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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

Il cacciatore di facce

(..gente che conosco, che credo di conoscere, che non conosco affatto).

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8 minuti

Pubblicato il 14 febbraio 2019 in Humor

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Gente come Voi ... anzi, come tutti Noi.
Gente come Voi ... anzi, come tutti Noi.

Il cacciatore di facce, (..a pre-face).


Dire di conoscere tantissima gente spesso rivela di non conoscerne alcuna, per non dire che in molti casi si tratta di persone che crediamo di conoscere, ma che in realtà non conosciamo affatto. In ultima analisi la gente cos’è? Un insieme di esistenze, una folla di cospetti, una moltitudine di individui che nel loro insieme formano un assembramento, una calca, una fiumana, una schiera, una frotta, un fottio, un flusso, una ressa, un agglomerato, un mucchio, un partito, un manipolo, una falange, uno squadrone di passata memoria?

Guai a ricordare!

Meglio fermarsi all’insieme di persone, al complesso di una banda, al raggruppamento di massa, alla mescolanza di folla o, ancor meglio agll’intero abitato di un caseggiato, di un palazzo, di uno stabile, di un insieme di proprietà. Potremmo anche solo accentrare l’attenzione a un condomino, al pianerottolo di casa, al vicino di porta, di terrazzo, di attico, o di sottoscala, come si dice, per non compromettere la ‘pari dignità’, o in altro modo le ‘pari opportunità’ senza dover cedere al fin troppo abusato ‘conflitto d’interessi’.

Per non parlare della ‘privacy’ (che fa tanto trend).

Difesa a spada tratta da tutti indistintamente, finanche dal gatto nero del fornaio che si spaccia per bianco solo perché si rotola nella farina, o del cane senza coda che dice di averla lasciata dietro la porta. L’incognita semmai è da dove incominciare a esaminare il ‘problema’ (poiché di questo si tratta), se dal basso verso l’alto o, al contrario, dall’attico al sottoscala, tanto la ‘gente’ quella è, e non c’è verso che cambi.

Prendersela con l’inquilino del piano di sopra o con l’anziano dirimpettaio, con la vecchietta che occupa l’appartamento sottostante o con il cane della signora della porta accanto, oppure col bottegaio che parcheggia l’auto sul marciapiede o col ragazzino maleducato che non saluta e che lascia la porta aperta dell’ascensore, e perché no col malaugurato passante che dopo averti urtato non si volta a chiedere scusa, è davvero tempo perso.

Mi chiedo se dovrei prendermela con l’imbianchino che ha messo la scala di traverso sul marciapiede e mi costringe a fare marcia indietro, o forse con il proprietario dell’auto che ha parcheggiato sulle striscie pedonali e che interrompe il passaggio, oppure con le inopportune ‘signore’ che si appropriano della (tua) panchina nel parco … no, date retta a me, è diventata una lotta continua con la mancanza di educazione civica, con l’arroganza del prepotente, con la cafonaggine di certa ‘gente’ che non si merita rispetto alcuno.

Se pensate che tutto si risolva prendendosela con qualcuno, uno a caso, che per una svista non ti lascia passare sul portone di casa, che quando lo incontri non saluta mai e neppure risponde al saluto, che non rispetta la fila, che guarda nella casella postale degli altri, che sbircia dallo spioncino per impicciarsi dei fatti degli altri, che ruba la spesa nell’ascensore, che trasloca nottetempo facendo attenzione a non farsi sentire, o che lascia pisciare il cane (ahi lui lento di reni) nell’androne, che si occupa delle cose che non lo riguardano, che la sa e la dice sempre più lunga degli altri, come ammettere che ‘anche le pulci hanno la tosse’.

E che dire del rappresentante degli inquilini che pretende di sapere tutto, ma proprio tutto, di quanto si muove nel palazzo, o del portiere che conosce di tutto di più, più di quanti vivono nella riservatezza, più di chi dà fondo alle chiacchiere inventando gossip a non finire, e che tacciono di ‘mignottaggine’ la signora del terzo piano, di ‘nefandezze’ il timido ragazzo gay del pianterreno, di ‘cornuto’ il marito della parrucchiera, di ‘bestione’ il padre delle gemelle, dopo aver dato del ‘ladro’ all’amministratore che intasca le mazzette dalle ditte appaltatrici del riscaldamento, dell’ascensore, del.. ehhhh! a dare ascolto a tutti, credetemi non ce la si fa, non la si finirebbe più.

Come appariva scritto nel finire dei romanzi d’appentidice di un tempo: ‘prosegue nelle prossime puntate’, oggi non è così. Essendo questa soltanto una breve prefazione (?) allo sfogo di un probabile ‘omicida’ che, per quanto incapace di uccidere, più verosimilmente lo farebbe molto volentieri. Diciamo un ‘giustiziere dei nostri giorni’ che non lascerebbe scampo ad alcuno dei ‘tipi umani’ sopracitati, come neppure agli arroganti, ai leccaculi, ai secchioni, ai riciclati, ai preti, ai sempre incazzati,

così come neppure agli stronzi, soprattutto perché stronzi non si nasce, ci si diventa. Uno che di giorno è senza dubbio quello che possiamo definire un ‘assassino’ da strapazzo, uno che mette in atto un numero esorbitante di ‘piccoli omicidi’ necessari alla propria sopravvivenza, nel senso che ucciderebbe volentieri l’amica di sua madre che, regolarmente ogni giorno, all’ora del tè, gli domanda: ‘ancora singol?’; o che farebbe fuori la sbadata che a tutti i costi vuole passargli avanti senza rispettare la fila, e che esulta: ‘oh davvero, c’era prima lei, sa che non l’ho vista!’, o che altresì, ogni notte si trasforma in un autentico ‘serial killer’, capace di studiare come togliere di mezzo tutti quelli che lo infastidiscono.

Ciò che farebbe in modo sofisticato, pensando per loro torture segrete, straordinarie quanto impeccabili, avvelenamenti misteriosi, incidenti stratosferici, come: far cadere sulla testa di Tizio il frigorifero di casa durante un trasloco improvvisato per l’occasione; o far mangiare Caio dagli scarafaggi allevati in cantina; e perché no, mettere una cabina di cartone nel vano dell’ascensore al piano dell’amministratore del condominio e lasciarlo sprofondare fino all’inferno. Per non dire di quello che invece riesce a combinare nei propri sogni. Sogni? Si fa per dire, per lo più trasformati in veri e propri incubi mortiferi in cui succede tutto ciò che non è riuscito a pensare durante il giorno: ‘diavoli col forcone, mangiatori di teste umane, collezionisti di ossa, etcetera, etcetera, etcetera …’.

Sì, perché a furia di pensare a come eliminare gli altri, finisce per immaginare situazioni che poi gli si rivolgono contro, provandole sulla propria pelle, come certi accadimenti che lo aspettano fuori della porta di casa: uno per tutti, il vaso che accidentalmente cade da una finestra evitando la sua testa. Per cui, pur di non incontrare nessuno, aspetta che la dirimpettaia rientrando chiuda la porta di casa, che il marito della ‘scarafaggia’ del secondo piano che sta uscendo dal portone giri l’angolo del palazzo, o che il postino abbia infilato la posta nelle buche, e così via.

Uno che arriva perfino a scrutare dallo spioncino se qualcuno s’intrattiene davanti la porta dell’inquilino di fronte, quasi fosse portatore di chissà quali nefandezze, magari un riciclatore di denaro sporco, uno spacciatore di droga, un ladro matricolato o perché no, come egli stesso si definisce, di un assassino. ‘Dio mio, un assassino?’. Un misantropo che ha più dello scorbutico asociale, cattivo quel tanto che basta, che taccia l’umanità di essere antiestetica perché triviale, irrimediabilmente farneticante, disdicevolmente edulcorante, ma anche straordinariamente vanitosa e falsamente mistica.

Insomma, come egli pur dice: ‘uno stentoreamente inqualificabile!’ che, in ragione della teoria degli opposti, un bel giorno si fa vittima della sua stessa ‘individualità consolidata’ e conclude col darsi una martellata in testa, ammettendo che ‘è senz’altro più facile farla franca togliendo di mezzo uno che rompe le balle, (come lui), piuttosto che consentire a questi di eliminare tutti quanti gli altri’, trovando ovviamente tutti d’accordo. Ma che fare quando in giro se ne trova più d’uno? In molti, tra quanti intervistati per la strada, hanno risposto senza indugio: “Chi ha più giudizio lo adoperi”. Ma è una risposta questa?

Mentre altri si sono più semplicemente limitati a dire: “bisogna sopportarli”, altri ancora, sicuramente più determinati, hanno risposto “uccidiamoli tutti!”, dimostrando quanto meno una inusitata tendenza al killeraggio di massa, ancor più di quel cacciatore segreto che si nasconde in ognuno di Voi. Sì, ho detto Voi, perché è proprio di tutti Voi (il plurale maiestatis è quantomeno necessario) che sto parlando, dei protagonisti delle mie short stories che sono alla base di questa ennesima raccolta dei “vizi privati e pubbliche virtù” e ché, dietro le solite frasi fatte e l’ambiguità perbenistica (leggi falsa moralità alquanto ipocrita) che le compongono, accumulano tutto il sale della ‘bella’ vita di cui andiamo così fieri.

Bella perché avariata’, direbbe il mio carissimo amico George che, guarda caso, sento molto vicino e che, anzi, mi va stretto come oramai mi va il completo della prima comunione. Da quando cioè, ha deciso di togliersi il primo sassolino dalla scarpa e ha incominciato a sproloquiare contro tutti gettando questo ‘in un girone assai profondo’, e quello ‘in un calderone di merda bollente’, tuttavia senza neppure porsi la domanda se al dunque sia davvero lui a decidere, o qualcun altro. Certamente qualcuno che, avendo più potere di Voi e di me, gode del ‘libero arbitrio’ e che, a sua volta, decide delle pene adatte all’uno e all’altro dei suoi indefessi interlocutori: un mucchio di gente conosciuta, lasciata e ritrovata, che crede di conoscere e che, seguendo il filo di questo racconto, non conosce affatto.



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