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Una storia di Pikappa

GAME OVER

un'altra monetina

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3 minuti

Pubblicato il 09 settembre 2019 in Altro

Tags: #adolescente #problemi #morte #scuola

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e se non respirassi più?

se da questo momento, da questo istante decidessi di non respirare più cosa accadrebbe?

Forse la prof mi guarderebbe con quel suo solito sguardo altero e distaccato e mi direbbe di uscire e non far la cretina.

Forse Camilla che si ostina a fingere di essermi amica si girerebbe di nuovo dall’altra parte come è successo giovedì scorso al centro commerciale?

Forse la campanella che suona la fine della terza ora mi troverebbe con la testa appoggiata alla parete e nemmeno lei si accorgerebbe di questa pausa dall’ossigeno che mi son presa.

Forse il mondo continuerebbe a girare come il 23 marzo, il 18 aprile, il 7 novembre, come ogni singolo giorno che si è affacciato a questo mondo, e che ha vissuto 24 ore e poi se ne andato.

In quelle 24 ore non è successo nulla ed è successo tutto. Chi si è amato, chi ha bevuto, chi ha pianto, chi ha lavorato, chi ha tradito, chi ha dormito, chi non si è svegliato, chi è rimasto, chi, chi, chi tutto e chi niente.

Anche il mio giorno più inutile per altre persone è stato il più importante, quello che non dimenticheranno oppure quello che non potranno più ricordare perché, come succedeva nei videogame anni 80, è comparsa la loro scritta GAME OVER.

oggi sarà il mio GAME OVER.

Adesso non respiro più.

Mi sono rotta di tutto questo mio esser poco. Non brillo in nulla, non sono la miglior amica di nessuno, questa fottuta storia e filosofia non mi interessa, insomma che ci faccio in questo posto.

Adesso non respiro più.

Saranno passati trenta secondi e non succede nulla, sto ancora bene.

Metto a posto la roba che ho sul banco, chiudo il pennaiolo e metto i libri nello zaino. Il diario è rimasto a casa ma tanto non c’era nulla di importante.

Adesso sarà un minuto che non respiro.

Penso a cosa diranno i miei compagni di classe, e i prof!!! parleranno di me e di come mi sono accasciata sul banco durante la terza ora. Il Preside dovrà chiamare a casa e non troverà nessuno e allora chiamerà il papà in studio che si precipiterà all’ospedale.

E poi, il giorno dopo, i finti amici metteranno i fiori e i disegni sul banco.

saranno tristi nei corridoi ma rideranno nei cessi pensando che in fondo Alessia è sempre stata un po’ strana.

Se ci avessi pensato prima avrei fatto partire il cronometro sullo smartphone per vedere a quanto sono arrivata. Sarà un minuto e mezzo.

Inizio ad aver fame d’aria, lo stomaco si contrae, la gola si muove con degli spasmi, forse rumorosi.

Tra un po’ tutto sarà finito.

Un malore diranno, uno strano malore ci ha portato via Alessia.

No, non è un malore, è il malore che mi avete fatto venire dentro. è quello che siete riusciti a farmi in questi anni. Il mio corpo funziona, funziona perfettamente ma oggi voglio fare qualcosa di forte, qualcosa che lasci il segno.

Ormai è arrivato il momento. tra un po’ appoggerò la testa sul banco e finirò d’essere.

Finirò d’essere.

Finirò d’essere?

Ma perché?

Per lasciare lo spazio a loro?

Ma perché?

Chi sono loro? Dopo il mio GAME OVER loro continueranno a viver giornate ed io non ci sarò.

No

Anch’io voglio continuare a vivere anche giornate inutili.

Tutto è fosco, i rumori sono lontani, l’unico rumore che sento chiaramente è il mio profondissimo respiro, quasi un ruggito.

Poi altri tre o quattro meno fragorosi.

Respiro di nuovo.

Camilla mi guarda con sguardo interrogativo, la prof si gira dalla lavagna e guarda nella nostra direzione ma non sa chi ha fatto quel verso.

Qualcuno ridacchia, io no.

Suona la campanella.

Finita la terza ora.

La prossima c’è inglese, mi piace inglese, il prof e simpatico e non mette mai brutti voti.

Non è successo nulla, forse la cosa che è successa è che adesso so che quando lo vorrò fare potrò non respirare più e all’ultimo decidere se voglio fare GAME OVER oppure metter un’altra monetina.

Adesso tiro fuori il quaderno di inglese e cerco di copiare i compiti che non ho fatto.

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