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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Articoli e recensioni

Il sonno della ragione genera mostri

Lezioni dal passato

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4 minuti

Pubblicato il 02 novembre 2020 in Giornalismo

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Nella foto: Francisco Goya, Il grande caprone, 1797-1798 , Madrid, Museo Làzaro Galdiano

Ebbene sì! Confesso di essere d’accordo con quei governatori, giovani e belli, che invocano a gran voce un decreto che imponga agli ultrasettantenni di restarsene tappati in casa. Sono d’accordo perché penso che sia questa la giusta, più incisiva, decisione che porrà fine, finalmente al dilagare di questa pandemia.

Che se ne stiano in casa! Basta con questi loro continui assembramenti nelle piazze e nei giardini pubblici, tutti rigorosamente senza mascherina, al grido di “Il covid non esiste”, con queste continue frequentazioni di bar e discoteche, con questi balli sfrenati e canzoni cantate a squarciagola. Ma, soprattutto, basta con queste riunioni notturne sui sagrati delle chiese a bere birra e fumare spinelli e a disturbare il sonno di quei pochi, pochissimi, non ancora settantenni, che il giorno dopo devono recarsi al lavoro per sostenere l’economia e pagare le loro pensioni.

Che se ne stiano in casa! Così la smetteranno, questi ex sessantottini del cazzo, di organizzare manifestazioni per negazionisti, con il preciso scopo di creare confusione, distruggere fioriere e altri arredi urbani, rovesciare cestini e, qualora se ne presenti l'occasione, magari anche sgraffignare qualcosa dalle ricche vetrine dei centri storici.

Che se ne stiano in casa! Basta con questi viaggi in paesi dove l’epidemia dilaga, che tanto loro, avendo raggiunto la veneranda età di settant’anni e più, sono immuni e perciò non intendono rinunciare al proprio divertimento per salvaguardare la salute dei più giovani familiari con cui convivono e che mantengono con le loro ricche pensioni di nullafacenti.

Che se ne stiano in casa! Che non servono più a niente. E non ci vengano a dire che si dedicano alla cura dei nipoti, che li accompagnano a scuola, che le loro esperienze durante la guerra, i disastri naturali, le pandemie che hanno caratterizzato la loro vita possono essere un patrimonio di conoscenze che aiutano a superare le difficoltà o che le loro pensioni servono a sostenere economicamente i figli, un’intera generazione che non trova il lavoro che li renderebbe indipendenti.

Ma soprattutto


Che se ne stiano in casa! E non occupino posti letto e terapie intensive e se, finalmente, decidono di lasciare questo mondo, che lo facciano da soli, nel silenzio delle loro case, se ce l’hanno, o nelle RSA se possono permettersele, che così non incidono sulle statistiche dei morti per covid. E poi, se ci capita di dover assistere un ricco industriale o un politico novantenne che si sono beccati il virus durante le loro movimentate vacanze, dobbiamo essere in grado di assicurare loro le migliori cure possibili!

E basta con questi piagnistei per ricordarci che loro, durante i quarantacinque anni di vita lavorativa, hanno regolarmente pagato le tasse anche per sostenere un sistema sanitario nazionale che assicuri le giuste cure a tutti. Che tanto quei soldi sono già stati spesi per costruire cattedrali nel deserto e acquistare presidi medici, aventi più o meno i necessari requisiti clinici, da amici e parenti.

E non serve ricordare gli articoli 2 e 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, che tanto quella è una legge vecchia che, prima o poi verrà abrogata, se i nostri governatori, giovani e belli, riusciranno a salire al governo.

Bravi! Bravi! Bravi! Non posso che darvi ragione: me ne ricorderò la prossima volta che dovrò recarmi al seggio per esprimere il mio voto.


P.S. Quando compirò settant’anni, con ogni probabilità, questa pandemia sarà finita. Guardando al passato si può presumere (o quantomeno sperare) che il virus, diverrà endemico, ma, per selezione naturale, meno virulento, perchè se uccide l’ospite non ha possibilità di riproduzione.

Limitare la libertà di movimento di solo una parte della popolazione è antidemocratico e incostituzionale.

A chi toccherà la prossima volta? Agli handicappati? Alle donne? Ai bambini? O, semplicemente, ai più poveri, ai più fragili, a tutti coloro che la vita ha già bastonato abbastanza, a tutti quelli che non sono riusciti ad assicurarsi una poltrona, scegliendo, invece, di vivere una vita qualunque, con tanti problemi, ma anche circondati da quegli affetti che la rendono bella e degna di essere vissuta, compresi quelli di nonni e parenti ultrasettantenni.




Renato Guttuso – Il sonno della ragione genera mostri – Acquarello - 1980 - Museo Guttuso, Bagheria


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