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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

La locanda di Avalon

Un sogno

657 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 19 giugno 2019 in Fiabe

Tags: #BruttoAnatroccolo #Cigno #FataDeiSogni

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Io sono il brutto anatroccolo.

Sono la più grande tra i bimbi dell’orfanatrofio perché nessuno mi ha voluto e ormai per me non c’è più alcuna speranza. Ne ho visti tanti arrivare e poi partire in compagnia di nuovi genitori.

Di giorno aiuto le suore ad accudire gli altri bambini e faccio le faccende quotidiane.

Non dormo neanche più nella camera comune dei piccoli. Ho una cameretta tutta per me, con un letto, un tavolino e una cassapanca; la stanza è piccola e buia, ma tanto io non ho bisogno di molto spazio, non possiedo quasi niente, i miei abiti sono pochi e stinti dai molti lavaggi e non riempiono certo il cassetto perché tra i vestiti che la gente porta in dono non ce n’è mai uno abbastanza grande per me. Però le monache mi vogliono bene e mi hanno insegnato a leggere e scrivere.

La piccola Martina ha lasciato ieri l’istituto. Piangeva e non voleva andarsene. Si aggrappava al collo della suora e ripeteva: «No, no, io voglio te!» Ma poi la sua nuova mamma le ha regalato una bellissima bambola vestita da principessa e lei ha smesso di piangere e si è lasciata portare via.

La signora ha lasciato sulla sedia, in anticamera, il libro che leggeva nell’attesa. L’ho preso e l’ho nascosto sotto il materasso in camera mia. La sera, prima di dormire lo tiro fuori e lo leggo.

“La locanda di Avalon”. Lo leggo e sogno.


Nella locanda di Avalon puoi incontrare chiunque: elfi, folletti e fatine. Chiunque. Qui la diversità non infastidisce, anzi incuriosisce. In fondo al locale i nani scavatori mostrano le loro gemme e mercanteggiano con i compratori; gli elfi viaggiatori raccontano a chi voglia ascoltarli avventure e disavventure di viaggi nel loro mondo magico e in quello più banale degli umani.

Gli elfi silvani, che profumano di resina di pino e di fiori selvatici, mi regalano una ghirlanda e le fatine mi sussurrano: «Non temere cenerentola, anche il tuo turno arriverà».

Non ci credo, ma sorrido ugualmente perché è bello sperare anche se sai che è solo un sogno. Al bancone Daniel il Folletto mi offre una bevanda di sua invenzione e invita i folletti cantori a suonare e ballare con me. È una festa bellissima e sono felice.

Infine la porta si apre ed entra Amber, la fata dei sogni. Tutto, nella locanda, diventa più abbagliante.

«Voglio farti un regalo» mi dice. È solo un piccolo specchio rotondo. Ma è uno specchio fatato: mi guardo e vedo che sono anch’io bella. Daniel il Folletto sorride e Amber mi abbraccia. Adesso ho anche un vestito bellissimo, diamanti al collo e splendide scarpe col tacco. Alzo lo sguardo e mi guardo nel grande specchio sulla parete: non sono più un brutto anatroccolo, sono diventata un cigno come nella favola.


Vorrei crederci, ma so che niente di tutto questo è vero e che prima o poi dovrò svegliarmi nella mia piccola e buia cameretta, ma per adesso voglio restare in questo posto incantato, nella locanda di Avalon: la locanda dei sogni!


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