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Una storia di FrancescaConte

Questa storia è presente nel magazine MARZO 2020: RIFLESSIONI SU QUESTI GIORNI

La paura e la speranza: un antidoto al Covid-19

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2 minuti

Pubblicato il 15 marzo 2020 in Altro

Tags: #apatia #covid-19 #paura #quarantena #speranza

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“La speranza non è altro che una letizia incostante, nata dall’immagine di una cosa futura o passata, del cui esito dubitiamo. La paura, invece, è una tristezza incostante, pure nata da una cosa dubbia”. Spinoza, nell’Etica, condannava queste due passioni, tacciandole di negatività, in quanto entrambe incostanti, incerte e, dunque, colpevoli di rendere l’uomo vulnerabile, di allontanarlo dalla ragione e indirizzarlo verso un atteggiamento passivo nei confronti degli eventi che quotidianamente si verificano nella sua esistenza. Se da un lato è facile, infatti, restare invischiati nel terrore e scivolare nella paralisi che da questo consegue, dall’altro è altrettanto facile abbandonarsi a una ipotetica speranza che qualcuno o qualcosa arrivi e rimetta in ordine i pezzi scomposti della nostra vita, ci salvi dalla sofferenza. Bloccati dalla paura o animati da una speranza che ci fa porre passivamente nell’attesa del deus ex machina che ci salvi, non solo siamo fragili e privi di autocontrollo, ma, soprattutto ci rendiamo malleabili e facilmente governabili. Sopprimere le proprie passioni significherebbe, dunque, essere presenti a se stessi e al mondo che ci sta intorno, significherebbe essere finalmente liberi e coscienti di ciò che si è e del proprio valore. Ma a che prezzo? Non sono forse proprio la paura e la speranza le due passioni con le quali stiamo facendo maggiormente i conti in questi giorni di emergenza sanitaria? Non è forse la paura che ci spinge all’osservanza di regole banali quanto fondamentali a preservare la salute di un’intera comunità? E non è forse la speranza a tenerci in vita quando la noia, in giornate in cui solo il silenzio fa rumore, prende il sopravvento e ci tiene come ostaggi tra le sue possenti braccia? Se fin dall’antichità le passioni venivano considerate fonte di smarrimento e perdizione, e per questo represse e condannate, la diffusa mancanza di passione sembra essere il problema più grave di questi anni. Per la prima volta, dopo tanto tempo, qualcosa ci scuote e mette in crisi il nostro ordine apparente, manda in tilt la nostra routine perfetta. Come si può restare stoici quando l’equilibrio si spezza? Possiamo davvero controllare ogni pulsione? E soprattutto è possibile sconfiggere la paura, quando è proprio questa a tenerci vivi e a permetterci di sentire la vita pulsare nelle vene quando rischiamo di perderla? L’alternativa alla paura, alla speranza, alla gioia, alla tristezza, è l’apatia, è la discesa verso una dimensione altra da sé in cui niente ci tange, niente scalfisce la nostra corazza, in cui siamo salvi e invincibili. L’apatia, però, non c’entra niente con il nostro stare al mondo e se permettere alle passioni di governarci significa essere schiavi di noi stessi, lasciare il posto all’apatia significa essere schiavi di un non-io, di qualcuno che non ci appartiene e che pure abita il nostro corpo e ogni giorno gli sottrae un po’ di vita.


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