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Una storia di Barbarella49

Marcus

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6 minuti

Pubblicato il 21 febbraio 2020 in Humor

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I primi raggi del sole illuminavano come per magia gli specchi che ricoprivano i grattacieli della città. Siamo in una New York futuristica nell’anno 2080. Accanto ai grattacieli torri maestose, a forma di fiore, si innalzano nel cielo. Al loro interno ci sono giardini e laghetti, prati fioriti, una vera oasi di pace, dove riposarsi dalle fatiche quotidiane. Il protagonista della nostra storia si chiama Marcus. Vive con sua madre in un mega super attico al duecentesimo piano. E՝ un ragazzo di 20 anni, né bello né brutto, con capelli ed occhi castani. Ha una forte passione per la tecnologia, fin da quando era piccolo.

Quella mattina Marcus si svegliò non appena la musica orribile, reimpostata da sua madre come allarme, si diffuse nell'appartamento. Si stiracchiò pigramente, togliendosi definitivamente dalle braccia di Morfeo, poi si alzò, ma non trovò le sue ciabatte. Allora imprecò. Accidenti dove erano finite? Di sicuro l’aveva prese quel mascalzone del loro gatto Romeo. Che canaglia che era! Toccò il pavimento freddo con le dita dei piedi; subito un teporino si diffuse per tutto l’impiantito, che si scaldava al minimo contatto umano.

«Che comodità!» pensò. Marcus si guardò attorno. Si trovava adesso nella camera, dove si godeva di una splendida vista sulla città. Si avvicinò ad una specie di monitor dove lampeggiavano delle luci rosse, verdi e gialle. Ecco, ci risiamo. Sua madre gli aveva lasciato di nuovo le istruzioni per la giornata. Che noia! Sua madre pretendeva sempre di comandarlo a suo piacimento. Quindi schiacciò il bottone rosso. Subito una voce di donna si diffuse, attraverso gli altoparlanti per tutta la stanza. Questa cominciò ad impartire ordini: “VESTIRSI CON GONNA ROSSA, CALZE A RETE, REGGISENO DI PIZZO, TOP ROSA CON LE PERLINE, CARDIGAN ABBINATO ROSA FUCSIA.” Marcus pensò: “Ci deve essere un errore!” Ma ecco arrivare vicino a lui il suo robot personale, che gli disse: “Nessun errore, tutto giusto!” Mah! pensò Marco, sua madre era impazzita. Forse era una delle sue tante indagini statistiche. Però era strano. Doveva obbedirle, altrimenti si sarebbe infuriata. Così andò ad aprire l’armadio della mamma e seppur contrariato, tirò fuori quei vestiti, poi dal cassetto prese con riluttanza le calze a rete. Avrebbe voluto lui farle indossare ad una donna, altroché, invece guarda cosa gli toccava fare. Poi una volta vestito andò di nuovo davanti al monitor, per avere altre istruzioni. La voce disse: “Fare colazione con le crocchette del gatto”. Marcus pensò: «Eh no questo no, però, mi fa schifo!» Gli veniva da vomitare al solo pensiero. Con disgusto mangiò la polpetta del suo gatto: in fondo non era niente male. E adesso cosa gli avrebbe riservato il terzo bottone? Premette il pulsante giallo, tremando. Si sentì un bip prolungato, poi una voce sensuale si diffuse nella stanza : “Adesso esci di casa e dai un bacio alla prima persona che incontri”. Un momento! Si ricordò Marcus, ma stamani aveva un importante colloquio di lavoro, non poteva presentarsi in quello stato! Mentre era preso dall'angoscia più cupa suonò il telefono: era mamma che gli disse: “Guarda che ti sto controllando, vedi di seguire alla lettera tutte le mie istruzioni, altrimenti sono guai, ciao tesoro”. Marcus stava per avere un attacco di panico, gli toccò prendere un sacchetto e soffiarci dentro, per far riprendere la respirazione normale. Passarono pochi minuti e sentì una melodia di violino, era il campanello, predisposto da sua madre con quel suono perché le piaceva tanto la musica classica. «E ora che faccio?» pensò. «Apro? E chi sarà mai?» Guardò dallo spioncino e vide la signora dell’attico accanto. Era una vecchietta distinta e con il bastone, abbastanza simpatica. A Marcus sudavano le mani, non poteva aprirle. Però, ripensandoci bene, magari aveva avuto dei problemi, poverina. Non poteva fare l’indifferente. Così aprì all'inconsapevole vecchietta, che per sua fortuna ci vedeva poco. “Marcus non avresti per caso delle uova, le ho finite e quello sciocco di mio marito si è dimenticato di comprarle” disse la vecchietta, guardandolo in uno strano modo.

“Certo” rispose Marcus, “aspetti qui.” Consegnò quindi le uova alla malcapitata con tanto di scatola e fiocchetto. Poi ricordandosi dell’obbligo prese la signora e la baciò. Quella rimase intontita, poi incapace di reggere una tale emozione svenne. Era da tempo che non veniva baciata da un bel giovanotto. Proprio in quel mentre passò un signore che vide la scena: “Ah depravato!” iniziò ad urlargli contro.

“E' questo il modo? Approfittarsi di una povera vecchietta e per giunta travestito da donna. Vergogna! Chiamo subito la polizia”.

“No aspetti” gridò Marcus, che si era accorto con orrore di essere rimasto chiuso fuori casa. “C’è un equivoco guardi, non è come sembra!”

“Ma che equivoco e equivoco io ci vedo bene!” lo rimbeccò il signore. “Tu sei un depravato e pervertito e quella povera donna adesso andrà al Creatore, per colpa tua”.

Arrivò la polizia a sirene spiegate.

“Guardate c’è stato un errore” diceva Marcus, cercando di convincere i poliziotti.

“Venga con noi in questura” gli dissero quelli.

“Chiamate mia madre, lei può spiegarvi come stanno le cose” continuò a dire il giovane. Peccato che la madre fosse irraggiungibile.

“Fatemi cambiare gli abiti” implorava Marcus, ma i poliziotti ritennero che i vestiti potessero essere fondamentali per districare quella ingarbugliata vicenda. La madre del giovane, Cristina, era ad una riunione nel suo palazzo di cristallo. Algida, statuaria, dava un’impressione di estrema freddezza. Pensava al figlio. Quella mattina gli aveva lasciato impartite delle istruzioni particolari, inerenti a un software a cui stavano lavorando e lei voleva che le seguisse alla lettera.

“C’è una chiamata per te Cristina” le disse entrando Steven, il segretario.

“Si, va bene la prendo qui prego” rispose la donna. Quando Cristina sentì la chiamata diventò bianca come un cencio, si accasciò sulla sedia e poco ci mancò che perdesse i sensi. «Accidenti!» pensò. «Il suo ragazzo si era cacciato in un bel guaio!» Corse via, spiegando che aveva avuto un problema. Arrivò a casa e andò a controllare il computer che da tempi immemorabili impartiva istruzioni a suo figlio. Premette il bottone e una voce bella tonante che lì per lì le fece fare due salti sulla sedia, disse:" Game over, fuori servizio".

Il robot personale iniziò a cantare: “Questo è il ballo del qua qua e una papera lo sa..”

Le macchine erano impazzite, forse un virus, chissà. Cristina capì in un lampo che un genitore deve essere presente di persona e non può farsi sostituire da un robot, che non ha sentimenti e non ha la stessa capacità di giudizio. Che razza di madre era stata! Nel desiderio ossessivo di essere una buona guida per suo figlio aveva sbagliato, ma aveva ancora tutto il tempo per rimediare. Corse subito alla stazione di polizia.


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