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Una storia di MirianaKuntz

Dopo di te

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5 minuti

Pubblicato il 28 marzo 2019 in Storie d’amore

Tags: #fine #amore #nostalgia #coppie

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Dopo di te mi è cambiato il mondo. A volte ero un po’ più forte, a volte un po’ più fragile. Non ero più la stessa, ma nemmeno la versione peggiore di quella che sarei potuta essere. Il mio peggio l’ho dato quando tu non c’eri più, che ho fatto cose a caso, un po’ alla rinfusa, come quando in una stanza grande anneghi in un vortice di vestiti sporchi, ma quello sporco ti piace, ti fa sentire al sicuro, senza giudizi. Il peggio, l’ho dato quando ballavo in mezzo alla gente e i loro corpi mi sembravano leve, che svuotavano i sensi di colpa, e mi riempivano di apatia. Quando quella volta non ho pianto per tutto il giorno, e mi sono tenuta le cose dentro, qualche parola faceva a pugni con i denti, qualche parola si attorcigliava alla lingua, quelle che non uscivano graffiavano l’arteria principale che porta al cuore. Ho fatto cazzate, ho mentito alla gente, ho bevuto alcool a fiumi e fatto piani folli: tutti finiti male. Ma dopo di te è stato tutto diverso. Ho iniziato a fare le cose che mi piacevano, ad avere poco tempo per tutto, a comprare vestiti che non avrei mai indossato prima di quel momento, a macinare chilometri a piedi, a lanciarmi nelle cose più difficili, per sentirmi all’altezza di qualcosa che tu mi avevi tolto. Ho pensato che se avessi fatto cose impossibili, un po’ della mia autostima avrebbe fatto marcia indietro. Allora ho scritto, ho parlato in pubblico, ho cantato, ho perso peso, ho camminato da sola di notte, ho bevuto, ho digiunato, ho mangiato troppo, ho avuto coraggio e poi paura. Ad un tratto ho capito, che non puoi fare la guerra per qualcuno che per te non la farebbe. Non puoi rincorrere per sempre qualcuno che è più veloce e più grande di te. Non puoi cambiare tutti i tuoi piani, e non puoi nemmeno pretendere che qualcuno lo faccia per te. Quelle si chiamano favole, quelle sono cose che non esistono nella realtà. Allora dopo di te ho bevuto la camomilla ogni sera, ma non ho dormito comunque. Ho pensato che un giorno io potessi innamorarmi di nuovo, di nuovi occhi, di nuove mani, senza sentirmi così spaventata e triste dinanzi ad un sentimento così bello come l’amore. Poi ho avuto paura della mia stessa idea. Ho messo da parte la paura per gli estranei, e ne ho conosciuti il più possibile. Ho pianto di meno, a volte ho pianto tutto il giorno. In certi momenti mi sono sentita stupida, in altri tremendamente matura. Sono cresciuta, ho fatto giornate di corsa, tutte di fila, sono andata a fare spesa, ho riordinato casa, ho cucinato la cena, poi in quest’ordine ho cenato e sono andata a dormire. Come gli adulti beceri, che non hanno tempo per l’amore, che non sanno più cosa sono i sentimenti. A volte questa crudeltà mi ha devastata, altre volte mi ha aiutata a non pensare. Dopo di te non ho più pensato, perché ogni pensiero mi portava a qualcosa che non era stato, a quella scala di priorità dove comparivo sempre nelle ultime posizioni. Mi sono truccata comunque anche se il più delle volte mi vedo brutta da morire. Ho continuato ad ascoltare musica, anche se le canzoni sanno sempre dove colpire, cosa gridarti per farti rinsavire, o farti del male. A me la musica prende sempre a schiaffi. Ho avuto più paura della notte, questo è vero. Anche se non abbiamo mai dormito insieme, l’idea che tu fossi con me, in qualche maniera mi faceva sentire meno sola, meno abbandonata, meno estranea in una casa dove mi sento sempre un ospite. L’idea di -noi- edificava quel terreno aspro delle mie notti, e lo rendeva sicuro e pulito. Un momento dove il mio corpo era sul tuo, senza fare peso, senza risucchiare l’aria. Dove se mi svegliavo di soprassalto per un incubo, ti pensavo un po’ e alla fine mi riaddormentavo. Dove il profumo della pelle lo senti senza contatto alcuno, come fili elettrici che a distanza fanno scintilla e accendono le luci. Dopo di te ho avuto un’ infinità di incubi, non meno del solito, ma forse più similari alla realtà. La storia è sempre quella: io tu e lei. Poi a volte si aggiunge il cane. Io che sono lì e tu da un’altra parte, io che ti amo e tu che dici di amarmi e poi non è vero, io che ti cerco e tu sei invisibile. Tutto si riconduce a qualcosa che non può essere, a qualcosa che non è stato, a qualcosa che sarà ma che non include me. Alla fine smetto di dormire, anche se la realtà non è così meno dura delle cose sognate. Dopo di te ci è voluto coraggio per essere ed esistere. Per dimenticare tutte quelle parole brutte esplose tra i tuoi denti. Che non ero matura abbastanza, che non ero capace, che per me non si sarebbe stravolto il mondo, che al nostro secondo appuntamento ufficiale avrei sentito al massimo guaiti, e avrei starnutito tutto il tempo. La gente si chiede sempre com’è il prima, io ho capito che è il dopo che ti frega. Prima non lo sai quanto una persona può essere immensa per la tua vita, e quanto può essere strano che non ci sia. Dopo ti cambia tutto, persino l’asse del mondo, non ti reggi più in piedi se conosci cos’è l’amore e poi non lo ritrovi più.

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