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Una storia di GioMa46

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- 4'33'' -

Musicologia all’origine della cultura globalizzata / 3

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12 minuti

Pubblicato il 11 novembre 2019 in Giornalismo

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- 4’33” - (..immersi nel ‘silenzio’ di John Cage).

Musicologia all’origine della cultura globalizzata / 3

Copertina del libro - Archinto Editore
Copertina del libro - Archinto Editore

A chi può interessare: “..i dipinti bianchi sono arrivati ​​per primi; il mio pezzo silenzioso è venuto dopo." […] “Probabilmente non hai mai sentito”, un silenzio così puro, perché nella realtà esso non esiste. (*)


Con questa affermazione, ripresa da Robert Rauschenberg, il pittore che nel 1951 produsse una serie di quadri bianchi che cambiano a seconda delle condizioni di luce dell'ambiente di esposizione, che Cage rivoluzionò il concetto di ascolto musicale, dando luogo a un autentico sconvolgimento estetico, a dimostrazione che ogni suono, anche la più banale emissione sonora, può essere musica.


John Cage
John Cage
Copertina del libro in inglese.
Copertina del libro in inglese.

La diversità di opinioni scaturite da una simile affermazione sembra più una questione di distanza ‘di tempo’ che di contenuti ‘oggettivi’; così come affiancare ‘dipinti bianchi’ a ‘spartiti muti’ può voler dire condursi in ambito astratto e/o virtuale dentro un ‘silenzio che stordisce’ i sensi. la vista e l’udito ma ancor più la parola, ancorché si possa restare sorpresi o attoniti per il modo in cui i diversi sensi agiscono e reagiscono a una simile provocazione. E sia che ci si trovi davanti a un ‘dipinto bianco’, o a uno ‘spartito muto’, ciò accade perché nella realtà il fine ultimo coincide con l’inizio di un discorso visionario quanto irrazionale, rimandante a quell’inconscio più o meno postulato da parte dell’artista come di quello dell’esecutore, oltreché ammissibile e/o accettabile di chi ne è fruitore.

Nelle possibili ‘intersezioni’ rintracciabili in questo discorso, trovano luogo inoltre tutte quelle alternative che vedono congiunte l’arte alla musica e alla poesia, com’è anche testimoniato dall’interscambio di lettere e documenti fra artisti e musicisti con scrittori e poetidovunque vi sia stato un sommovimento culturale. Pur senza qui enunciare le diatribe che spesso ne sono scaturite, si possono fare esempi eclatanti, riferiti a protagonisti di rilievo in ogni società culturale: rispettivamente quella di fine Ottocento qui presa ad esempio; e quella parigina della cosiddetta Belle Epoque iniziata e terminata a cavallo del XX secolo, solo per restare al più recente passato.


Esempi eclatanti sono i molti ‘poemi sinfonici’, le ‘liriche’ messe in musica da Claude Debussy ed altri; non in ultimo, quel Reynaldo Hann del quale Proust lamentava una certa gelosia intelletuale. Altri esempi sono il “Don Quixote” da Miguel de Cervantes ripreso da Richard Strauss, e lo straordinario “Also sprach Zarathustra” liberamente composto su testo di Friedric Nietzsche. Ma ed anche molte delle musiche per i balletti composte da Igor Stravinsky tra i quali, va evidenziato: “The Rite of Sping” (*) su un poema folkloristico russo di Gorodetzky portato in scena dal famigerato Diaghilev.

Bejart, coreografia per "La Sagra della Primavera"
Bejart, coreografia per "La Sagra della Primavera"

Nonché le stravaganti ‘Opera ballett’ musicate da Jacques Offenbach: “Salomé”, “Barbe-Bleue”, “Orphée aux Enfers”, culminate nella più frizzante e libertina “La vie parisienne”. Per giungere in fine a quel capolavoro assoluto che è “Pictures from an Exhibition” di Mussorgsky / Ravel, oggi ancora molto apprezzato dal giovane pubblico internazionale per essere stata utilizzata, in tempi recenti, come ‘soundtrack’ del film capolavoro di Stanley Kubrick “2001 Odissea nello Spazio” (1964).

Locandina del film di Stanley Kubrick.
Locandina del film di Stanley Kubrick.

Risulta evidente che siamo già oltre se nello scambio di lettere fra “Pierre Boulez e John Cage” datata, estate 1951, leggiamo:


«Caro Pierre, […] quando finirò la mia Music of Changes te ne manderò una copia […] e voglio anche mandarti una copia del pezzo per ‘apparecchi radio’ e una registrazione di Morton Feldman, che non riesce a immaginare che a te non piaccia il suo pezzo, ti manderà una nuova Intersection manoscritta per pianoforte. Si è un po’ ammansito avendo saputo che neanche a te piace Mondrian.»


“John Cage impiegò nove mesi per terminare questa partitura che lo porterà presto a immaginare una tecnica di composizione più rapida, anch’essa facente ricorso al caso, ma utilizzando questa volta le imperfezioni della carta. […] Altre composizioni utilizzeranno questo stesso procedimento, fra cui la serie completa di “Music for Piano (1952-56)”.

Com’era inevitabile che fosse con “Music of Changes”, Cage ha cambiato fin nelle fondamente la scena musicale mondiale, strappandola definitivamente all’interazione del passato, con apporti decisamente rivoluzionari, chiedendo e aspettandosi una percezione allargata tuttavia imponendo una esplorazione del suono, creando masse sonore che si riallacciano all’esperienza ‘happening’ e la fanno propria, ipotizzando una dialettica possibile tra teoria e prassi musicale, tra cerebrale e corporeo-sensoriale.

Ma creare un racconto ‘corporeo-sensoriale’ non è solo dell’happening, di cui Cage è stato uno dei fautori più illustri, bisogna colpire direttamente i sensi provocandone la tensione, in questo caso uditiva, cosa che, in un discorso a ritroso, va dal promulgamento di un suono alla sua negazione, attraverso l’immaginario inquietante di ‘presenza-assenza’ che dalla memoria ‘presente’ del suono, perviene all’evocazione immantinente della sua ‘assenza’, fino al raggiungimento ultimo del ‘silenzio’. assoluto

Locandina promozionale.
Locandina promozionale.

Necessita dunque una certa flessibilità della mente per porsi all’ascolto del brano suggerito nel titolo: 4’33’’ , ovvero “Quattro minuti, trentatré secondi” (*), come pronunciato dall’autore. Si è qui messi di fronte a una composizione ‘sperimentale’ in tre movimenti che ha visto la luce nel 1952 “..per qualunque strumento musicale o ensemble”, come istruito dallo stesso Cage sullo spartito, in cui egli dà istruzione all’esecutore di non suonare (tacet) per tutta la durata del brano durante i ‘tre movimenti’: il primo di 30 secondi, il secondo di 2 minuti e 23 secondi, il terzo di 1 minuto e 40 secondi, per un totale di ‘silenzio’ di 4 minuti e trentatré secondi che è poi il titolo all’opera.

Ma che cosa accade quando ci si mette all’ascolto di un così prolungato silenzio?

Nelle intenzioni dell’autore, la composizione si presume consistere dei suoni emessi dall’ambiente circostante in cui viene eseguita, dando una idea dell’importanza dell’ambiente stesso, sebbene sia generalmente percepita come la sintesi della sua idea creativa in musica, di ciò che costituisce, o che può costituire, il momento (epitome) iniziale e conclusivo dell’intero happening uditivo. Non a caso in un'intervista del 1982, come in molte altre occasioni, Cage ha affermato che 4′33″ è stata la sua opera più importante.


4'33” è l'apice di una serie di composizioni di Cage «..dove il silenzio ha conquistato un ruolo sempre più importante. “Il Duetto per due flauti”, scritto nel 1934, inizia con un silenzio, mentre “Waiting”, pezzo per piano scritto pochi mesi prima di 4'33”, è principalmente dominato dal silenzio, interrotto soltanto da un breve ostinato. Un'esperienza importante per la realizzazione del pezzo fu la visita alla ‘camera anecoica(insonorizzata) dell'Università di Harvard. In questa camera, Cage avrebbe dovuto udire il silenzio più totale; invece riuscì a sentire due rumori, uno acuto e l'altro più grave. Un ingegnere gli spiegò allora che aveva ascoltato il proprio apparato cardiocircolatorio e nervoso in funzione; da ciò Cage dedusse che il silenzio perfetto è in realtà un'utopia, e il rumore domina in ogni istante della nostra vita.» (*) (Wikipedia)


Il significato di questa operazione sperimentale è, secondo Cage, l’affermazione che il ‘silenzio assoluto’ non esiste, sebbene egli non potesse saperlo fino a che non l’avesse sperimentato.


Dapprima con “Imaginary landscape n.1” del 1939 e “Tuned Space” del 1950 costruito sull’idea per un’architettura in musica e, successivamente, con il ‘progetto’ di ‘un ambiente di suono e nebbia per un’isola svedese intitolato “Island Eye Island Ear” del 1958 (?) nato dalla collaborazione con David Tudor pianista e compositore, che John Cage ha dato vita a quella che sarà un’autentica rivoluzione estetica in musica, sconvolgendone da cima a fondo l’impianto strutturale, mettendo in discussione i fondamenti della percezione uditiva.

Ma è con 4’33’’ del 1952 ‘interamente immerso nel ‘silenzio’ che è possibile dire che Cage ha investigato tutto o quasi di quanto la sua apertura totale in musica poteva suggerire alla multimedialità ‘riconducendo il suono dentro il silenzio cosmico iniziale’.


In questo modo «Io decido che ciò che ascolto è musica – disse in occasione della presentazione pubblica del brano 4’33’’. È l'intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. [...] Cerco di pensare a tutta la mia musica posteriore a 4'33’’ come a qualcosa che fondamentalmente non interrompa quel pezzo.»

«Secondo Cage infatti, 4'33” non è per nulla un'opera silenziosa, in quanto il vero centro di attenzione dovrebbero essere i rumori casuali che si sentono durante il silenzio dei musicisti, al pari di quelli dati dalla caduta di un oggetto, dal ronzio di un insetto o dal respirare degli spettatori. La durata particolare della composizione, invece, è probabilmente un riferimento allo zero assoluto: infatti, quattro minuti e trentatré secondi corrispondono a 273 secondi, e lo zero assoluto è posizionato a -273.15 °C, temperatura irraggiungibile, come il silenzio assoluto.» (*) (Wikipedia)


Copertina del libro "Silenzio"
Copertina del libro "Silenzio"

All’origine della sequenza degli eventi, in parte selettivi e in parte aleatori, del progetto 4’33’’ di Cage, potrebbe fissarsi la teoria meta-artistica detta ‘stocastica’ dal greco 'stocos': una composizione di procedure algoritmiche concepita in origine da Iannis Xenakis, utilizzata per produrre la pressione della curva del suono conseguente, nell’incidenza che qusta produce sullo sciame dell’immaginario visivo. Una fusione di linguaggi dove è impossibile separare la creazione musico-vocale e coreografica da quella sonora e visiva che formano una rete inestricabile.

Copertina del CD musicale.
Copertina del CD musicale.

Acciò, misurando le distanze, possiamo affermare che la ‘poesia’, rientra di proposito in tale progetto, suggerita dalla dialettica musicale utilizzata da Cage e Boulez, in cui tra l’altro è detto: «Si può capire la straordinaria diversità e la stupefacente flessibilità di una tale distribuzione del ‘tempo musicale’ […] suono –silenzio, stabilita dalla sua durata che sgorga da un’ascetica rigidità formale, nell’atto di condurre verso una gerarchia nell’unitaria differenziazione che governa un’opposizione fra permanenza e rinnovo delle durate … così ricche di potenzialità.» (op.cit.)

Di fatto, si afferma qui l’eccellenza della forma ‘poetica’ giocata dalla prerogativa ‘suono-silenzio’ stimata sull’effetto della ‘durata’, in cui la medesima verbalità poetica s’avvale della ‘pausa declamatoria’ propria dell’apparato orale-respiratorio che tiene insieme l’unità metrica dei periodi del dire. Non speculo sul fatto che tutto ciò possa essere considerato un progresso o un arricchimento della manifestazione poetica, tantomeno affermare una qualche supremazia della vocalità sul suono; di contro si vuole qui affermare la peculiare ‘riservatezza’ della poesia sulla ‘seduttiva’ capacità della musica.


Valga ad esempio la suprema liricità corale delle opere di Bach, la cui elaborazione, è in continua ascesa ed occupa uno spazio immenso nella teorizzazione della musica contemporanea, nella trascendenza del nostro tempo, attraverso l’avventura umana dei suoi protagonisti. Cage elabora di proposito un ‘suono muto’ ad uso e consumo degli ascoltatori, che vestano i panni di attore / musicista / poeta, con i quali condividere quella che possiamo senzaltro definire una ‘esperienza altra’, che si spinge oltre il proprio sentire: «..supponendo che siano fantasiosi, compositori, fruitori e interpreti , che non si lasciano sedurre dagli aspetti esteriori della musica».

Di nuovo, l’intento che può aver suggestionato Cage nel suo progetto sul ‘Silenzio’ sta nell’attualità e nella continuità scoperta nella sublime arte compositiva di J.S. Bach, tant'è che possiamo parlare di un ritorno, già in parte compiuto, considerata la pluralità delle proposte esecutive delle opere del grande compositore, la cui creatività musicale, già in epoca barocca, raggiunse vertici fino allora inusitati, da porsi al di sopra della ricchezza culturale d’ogni epoca successiva quale summa di rappresentazione musicale e artistica, nonché spirituale e di partecipazione liturgica, nel sublime “Magnificat” (*) e nelle “Schübler-Chörale”, composizione di “Sei corali per organo”.

Copertina del CD musicale.
Copertina del CD musicale.

L’elenco delle elaborazioni bachiane potrebbe risultare infinito, mi limito qui a enumerarne solo alcune che denotano una certa differenziazione, si tratta di CD tutti reperibili sul mercato discografico:


Gustav Leonhardt (cembalo), JS Bach - “Goldberg-Variationen”, Teldec 1965

Glenn Gould (piano), “A state of Wonder : Goldeberg Vaiations”, Sony 2002

Heitor Villa-Lobos (orchestra), “Bachianas Brasileiras”, V. De Los Angelos – EMI 1987

Jacques Loussier Trio (Jazz), “Play Bach” – J. Loussier 2001

Keith Jarrett, "The Well-Tempered Clavier" -

Les Swingle Singers, "Jazz Sebastien Bach"- Philips (?)

The Modern Jazz Quartet, "Blues on Bach" - Atlantic 1974

Lambarena (strumenti solisti e coro africani), «Bach to Africa», SK /Sony 1994

Montserrat Caballé / Freddie Mercury, “Exercises in Free Love”, Polydor 1987

Locandina del Concert Recording - Crossover Media
Locandina del Concert Recording - Crossover Media
Copertina del CD musicale.
Copertina del CD musicale.

Scrive ancora Cage: «Ora, noi siamo musicisti e non pittori o altro, e i quadri non sono fatti per essere suonati», alla cui affermazione mi sento di poter aggiungere: ‘che magari vanno ascoltati, questo sì’ … Nel senso che l’arte, in generale, è il prodotto di misurazioni matematiche allo stesso modo del suono, la cosa più sbalorditiva è la sua capacità metamorfica d’essere allo stesso tempo paritària della musica e della poesia, l’insieme della ‘rete inestricabile’ dei sensi, dove i temi, le forme, le immagini, i suoni e le estetiche poetiche che popolano l’immaginale si rigenerano aprendosi al futuro.

Ci sono domande a cui non ho risposto? - immagino intenda chiedere John Cage a quanti si mettono 'in silenzio' all'ascolto di 4’33’’:


"Perché non fate come me, e vi sbarazzate di ogni pensiero come se fosse vacuo?

Perché non fate come me, e vi sbarazzate di ogni pensiero come se fosse un legno marcio?

Perché non fate come me, e vi sbarazzate di ogni pensiero come se fosse un sasso?


Dalla biografia:

È il 1961 quando esce Silenzio. John Cage ha quarantanove anni e una fama di musicista sperimentale che fino a qualche anno prima era limitata alle cerchie delle avanguardie metropolitane statunitensi. Conosciuto soprattutto per l’associazione tra la sua musica per percussioni e pianoforte preparato e la modern dance, il suo stile muta radicalmente quando decide che i suoni debbano essere liberati – dall’intenzione, dal gusto, dalla storia, dalla memoria – per vivere di vita propria. Che lo strumento principale del suo modo di comporre debba essere il caso.

Quando Cage accetta l’idea di radunare i suoi scritti e le sue conferenze-performance in questo libro, il suo pensiero ha da poco contagiato irreversibilmente la nuova musica che si fa in Europa. "Silenzio" diffonde il contagio anche al di là dell’ambito musicale e dà a Cage una notorietà senza precedenti.

Il libro viene accolto da una comunità di giovani in pieno fermento artistico, culturale e politico. Diventa subito un manifesto e un caso letterario.

Nell'insieme di articoli, conferenze e saggi composti fra il 1937 e il 1961, "Silenzio" spazia dai discorsi sulla musica – propria e degli altri – alla danza, alla pittura, allo zen, con storie e aneddoti che nel tempo sono divenuti proverbiali.

Da questo variegato insieme di testi – qui proposto in una traduzione riveduta e con una prefazione inedita in Italia – emerge soprattutto la totale appartenenza di Cage al pensiero musicale, la sua fede assoluta nel potere del suono. Eppure, anche e proprio grazie a Silenzio, le sue idee si sono irradiate verso tutti gli ambiti della produzione artistica, definendo un nuovo rapporto tra materiale e gesto creativo. E ancora oggi il sasso gettato nello stagno non ha smesso di generare i suoi cerchi.

Copertina libro su J. Cage
Copertina libro su J. Cage

Note:

John Cage, Los Angeles 1912 - New York 1992. È stato un filosofo, scrittore, pittore, compositore e teorico musicale, ed è considerato uno degli artisti più rivoluzionari e influenti del Novecento.


Bibliografia / Discografia:


(*) Pierre Boulez, John Cage, “Corrispondenza e documenti” – Archinto 2006

(*) Igor Stravinsky, “The Rite of Sping” - Il Tokio Ballet alla Scala con la 'Sagra' di Maurice Béjart – 1986

(*) Joh Cage, 4’33’’ - “Quattro minuti, trentatré secondi”, 1952

(*) Wikipedia, enciclopedia on-line, collaborativa e libera.

(*) John Williams, "Bach Changes", LP CUBE Records 1971

(*) Boulez –Cage, (op. cit.)

(*) Harnoncourt JS Bach, “Magnificat” – BWV 243 Teldec 1984





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