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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

SONOS ‘E MEMORIA / LA SARDEGNA IN MUSICA

(..mèlos ad infinitum, dalle origini vocali alla tromba di paolo fresu).

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26 minuti

Pubblicato il 20 aprile 2020 in Giornalismo

Tags: #Viaggiare #Musica #Tradizioni #Strumenti #Artisti

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Mare di Sardegna
Mare di Sardegna

SONOS ‘E MEMORIA / LA SARDEGNA IN MUSICA

(..mèlos ad infinitum, dalle origini vocali alla tromba di paolo fresu).


Ritornare nell’isolana Sardegna è per me come affrancare la memoria al vincolo dei ricordi, prima che svaniscano, per restituirla alla realtà del momento in cui mi accingo a narrare di un’esperienza unica, assimilata nel tempo e carica di sensazioni sonore ascoltate mille anni fa, quand’era solo ieri, o forse solo sognate ‘ad-infinitum’…


Forse la musica era lì ad aspettarci …

forse siamo stati aiutati dai fantasmi del passato o dai suoni del futuro …

forse…” (1)

Immagine medievale testimonianza dell'uso delle launeddas.
Immagine medievale testimonianza dell'uso delle launeddas.

Indubbiamente la musica era lì, nella melopea portata dal vento che soffia costante, lontana e presente nel suono come nel canto e nella poesia lirica, nella forma conosciuta come mèlos (dal gr. μέλος), conforme ‘in composizione’ alla frase musicale “animata dal ritmo e regolata da leggi strofiche così da acquistare contorni, fisionomia e senso propri secondo che sia eseguita dalla voce umana o da uno strumento musicale”. (2)


È questo il filo conduttore, qui preso in prestito, per una introduzione specifica alla ‘musica sarda’ e alla sua intrinseca liricità, come successione lineare di suoni a carattere prevalentemente melodico, e se vogliamo, una certa “soavità di suono, sia di strumenti musicali sia della voce umana o del canto degli uccelli, e anche di componimenti poetici, nella ritmica cadenza delle sillabe e nella piacevole successione degli elementi fonici nel verso e, in senso figurato, il soave incanto dei suoni o anche di alcuni aspetti della natura” (3), in conformità con lo stile e la tecnica della poesia melica alla base dell’armonia …


Per quanto all’inizio del tempo in cui mi capitò di ascoltare dal vivo questa musica originale, fossi ancora un bambino, ne fui subito catturato, quasi che la natura dei suoni giungesse a me da un ‘mondo altro’ ipoteticamente lontano nel tempo, passato e/o futuro che fosse, allora da me del tutto sconosciuto. Per meglio dire, proveniente da una reminiscenza mnemonica che pure non potevo avere, per non essere mai prima approdato in Sardegna. Di fatto c’era che sentivo i cantaores esprimersi in una lingua incomprensibile che stentavo a decifrare. Così accadeva per i danzatori che, tenendosi uniti ‘spalla a spalla’, eseguivano in cerchio un ballo rituale, o forse una qualche ‘preghiera sommessa’ che, nell’ora centrale del giorno, rivolgevano al cerchio cosmico del sole.


Una prossimità al sacro che veniva a cadere nel giorno di festa, infatti era domenica, in cui dopo gli inni ascoltati in chiesa durante la ‘Messa’, un popolo millenario eseguiva i propri riti ‘di ringraziamento’ nel modo appreso dagli avi ancestrali, nei costumi tradizionali che li distinguevano. Non come reminiscenza di qualcosa ch’è stato, bensì come ‘memoria’ viva, a conferma di propositi d’appartenenza e di reciproca fratellanza, raccolti dal vento di tramontana …

Danzatori impegnati in 'su ballu tundu
Danzatori impegnati in 'su ballu tundu

Dans a in su ‘entu ‘e tramuntana / dansa umpare a mie / dansa in su mare ‘e s’avventura / dansa in custa die / beni chi astrolicamus …”

“Danza insieme a me / danza nel ‘mare dell’avventura’ / danza in questo giorno. / Astrologhiamo da sopra questa altura / parlami della fortuna. / Vola nel vento in questo giorno. / Astrologhiamo in questo futuro / parlami di quetso amore / tu ed io sotto una ferula / dove nasce un arcobaleno. / Vola nel mondo delle tempeste / vola nelle pianure / vieni che Astrologhiamo. / Noi i ricordi …” (4)

Cofanetto 2CD con libretto fotografico.
Cofanetto 2CD con libretto fotografico.
Copertina LP - RCA
Copertina LP - RCA

I ricordi, già! Non si rincorrono i fantasmi del passato, semmai sono questi che non ci abbandonano mai, vivono nell’atmosfera che ci avvolge, nel canto e nei suoni della natura che ci circonda, allorché giunti sull’isola ci ammaliano con profumi taumaturgici che si sprigionano dalle zolle arse della terra, dagli arbusti rinsecchiti eppur vivi che quasi stordiscono chi, come me, non essendo sardo, è più soggetto a confondersi nel turchese dei cieli e nei mari di smeraldo, e infine perdersi sulle alture e gli strapiombi in 'ombra'.


Ombra, ‘umbras’, che accoglie il riposo degli armenti di una migrazione continua che riguarda da sempre animali, uomini e popoli giunti da ogni parte, da Cartagine alla Magna Grecia, dalla Fenicia all’Algarve, dall’antica Roma alla Genova marinara con le contaminazioni che ne sono seguite e che hanno trasformato l’isola in un porto di scambio reciproco di stili e linguaggi, rimasti però confinati alle solitarie coste di approdo e ai territori limitrofi ai porti. Per quanto nulla o quasi sembra aver scalfito la più antica etnia sarda, dacché l’anima ‘umbratile’ di chi ama vivere nell’interiorità della propria esistenza, preferisce l’anonimia ombreggiata piuttosto che quella infuocata dal sole.


Da cui l’arsura che si sprigiona dalla terra infuocata disvela i segreti insiti nelle nuvole che passano e vanno, spesso minacciose di temporali che poi non cadono, se non nei desideri degli uomini e degli armenti, di quei pastori che solitari soffrono di un’arcaica ‘disamistade’ …

Sa carena mea / in sa ‘grotta ‘e su’entu’ / s’anima mea sighende / arcanos desvelos ..” / … “Il mio corpo / nella ‘grotta del vento’ / l’anima mia seguendo / arcani segreti disvela / […] e chi lo sa se tu / corvo nel cielo / lo trovi un lieve / segno di Dio?”. (5)

Andrea Parodi - Tazenda
Andrea Parodi - Tazenda
Copertina del disco - helikonia
Copertina del disco - helikonia

Per quanto si voglia dare qui un significato di espressione etnico-musicale verosimilmente contemplativa al mèlos arcaico della Sardegna centrale, esso sembra qui assumere una forma aggettivante che fornisce la prova dell'esistenza sull’isola della pratica vocale ‘polifonica’ in tempi remotissimi, per cui si rende difficile stabilirne le origini “..che secondo alcuni risalirebbero addirittura a circa 4000 anni fa. La natura del canto sembrerebbe strettamente radicata nella vita pastorale, nella solitudine degli altipiani montuosi a stretto contatto con il bestiame e con la natura. Sono proprio gli animali e la natura i più probabili ispiratori delle voci.” (6)


Mèlos che, malgrado i disaccordi dei critici, ritroviamo nel ‘canto a tenores’ solitamente realizzato da quattro cantori chiamati: bassu (basso), contra (contralto), mesu oche (mezza voce), oche (voce), che disposti in cerchio, avviano un modo di cantare molto particolare soprattutto come emissione vocale, quindi molto interessante dal punto di vista timbrico. “È probabile che la ‘contra’ nasca dall'imitazione del verso della pecora, su ‘bassu’ da quello della mucca e la ‘mesu oche’ dall'imitazione del suono del vento. Quest'ultima può fermarsi e aspettare la risposta del tenore nei canti ‘isterrita’ e ‘muttos’ oppure continuare e fondersi con le altre voci” (7)


Per comprendere tutto questo viene utile affidarsi all’ascolto vero e proprio (CD e vinili registrati dal vivo) in ragione del fatto che pur nell’alternanza delle parti, non lasciando alcun ‘distacco’ vocale, si avverte una sorta di ‘unicum’ polifonico di fondo, in cui le ‘vibrazioni melodiche’ quasi inudibili all’orecchio distratto, si offrono come ‘varianti’ e/o ‘variazioni’ riecheggianti la nota pura del diapason, del tipo utilizzato nell’antica Grecia nell’esecuzione ‘a secco’ (‘a cappella’) dei Cori senza accompagnamento musicale.

Tenores di Bitti
Tenores di Bitti
Copertina del CD
Copertina del CD

Delle quattro voci ‘sa oghe’, ‘sa contra’, ‘su basu’, e ‘sa mesuoghe’ due sono gutturali: ‘su basu’ (basso) e ‘sa contra’ (contralto), le quali caratterizzano in maniera peculiare il ‘canto a tenores’: ‘su basu con un suono grave e profondo e un caratteristico vibrato mantiene la stessa tonalità della voce solista, ovvero la fondamentale della triade su cui si accorda la polifonia del tenore; una quinta sopra si trova ‘sa contra’ che si caratterizza per un suono più lineare, metallico e meno vibrato. […]

‘Sa contra’ e ‘su basu’ procedono in parallelo nella scansione delle sillabe non-sens (bim bam boo) senza che l'una o l'altra voce cambi nota prima del cenno della voce solista. ‘Sa mesu oghe’ che arricchisce il canto con abbellimenti, fioriture e con le tipiche giratas (virtuosismi vocali) si integra con le due voci gutturali costituendo con queste un originale accompagnamento armonico (detto su tenore) per a voce solista che guida il tenore intonando e cadenzando il canto in modo quasi esclusivamente sillabico. Quest'ultima può fermarsi e aspettare la risposta del tenore nei canti ‘isterrita’ e ‘muttos’ quando ‘sa oghe’ finisce di scandire la parte letteraria, oppure continuare e fondersi insieme al coro nei rimanenti canti.” (8)


La linea armonica del ‘muttos’, utilizzata più spesso nelle serenate sul piano della costruzione metrica, prevede a volte più di uno strumento d’accompagnamento. È però utilizzato anche come canto sociale e di protesta, riflettenti l’antica melica detta ‘a responsorio’. L'origine di questi canti e probabilmente di derivazione gregoriana e la loro peculiarità sta nel fatto che il coro non pronuncia sillabe non-sens, bensì delle frasi di senso compiuto, così detti: ‘oche 'e notte’ ,‘isterrita’ , ‘muttos’ , ‘andira’; mentre i canti sacri sono tutti natalizi: ‘su nenneddu’ , ‘sas grobbes de su nenneddu’ , ‘anghelos cantate’, eccetto ‘sas grobbes de s'Annossata’.


Muttos: (9)


"Armentos / caminende canos /in sa pastura 'e Deus.

Durche Coro meu. / Ammentos. / Morighende lentos / in sa memoria mea. / Coro meu. / Oh, oh, oh. / Bella sa die / cando tue as a torrare / bellu at a essere s'amore nostru. / Momentos. / Artziende lestros / in su monte 'e su tempus. / Coro meu. / Oh, oh. / Su 'entu chi brujat s'iberru / mi fachet male. / Armentos. / Caminende lentos / in sa pastura 'e Deus, / coro meu."


"Greggi / Camminano bianche / nel pascolo di Dio. / Dolce cuore mio. / Ricordi. / Si rimestano lenti / nella mia memoria. / Cuore mio. / Oh, oh, oh. / Bello il giorno / quando tu ritornerai / bello sarà il nostro amore. / Momenti. / Salgono veloci / nella montagna del tempo. / Cuore mio. / Oh, oh. / Il vento brucia l'inverno / mi fa male. / Greggi. / Camminano lente / nel pascolo di Dio. / cuore mio."


Il mèlos così ottenuto può dirsi riassuntivo nella musica sarda nell’utilizzo degli strumenti musicali, simile nella fisionomia a quella eseguita dalla voce umana regolata per lo più dalle leggi strofiche del canto, per quanto ne sia diverso l’intento e la resa sonora. Musica relativa agli strumenti in uso nell’antica civiltà sarda, quella nuragica, alla quale dobbiamo alcuni strumenti rinvenuti durante gli scavi archeologici di tombe e all’interno dei nuraghe, le abitazioni preistoriche datate al II° millennio a.C.; come si evince dal celebre ‘bronzetto del suonatore di launeddas’ ritrovato a Ittiri.

Bronzetto sardo ritrovato a Ittiri
Bronzetto sardo ritrovato a Ittiri

Is-launeddas’ è costituito da tre canne: ‘tumbu’, ‘mancosa manna’ e ‘mancosedda’ è in grado di produrre in forma ‘polifonica’ con quelle ‘vibrazioni’ emozionali della voce che attraversano, con le modificazioni dovute l’uso che ne veniva fatto in passato, sia del riuso dei nostri giorni. Costruito utilizzando diversi tipi di canne e suonato con la tecnica della 'respirazione circolare', la ‘launeddas’ offre occasioni di utilizzo per l’esecuzione di brani originali verosimilmente inerenti a rituali magico-religiosi; come nel caso dei riti della ‘malmignatta’ (argia o vedova nera), analoghi alle ‘tarantolate’ dell’Italia Meridionale o altri consimili e, per trasposizione sincretica, all’attuale uso religioso.

Suonatori  di launeddas.
Suonatori  di launeddas.
Copertina del vinile I dischi del Sole
Copertina del vinile I dischi del Sole

Seppure ben radicato nel mondo pastorale, il launeddas, oltre ai ritmi danzabili del tipo ‘a ballu tundu’ (seriu), ‘passu torrau’, ‘balle e trese’ (dillu), ‘ballu lestru’ ecc., il 'ballu sardu' vanta una maggiore sopravvivenza e ricchezza di ‘Nodas’ o ‘Picchiadas’ (frasi musicali), pur rivelando una sua specificità, va necessariamente ricondotto ai balli orgiastico-cultuali in cerchio attorno agli officianti o al fuoco dei riti primitivi. Quanto è dimostrato dal fatto che, in epoca storica, l'occasione di ballo era indissolubilmente legata al ciclo dell'annata agraria, svolta sui sagrati delle chiese o di più antichi siti sacri.


Il suonatore (o più di uno) si poneva al centro dei ballerini disposti in cerchio ‘su ballu tundu' che, tenendosi per mano, ruotavano lentamente attorno allo stesso, andando avanti e indietro al ritmo della musica, secondo uno schema ossessivo ed ipnotico che prevedeva diversi tipi di passo e di movenze codificati, sincronizzati con i diversi momenti della sonata che normalmente durava 20-30 minuti, ma che poteva protrarsi anche per più di un'ora. Altri usi attestati dello strumento sono l'accompagnamento al canto (Muttettus, Goggius, Cantzonis a curba...), l'accompagnamento de ‘Is obreris’, l'accompagnamento nei cortei delle sagre, dei matrimoni e di tutte quelle attività che attestavano la partecipazione popolare alla vita sociale.

Copertina del disco - I dischi del Sole
Copertina del disco - I dischi del Sole

“Si chiamano canti ‘a ballos’ perché generalmente sono destinati ad accompagnare i balli che nelle feste popolari sono talvolta concentrici (a tres pizzas) e durano o perlomeno duravano diverse ore senza interruzione, perciò il tenore dovendo garantire un accompagnamento continuo era costretto a doversi rinnovare di continuo realizzando l'avvicendamento tra più cantori. A causa della durata eccessiva dei tempi di esecuzione il testo spesso non era sufficientemente lungo perciò si realizzò la costante e talvolta ossessiva ripetizione di una stessa frase o di una parte di essa generando così il fenomeno della frammentazione e della proliferazione del testo. […]

Questo fa si che anche una poesia di piccole dimensioni possa diventare un canto molto lungo. Solitamente un testo poetico contiene un messaggio da trasmettere e da comunicare, ma quandanche c’è di mezzo il canto, la musica, si ha la presenza contemporanea di due codici diversi di comunicazione: quello orale e quello musicale con la possibilità che l'uno possa prevaricare sull'altro. È quindi possibile avere da una parte un messaggio verbale puro, dall'altra un messaggio musicale puro. […]

Il primo si realizza con la gara poetica dove il significato del testo è preminente rispetto alla musica ; il secondo con le forme a ballos dove il testo, per il suo interesse dal punto di vista metrico, è solo un pretesto per cadenzare il canto. Gli elementi costitutivi musicali sono pochi e nei canti a ballos si ripetono in modo quasi ossessivo di modo che la stessa formula melodica, armonica e ritmica possa essere, con l'abile introduzione di microvarianti per tenere desta l'attenzione, ripetuta molte volte. […]

Mentre al solo canto così detto ‘a tenores’ è lasciato ai passaggi narrativi, non danzabili, come ‘a sa seria’, ‘a mutos’, ‘a boghelonga’, ‘gosos’ ecc. Il canto ‘a tenores’ è da sempre uno strumento per propagare , oltre alle valevoli canzoni in voga, quei testi che prendono soprattutto spunto dal quotidiano e dai drammatici problemi di oggi, di cui i poeti estemporanei, ancora molto popolari in Sardegna, si servono nel mettere assieme poesia e canto, anche quando non c’è legame logico nel significato, ma solamente la rima.”


Il ‘gosos’ di contenuto agiografico è utilizzato ancora durante le feste religiose per le lodi ai santi, così come per le lamentazioni funebri e le ninne-nanne, al cui suono delle launeddas, in alcune occasioni, si aggiungono i canti ‘passionali’, particolarmente sentiti quelli della Settimana Santa:


Gosos: (10)


"Pro fizzu meu ispiradu / a manos de su rigore / sett'ispadas del dolore / su coro mi an trapasadu. / Truncadu porto su coro / su pettus tengo frecciadu / de cando mi an leadu / su meu ricco tesoro. / Fui' tant' a cua ch'ignoro. / Comente mi es' faltadu / sett'isppadas del dolore. / Su coro mi an trapassadu / ..."


"Per mio figlio spirato / tra i tormenti / sette spade di dolore. / il cuore mi han trapassato. / Spezzato ho il cuore. / Il petto trafitto / da quando mi han tolto / Il mio ricco tesoro. / Con tale inganno che ignoro. / Come mi è mancato / sette spade di dolore. / Il cuore mi han trapassato / ..."

Tenores di Bitti accompagnano Daniele di Bonaventura
Tenores di Bitti accompagnano Daniele di Bonaventura
Tenores Mialinu Pira in costume tradizionale
Tenores Mialinu Pira in costume tradizionale

Ancor più va fatta qui una considerazione sull’andamento lirico-musicale del mèlos in Sardegna, tale da consentire una sorta di mappa diffusiva, di territorio percorso da questo genere musicale che nel tempo ha innestato una sua duplicità: confermando da un lato una enorme capacità di presa sull’immaginario collettivo e, dall’altro, ritagliandosi uno spazio di sperimentazione e di innovazione del linguaggio musicale, spesso inconscia, talvolta esplicitamente ideologica, a stretto contatto con le forme di consumo attuali, pur senza rinunciare all’esperienza storica del passato.


Un caso del tutto a parte, e senz’altro a-tipico, è l’incontro avvenuto tra i musicisti di diversa estrazione, sia rock che jazz, che si sono succeduti, come è stato detto, nell’esperienza diretta con la musica sarda, in cui tracce del mèlos antico hanno poi trovato spazio nella bio-discografia dei singoli. Pur dentro l’organizzazione tecnologica più avanzata, per la qualità degli artisti che, in un certo senso, hanno vissuta l’affermazione di legami pertinenti alla dimensione morale, se non quella spirituale e lirica della musica e che ne hanno fatto un proprio indelebile ‘marchio di stile’.


In tali casi il mèlos è servito a tirar fuori, nella sua campitura patica, l’ombra drammatico-sentimentale e/o tragico-passionale del vivere la musica in senso pieno, nel suo intrecciarsi con le mille ‘storie’ che rendono passionale, estrema e fascinosa, a volte turbinosa e oscuramente tragica l’esperienza della vita. È la crisi del sé sociale che il melodramma interpreta a suo modo, con la messa in discussione della propria esistenza, allorché si rispecchia nella realtà, sul carattere degli stessi interpreti, influenzandone i timbri e l’espressività dei suoni. Si tratta di un concetto di natura sostanzialmente cognitiva che sarà ripreso da Jacques Lacan (11) all’interno del corpus concettuale psicoanalitico.


Si può tentare di definire un tale valore emotivo? Certamente sì, solo se ci si attiene al rapporto che intervine tra l’artista e lo strumento, vero autentico oggetto/luogo del piacere, in cui la distanza tra i due elementi è annullata per sovrapposizione. Così che dell’ ‘altra realtà’ rimane la sola impressione che, se vogliamo, svela la chiave emotiva che l’ha suscitata. La cui spiegazione va ricercata nella realizzazione del ‘suono’ finito, con la realtà del desiderio e la maturazione dell’esperienza sonora. È questo il caso in cui il mèlos raccoglie e dà ‘fiato’ (al canto) e/o ‘sonorità’ (strumentale) alla tensione emotiva che trascina chi ascolta in una forte altalena di emozioni, riguardanti stati interiori profondi che la realtà frappone alle urgenze del desiderio.

Costumi tradizionali sardi
Costumi tradizionali sardi


Lasciati i fantasmi del passato, avviciniamoci ai suoni del presente e possibilmente del futuro. L’interazione delle ‘launeddas’ con la musica odierna vanta una maggiore sopravvivenza in chiave solistica nel Jazz, soprattutto da parte di quegli artisti che s’incontrano nei vari Festival del Meditteraneo e che vengono a conoscenza delle qualità dello strumento, le sue possibilità melismatiche, ed agli eventuali inserimenti in quei brani che richiedono suoni multipli prolungati, afferenti alla cultura mediterranea. Non ci si può, d’altronde, esimere dal constatare l’affinità non solo tematicamente forte, bensì strutturalmente orientata a una identità profonda , fra le prime formulazioni organiche del mèlos, alla sua struttura musicale portante nella cultura mediterranea.

Struttura musicale che in particolare in Sardegna, è affidata al ‘pathos’ in ogni sua accezzione di ‘patico’ e/o riferito a ‘empatia’. Cioè alla capacità emotiva di immedesimarsi negli stati d’animo che suscita un qualunque sentimento e gli conferisce drammaticità e la relativa tensione emotiva che caratterizza gli avvenimenti e le situazioni della vita reale, quali, ad esempio: la passione, l’afflizione e la sofferenza rivelano un accertato ‘pathos mistico’ nei confronti della religione. E che riferita alla retorica antica, ha portato in Grecia alla ‘tragedia attica’. Una struttura portante quindi, soprattutto riferita al ‘canto a tenores’ in cui l’effetto ‘patico’ è derivato dalla fusione delle voci , per cui il suono tecnicamente assente è assunto nelle pieghe dell’organizzazione mèlica e sprigiona corde emozionali nell’adesione con il pubblico in ascolto e lo spirito del tempo.


Copertina del doppio CD
Copertina del doppio CD

Il tema dell’evoluzione dei generi musicali non sempre ha ricevuto degna attenzione. Talvolta si è anzi sottovalutata la dinamica interna al singolo genere, come al loro insieme, che altresì consente di sviluppare linee di tendenza, assetti di movimento. linee, tendenze e movimenti per cui i generi musicali sono pari a piste parallele, nonché divergenti nelle linee di esecuzione, da autore ad autore, da autore del ‘pezzo’ a strumentista esecutore, secondo le capacità interpretative di ciascuno, ma anche, è quello che qui si cerca di affermare, del proprio entourage mèlismatico talvolta appartenente alla comunità di estrazione.

Infatti ciascun autore e/o interprete, che lo voglia o no, accoglie in sé esigenze e passioni sedimentate della propria collettività e del proprio habitat naturale come immagine di sé, della propria epoca e del proprio vissuto, che andrebbero analizzate prima di addivenire al giudizio della validità di un interprete più o meno virtuoso.

Enzo Favata
Enzo Favata
Enzo Favata e il suo Sax
Enzo Favata e il suo Sax

Tuttavia in questo scritto il Jazz è solo un pretesto in più di quello già espresso nel precedente articolo “Cantos a Kiterra” (presente in questo stesso sito), in cui sono state affrontate più o meno le stesse tematiche qui approfondite. In esso ho anche parlato a lungo di alcuni interpreti presenti sul territorio, come appunto Enzo Favata e gli altri che lo hanno seguito o forse preceduto: da Pino Masi a Franco Madau, da Suonofficina ai Tazenda.

E non solo per tornare a parlare di Sardegna e delle sue tradizioni popolari, dove il mare circoscrive non un’isola ma un continente musicale vero e proprio, ch’è quasi impossibile pensare di trovare al di là dell’orizzonte d’acqua che pure la distanzia dal continente, quanto è invece inimmaginabile “ricevere con semplicità ciò che nel silenzio si riceve in dono” se, non nel modo in cui si è “..contenti di niente” – scrive ancora Favata – ma che è un niente carico di ‘prestiti musicali’ preziosissimi, di pampini d’uve e note voluttuosi, di odori e sapori arcaici e musicali inconsueti, di silenzi incommensurabili pregni di suoni.


Sfilata dei Mamuttones
Sfilata dei Mamuttones
Paolo Fresu
Paolo Fresu

Tra i numerosi artisti Jazz certamente il nome di Paolo Fresu non suona nuovo. Conoscitore appassionato delle sue origini e delle sue tradizioni, che porta con sé come bagaglio appresso in ogni parte del mondo in cui si esibisce, insieme al suono decisamente Mèlo-Jazz della sua tromba, che inevitabilmente si rivela in tutto il suo essere musicista alla ricerca dell’ ‘essenza’ stessa della musica.


Suoni come attinenze ricercate nel profondo – scrive Paolo Fresu – la prova che esiste un sottile filo fatto di intime assonanze che tessono la tela della memoria. Quella memoria che incarna l’essenza mediante l’introspezione e attraverso il tempo. […] Nonostante ognuno cerchi di guadagnarsi un piccolo spazio personale e insegua un segno o una nota da lasciare nel proprio tempo, da raccontare con il cuore: l’emozione di una nota solitaria che conservi nel cuore la magia delle sue ansie e la quiiete del silenzio finalmente conquistato”. (12)


La ‘nota’ ripresa da una intervista a Paolo Fresu, ben spiega il percorso scelto dal musicista, quel ‘sonos ‘e memoria’ che include tutte le metamorfosi possibili che appunto vanno dalla musica tradizionale mediterranea a Carla Bley, da George Gershwin a Miles Davies, ed anche a Gil Evans, Gerry Mulligan, Chet Baker, Enrico Rava solo per citare alcuni dei grandi nomi con i quali Paolo Fresu ha collaborato e/o che ha interpretato nel tempo. Collaborazioni ‘interpretative’ che documentano i suoi interventi alla tromba, divenuta ormai simbolo del Jazz contemporaneo che ha valicato i continenti.

Paolo Fresu alla tromba.
Paolo Fresu alla tromba.

Di lui Stefano Benni ha scritto: “La storia meravigliosa di Paolo Fresu, il ragazzo sardo che dalla Banda di Berchidda è diventato la tromba più famosa d’Europa e imparò a suonare come tutti i venti del Mediterraneo … e ancora li sfida” (13) – è davvero una storia autentica e nobile del termine. Ed anche se preferisce definirsi e presentarsi come un artista, piuttosto che musicista jazz, gli va dato credito, se non altro per il fatto che ha dato spesso riprova di aver superato anche quella fase e forse il jazz comincia ad andargli stretto.


Grazie alla musica – ha dichiarato il trombettista – ho avuto la possibilità di unire le mie passioni: intuizioni e progetti, nonché avventure musicali a contatto con generi ‘altri’, ho sempre cercato un dialogo tra espressioni e linguaggi diversi. Certo, quello della musica è il più immediato, quello che mi rappresenta completamente, ma ho bisogno di trovare costantemente nuove suggestioni e possibilità. Cerco dei riferimenti, scavo nei miei ricordi e poi mi spingo in avanti. è per questo che non riesco proprio a fermarmi”. (14)


È così che Paolo Fresu ha viaggiato in lungo e in largo, mantenendo sempre e comunque un rapporto solido e fecondo con le sue radici, quelle rappresentate dal jazz (sonos) e dalla sua terra d’origine (‘e memoria), la Sardegna: “È proprio così, la Sardegna c’è sempre. In un certo senso, nel mio viaggio artistico, nelle tante cose che ho fatto in questi anni non ho mai dimenticato la mia storia, le mie radici. La Sardegna rappresenta la chiusura del cerchio. Qualcosa che alimenta e sostiene la mia musica. il jazz è diventato un patrimonio collettivo, una musica che appartiene a tutti e proprio per questo c’è bisogno di trovare sempre nuovi stimoli, nuovi orizzonti”. (15)


Per quanto il tema ricorrente in questo scritto rimanga circoscritto in “sonos ‘e memoria” del titolo, comunque una riflessione teorica sulla condizione della costanza e della validità dei generi musicali toccati dall’artista, va fatta: vuoi per aver egli fornito importanti contributi al jazz, quanto al suo strumento d’eccellenza, la tromba. Vuoi per aver egli avanzato una nota fisica ‘invariante’ fra struttura e funzione dei generi, rimarcando una sorta di condivisione fra le diverse anime della cultura musicale popolare, esistenti e operanti sul territorio.

Così come, nelle sue performance più recenti, condivide le forme della comunicazione più avanzata nel far convergere il sapere etnico della tradizione e l’evolversi delle mode musicali, come funzione e materia dell’immaginale collettivo. Ancor più per avvalorare l’interscambio tra le diverse culture, che Paolo Fresu porta avanti con consenso unanime di pubblico e di critica.

Carla Bley  Quartet con Paolo Fresu
Carla Bley  Quartet con Paolo Fresu

Così come anche noi ci soffermiamo al suono delle sue note talvolta dolenti, più spesso raccolte nel soffio sommesso del mèlos che l’accompagna, quasi a voler sottolineare la sua identità più autentica, quella ‘solitudine interiore’ che solo il vero talento sa trasformare in creatività poetica.

Copertina disco paolo Fresu con Uri Caine
Copertina disco paolo Fresu con Uri Caine

Va qui posto in evidenza il libro “La Sardegna, il Jazz” di Enzo Gravante contenente innumerevoli illustrazioni e allegato CD che – a detta dell’autore – è un doveroso omaggio alla personalità un’eccezionale e un’inedita selezione di brani rappresentativa del rapporto di Paolo Fresu con la Sardegna, il jazz e il resto del mondo. Ma anche un omaggio alla personalità del trombettista, rapportato alla sua terra e al jazz, con le sue innumerevoli emozioni che questo genere musicale gli ha saputo dare, e da lui mirabilmente trasferite al pubblico. L'autore, Enzo Gravante, giornalista, critico musicale e autore radio-televisivo, nonché curatore di mostre importanti sulla musica e in particolare sul Jazz, vive e lavora a Roma.

Copertina del libro/CD di Enzo Gravante
Copertina del libro/CD di Enzo Gravante
Locandina Internazionale
Locandina Internazionale

Vedi anche http://bit.ly/2OmfiBw su questo stesso sito "Cantos a Kiterra" per La tradizione in Italia.

Concorso Internazionale "Scrivere in Jazz"
Concorso Internazionale "Scrivere in Jazz"

Voglio qui richiamare l'attenzione sugli ultimi avvenimenti della musica in Sardegna e mettere a fuoco l'iniziativa della OJS, l'Orchestra Jazz della Sardegna, sul Concorso Internazionale di Composizione e Arrangiamento per Orchestra Jazz intitolato "Scrivere in Jazz" promosso dall'ABNO con cadenza biennale. La formazione orchestrale ha al suo attivo diversi lavori discografici e nel 2016 è nata in casa OJS l'etichetta discografica indipendente "JazzOp Records".


Biografia

Nata nel 1989, è unica nel suo genere in Italia. Durante i suoi 30 anni storia ha collaborato con le stelle del jazz mondiale. L'Orchestra Jazz della Sardegna è il principale organico strumentale della Associazione Blue Note Orchestra.

Nata nel 1989, la formazione ha una lunga e vasta attività concertistica alle spalle, con esibizioni in festival in Italia e all'estero, sotto la direzione di Carla Bley, Giorgio Gaslini, Giancarlo Gazzani, Bruno Tommaso, Colin Towns, Mario Raja, Marco Tiso, Paolo Silvestri, Mario Corvini e con solisti ospiti quali Tom Harrell, Bob Mintzer, Paolo Fresu, Andy Sheppard, Steve Swallow, Norma Winstone, Maria Pia De Vito, David Linx, Barbara Casini, Flavio Boltro, Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Perico Sambeat, Maurizio Giammarco, Pietro Tonolo, Paolo Ravaglia, Riccardo Zegna, Antonello Salis, Richard Galliano etc.


La OJS ha, nel corso degli anni, affrontato partiture di natura diversa (da' '"Ebony Concert" di I.Stravinskij, "Derivations for clarinet and band" di M.Gould, "Rapsodia in Blue" di G.Gershwin a "Seven steps about Carmen" e "Ulisse e l'ombra" di Bruno Tommaso fino a "Escenas Argentinas" di Javier Girotto) ed è da tempo impegnata anche nella promozione di proprie produzioni originali: "Sacred Concert" e "Il brutto anatroccolo" di Giorgio Gaslini, "Porgy and Bess" con Paolo Fresu, "Jazz Te Deum" di Gaslini, Tommaso e Verdinelli, "Summer songs" di Colin Towns, "Dinner Music" di Carla Bley, "Omaggio a Benny Morè" di G.A.Frassetto, "Art of the big band" di Bob Mintzer, "Time's mirror" di Tom Harrell, "Jazz a Cinecittà" di Marco Tiso, "Concerto Grosso" di Bruno Tommaso, "Uragano Elis" di Paolo Silvestri, "Omaggio a James Taylor" di Luigi Giannatempo etc..


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Copertina del disco.
Copertina del disco.


Note:

1) Enzo Favata, “Made in Sardinia”, Il Manifesto 2003 – libretto incluso nel CD

2)3) AA.VV. “Storia della Musica” , in Wikipedia "..della Sardegna".

4)5) Luigi Marielli, in "Midsummer Night in Sardinia" - A. Parodi / Al Di Meola - Helikonia 2005

6)7) Tenores di Bitti, Polifonia sarda, in “Intonos” – CD roots 1994

8) Tenores di Bitti - “Cenni storici e descrizione dei canti del repertorio bittese”. www.tenoresdibitti.com

9) Luigi Marielli, in "Midsummer Night in Sardinia" - A. Parodi / Al Di Meola - op.cit.

10) AA.VV. “Musica Sarda” vol. 1 / 2 / 3, a cura di D. Carpitella , Pietro Sassu e Leonardo Sole, Albatros: Documenti Originali del Folklore Europeo LP - VPA 8150

11) Jacques Lacan, “Opere” – Il seminario VII L'etica della psicoanalisi. 1959-1960, Einaudi 2008.

12) Paolo Fresu, in "Jazz Italiano Live", Repubblica/ L’Espresso 2009

13) Stefano Benni, note in Paolo Fresu, in "Jazz Italiano Live", op.cit.

14)15) Paolo Fresu, in "Jazz Italiano Live", op.cit.


Bibliografia di consultazione:

Giovanni Lilliu, “La civiltà dei sardi: dal Neolitico all’età dei nuraghi”, Eri Ediz. 1963

Raffaele Pettazzoni, “La religione primitiva in Sardegna”, Carlo Delfino edit. 1993
L. Zeppegno / C. Finzi, “Alla scoperta delle antiche ciciltà in Sardegna”, New Compton edit. 1977
Fulco Pratesi e Franco Tassi, “Guida alla natura della Sardegna”, A: Mondadori edit. 1977
Enzo Favata e Ulrich Ohlshausen, “Voyage en Sardaigne 1997” – libretto incluso inel CD
Enzo Favata, “Made in Sardinia”, Il Manifesto 2003 – libretto incluso nel CD

Roberto Leydi, “Serie Regionale”, libretto inserito nella produzione dei Dischi del Sole.
Diego Carpitella, “Musica Sarda” – Albatros, libretti alle registrazioni ‘sul campo’.


Discografia:


Musica Sarda” vol. 1 / 2, a cura di D. Carpitella , Pietro Sassu e Leonardo Sole, Albatros: Documenti Originali del Folklore Europeo LP - VPA 8150
Is launeddas”, Ricerca su uno strumento musicale sardo – registrazioni sul campo da Andreas Fridolin Weis Bentzon. LP Dischi del Sole – DS 529/31
La Sardegna: Canti e musica dei pastori”, Coro di Neoneli – LP Arion – Farn 1100
Gli Aggius - Coro del Galletto di Gallura”, - LP Dischi del Sole – DS 131

Intonos” – Tenores di Bitti, Polifonia sarda, CD roots 1994

Voyage en Sardaigne”, Enzo Favata, CD Edizioni Musicali Robi Droli – Il Manifesto 1997
Made in Sardinia”, Enzo Favata, CD 114 Il Manifesto 2002

Iandimironnai”, Elena Ledda e Suonofficina, – Key Record - LP KE 1002
Cantendu sa storia nosta”, Franco Madau - Madau Dischi LP D001
A morti sa tirannia” : Canzoni di opposizione, Franco Madau – Ariston AR/LP 14012

Armentos” , Andrea Parodi e Al di Meola, per “Midsummer Night in Sardigna”, Helikonia /2005
Sonos”, Elena Ledda & Suonofficina, CD Biber Records 1989
Nottes de Incantu”, Maria Carta, CD/2 recording Arts 50-03, 2005

La Sardegna in Jazz”, Paolo fresu, CD/ Libro – Condaghes Ediz. 2004


Paolo Fresu, selezione discografica:


Mèlos” – BMG 2000

Night on the city” – OWL 2001

Kind of Porgy & Bess” – BMG 2002

La Sardegna, il Jazz” – abbinato al Libro omonimo di Enzo Gravante – Condaghes 2004

Paolo Fresu” – Jazz Italiano Live - La Repubblica/L’Espresso 2006

Things”, con Uri Caine, EMI 2006

The lost chords”, con Carla Bley Quintet – ECM 2007

Paolo Fresu” - Jazz Italiano Live - La Repubblica/L’Espresso 2009

Chiaroscuro”, con Ralph Towner ECM 2009

Mistico Mediterraneo”, con A Filetta Corsican Voices e Daniele di Bonaventura – ECM 2011

Birth of the cool”, Musica Jazz 2012

Dalla in Jazz”, con tanti altri ‘amici’ Sony 2013

Tempo di Chet”, Paolo Fresu racconta Chet Baker - DiscoClub 2018

Mare Nostrum III”, con Richard Galliano – ACT 2019


Buon ascolto!





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