ci sarebbe stata benissimo…

Poteva provare a telefonare, per salutare qualcuno?

Si guardò intorno, ed il suo sguardo fu subito catturato da un ragazzo sulla trentina che, ad una velocità impressionante, si schiantò contro la parete della cabina di pilotaggio.

Evidentemente si era slacciato la cintura…



Tamara non aveva paura della Morte. Non l’aveva mai temuta.

Dei 23 anni che aveva, almeno 16 li aveva spesi odiando la vita: per quale motivo doveva aver paura di morire? Però le sembrò curioso che accadesse in un incidente aereo, per di più su un apparecchio moderno…

Una vocina nella sua testa le disse: -Sono sempre stata convinta che, quando il momento sarebbe arrivato davvero e avresti visto la Morte presentarsi dinanzi a te...beh...te la saresti fatta sotto-. Si rispose che un po’, nel profondo, anche lei lo aveva sempre pensato.

Un giorno suo nonno le disse: -Questo atteggiamento da cinica che odia la vita e non aspetta altro che la fine è solo una copertura, che ti dà fascino e nel contempo ti difende...ti fa da corazza… Ma non è la verità: tu non sei così-. Annuì, sorrise e trovò compiacimento dalla conferma definitva del fatto che suo nonno si sbagliava.

Amaramente constatò: -Ah, nonno...non era una corazza, non era per fascino: semplicemente io non provo nulla...-

Nei suoi ragionamenti e trip aveva sempre pensato che sarebbe morta suicida.

Overdose di barbiturici.

Riteneva molto probabile perdere la vita in un incidente stradale.

Non aveva mai preso in considerazione la possibilità di tirare il calzino in un incidente aereo: aveva volato così tante volte e mai c’erano stati problemi: si sentiva più al sicuro su un aereo che su un’automobile…

Era di buona famiglia: aveva sempre volato in Business class, e con Compagnie serie.

Il ragazzo del 3K le prese la mano…lei si voltò e non disse nulla. Lo lasciò fare: personalmente non sentiva il minimo bisogno di conforto; ma lui di certo sì...o perlomeno trovava conforto nel pensiero di poterne donare un po’ ad un’altra persona. E poi la sua mano non era sudata...


Si era chiesta molte volte che cosa si provasse precipitando e adesso avrebbe avuto le risposte a tutte le sue domande.

Quanto tempo impiega un grosso bireattore per precipitare da un’altezza di oltre 10.000 metri?

I passeggeri restano coscienti fino al momento dello schianto?

Il tempo passato a precipitare si dilata e sembra lunghissimo, data la consapevolezza che si sta per morire?

Ti passano davvero avanti, in un montaggio serrato e velocissimo, le immagini della tua intera vita?


Il ragazzo del 3K interruppe questi pensieri, domandandole: -Credi che soffriremo???-.

Forse si era reso conto che lei non aveva paura, e quindi cercava sostegno.

Tamara apprezzò il fatto che non le avesse chiesto se sarebbero morti: era fin troppo ovvio!!!!

Senza esitare rispose, con sicurezza: -NON PROVERAI IL MINIMO DOLORE: TRANQUILLO…-.

Aveva parlato senza usare un tono di voce molto alto, perché stranamente i passeggeri avevano smesso di urlare: erano rimasti solo gli scricchiolii della fusoliera, che pareva lamentarsi.

Si voltò, sporgendosi dal sedile per guardare gli altri: erano davvero tutti calmi. Una donna sulla quarantina, di una bellezza pulita e semplice, teneva dolcemente la testa appoggiata a quella dell’uomo del posto accanto. Il signore avrà avuto una decina di anni in più: Ben vestito e con barba e capelli di un “sale e pepe” che gli donavano assai fascino, pareva un professore universitario. Si tenevano la mano, avevano le fedi e di certo erano marito e moglie. Tamara si domandò se avessero dei figli: la loro apparente pace interiore gli suggerì che questo non fosse probabile perché non avrebbero mai accettato la loro fine con una simile compostezza e tranquillità, se avessero avuto il pensiero di lasciarsi dietro dei figli… Sembravano quasi felici.

Più indietro c’era una ragazza sui 25-30 anni: catturò la sua attenzione. Era rossa, con occhi verdissimi, pelle alabastrina e diverse efelidi sul suo volto quasi felino. Tamara le lanciò un’occhiata di curiosità e lei la percepì, rispondendo al suo sguardo con un sorriso e alzando le spalle come per dire “Eh, vabbè...”. Tamara ricambiò il sorriso e le venne spontaneo dirle, usando solo il labiale e facendo roteare l’indice sinistro per indicare la situazione in cui erano immerse: -Non ti sembra stranamente tutto tranquillissimo?-

La rossa rispose, sempre usando solo il labiale: -E a te non sembra bellissimo?-

Annuì, annuì convinta: nei film e nelle serie tv si vedono sempre scene di gente che grida, strepita e si dispera o comunque, pur più composta, piange o prega; ma lì sembrava tutto ok tranne per il fatto che l’aereo viaggiava in picchiata, inclinato in avanti in maniera assurda e ad una velocità folle.

L’aereo scricchiolava. Le cappelliere vibravano.

Come mai le maschere non venivano giù? Ma avrebbero dovuto venire giù? Sarebbe servito a qualcosa??

Un bambino ispanico faceva volteggiare il modellino di un 767 tale e quale a quello su cui stavano precipitando: all’inizio del volo uno steward glielo aveva portato. Anche quel giovinetto di 4-5 anni non mostrava paura.

Tamara si rivolse di nuovo a quella ragazza: -Sei tu? Questa calma...sei tu?-

Quella annuì e allora Tamara sillabò: -GRAZIE-

Quella giovane donna particolarissima le regalò l’ennesimo intenso sorriso e Tamara a quel punto le chiese: -E l’aereo? Sei sempre tu?- e lei fece un cenno negativo con la testa.

Avrebbe voluto avere qualche altre risposta, ma Alessandro la sfiorò e quindi istintivamente si voltò verso il suo “compagno di morte”

-Come ti chiami?-

Trovò per un secondo stranissima quella domanda ma poi comprese che fosse la cosa meno strana, in un aereo pieno di gente rilassata e in pace mentre va a un migliaiaio di km all’ora verso l’oceano. -Tamara! E tu?-

-Alessandro…-

Erano in volo da circa 90 minuti, quando le turbolenze avevano iniziato a farla da protagonista: complici gli auricolari indossati da lei, con musica sparata a volume fuori da ogni logica, i due non avevano ancora avuto modo di presentarsi…

Lei lo guardò negli occhi, e gli regalò l’espressione più rilassata che mai avesse fatto in tutta la sua esistenza…

Lui pensò che, in fin dei conti, non era poi male andarsene con l’immagine di quel bel viso impressa nella mente…

Anche ad Alessandro parve che quella fosse una scena assurdamente calma: nessuno urlava più, e loro si erano appena presentati, tenendosi la mano…

L’Oceano era vicinissimo…

- “VIVI VELOCE, MUORI GIOVANE E LASCIA UN BEL CADAVERE”...Cazzo: ho paura che saranno due su tre, perchè non lascerò un bel cadavere…-


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