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Una storia di DomenicoDeFerraro

DRAMATIS PERSONAE DI UN PERSONAGGIO

Elogio al linguaggio della follia.

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12 minuti

Pubblicato il 06 febbraio 2021 in Storie d’amore

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DRAMATIS PERSONAE DI UN PERSONAGGIO



Elogio al linguaggio della follia.


Il “linguaggio della follia” significa il modo in cui questa universale follia è espressa non solo in parole pronunciate ,udibili, ma è anche un tipo di azione , un ripercorrere l’esperienza: è cioè un “folle discorso”.

David Cooper



Recitando la mia parte come personaggio in questo mio dramma personale , in giro per paesi e città mi fa attraverso la mia vita , convinto che c’è sempre una parte da recitare per continuare ad essere vivi. E dato a me recitare , piace, interpretare le diverse facce di tanta gente insignificante come me. Mi rende complice di chi non ha voce , mi fa dire , cosa significa vivere una vita ai margini di un mondo sempre più crudele , privo di amore per il prossimo. Interpretare ruoli e figure sconosciute , conduce il mio discorso , dulcis in fondo verso qualcosa che mi lascia andare in quel dialogo filosofico che s’istaura tra un essere terrestre ed un alieno di un pianeta lontano, disperso nel profondo universo. Riposandomi a volte sotto un albero grammaticale, che fiorisce in lontani pianeti, in galassie misteriose , sotto qualche ramo, dove un impiccato, pende, causa i suoi errori , perduranti negli atti proveniente da una certo recitare che conduce ad una anchilosante articolazione della parola come favola , frutto del male come del bene . La mia forma , discorsiva, fiorisce , sboccia, cresce , scemando in vari discorsi campati in aria , mi lascia sentire il suo profumo , mi trascina in quel tempo in cui fui certo del vero , quanto del senso fatto di pietra tagliata, lavorata per mano di artisti scalpellini. Pertanto ho sempre avuto una certa convinzione della vita recitativa , che si svolge in diverse dimensioni che mi ha accompagnato a lungo per il mio mondo, con tutti i miei difetti, di attore mancato , perdente e decadente attore di commedie satiriche sul regime imperante. Ed in tale ruolo di istrione o di commediante ho fatto parte di diverse e varie compagnie teatrali.



Io so di non essere un attore, so di essere una maschera che sa rappresentare una forma capace di vari contenuti , che sa dimostrare con vari discorsi , che si può essere surreali , ipotetici , improvvisando . Recitare un esistenza diversa dal normale , rappresentare una parte insignificante che si svolge su vari teatri sotto il dominio del governo terrestre. Ho sempre creduto che un buon attore , fosse un tipo fuori dal comune , qualcuno, capace di essere uno , nessuno e centomila , uno differente ed identico a tanti altri , un essere , una rappresentazione di una realtà in continuo in movimento.


Ed il mio ruolo di attore di varie commedie umoristiche è stato per molto tempo assai mediocre, quasi irrilevante , torbido come l’acqua che scivola nei rigagnoli ai lati dei marciapiedi dei vicoli dei fondachi . La mia vita di attore in certi periodi è stata un inferno senza ombrello. Ero convinto che le mie scarpe , si sarebbero rotte tutte ad un tratto , che non mi avrebbero mai condotto in fondo quella strada che io desideravo percorrere. Per tanto la mia vita di personaggio in quei nefasti periodi mi stavano sui coglioni , cosi disgraziata , maledetta , arrugginita come un filo spinato teso sopra i bastioni di un carcere spirituale . Non riuscivo a recitare, quella parte che era me stesso , neppure a riprodurre una parlata che si potesse dire d’essere la forma aggraziata di una canzonetta udita per strada.


Strano recitare , cosi strano vivere in quel modo , di fare che perfino il signore del secondo piano dove io abitavo evitava di rivolgermi la parola , credo in seguito ad una mediocre opinione di me.

Buongiorno come si va

Si va , che va tutto male oggi mi è morto il gatto.

Quanto mi dispiace gli farà un funerale

Non credo riuscirò a trovare la forza di farlo

Mi vuole come attore , piagnone nella sua farsa funeraria

Senta, io questa farsa non la condivido con nessuno,

Ognuno si tenga le sue lacrime per se .

Vorrei aiutarla a rendere più tragica la situazione.

Allora non ci siamo spiegati, io non ho tempo da perdere

Mi faccia fare il gatto

Ma è morto

Va bene il padrone

Ma sono io

Allora io chi sono

Lei è il signore del quarto piano

Vorrei piangere con lei

Non ci sono mezzi termini , la fortuna va , per conto suo.

Mi piacerebbe averne un po’

Anche a me , la vorrei assaporare sopra un pezzo di pane

Povero gatto

Era un vero amico

Strano, in genere i gatti non sono gentili

Io rammento, quando faceva le fusa alla signora del terzo piano

Era innamorata di lei

Le cantava pure qualche canzone

Il mio gatto non sapeva cantare, se mai miagolava forte

Che peccato, non poterlo , più accarezzarlo.

Io vado oltre , ogni ipotesi di resurrezione

Senza gatto

Allora lei è matto.

Mi perdo dietro un ricordo

E ridicolo

Lo può dire forte

Non si è accorto è arrivata l’ascensore

Buona serata

Buonasera

Va bene, bastava dirlo che le do fastidio.

Senta, sono anni che c’incontriamo , non ci siamo mai rivolti

la parola , ora vuole discutere, con me sulla morte del mio gatto.

Credevo di fare una cosa gentile , nel darle le mie condoglianze.

Io non amo il mio prossimo

Mi dispiace per lei

Lei sa che io sono vedovo

Io sono, un libero pensatore.

Io sono impiegato alle poste da trent’anni e forse mi compro

un nuovo gatto.

Se vuole l’accompagno

Me lo fa il piacere , mi faccia prendere l’ascensore in pace.

Accidente lei mi ferisce

Io fiorisco

Io appassisco

Lei è uguale al suo gatto.

Ma mi faccia il piacere.


Ogni interpretazione cosi rappresentata in qualsiasi teatro che io abbia recitato , s’anima di varie espressioni letterarie e non esistono in fin dei conti, espressioni banali ed espressioni veraci che fanno luce alla verità di fondo , che luccicano nella nostra ordinaria vita , come fossero piccole lucciole che volano nella sera profonda e magica che ti trascina in fondo a diverse passioni , acquistando cosi una loro forma, una loro sostanziale identità quasi terrestre . Nella terra dei canti liturgici , terapeutici , lirismi e ballate dialettali , animano il nostro spirito , ci trascinano in universi dialogici , ci fanno capitolare in altri generi letterari .Si rivelano cosi nell’essere interpretativo, come forma e contenuto di un discorso che potrebbe essere bello, o falso, facile a dirsi , un discorso che scorre con tutti i sostativi , con vari soggetti che vanno oltre quello che si crede di voler rappresentare . E la comune vita luccica nell’oscurità del nostro essere, come fosse un lume votivo davanti ad un immagine sacra.



La soluzione vede mio caro lettore , non risiede nell’essere capace di dimostrare la propria capacità di recitare e di improvvisare , ma dal non allontanarsi dal fatto interpretativo. Assumere l’aspetto di un personaggio , riassume tutto quello che noi vogliamo essere , come il viso contorto della verità , come la figura che s’aggira per strada in preda alla follia , come la morte, la vita, l’arte giunge come il vento che soffia vicino le porte del creato. Immergersi nel comune dialogo il non voler cogliere la vita cosi come è nella sua semplice forma narrante , conduce un soggetto recitante ad essere un povero uomo, che non ha nulla da perdere.

Una inutile perdita di tempo è denaro. Mi creda.

Per quanto , ognuno sia affetto , da quel personale disagio per la vita che a parere mio è parte del comune anonimato, nulla gli potrà impedire al tal dei tali di reagire in modo personale al sistema che tenta di distruggere i suoi sogni. Come dargli torto a quel personaggio, condannare un soggetto poiché egli vive , cresce ,crede nell’amore , studia per conoscere , legge, recita .

Ogni personaggio di questo universo fa parte di questo grande dramma personale , come oggetto e soggetto , figura fuori dal comune , personaggio, marchingegno fiabesco .


Rappresentare la vita che si svolge in ogni luogo

Interpretare per capire

Recitare per vivere

Recitare per essere se stessi

Che bello non ci avevo mai pensato

Sei un personaggio fuori da ogni schema

Sono stanco , voglio uscire fuori da questa ridicola commedia

Voglio passeggiare liberamente, voglio dire cosa penso

per davvero, senza tenere paura dei vari giudizi altrui.

Nessuno ti nega di farlo

Non ho fatto niente di male .

Lo so , sei stanco di morire e rinascere in diverse forme

Vivo la mia arte in diverse espressione .

L’espressione è il riassunto dei promessi sposi

Preferisco il Decamerone

La poesia è una metafora

Ci si prova sempre a coniugare il sacro con il profano.

Ci rimane ben poco di questa vita da commedianti .

Permane il problema di fondo cosa si voglia veramente rappresentare ? non di certo , certi personaggi immaginari.

Fingere per essere , vivere per credere , recitare per amare.

Per andare oltre ogni illusione.

Rimane la speranza di una vita migliore.

Oggi nulla è condiviso di ciò che siamo ,domani, potrebbe andare

meglio, forse ci vorranno mesi, anni ,secoli ,generazioni

e generazioni d’intelligenze addette a risolvere il caso , per quanto mi viene da ridere e sarei assai contento se tutto ciò mai avvenisse. Ma l’inganno dell’essere e recitare ritorna e con lei , la storia che ha creato tutto ciò. Il grande sacrificio fatto per conquistare uno spazio libero , ove poter pensare d’essere liberi e credetemi non è una cosa per nulla facile.

Non ti ho cercato per nulla.

Attraverso di te , come personaggio , io risalgo all’origine del segno

alla scrittura non formulata che traccia il vento sulla sabbia e sul mare . Risalgo alla scrittura selvaggia dell’uccello del pesce che guizza. Rinasco nella forma del signore del vento, nella forma del signore della sabbia, del signore degli uccelli e dei pesci che attende dall’uomo il libro che l’uomo attendeva dall’uomo.

Interpreto l’uno per essere finalmente consapevole di ciò che era ed è l’altro per essere, finalmente uomo. Già mai l’attore.


Il mare si tinge d’inchiostro , le parole annegano a largo e l’infinito battito del tempo sembra tenere fermo in sé il segreto dello scrivere e dell’interpretare , segni antichi impressi sulle pareti . Il cammino dell’uomo , nella sua ricerca nel vero in se , immerso nell’oblio d’un mondo aldilà di cio che si possa rappresentare, coglie l’attimo fuggevole l’espressione arcana i giorni in cui abbiamo discorso , abbiamo mangiato insieme , abbiamo sperato.


In questa commedia , gli attori in manica di camicia infreddoliti ,tremanti , sorseggiano una bottiglia di vino in quel teatro di cose perdute , con tutto il loro vestiti, le loro vicende personali con un cuore ubriaco di vita e canzoni .

Non è facile distinguere l’oggetto dal soggetto ,perché a me la frittata mi sempre piaciuta , ben cotta , fatta poi da mia moglie , ch’era bravissima a farla . Rammento bene la sua mitica frittata di zucchine , era una vera bomba. Ed io sono cresciuto, con questa idea del teatro , con questa inverosimile famelica volontà di divorare frittate. E di frittate ne ho mangiate tante in vita mia , di uova nel paniere ne ho rotte, altrettante che una volta un mio

capo comico mi licenziò in tronco .

Perché secondo lui non ero capace di recitare la parte assegnatomi , quello di personaggio fuori dal comune come il quel dramma di quei sei personaggi senza autore.

Cosi mio malgrado, mi ritrovai a vagare alla ricerca di qualcuno che comprendesse l’intima mia tragedia di personaggio e autore.

Nel senso , che l’autore che mi creò prima di divenire attore ed interprete non volle o non poté mai , materialmente mettermi nel mondo della sua arte. E fu un vero delitto ,perché mi creda , chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridere anche della sua morte. Poiché egli non muore mai . Morra l’uomo ,lo scrittore , strumento della creazione, ma la sua creatura non muore più. Non le sembra straordinario, tutto ciò ,poter vivere per l’eternità , essere alfine immortale , poter recitare fino alla fine dei tempi , la propria parte , senza regole , senza nessuno ti metta in bocca frasi fatte.



Dopo tale esperienza recitativa , provai cosi a girare la frittata a modo mio , poi girai l’angolo di quella lunga strada narrativa , provai a conoscere i mille personaggi reali e irreali interpretati in quella maledetta storia metropolitana, figure e controfigure losche e meravigliose , venditori ambulanti , sballati del sabato sera.


Provai ad uscire fuori dalla trama di quel mio racconto surreale , avviandomi verso mondi più reali , girovagai a lungo senza meta . Tutto l’amore che avevo provato fino ad allora , era una goccia nel mare dell’arte della rappresentazione , un improvvisare senza senso, intimo , incosciente , frutto della mia fantasia, vacillante che era avvolta dai ritmi di un interpretare e discorre dell'arte come soggetto di un vivere estremo, di un vivere senza testa e senza arte, nel canto mi beavo , della mia vita rappresentativa.


Tutta la bellezza dell’esistere , del vivere , dell’entrare, uscire nella nostra vita come nella vita altrui , far parte di un mosaico di varie forme ,sequenze cinematografiche che conducono a conoscere l’altra faccia di questa esistenza surreale. E le sembra poco, tutto ciò ,c’è ne tanto da mandare un poveretto all’altro mondo.

Grazie, cosi mi disse la signora in prima fila.

Rimasi ad osservarla a lungo , con gli occhi sgranati .

Ammetto, sentivo d’essere un strano personaggio in quella commedia , ma la cosa, per mia fortuna non mi spaventò tanto.

Così provai ad andare avanti, con il costruire una nuova scena ,

entrai e far parte d’una nuova trama, feci da spalla al capo comico anche sé lo consideravo un amicone , il recitare tra noi , non funzionò mai.


In principio ,recitavo la mia parte ogni giorno la cosa mi faceva sentire all’altezza del mio compito , poi compressi che il recitare , mi faceva stare male, tosse, catarro , affanno non avrei potuto più lavorare con nessuna compagnia, tranne in qualche scena in cui serviva urgentemente un povero uomo ammalato.


Con il tempo io non riuscii più recitare improvvisando , ciò che io ero capace di rappresentare. Furono scritte sul mio conto altre pagine ,altre storie e farse per essere etichettate dalla comune morale come testi inedite , mai apparsi sul mercato editoriale ,con le peggiori intenzioni non badai a cosa , avrebbero detto sul mio conto i cinici critici. Il mio capocomico panciuto dai biondi baffetti, m’invito a prendere sul serio la mia parte , almeno il significato di tutto ciò , sarebbe stata una ottima occasione per conoscere uno ad uno ogni interprete di quella assurda commedia composta da scenografi , ballerini , cantanti, tutti pronti a partire ridenti con l’intera compagnia viaggiante per quella lunga stagione da passare , recitando insieme , all’inferno.








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