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Una storia di Megara03

IL DIAVOLO PAGA DI PIÙ

#halloween

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8 minuti

Pubblicato il 07 novembre 2018 in Horror

Tags: #halloween #diavolo #occhi #omicidi #satanismo

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Beppe guardava inorridito quelli che avrebbero dovuto essere i suoi dolcetti nel forno. Cazzo, ci vorrà un’eternità a pulire tutto ‘sto casino, pensò guardando la viscosa poltiglia liquefarsi e insozzare il pianale. Nell’attimo che seguì si rese conto che avrebbe dovuto avere ben altra reazione scoprendo veri bulbi oculari al posto dei suoi famosi “che te ciechi” (per non discostarsi dalla tradizione ternana), pasticcini a forma di occhi, disgustosi a vedersi, deliziosi a mangiarsi. Quelli che cuocevano ad alta temperatura erano occhi veri. Ed erano nel suo forno. Non aveva idea di chi fosse stato, né di come avevano fatto ad entrare, ma non importava. Avrebbero dato la colpa a lui. Sarebbe andato fallito. E questo fu l’unico pensiero che riuscì finalmente a causargli i conati di vomito.


Paolo non sapeva cosa pensare. Cinque paia di occhi, disposti in maniera precisa, circolare, lo fissavano, ormai secchi. Ebbe l’irresistibile impulso di scoppiare in fragorose risate pensando a tutte le volte che aveva maledetto qualcuno con l’espressione “Pozzi ciecatte!”, e nonostante Beppe, il suo capo, stesse singhiozzando talmente tanto che la sua richiesta d’aiuto si capiva a stento, a Paolo veniva solo tanto da ridere. C’era una sottile ironia in quel fatto strano. Per un minuto provò rabbia nei confronti di Beppe. Quei poveracci erano stati ammazzati, erano stati cavati loro gli occhi, cazzo! E quel vecchio frignone si preoccupava della sua attività. Egoista di merda che non lo pagava abbastanza per il suo lavoro e che dopo cinque anni ancora gli faceva i contratti a tempo determinato. Ma poi a Paolo venne in mente che almeno lo pagava, e ad altri suoi amici ultra trentenni non era andata così bene. L’impercettibile sorriso divertito sulle sue labbra si spense. C’era dentro fino al collo anche lui. Merda.


Come Beppe aveva previsto, ci volle un’eternità a pulire tutto. Lui e Paolo chiamarono Claudia, (assunta con lavoro part-time, ma obbligata di fatto a correre ogni volta che Beppe la chiamava) a gestire il negozio, mentre loro trafficavano nel retrobottega. A Beppe non interessava quali malcapitati avessero perso gli occhi, e nemmeno quale fosse lo stronzo che aveva scelto proprio il suo negozio per cuocere quello schifo: queste erano domande da Paolo. L’unica cosa veramente importante per Beppe era non farsi scoprire e mantenere il suo esercizio commerciale.


Tuttavia, il commissario Ciacone gli piombò in negozio comunque un paio di giorni più tardi. Egli aveva fatto diverse ricerche in quel periodo. A Terni succedevano delle cose davvero strane: in diversi angoli della città c'erano stati dei ritrovamenti di organi, ma dei corpi nessuna traccia. Solo da qualche tempo avveniva che si ritrovassero i corpi, ma senza occhi. Cinque morti senza occhi, ritrovati tutti giù al Nera. I corpi erano gonfi per l'acqua e i volti deturpati in espressioni di orrore. Ed erano quasi tutti tra i 50 e gli 80 anni, e quasi tutti imprenditori. La cosa più strana era lo schema che sembrava legare i luoghi. Per ora la polizia aveva individuato un triangolo, la cui punta finiva proprio nella pasticceria di Beppe. Ciacone conosceva bene i commercianti ternani. Avrebbero fatto di tutto per guadagnare di più, persino commesso dei crimini per far chiudere i loro rivali in affari. Dopotutto, chi altri avrebbe guadagnato dalla scomparsa di così tanti negozi? Così, Ciacone già sapeva che Beppe non avrebbe mai potuto uccidere qualcuno all'interno del suo esercizio. Era tutto troppo ben orchestrato perché un sempliciotto come lui potesse aver fatto alcunché, e inoltre non gli sarebbe giovato. Decise comunque di dare un'occhiata, e di parlare con Beppe in persona, per vedere quali reazioni avrebbe avuto. Secondo i suoi calcoli, gli occhi delle vittime avrebbero dovuto essere proprio lì. Appena entrato, vide Beppe impallidire alla vista della divisa, poco prima di balbettare un incerto buongiorno.

“Buongiorno Beppe, posso chiedere un bombolone al cioccolato?"

"Certo signore" biascicò l'altro, e subito gli porse tremante la pasta.

Il commissario addentò la pasta fritta: "Sai, Beppe, ho un caso davvero raccapricciante tra le mani. Mi sono capitati ben cinque poveretti gonfi d'acqua giù al fiume. Così gonfi che pare gli si siano staccati gli occhi dalle orbite, ci crederesti!?"

Beppe non parve apprezzare l'ironia del commissario.

"No, certo, non puoi crederci. I RIS hanno detto che non è possibile che l'acqua abbia fatto quel lavoro alle loro facce, specie in così poco tempo. Cinque morti senza occhi..."

Beppe continuava a tacere e aveva preso a pulire nervosamente il pianale. Ciacone lo fissò di sottecchi, per poi continuare: "Pare che abbiamo a che fare con un serial killer!"

“Un serial killer!? A Derni!? Ma daje ‘m po’!” esclamò infine Beppe con la tipica pronuncia locale, fingendo di soffocare una risata. Ma il commissario notò il sudore freddo che gli scendeva dalla fronte e il tremore delle sue mani: “Beppe, ascoltami bene. Questo non è uno scherzo. La tua pasticceria è il vertice dello schema degli omicidi. Se sai qualcosa, faresti bene a dirla" disse infine cupo, fissando i suoi piccoli occhi neri in quelli terrorizzati di Beppe. "Io-io ... " il pasticcere deglutì a fatica "non so gnende, commissa'. Qua io vendo le paste, gnende de spegiale."

"E non sei tu che realizzi i 'che te ciechi' di solito?"

Beppe sbiancò: "Sì, commissa', ma che g'entra!? Io guelli li faccio da un sacco de anni!"

"Va bene, va bene, non ti agitare Beppe. Se noti qualcosa di strano, però, fammelo sapere" disse infine il commissario lasciando al pasticcere il suo biglietto da visita.

Mentre Beppe tirava un sospiro di sollievo, Ciacone sapeva che era successo qualcosa lì dentro.


Paolo iniziò a sudare freddo quando Beppe gli spiegò la situazione. Era più informato del suo capo. Sapeva degli omicidi delle ultime settimane, al contrario del suo datore di lavoro. Le reti locali avevano ipotizzato addirittura una setta satanica. Ma quelli pure devono campare, che ne sai quante stronzate sparano per fare audience?, aveva pensato Paolo cambiando distrattamente canale. Terni era un posto troppo tranquillo, un grande paese travestito da città. Nessuno avrebbe mai sospettato nulla del genere; ma se fosse stato vero? Per sicurezza, Paolo se ne tirò fuori il prima possibile. Si prese dei giorni di malattia e alle proteste del capo rispose che se non l’avesse pagato in quei giorni sarebbe andato a denunciarlo, e a quel punto Beppe aveva desistito: non poteva più licenziarlo, non dopo averlo coinvolto; Paolo aveva vinto il contratto a tempo indeterminato. Mentre sprofondava nella poltrona di casa sua si disse che forse il Diavolo lo aveva aiutato più di quanto non avesse fatto Dio in tutta la sua vita.


Beppe era sprofondato nella disperazione quando Paolo se n’era andato. Si maledisse per aver scelto proprio quel locale per la sua pasticceria, ma era all’incrocio tra la scuola, il campo sportivo e il parco cittadino. La sua clientela era formata perlopiù da ragazzi, ed erano i clienti migliori. Sempre affamati, i giovani, che si trattasse di cibo, sesso, gloria o chissà che altro non aveva importanza. L’importante era che mangiassero. I ragazzi non smettevano di mangiare nemmeno con la crisi. E ora, tutto questo gli si ritorceva contro! Un cigolio sinistro provenne dal negozio. Ormai era notte fonda, una di quelle senza luna. Beppe scattò in piedi al suono della serranda forzata. Si nascose nel mobile sotto al lavello, maledicendo la sua pancia ingombrante che non gli permetteva di chiudere del tutto lo sportello. Vide dei ragazzi entrare nel retrobottega. "Forza ragazzi, spicciamoci, è quasi mezzanotte". Tra loro c’era Claudia. "Sei sicura che ci sia quel grassone del tuo capo?" bisbigliò qualcuno al suo orecchio. Beppe vide la sua impiegata impugnare un coltello affilato, e gli uscì un singulto di troppo mentre nascondeva il viso tra le braccia. "Shh! L'hai sentito?" chiese lei frapponendo un braccio tra il suo amico e il resto. Poi un sorriso malvagio le si disegnò sulle labbra: "Era il pianto di un maiale da sgozzare". Il pasticcere pregava in silenzio, finché un occhio esaltato spuntò dalla sottile fessura dello sportello. Il “boo!” divertito e sadico di una giovane donna fu seguito dai possenti strattoni di un ragazzone che trascinarono Beppe fuori dal suo nascondiglio. Il pasticcere si lasciò andare ad un pianto disperato quando vide i suoi aguzzini, tutti ragazzi compresi tra i diciotto e i trent'anni.

“Perché fate guesto!? Claudia, chi cazzo è 'sta gente!?” piagnucolò. Claudia lo guardò con aria di sufficienza, poi si rivolse agli altri, ricevendo cenni di assenso. Mentre quello grosso teneva Beppe fermo, gli altri iniziarono a fare un disegno col gesso a terra.

“Sono quelli che sfruttate tu e i tuoi compari. Quelli a cui date solo merdosi contratti part-time, che sgobbano per rendervi la vita più facile, quelli a cui avete lasciato solo un mondo senza possibilità. E dato che le vostre chiese e i vostri santi del cazzo non ci aiutano, abbiamo deciso di rivolgerci a un escluso come noi: Satana. Vedi Beppe, il tuo negozio si trova proprio al centro di una stella a cinque punte fatta da linee convergenti di energia. Cinque sacrifici per ogni punta. Abbiamo dovuto cavare gli occhi alle vittime perché è a quelli che si lega l’anima. Li abbiamo dovuti cuocere per farla staccare da lì e spedirla dritta nelle fauci di Lucifero, e quale posto migliore di questo? Non te ne sei nemmeno accorto, all’inizio, pensando che fossero i tuoi dolcetti del cazzo. Con l’ultimo sacrificio, il tuo, Terni sprofonderà nell’Inferno, e verrà sacrificata al Demonio, che sarà generoso: potremo chiedergli ciò che vogliamo. E quale occasione migliore di Halloween!?”

“Non serve! Ve assumo tutti! Ve lascio tutto il negozio!” piagnucolò il pasticcere mentre veniva trascinato al centro del disegno satanico in terra.

“Mi dispiace, Beppe …”, la frase fu interrotta dal primo affondo del coltello nella carne burrosa, che sarebbe stata seguita da molte altre. Una voragine iniziò ad aprirsi sotto le ginocchia di Beppe e Terni iniziò a sprofondare nell’abisso accompagnata dall’eco della disperazione: “... Il Diavolo paga più di te.”


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