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Una storia di GeorgeDebilatis

RESINA

SAMUELE GRADI GRAVIDO, Dà ALLA LUCE L'AGNUS DEI

196 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 07 aprile 2020 in Spiritualità

Tags: #calibrosetettesessantacinque #Pasqua #riverbero #tunnel

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Il professore lo squadrò attonito da dietro la solidità

della sua cattedra. Si abbassò gli occhiali sul naso

come faceva quando era, raramente, colpito da

qualcosa di inatteso e stupefacente.
Turbato, per una delle prime volte nella sua vita,
prese a berciare ad alta voce in un lieve falsetto:

"Gradi, ma sei ubriaco?".
Samuele Gradi non osava sollevare il volto, tenendolo
incollato a pochi centimetri dal risibile libro di testo.

Sapeva bene di non essere ubriaco ma bensì

balbuziente, eppure questo non cambiava la misura

dello scandalo. A 16 anni non era ancora capace di

leggere ad alta voce le pagine che stavano sotto
le sue pupille grigie, senza incespicare o tartagliare.
Eppure non era così quando scherzava durante
gli intervalli, o discuteva di letteratura e musica
con Marter e Andreatta.

Era l'atmosfera della classe che lo infilava nel

delirio, e gli imponeva il dazio dello zoppicare
sulle parole biascicate penosamente DI FRONTE
AL GRUPPO OSTILE.


Nel frattempo intorno era calato il silenzio più assoluto:
nessuno si sarebbe mai sognato di prendere le sue difese
e di affrontare il vecchio e autoritario professor Dancelli,

docente di storia e filosofia al liceo classico Cesare Battisti.

Personaggio noto per il suo spirito e la sua presenza brillante
e ironica; colonna da tempo immemorabile dell'istituto,
nonché amico personalissimo della preside Tatiana Longo.
Alla fine La Colonna aveva accennato un gesto di

rabbia con la mano e aveva scalato a Maldini onde
completare la lezione... "Continua Tu".


Nel frattempo Gradi sprofondava con tutto il

suo armamentario sotto il banco, immaginando
di sparire con tutta l'esile persona negli spazi bianchi

tra parola e parola, mimetizzato nel dizionario di latino.
Aveva i muscoli contratti e le lacrime agli occhi.

In testa gli batteva un martello pneumatico.

Poi, finalmente, squillò la campana e lui ebbe modo
di levarsi dal banco nell'indifferenza, e forse

nell'ostilità di tutti i suoi compagni.


Era, con tutta evidenza, una palla al piede per la classe;
in un mondo competitivo come quello delle scuole
di alto livello un dissuasore di velocità intellettuale
formidabile. E se ne rendeva perfettamente conto.

Con quelle parole sardoniche di Dancelli era stato

tracciato un solco irreversibile tra la sua miserabile
entità e gli altri ragazzi.
Prese la sua sacca e uscì dall'aula benché le lezioni
non fossero ancora terminate. Aveva bisogno di respirare,

di camminare un po'. Si fece da solo la giustificazione

(era il 1999) per l'uscita anticipata, così sgattaiolò sul marciapiede...

Il sole batteva pallidissimo in quell'autunno inoltrato

e, tutto sommato, ancora caldo.


Samuele, scorato, si avviò verso casa. Come al solito dentro
non c'era nessuno: mamma fuori con le amiche, papà al lavoro.

Prese dal cassetto una delle cose del padre, la pulì

per bene, soffiandovi addirittura negli interstizi, poi la mise
nella tasca posteriore destra e si indirizzò verso via Giovanni
Fattori.
Prima si fermò a bere un cappuccino in un bar miserabile,
fianco a Piazzetta Anfiteatro.
Quindi, dopo quasi un'ora passata a meditare nel parco dell'angolo
Don Sturzo, puntò al palazzo signorile, e suonò.
Gli rispose una voce squillante di mezza età, informandolo

che la persona che stava cercando non era ancora

rientrata; lo avrebbe sicuramente fatto da lì a qualche

minuto.


Allora lui mugugnò che l'avrebbe attesa in strada.
In realtà non dovette attendere molto: la maestosa

figura del professor Dancelli stava procedendo a piedi

lungo il marciapiede, sino alla sua abitazione.
Samuele gli si parò davanti, Dancelli lo mise a fuoco,
parendogli di non riconoscerlo immediatamente, poi sogghignò

"Gradi..."
E furono le ultime parole che riuscì a pronunciare

chiaramente. Samuele estrasse la Beretta carica dalla

tasca posteriore destra dei jeans, la puntò contro l'insegnante,
poi premette il grilletto. Ma uscì solo un miserabile CLICK.
Si era inceppata.

Nell'istante scoccato della sua vendetta Gradi aveva fatto FLOP.


Non si scoraggiò comunque. Con una presenza di spirito

che nessuno avrebbe mai immaginato in un ragazzino

apatico, e (vox populi) semidiota prese a colpire in testa
Dancelli con il calcio dell'arma, finché ebbe un mare di sangue
a confondergli la vista e annebbiarlo. Al termine del trip udì
il pesante corpo del docente rotolare al suolo, tra lamenti e lacrime.

Paradossalmente, nonostante l'ora non stava passando nessuno

dalla stradina, e Gradi fece in tempo a gettare l'arma, poi

ad avviarsi ancora verso i giardinetti dell'angolo Sturzo.


Fu lì che lo trovarono i militi mezzora dopo. Aveva un'aria serena

e felice. Sembrava un ragazzo come tanti, gioioso, addirittura

abbronzato improvvisamente. Stava giocando con dei bimbi
nella sabbia di un parco giochi.
Venne portato di gran carriera in questura.
Per quanto riguarda Dancelli, sopravvisse ma non si riebbe più,

completamente. Passò il resto dei suoi giorni a borbottare
e balbettare, con frequenti amnesie e terribili emicranie. In poco

tempo lasciò l'insegnamento, e nel giro di qualche anno anche la vita.


Samuele Gradi, invece, pareva trasfigurato anche nella clinica

psichiatrica. Divenne una persona affidabile e solare. Punto

di riferimento per gli altri pazienti sistemati nel piccolo e spartano

asilo per lunatici minorenni. E non balbettò più per una sola volta,

nell'esistenza che il Signore andava concedendogli.

Uscì dopo sei primavere consecutive. Si era comportato
magnificamente e si fece la tonsura a 23 anni, prendendo accesso
all'ordine dei Frati Minori.

Cominciò a girare per la questua anche se volevano impedirglielo,

visti i suoi amari trascorsi. Alla fine il suo boss spirituale e gerarchico
cedette, perché aveva notato una luce strana e pervicace nelle pupille
di Fratel Luca (addio per sempre, Samuele Gradi).
Un brillare di enfasi atemporale e Amore, corretto Anima.
Così lo lasciò a girare, a rinverdire una pratica

ch'era al lumicino, fra messe cantate e santoni in sfolgorio;

Internet, FB, Instagram, Tumblr e cazzate varie.
Divenne più vecchio e come aureolato.

Era un uomo semplice, mutato in spirito. E come tale,

si rendeva conto il Padre Superiore, andava preso,
accettato e lasciato libero di guarire il dolore.


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