scrivi

Una storia di Sepulzio

Questa storia è presente nel magazine Parole di un uomo inutile

Il Nulla

Un sogno insolitamente strutturato

165 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 03 gennaio 2021 in Altro

0

Il sogno che sto per descrivere mi ha fatto svegliare particolarmente interessato al mondo.
Il perché di questo insolito stato mentale mi è sconosciuto.


Una struttura imponente, una simmetrica, piacevole, lontana, familiare musica, non erano questi validi motivi per alzarmi e soddisfare la mia curiosità?


Entrai.
Era un tempio più grande di quanto potessi indovinare dall'esterno.
Vagavo distratto, completamente catturato dalla maestosità del luogo, quando notai una statua la cui vista mi pietrificò all'istante.
Nonostante fossi sprofondato in uno stato di indescrivibile terrore, non riuscivo ad evitare di guardare la statua.
Col senno di poi, oserei dire di essere io stesso il soggetto di quella imponente scultura.


Dietro la statua vi erano migliaia di porte.
Il mio cuore palpitava caoticamente a causa della tanto inspiegabile quanto inamovibile consapevolezza di dover aprire tutte quelle porte.
Non avevo alcuna idea di quale porta avrei aperto per prima, l'unica certezza cui potermi appigliare riguardava una piccola porticina scura e legnosa, una piccola macchia su di un candido mantello: ero certo di non aver alcuna voglia di aprirla.


Ovviamente, dovetti iniziare proprio da quella porticina di legno.
Mi avvicinai alla porticina di legno.
Incise sullo stipite, lessi queste parole:


"Vola Icaro, non ti curare del Sole!
Scioglierà le tue paure e le tue ali, ma, forse, qualcuno saprà che uomo fosti.
Vola in alto, non voltarti ma guarda avanti e sfida!
Le stelle sono infinite, e qualcuna, forse, ti scorgerà.
Cadi, ora, come un sasso morto.
Nessuno fu benevolo con te e così ti distruggesti.
Nessuno mai ricorderà che uomo fosti.
Sarai descritto come un pazzo esaltato, e di quell'anima che, sola, decise di sfidare l'Universo, solo queste poche righe ne testimonieranno la sensibilità.
Poche righe il cui destino è inevitabilmente segnato dal Tempo."


Cosa sarebbe successo se l'avessi aperta?
Inspiegabilmente, sapevo che il Sole si sarebbe oscurato ed in un momento sarebbe stata l'oscurità.
Come rispecchiato in uno stagno malsano, il tutto sarebbe apparso cupo, e sarebbe morto il desiderio di vivere.


Come è possibile che il Sole si oscuri?
Come è possibile che la luce, un tempo fonte di calore, possa raggelare il corpo e l'anima?


Non avevo nessuna chiara risposta a queste domande.
Tuttavia, aprii la porta e mi ritrovai ad annaspare in un mare in tempesta, cercando la vita.


Non ero solo.
Con me, vi erano mille volti un tempo chiari, ora sfuggevoli.
Qualcosa mi stritolava il cuore, forse la consapevolezza di non essere un novellino.
Gli occhi bruciavano, lacrimavano, inariditi dal sale.
Soffrivo, ma volevo guardare.
Per troppo tempo avevo esitato nel buio.
Continuavo a soffrire, arso dal mare.
Avrei potuto lasciar cadere le palpebre tornando cullato nella notte dei sensi ed ignaro del mio naufragare, ma volevo guardare.
Per troppo tempo avevo esitato nel buio.
Il dolore mutava in piacere ed io continuavo a dimenarmi.
Intorno a me, corpi ciechi abbandonati alle voglie del mare, mentre io continuavo a dimenarmi.


In lontananza scorsi guizzi di vita, indistinte figure sfidavano un oscuro Poseidone.
Volevo raggiungerle, ma i ciechi cadaveri ostruivano ogni via, ed io, rinfrancato dal non essere l'unico vivo, non potevo far altro che continuare a dimenarmi.
Con tutta la volontà che non sapevo di avere, raggiunsi la riva, uscii dal mare, ed iniziai a correre.
Correvo privo di ogni voglia, sopraffatto dall'ennesima sconfitta.
Correvo da solo, ma accerchiato da mille consapevoli bestie sacrificali che, con tutto me stesso, cercavo di rifiutare.
Dopo una corsa interminabile, sedetti stremato all'ombra di un salice, inghiottito dalla maestosità di un tetro paesaggio fiabesco.
Stranamente, drogavo il corpo con il nulla della mente, arreso com'ero alla voglia di vincere un Dio.
Dondolavo, cullato dal vento che spirava violento attraverso le fronde del salice.
Ancora un ultimo spasmo, e poi, finalmente, sarebbe stato il puro e semplice Nulla.


Il mio animo, divenuto freddo, era pronto a scaldarsi di nuovo.
Avevo spento l'ardore sorto dal percepirmi come bestia tra gli uomini, tramutandolo in muta accettazione di un destino beffardo.
Sul tronco del salice, marchiate a fuoco, ricordo di aver letto queste parole:


"Descrivere l'ansia d'essere diverso, l'odio di una vita inutilmente desiderata, è cosa assai ardua da fare, eppure, il Tempo concede anche questo.
Dopo una tempesta colma d'ira, una luce sopisce l'ebbrezza, mutandola in calma.
Non però una calma serena, bensì, una calma forzata dalla brama di esplodere ancora.
Perché inseguire un sollievo costante, negando l'angoscia del dolore?
Desistano i deboli spiriti la cui massima aspirazione è incarnata nella ricerca della felicità.
Che non osino infangare le candide vesti del dolore.
Noi soli, Demoni nell'Eden, meritiamo la comprensione di un celestiale inferno, tanto lontano quanto perfetto, e che tale comprensione muti in realtà divenendo fiamme nel mare."


Infine, una violacea nebbia lattiginosa, dei serpenti inanimati e lucidi, delle spire ghiacciate, il buio e le lacrime di polvere che s'annidano in un cuore sporco.
La mente vaga, mentre svanisco in una mare argenteo.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×