scrivi

Una storia di Acewriter

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #unastoriaunacanzone

Redhanded song

#unastoriaunacanzone

344 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 25 novembre 2018 in Horror

Tags: #criminali #mostri #unastoriaunacanzone

0

Michael Cordova stava camminando a passi lenti nella via. Era appena uscito da un locale in cui aveva bevuto un paio di birre e si era sbattuto una tipa che aveva fatto un po' di storie, ma un paio di ceffoni di quelli giusti l'avevano messa subito calma.

Non era la prima e non sarebbe stata di certo l'ultima. Ce ne era stata una che proprio non c'era stato verso di farla tacere, e allora aveva dovuto metterle il coltello alla gola perché se ne stesse buona, mentre lui faceva ciò che voleva con lei.

Si sentiva alla grande. Fossero sempre state così le serate sarebbe stato magnifico. Ma fra una tirata e un po' di spaccio, a volte non ti andava sempre dritta e poteva capitarti un coltello nel fianco prima che te ne accorgessi.

Invece, liscio come l'olio. Aveva anche avuto la possibilità di ascoltare della musica bella, di quelle che con la giusta droga ti poteva trascinare per ore senza che tu te ne accorgessi. Il gruppo era composto da giovani sbarbati, poco più che diciottenni, ma che davano alla musica la carica giusta. Erano bravi. Se fossero riusciti a restare fuori dalle grinfie di Michael, allora forse sarebbero anche potuti arrivare alla fama senza lasciare dei pezzi per strada. Adorava vedere la trasformazione di una persona, dalle più alte vette alla fogna più nera, in cui i suoi clienti sguazzavano abitualmente.

Era un sadico naturale e da che si ricordava aveva sempre tormentato gli altri, attraverso estorsioni, minacce e botte. Non era mai stato tenero con nessuno, se mai si fosse avvicinato a quello che le persone definirebbero tenero. Non lo era mai stato neanche suo padre e la schiena di Michael poteva ancora darne prova nonostante fosse ormai stato sepolto anni or sono. Ogni volta che ci pensava non poteva che farsi venire il sorriso. Era riuscito a far credere a un vicino, un pezzo di merda come pochi, che suo padre, che faceva il grossista di verdura, lo fregasse sulle forniture del suo ristorante a due passi da casa sua. In realtà era lui che faceva sparire parte della verdura prima che Felipe, il vicino, potesse controllarla. La cosa era andata avanti per mesi, fra liti furibonde e minacce. Alla fine il vecchio bastardo si era trovato con un coltello da macellaio piantato nel petto fino al manico. E il vecchio Felipe, che gli rubava i soldi appena lo vedeva, doveva ancora scontare 8 dei vent'anni che gli avevano inflitti. E aveva avuto il fatto suo. Aveva riso sotto i baffi al funerale del padre.

Suo fratello ,Alex, invece non aveva detto niente. Era rimasto a guardare la bara fisso. Dopo, quando era finito tutto aveva detto al suo fratellino Micky che non avrebbe continuato a fare quella vita. Aveva ripreso a studiare e aveva preso una borsa di studi alle medie. Poi si era avviato agli studi di fisica. Adesso faceva il professore di astronomia all'Università, a New York. Non lo sentiva ormai da sette anni.

Gli tornò alla mente una delle canzoni dei Devil's Neck, la band che cantava in quel locale. La cantava, mentre percorreva quella strada.


Even if there are so many places,

And many people of different races,

There will be victims in many places

Just for our foolishness,


There is violence and rapes

there are murderers and rapists

they are here and they are real

they are here and they don't conceal


You can think that you are safe

but you can't make such a mistake.

Mind that since you do not kill

You are not a murderer before until.


There are no vampires, nor zombies

there are no werewolfes or pixies

There are no magical responses

Because we are the monsters


We are the monsters and we are here

We are the monsters worse than tiere

We are the monsters of black and white

We are the monsters in the night


You don't have to hide

You don't have to seek

They are just in you,

They are just in me.


We can think that ghosts exists

And believe in devils in mists,

In this fight there are no imposters

Because we are the monsters


We are the monsters and we are here

We are the monsters worse than tiere

We are the monsters of black and white

We are the monsters in the night

La canzone continuava a ronzargli nella testa, come un chiodo piantato troppo a fondo nel suo cervello.

Sentì il rumore di un barattolo metallico che rimbalzava sul selciato dietro di lui. Si voltò istintivamente, ma tutto ciò che riuscì a vedere fu una ombra che si nascondeva dietro all'angolo. Rimase qualche istante interdetto, in piedi in mezzo alla strada. Era stata una cosa talmente rapida che non riusciva a capire se lo avesse visto o fosse una visione prodotta dall'alcol e dalla droga.

Alla fine si voltò e continuò a camminare, decidendo che quella che aveva visto era solo una allucinazione. Però mise la mano nella tasca della giacca, dove teneva il suo coltello a serramanico. Anche se era un'allucinazione, non si sarebbe fatto cogliere impreparato.

Arrivò alla fine della via e girò a sinistra in un'altra, fatta di alti palazzoni scuri e grigi. I lampioni davano alla strada un'atmosfera oscura e inquietante.

Gli venne in mente quella volta che stava scappando dalla polizia ed era penetrato in una casa. Aveva un ingresso con delle scale e una porta che dava sul salone con cucina a vista. Sentì la voce di uno degli sbirri parlare al di là del vetro della porta di ingresso. Lui era scappato di soppiatto sulle scale, nella semioscurità e arrivato di sopra si era infilato nella stanza più vicina. Arrivò alla finestra e guardò attraverso i vetri allontanarsi la luce delle torce.

Udì un gemito alle sue spalle e due occhietti fissarlo nell'oscurità con curiosità e paura. Era entrato nella stanza dei bambini. Sentiva già le urla dei due marmocchi, che avrebbero richiamato l'attenzione delle guardie. Non poteva permetterlo. Come un giaguaro si agguanto il bambino, mentre il guizzo della lama brillava nell'oscurità. Mentre un fiotto di sangue usciva dalla gola straziata del bambino, che ricadeva su letto, Michael si avventò sull'altro bambino senza la minima parvenza di pietà.

Lasciò che passassero dieci minuti, poi scese da basso e guadagnò la porta, ancora con la serratura sfondata e accostata. Uscì e fece due passi; poi, con un movimento fulmineo si girò e lanciò un sasso contro il vetro della porta mandandola in frantumi. Mentre si dileguava come un ratto nella notte, sentì un grido di donna rompere il silenzio della notte e le sirene arrivare poco dopo, ma lui si era già dileguato. All'epoca non riuscirono a trovare prove, perché aveva indosso i guanti.

Ripensò a quella storia e un brivido gli percorse la spina dorsale, mentre stringeva spasmodicamente il coltello nella mano. Ci mise qualche secondo per riaversi, poi cominciò a camminare lungo il marciapiede. Era stato in tre carceri e un paio di volte era stato catturato da spacciatori suoi rivali, che lo avevano picchiato, ma mai prima di allora aveva provato una simile inquietudine. Non riusciva proprio a spiegarsela.

Percorse tutta la via, arrivando ad una piazza con una chiesa. Continuò a percorrere il marciapiede, fissando la facciata della chiesa con crescente ansietà. Aveva la precisa sensazione di essere inseguito, e la sensazione non l'abbandonava minimamente. Gli parve persino che le statue avessero preso a fissarlo in atto accusatorio, mentre percorreva lo spazio antistante. Fu solo quando arrivò ai portici dall'altro lato che si liberò della sensazione accusatoria, ma non di quella di essere inseguito. Percorse ancora qualche metro, prima di sentire rumori di passi proprio dietro di lui.

Il cuore gli sembrò schizzare fuori dal petto mentre si voltava a guardare, il coltello saldo nella mano. Vide solo un'ombra che si dileguava nella notte. Aspettò qualche istante che il battito si calmasse, assieme al respiro. Gli prese un attimo di vertigine e dovette appoggiarsi al muro. Si sentiva debole come mai gli era capitato prima d'ora.

Sei quasi arrivato, avanti, muoviti! Questo rapido pensiero bastò a farlo rimettere in piedi sulle ginocchia tremanti. Fece un passo, poi un altro e infine altri dieci, arrivando all'incrocio.

Volse l'angolo e quasi cadde a terra. Di fronte aveva una creatura alta tre metri, in piedi, completamente ricoperta di lunghi peli rossi, che parevano neri se non nei riflessi e due grandi zanne al lato della bocca. Teneva la mano sinistra chiusa, mentre l'altra era sporta in avanti con l'indice proteso.

Fu totalmente preso dal panico e dimenò le mani, vedendo la zampa del mostro protendersi verso di lui. Non si accorse nemmeno del sangue che cominciò a schizzargli sul viso, mentre il coltello ancora serrato nella mano sinistra compiva il lavoro per cui era stato costruito. Ormai dilaniato, il mostro si accasciò a terra, completamente ricoperto di sangue, mentre dalla bocca aperta non fuoriusciva rumore di sorta. Quando alla fine la testa del mostro colpì il pavimento, Michael riuscì persino a ricominciare a respirare, tanto la paura si era impadronita di lui. Qualcosa lo indusse a guardargli la mano sinistra, in cui notò esserci racchiuso un foglietto. Guardando il mostro con attenzione, si chinò a raccogliere il foglietto.

Sopra c'era scritto.

Vai alla casa in Liberty Avenue 37, ma se non la trovi subito, non chiedere informazioni a chicchessia. Ci sono brutte persone in giro. Baci, mamma.

Confuso dal constatare che l'indirizzo scritto lì era il suo, guardò il mostro, la cui frangia si era spostata e lui vide negli occhi del mostro il suo stesso sguardo vacuo e confuso: i suoi stessi occhi.

E mentre Michael tentava di sciogliere il nodo che gli si era formato nella gola, vide delle ombre uscire dal corpo del mostro e galleggiare sopra di esso. Poi, come dirette da una mano invisibile, esse si gettarono addosso a Michael avviluppandolo.

Lui si dimenò come un ossesso per scrollarsele di dosso, mentre un dolore pungente cominciava a martellargli nel petto. Si accasciò a terra, incapace di inalare la minima aria e si sentiva trasportare. Infatti le ombre lo stavano trascinando verso l'angolo, un punto oscuro e misterioso, mentre la sua coscienza sembrava svanire nell'oblio. Solo una cosa gli venne in mente: quella canzone sentita nel locale un'ora prima, che pareva ora trapassargli la mente come un proiettile.

We are the monsters and we are here

We are the monsters worse than tiere

We are the monsters of black and white

We are the monsters in the night


You don't have to hide

You don't have to seek

They are just in you,

They are just in me.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×