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La storia di Nathan Brown

Un afroamericano nato in USA negli anni '40

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19 minuti

Pubblicato il 28 settembre 2018 in Avventura

Tags: #razzismo #mafia #USA #amore #vendetta

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Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


D'improvviso si ricordò di quando Padre Dominic lo accolse in orfanotrofio, ed una volta ogni trenta giorni, di solito alla terza domenica del mese, tutti i bambini andavano a cambiare le suole delle scarpe consumate che i negri del quartiere di South Row di tanto in tanto donavano al prete.

C'erano un sacco di negri di buon cuore a South Row.

Molto spesso, soprattutto durante le feste organizzate da padre Dominic in parrocchia, portavano grossi sacchi con tanti vestiti per i bambini. E a Nathan venne in mente di quando un giorno gli toccò un berretto rosso. In verità anche a Christopher piaceva tanto, così Padre Dominic decise che avrebbero potuto indossarlo un giorno a testa, senza litigare.

Una mattina all'orfanotrofio si presentò Michael Brown, da poco vedovo di moglie. Il signor Brown (così lo chiamava Nathan pur conoscendolo da tempo, perché padre Dominic ci teneva all'educazione dei suoi ragazzi) chiese di portalo con sé, perché si era affezionato a lui, e dopotutto Jackson, suo figlio, aveva bisogno di un fratellino che gli facesse compagnia ora che la mamma non c'era più.

Padre Dominic non esitò un attimo e disse che gli andava bene, a patto di poter rivedere il suo Nathan almeno due volte alla settimana.

Così da quel giorno il signor Brown, che aveva la nomea di offrire nel suo bar la miglior acquavite di tutta Compton Town, non avrebbe avuto più un figlio bensì due.

Per Nathan vivere tutta l'adolescenza a South Row, il quartiere dei negri di Compton Town, fu un toccasana non indifferente. I primi problemi si presentarono quando lui e Jackson pensarono bene di andare a divertirsi a Frisco Hill, il quartiere dei bianchi di Compton Town.

A Frisco Hill c'erano posti e divertimenti che South Row avrebbe potuto solo sognare la notte.

Così una sera Nathan ed il fratellastro decisero di andare al Vaudevillans, un enorme lounge bar conosciutissimo in tutta la città, ma che loro fino a quel giorno avevano solo sentito vagamente nominare.

Per tutto il tragitto fantasticarono sul da farsi, anche se Jackson aveva saputo da alcuni fratelli di South Row che i negri non erano ben accetti a Frisco Hill. Nathan lo tranquillizzò, immaginando fossero solo fiabe inventate dal signor Brown per evitare che i due si allontanassero troppo dal quartiere.

Ed invece le voci erano vere: i due non ebbero nemmeno il tempo di arrivare al bancone e prendere un drink, che un gruppo di ragazzi bianchi li presero di mira. Finì con una scazzottata e qualche occhio malconcio.

Nathan non avrebbe voluto andarsene, darla loro vinta. Ma Jackson gli spiegò che nel trambusto generale aveva sentito che la gente stava chiamando la polizia.

A Frisco Hill non è come a South Row, che se chiami la polizia arriva dopo un'ora. Se chiami la polizia a Frisco Hill, rischi di non avere nemmeno il tempo di girare l'angolo e già ti ritrovi con le manette ai polsi, anche perché tutti gli agenti di quel distretto, dal primo all'ultimo, sono bianchi.

Così tornarono a casa, e Jackson disse che lui a Frisco Hill non ci avrebbe mai più messo piede.


Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


Nathan non si diede per vinto e tornò al Vaudevillans qualche sera dopo. Jackson da buon fifone qual era mantenne la promessa, costringendolo ad andarci da solo.

Peggio per lui: quella sera Nathan conobbe Emily, una ragazza bianca figlia degli Smith, banchieri molto rinomati a Frisco Hill. Mentre le offriva da bere parlando del più e del meno, notò ad un tavolo vicino il gruppo di ragazzi con cui aveva fatto a botte qualche giorno prima. Ma stavolta loro lo lasciarono in pace, e se lui cercava il loro sguardo, questi si voltavano dall'altra parte.

Quando Emily gli raccontò che tutti avevano parlato di lui in quei giorni, di quel negro del South Row che aveva picchiato mezzo quartiere, lui capì, ed a fine serata le propose di accompagnarla a casa.

Ogni volta che all'alba Emily si faceva riaccompagnare a casa da Nathan, finiva per baciarlo dicendogli di essersi innamorata. Ed ogni volta che poi gli chiedeva se ricambiasse il sentimento, lui sorrideva e faceva cenno di sì con la testa.

Così, girando più spesso per le strade di Frisco Hill, la gente iniziò a vederli troppe volte insieme.

Un giorno nel bar di Michael Brown a South Row si presentò il signor Smith, e si mise a spiegare che poi sarebbe stato un peccato se il signor Brown, che aveva la nomea di offrire nel suo bar la miglior acquavite di tutta Compton Town, avesse dovuto chiudere la sua attività all'improvviso. Il signor Brown proprio non capiva, e quando lo raccontò a Nathan, quest'ultimo gli disse che non ne sapeva nulla.

Una settimana dopo, su ordinanza del governo degli Stati Uniti D'America, in casa Brown arrivò una lettera per Nathan. Sarebbe dovuto partire con l'esercito: la guerra in Vietnam lo aspettava. Chiese al signor Brown di fare qualcosa, ma c'era poco da fare. Jackson si era iscritto al college, lo studio gli avrebbe evitato la leva, ma il signor Brown non aveva la possibilità di mantenere un altro figlio al college, quindi Nathan era costretto a partire per la guerra.

E quando per l'ennesima volta accompagnò Emily a casa guidando nervosamente, lei se ne accorse, ed iniziò a chiedergli perché fosse così strano, ma Nathan non le rispose.

Lei pensava a lui, lui pensava al Vietnam.

Così Emily immaginò che fosse per colpa del padre, perché lui era negro ed il padre di lei i negri li odiava, ma lui ancora non rispose.

E quando Emily gli chiese ancora se lui non l'amasse più, Nathan esitò, ma poi disse che sì, non provava più nulla, e sarebbe stato meglio prendersi una pausa.

Emily non poteva crederci, e nemmeno lui stesso per averlo detto. Ma sapeva che, in quel momento, sarebbe stata la cosa più giusta. E mentre quella sbatteva con forza la portiera della sua Dodge Coronet nera del '54, lui ebbe modo di ammirare la sua bellissima schiena, su cui i capelli biondi cadevano, per l'ultima volta.

E così finì la loro storia, ma non il loro amore. Da allora, non si sarebbero più rivisti.


Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


I primi tempi in Vietnam furono meno peggio del previsto. Per la prima volta, lì in Asia, Nathan si rese conto che dopotutto essere negri non era così male. Le truppe afroamericane molto spesso non combattevano in prima linea, così era più difficile che rischiassero la propria pelle. Ma stare al fronte significava, a prescindere, abituarsi a vedere cose degli umani che non credevi possibili.

Un giorno gli americani stavano evacuando un villaggio perché avevano saputo che di lì a poco lo avrebbero bombardato. Fu per questo che il sergente Parker ordinò ai suoi soldati di caricare le camionette con i civili, dando precedenza a donne e bambini, ma avendo a cuore che ognuno portasse con sé solo gli averi più importanti.

C'era poco spazio sulle camionette, e dovevano entrarci proprio tutti.

Mentre Nathan si stava accertando che tutti salissero secondo gli ordini del sergente Parker, in fondo alla fila notò una donna con entrambe le braccia occupate. Da un lato il suo bambino, dall'altro un tacchino sgozzato. Nathan provò a far capire alla donna che lei avrebbe potuto portare soltanto una delle due cose nella camionetta, per entrambe non c'era spazio.

Così lei di pronta risposta lanciò il bambino in acqua, e fece per entrare nella camionetta con il suo tacchino sottobraccio. Nathan non era mai stato un grande nuotatore, ma si tuffò per recuperare il piccolo, salvandolo da morte certa.

Nathan capì solo quel giorno cosa significava vivere lì: di quei tempi un tacchino è una fortuna, mentre di figli ne puoi fare quanti ne vuoi, magari in momenti migliori.

Quando tornò in camerata, ancora scosso, venne a sapere che gli era arrivata una lettera dal signor Brown, ma si disse che l'avrebbe letta in un altro momento, essendo ancora troppo turbato da quanto successo.

Passarono mesi quando il sergente Parker una mattina, all'alba, riunì le sue truppe spiegando che sulle coste di Tonchino, nei mari settentrionali, la valorosa marina americana aveva appena abbattuto tre torpediniere nordvietnamite, e che la vera guerra sarebbe cominciata solo allora.

Fu quel giorno che Nathan iniziò a preoccuparsi, sentendo come non mai la mancanza di casa.

Tornato al fronte dopo un'operosa giornata, decise che avrebbe letto la lettera del signor Brown. Michael (gli faceva davvero strano chiamarlo per nome) scrisse che la sua acquavite continuava ad avere la nomea di essere la migliore di tutta la città, eppure le cose a Compton Town non andavano per il meglio. E non solo: dopo la morte per assassinio del presidente Kennedy, dalla radio arrivavano notizie sempre più incerte per quanto riguardava i soldati al fronte, e questo lo faceva passare troppe notti insonni negli ultimi tempi.

Sembrava una mattinata come tante quando Nathan si vide richiamare dal sergente Parker. Di scatto si voltò indietro, convinto di aver lasciato la sua postazione in disordine, o di non aver ripulito il suo fucile con dovizia di lavoro. Quando si girò nuovamente e si ritrovò il suo superiore ad un palmo dal naso, si sentì dire che era il momento di fare le valigie, il giorno seguente sarebbe tornato a casa.

I sei anni di servizio obbligatorio ormai erano finiti.


Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


Il signor Brown aveva ristrutturato il locale, lo si notava da lontano un miglio. Aveva cambiato i tavoli, gli sgabelli, persino le vetrate parevano nuove di zecca, e le pareti erano state

ridipinte a dovere. Peccato che i lavori non fossero previsti.

Jackson, tornato dal college per studiare in tranquillità, raccontò a Nathan che una notte, poco dopo la sua partenza per la guerra, degli uomini probabilmente provenienti da Frisco Hill avevano sfasciato il bar del signor Brown.

Fortuna però che Don Luciano non si era fatto problemi a prestare dei soldi al signor Brown per aiutarlo a ricostruire il suo locale. D'altronde le banche non accettavano prestiti, considerate le poche garanzie.

Gli affari inizialmente andarono a gonfie vele, e sempre più gente veniva a bere nel bar che aveva la nomea di offrire la miglior acquavite di tutta Compton Town.

Il signor Brown aveva ripagato tutto a Don Luciano, fino all'ultimo centesimo, eppure Don Luciano insisteva, spiegando che ogni prestito prevedeva degli interessi, e gli interessi non erano stati ancora ripagati. A quanto ammontassero questi interessi però, non era dato saperlo.

Quando Nathan si presentò fuori dal villone nel Bartlet District, il quartiere di Don Luciano, la guardia di turno lo fece aspettare un'ora prima di farlo entrare. E quando si decise ad aprirgli il cancello, Nathan in quei cinquanta metri che lo dividevano dal portone d'ingresso vide più macchine di lusso di quante ne avesse mai viste nei venticinque anni precedenti di vita.

Don Luciano lo accolse festante insieme a suo figlio Ryan, sul terrazzo che giaceva sul retro. Il Don non lo vedeva da quand'era ragazzo, e gli avevano raccontato, diceva, che lì in Vietnam qualcuno aveva imparato ad essere uomo.

A Nathan tutti questi discorsi non interessavano, voleva solo che il signor Brown potesse essere lasciato in pace, ma anche stavolta Don Luciano non fu chiaro sulle cifre da pagare. Però lo convinse che una soluzione c'era: rapinare la gioielleria della Middle Gallery la notte seguente, insieme a suo figlio, così da poter dividere i soldi in parti uguali e ripagare finalmente il debito.

Ma non era finita qui: Don Luciano propose a Nathan di passare dalla sua parte. Gli avrebbe assicurato un'auto, soldi e vestiti di lusso, mentre lui in cambio sarebbe entrare a far parte della sua manovalanza.

Nathan non esitò a rifiutare: il signor Brown lo aveva tirato via dall'orfanotrofio, gli aveva garantito una vita che invece chissà che piega avrebbe potuto prendere. Non poteva tradirlo, sarebbe stato ingrato da parte sua.

Don Luciano ci rimase male, non si aspettava questo colpo basso. Detto da un negro poi, faceva ancora più male. Ad ogni modo, la sua fedeltà era da ammirare: era proprio vero che per il Vietnam si partiva da ragazzi e si tornava da uomini.

Quando Nathan ingranò la prima marcia volgendo lo sguardo per l'ultima volta verso l'ingresso, dove Don Luciano lo stava salutando dalla rampa di scale insieme a suo figlio Ryan, si chiese se stesse per fare la cosa giusta. Ma c'era ben poco da riflettere, bisognava per forza rischiare: non ci sarebbe stato altro modo per liberarsi della mafia italiana.


Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


Si incontrarono alle 2.00 del mattino nel parco, come avevano pattuito nel pomeriggio precedente, per organizzare tutto nei dettagli. Per sfondare l'ingresso Nathan avrebbe utilizzato una vecchia Pontiac Chieftain del '49, ovviamente rubata, accelerando fino all'ultimo per poi lanciarsi dall'auto un po' prima dell'impatto.

Un lavoro sporco e pericoloso, viste anche le numerose telecamere a circuito chiuso presenti nella parte centrale della Middle Gallery. Ma d'altronde era proprio Nathan, fra i due, quello più dotato fisicamente ed abituato alle situazioni più adrenaliniche.

Dopotutto, gli disse Ryan con la faccia divertita, che considerando il fatto che fosse negro, avrebbe potuto fare tutto tranquillamente anche senza il passamontagna: seppur inquadrato, avrebbe potuto confondersi col buio di quelle ore.

L'urto fu devastante, e l'allarme ci mise meno di un secondo a suonare. Avevano circa sette minuti a disposizione per arraffare quanto più possibile. A garantirglielo era stato l'agente Davis, una delle tante amicizie fruttuose di Don Luciano. Era di turno in caserma quella notte, ed avrebbe tardato quanto più possibile la richiesta di intervento alla pattuglia di controllo, che doveva essere circa tre isolati più avanti.

Mandare degli uomini a fare un sopralluogo si era rivelata una mossa fondamentale. Di minuti gliene bastarono infatti solo cinque e mezzo. Sfondarono con un piede di porco la vetrina più prestigiosa, la terza a destra rispetto all'ingresso, perché già sapevano che la merce di maggior valore l'avrebbero trovata lì.

Quando udirono le sirene della volante, si erano ormai già intrufolati nelle foghe. Trecento metri più avanti, nel sottopassaggio di Frisco Hill, li aspettavano due uomini fidati della manovalanza italiana. Caricarono la barca in fretta e quanto più silenziosamente possibile raggiunsero South Row. Qui Ryan lasciò il malloppo a Nathan, dicendo che lui e suo padre sarebbero venuti a prendere la loro parte il giorno dopo.

Don Luciano e suo figlio arrivarono al bar del signor Brown durante l'orario di chiusura. Ryan avrebbe fatto valutare i gioielli da un contatto di fiducia, ed avrebbero diviso i profitti in parti uguali.

L'unica cosa che restava da fare era brindare.

Ma fu proprio da quel momento che Nathan cominciò ad avere ricordi confusi: prima udì degli spari, poi delle grida, lui che finiva a terra e non riusciva a rialzarsi. Le sagome dei due italiani divertiti che si allontanavano. Ed ancora le fiamme, il calore, l'odore di benzina e la vista sempre più cupa.

E d'improvviso, il buio.


Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


Si risvegliò dopo una settimana. Era stato l'unico a sopravvivere all'agguato. Ryan gli aveva spaccato un bicchiere in testa, mentre Don Luciano aveva messo al tappeto Jackson ed il signor Brown. Fortuna che, mentre il bar stava completamente bruciando, si era ritrovato a passare di lì Padre Dominic, che aveva pensato di far loro visita. Fu lui a scortare il suo prediletto Nathan via dalle fiamme.

Padre Dominic non era al corrente di nulla, e Nathan dovette raccontargli tutta la verità: il prestito, Don Luciano, la rapina alla gioielleria.

Il prete però non rimase sorpreso: di quel buco di città Dio sembrava essersi dimenticato, e la gente aveva imparato, a suo modo, a sopravvivere. Ora l'unica soluzione era cercare di ripartire: Nathan sarebbe rimasto con lui, ancora una volta, come vent'anni prima.

Ma Nathan negli occhi non vedeva altro se non vendetta: il ricordo sbiadito delle fiamme, e le urla di aiuto di quelli con cui era cresciuto, si ripresentavano spesso in sogno, di notte.

Era l'afosa estate del '66, e la Middle Gallery era piena di gente intenta a fare compere. Nel traffico, tra i clacson delle auto, a Radio Compton lo speaker parlava di scontri nel ghetto nero di Los Angeles: 35 persone avevano perso la vita. Nathan si innervosì, preferendo cambiare frequenza.

E mentre su un'altra stazione davano Here, There and Everywhere dei The Beatles, ebbe modo di notare che fuori dalla gioielleria che avevano rapinato c'erano ancora degli operai intenti a cambiare le vetrate all'ingresso.

Il tramonto era già calato da un pezzo quando Nathan prese posto ad un tavolo del night club a Bartlet District, senza dare nell'occhio. D'altronde, da quelle parti lo credevano morto da un pezzo.

Nel grande caos di luci e musica dance, ebbe modo di farsi spazio per salire al secondo piano.

Fu Brandon, vecchia conoscenza di South Row ed ora unico buttafuori negro del locale, a dargli il via libera al momento giusto. Salì le scale facendo due gradini alla volta, per poi svoltare a destra nel lungo e stretto corridoio dove i suoni del pianterreno si percepivano ovattati.

Dovette metterci una trentina di secondi per arrivare alla stanza numero 38, la penultima sulla sinistra. Un mezzo minuto in cui gli passarono davanti una serie di immagini: l'infanzia in orfanotrofio, l'arrivo dei Brown nella sua vita, il Vaudevillans, l'ultimo bacio di Emily ed i continui morti a suoi piedi lì, in Vietnam.

Quando sfondò la porta della camera, Ryan era nudo, di spalle. L'italiano si voltò, avrebbe voluto parlare, forse chiedere perdono, ma non ne ebbe tempo.

Si prese una, due, tre coltellate all'addome, sferrate con una violenza inaudita.

Mentre il sangue colava copioso a tal punto da macchiare per intero le lenzuola, Nathan mise mano al portafogli per pagare lui stesso il disturbo alla prostituta, rimasta quasi indifferente per tutto il tempo, perché probabilmente già informata da Brandon in precedenza.

Una volta fuori da lì, Nathan provò un senso di liberazione totale, quasi al pari di quello che sentì quando il sergente Parker gli disse che doveva tornare a casa. Lanciò il coltello in una siepe, si risistemò la t-shirt nel pantalone e ripartì in auto lasciando velocemente Bartlet District.


Fumava, fumava avaramente Nathan, appoggiato a guardare il mare dal balconcino della sua camera sulla nave Liberty, salpata qualche ora prima dal porto di Roosevelt Center. Padre Dominic gli ripeteva di continuo che quella robaccia a lungo andare gli avrebbe fatto male, ma ora che stava per lasciare Compton Town finalmente non avrebbe più sentito le sue prediche.


Non tornò da Padre Dominic quella notte. Il prete lo avrebbe aspettato sveglio, per poi farsi raccontare cosa avesse fatto tutto il tempo. Si sarebbe messo a pregare sentendo che per vendetta si era sporcato di un sangue che non era il suo. Si sarebbe sentito dire che la vendetta non è altro che altra sofferenza, e che questa è affidata alla sola ira di Dio, come recitano alcuni versi appartenenti ai Romani all'interno della Bibbia.

Che, pensandoci, a quel punto sarebbe stato meglio andare via da lì. Dal quartiere, dalla città. Scappare via, lontano, il più lontano possibile.

La mafia italiana lo avrebbe cercato ogni giorno per ammazzarlo. South Row sarebbe stato messo a ferro e fuoco, ed i bianchi ne avrebbero approfittato più del solito per sfogare la loro rabbia repressa sui negri. La sua famiglia ormai non c'era più, e per lui non c'era futuro.

Nathan tutto questo lo sapeva bene, perciò decise di salpare quella notte. Ovviamente la sua camera non era la sua camera, e di quel piano della nave solo la sigaretta tra le dita gli apparteneva. Fumare però con quella vista così spettacolare gli aveva dato un senso di relax tale quasi da convincerlo che la stanza, la nave, il mondo, tutto era ai suoi piedi in quel momento.

C'era solo da augurarsi che, almeno fino al primo attracco della Liberty, nessun inserviente lo scoprisse.

Dopo l'ennesimo tiro, lanciò la cicca in acqua, stando attento a non sporcare troppo: l'ultima cosa che voleva fare era dare dispiacere al passeggero pagante che, inconsapevolmente, lo stava ospitando nella sua modesta dimora.

Alla sua destra, su una mensola, Nathan vide una piccola televisione. Appena accesa, gli apparse l'immagine di Walter Cronkite al telegiornale della CBS. Zio Walter stava annunciando proprio in quei minuti che nell'agosto prossimo ci sarebbe stato un concerto dei The Beatles al Candlestick Park, sulla baia di San Francisco. Dopo quella news, Nathan si accorse che la pagina politica stava per ricominciare, quindi spense la tv per portarsi alla bocca l'ultima sigaretta del pacchetto.

Sorrise a lungo mentre ammirava l'orizzonte.

Non aveva molti soldi, una compagna, o un tetto dove stare una volta lasciata la Liberty. Ma il mare era bello, il sole splendente nel cielo e lui a quel concerto, in un modo o nell'altro, ci sarebbe andato.



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