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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine PassioNataMente

Il mistero di Marina Secondo episodio

Numero 22 e una vecchia foto nel cassetto

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5 minuti

Pubblicato il 05 febbraio 2021 in Thriller/Noir

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Il bagliore del caminetto acceso si confondeva con l’ultimo raggio di un sole oramai spento.

- Dottor Alessandrini, le andrebbe un tè con una fetta di torta alle mele?

L’uomo abbassò il giornale riservando a Marina un sorriso complice.

- Se è opera sua non posso rifiutarmi e, la prego, mi chiami Alessandro.

La sera, improvvisa, era scesa a oscurare ogni cosa fuori, nel gelo immobile di un inverno più freddo del solito. Marina lasciò Alessandro per andare in cucina a preparare il tè. Tornò poco dopo con il vassoio, Iris nel frattempo si era acciambellata ai piedi dell'uomo espandendo con grande generosità le sue fusa. L’atmosfera era quella adatta per interrompere le formalità. Marina voleva sapere cosa avesse spinto Alessandro a percorrere più di seicento chilometri per raggiungere le Dolomiti e il lago di Santa Croce. In pieno inverno.

- Domani festeggerò il mio compleanno, ha preparato questa deliziosa torta per me?

Marina rise talmente forte che Iris si svegliò guardandola con disapprovazione.

- Le confesso che lo sapevo del compleanno, registrando il suo documento non ho potuto non notarlo…

Marina sorrise maliziosamente sorseggiando il tè. Abbassò lo sguardo, forse arrossì.

Per un momento tornò tra loro di nuovo un silenzio che non accettava attese.

Dopo un leggero colpo di tosse Marina incalzò con le domande.

- Mi scusi Alessandro, le sembrerò inopportuna, in questo periodo come avrà notato non ci sono turisti, non viene mai nessuno in questa stagione, per lei ho fatto un’eccezione sa? Non ci sono piste da sci, d’estate è tutta un’altra cosa, allora come mai è venuto in Veneto? Voleva festeggiare il compleanno in solitudine?

La donna si rese subito conto di essersi spinta troppo nel privato ma a quel punto nulla poteva fare e poi, insomma, doveva smetterla di dimostrarsi sempre troppo riservata. Sarà stato il calore del fuoco, o lo sguardo magnetico di Alessandro ma si sentiva strana. Diversa.

- Cara Marina, innanzi tutto mi lasci dire che il suo B&B è molto accogliente, con questa visuale sul lago è davvero rilassante e poi, sì, amo il silenzio e starmene davanti a un bel camino acceso magari mangiando una buonissima fetta di torta alle mele non è male, non è affatto male…

Le risate di Marina e Alessandro arrivarono alle orecchie di Iris che questa volta decise di cambiare postazione. Per lei era davvero troppo!

- Ecco, in realtà sto cercando una persona, ehm... una ragazza che ho conosciuto molto tempo fa. Sono passati più di trent’anni e da allora molte cose sono successe nella mia vita ma certi incontri, anche se brevi, anzi, brevissimi, lasciano un segno che il tempo non affievolisce anzi, dopo che mia moglie è morta cinque anni fa, ho spesso pensato a quell'incontro. Adesso sono in pensione, la mia unica figlia vive negli Stati Uniti, così un giorno mi sono messo al computer per fare una ricerca, non avevo molti indizi, anzi a dire il vero ne avevo pochissimi, un numero: quarantaquattro e il nome di una località, Santa Croce del Lago…

Alessandro guardò gli occhi di Marina. Sentì un brivido preceduto da una sensazione. Continuò il suo racconto cercando di non far trapelare la sua emozione.

- Ho incontrato quella ragazza in una calda serata romana, era il 21 agosto del 1982, io e la mia fidanzata di allora avevamo litigato. Quella sera camminavo verso casa quando fui fermato da una giovane donna, mi disse che era veneta e che si trovava in vacanza con i genitori e la sorella. Era così bella! Non riuscii a chiederle il nome né in quale albergo alloggiasse, cercava Piazza dei Sanniti e dal momento che abitavo da quelle parti mi offersi di accompagnarla. Nel breve tragitto mi raccontò che si trovava a Roma per festeggiare il suo compleanno, il giorno dopo, cioè il 22 agosto, ridendo dissi che anch'io festeggiavo il compleanno il 22 ma di gennaio, ricordo la sua espressione stupita e al contempo divertita, un sorriso splendido. Quando ci salutammo disse: ventidue più ventidue fa quarantaquattro; io abito al civico 44. Feci appena in tempo a chiederle quarantaquattro di quale città? Lei, salutandomi, rispose: Lago di Santa Croce.

Marina si alzò di scatto. Senza dire una parola salì di corsa le scale che portavano al piano superiore, entrò nella sua stanza, aprì il cassetto dove teneva tutte le fotografie di lei e di sua sorella Elisa. Con sicurezza ne prese una e tornò giù come se qualche cosa l’avesse spinta.

- Questa sono io e questa è mia sorella Elisa, la foto l’ha scattata nostro padre a Roma nel 1982, guardi dietro cosa c’è scritto, è la scrittura di Elisa.

Alessandro girò la fotografia oramai sbiadita dal tempo. Segnati a matita dei numeri come una composizione aritmetica 22 + 22= 44 e, tra parentesi, una nota con calligrafia infantile: numero di casa.

Le mani dell’uomo avevano manifestato un leggero tremore mentre osservava l’immagine delle due ragazze.
- Sì, è lei, è la ragazza che incontrai quella sera a Roma. Indossava questo vestito, lo ricordo bene perché le lasciava le spalle scoperte, ricordo i suoi occhi chiari che risaltavano nella carnagione ambrata. Vi somigliate molto – Alessandro scrutò a fondo gli occhi di Marina – lo avevo notato anche prima, stesso colore, stessa forma, occhi grandi che sembrano due…laghi! Sembrate gemelle.
Marina riprese la foto, l’espressione del volto si tramutò repentinamente. Labbra serrate, fronte corrugata.
- Mia madre diede alla luce due gemelle, Elisa e Rosa, purtroppo Rosa morì appena dopo due giorni dalla nascita. Io ero troppo piccola per capire, solo molti anni dopo mia madre mi raccontò di quel lutto.
A quel punto Alessandro si alzò dalla poltrona, la mancanza delle sigarette non gli era mai sembrata così incolmabile come in quel momento. Finì di bere il tè. Diede un ultimo morso alla torta e fissò lo sguardo sul fuoco. “Elisa”. Dopo trentacinque anni poté sussurrare quel nome. Lo fece guardando fuori dalla grande finestra. Il lago era piombato nell’oscurità ma a lui sembrò di scorgere una figura.
- Alessandro, per favore, mi parli ancora di quella sera, di quell’incontro, mi dica cosa ricorda di mia sorella, per me… ecco, sarebbe importante.
L’uomo si girò verso Marina, Iris nel frattempo, aveva ripreso posto sulle ginocchia della sua padrona.
- Perché vuole saperlo?


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