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Una storia di P3PP4R10

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Tunnel of Love

Effetti collaterali di Making Movies su giovani menti impressionabili

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La copertina del disco dei Dire Straits, Making Movies (1980)
La copertina del disco dei Dire Straits, Making Movies (1980)




C'è un nuovo giorno all'alba e sono finalmente arrivato. Se sarò qui domani mattina, baby, saprò di essere sopravvissuto.

Mark Knopfler e in particolare Making Movies dei Dire Straits per me è il ricordo della scuola media G.B. Vico di Piazza Cappello. In particolare un collega di mio padre, originario di Luzzi. Ex calciatore e appassionato di musica. A bordo della sua Autobianchi A 112 blu scura, tornando a casa mi faceva ascoltare Edoardo Bennato, Pierangelo Bertoli, F. De Gregori e il suo amato De André. Ascoltavo estasiato, visto che ero abituato a Queen, Scorpions e Michael Jackson, a cui ci aggiungevo la visione delle trasmissioni di quella tettona di Emanuela Folliero. Era un altro mondo, un mondo migliore, c’è bisogno di dirlo? Perché, ok il pop e va benissimo anche la classifica di singoli più venduti, ma ascoltare un vecchio album di Edoardo Bennato, era come accendere un candelotto di dinamite dentro la testa di un ragazzino, perso tra sogni di Gloria e una provincia apatica e narcolettica. Vincenzo, si chiamava così, portava l’orecchino sul lobo sinistro e aveva alle spalle una discreta carriera di calciatore semi-professionista. Nel suo paese era considerato giustamente un’autentica leggenda, specialmente dai più giovani. Portava un carismatico giubbotto di pelle nera, consumato, ma tenuto bene, con il bavero alzato. Per me è stato fondamentale in termini di formazione musicale e di crescita, al pari di un John Fogerty o un Eric Burdon per i vari Bruce Springsteen, John Mellencamp e Tom Petty. Un giorno di quasi primavera Vincenzo mi disse: - Oj, Dariù! Ojhi ti fazzu sentiri ‘na cosa ‘na pocu diversa, ma secondo me ti piacia! Mise Making Movies versione musicassetta nel mangianastri e diede gas alla sua Autobianchi A 112 blu, la Mini del popolo. Fu così che ascoltai per la prime volte la maestria di Roy Bittan al piano. Non feci in tempo a rendermi conto di niente visto che Tunnel of love mi travolse come una stilettata a tradimento. Una cosa che può capitare se tieni la guardia abbassata in una rissa di paese, coi soliti vigliacchi gaglioffi armati di coltello a serramanico. Avevo provato una sensazione simile solo 3 volte, mai ascoltando musica. La prima quando vidi la ragazza più bella del paese in costume da bagno, al mare due anni prima. Aveva 16 anni lei e io ero troppo comico anche solo a ripensarci. La seconda era stata in moto con mio zio, che mi aveva portato una volta in giro per il paese, così per farmi provare il nuovo mezzaccio, come lo chiamava lui! La terza e fin lì ultima era stata al luna park, a una giostra per grandi. A ripensarci quella fu una bella strizza, anche se devo ammettere che la scarica di adrenalina mi piacque. Comunque sia, nulla di paragonabile all’effetto di Tunnel of love. Quale effetto vi starete chiedendo? Ve lo spiego io come funziona la musica per me. Nessun prodotto farmaceutico in circolazione può darti quella stessa scossa che ti dà la banda quando è al massimo! E' un delirio che cresce, senza apparenti effetti collaterali. Una delle sensazioni più belle che potrai provare al mondo, se sei un certo tipo di persona, ovviamente! Vincenzo mi guardava e sorrideva. Io ero stravolto e non mi sembrava nemmeno di essere a Taverna di Montalto Uffugo. Ero partito per la stratosfera in stile Guardiani della Galassia. Altro che Universo Marvel, altro che Masters of the Universe, Skeletor e He-Man: il mio supereroe sei tu, Vincé! Sì, ovviamente anche Mark Knopfler e i suoi Dire Straits non erano affatto male, ma il merito era stato tutto suo e io questo lo capivo benissimo. Ero già un tipo consapevole e sensibile, più al dolore che al piacere, ma questo non c’entra nulla, ora e qui. Perciò dato che finora non l’ho mai fatto, ti volevo ringraziare pubblicamente, Cenzì! Per avermi aperto il cervello quel giorno di quasi primavera e averci messo tutte quelle note e quegli arpeggi di chitarra, piano e fill di batteria, che ci stavano come il cacio sui maccheroni (che all'epoca mi facevano schifo, ammetto!)


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Tunnel of Luzzi​​​​​​​

Illustrazione di Elena Artese
Illustrazione di Elena Artese

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