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Una storia di utente_cancellato

Non Pervenuto

- Capitolo 3 -

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17 minuti

Pubblicato il 29 novembre 2018 in Altro

Tags: #amicizia #crisi #rapporto #sesso #vacanza

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CAPITOLO 3



Le onde di spugna bianca si infrangono piatte sulla spiaggia, tratteggiata qua e là dalle ombre filiformi di alcune palme. Una lieve brezza trascinata dal sole cala dalla collina brulicante di casupole, viuzze strette le une alle altre, buche nell'asfalto tinte di sabbia, tegole e pergolati. In cima alla salita la chiesa del paese si affaccia su una piazza tonda e vuota in cui è esposto con orgoglio il cartello tutte le direzioni. Proseguendo oltre, l'orizzonte si perde ancora più in alto, dipingendo una linea netta e scura in mezzo al nulla. Scendendo a destra, i vicoli si animano di vita artificiale, composta in parti uguali da turisti e da banchetti colorati, che offrono aria fritta e tutti i suoi condimenti. Procedendo invece dalla piazzetta verso sinistra, più in alto si aprono come per magia le porte automatiche in cristallo e acciaio dell'albergo a quattro stelle. Attraversata la grande hall, si accede all'area degli ascensori e saliti al terzo piano, al termine di un breve corridoio verde, si arriva di fronte ad una grande finestra chiusa, che illumina i numeri argentati della camera trecentododici. La pesante porta scura attutisce il suono della conversazione.

«Anja, capisco che la situazione con Peter sia delicata, ma siamo agli ultimi giorni di vacanza e dovresti davvero piantarla di fare la stronza con tutti quelli che incontriamo. Io ci terrei anche a conoscere un po' di gente e magari flirtare con qualche tipo interessante.»

Mentre parla, la ragazza aggiunge sapientemente un filo leggero di eyeliner, ritagliando degli occhi brillanti e vivaci, come il suo carattere.

«Guarda, piantala subito di rompere. Trovati il tizio che ti pare, Lydia, ma poi a scopare va da lui, che io non resto fuori della camera ad aspettare i tuoi porci comodi.»

«Certo Anja che quando ti vengono questi momenti non ti sopporto proprio. Comunque faresti meglio a chiamare Peter per risolvere le cose tra voi o almeno per decidere di mettervi in pausa. E così potresti goderti finalmente un po' di relax. C'è anche una Spa in questo hotel. Facciamoci fare un bel trattamento e rilassiamoci.»

Più il discorso prende forma, più il volto di Anja si fa scuro e affiorano i ricordi dell'ultimo periodo trascorso a casa del fidanzato, tra continui litigi per ogni dettaglio insignificante delle loro vite quotidiane. Peter è un ragazzo sano, l'uomo perfetto, premuroso e gentile quanto un cane d'appartamento, un individuo nato e cresciuto per essere amato, un povero coglione.

«Va bene, hai vinto tu, ma Peter non lo chiamo. Facciamo un giro in questa Spa. Adesso ho bisogno che due mani esplorino il mio corpo e che possibilmente siano mani maschili.»

Lydia chiama la reception per prenotare i trattamenti. Le due ragazze si armano di costume, ciabatte e asciugamano, scendendo poi al piano interrato dell'albergo, vestite in accappatoio bianco, pronte a godere di un'ora di quiete prima di affrontare la serata al party in villa. L'invito è arrivato il giorno prima, mentre bevevano sedute al bar della spiaggia, dopo essersi accomodate per caso proprio accanto al tavolo dell'organizzatore della festa, uno strano personaggio agghindato come un turista da safari fotografico. Non avendo ancora avuto l'occasione di partecipare a qualche evento in paese, Lydia aveva subito accettato l'offerta, trascinando controvoglia anche Anja, visibilmente scocciata oltre che piuttosto sospettosa sul genere di party, dato che per tutta la durata della conversazione l'uomo aveva continuato a strusciare e coccolare il ragazzino silenzioso che stava al suo fianco, quasi fosse uno schiavetto sessuale.

«Mi sento davvero rinata dopo i trattamenti. Comincio a vestirmi per la cena. Vedi di tirarti anche tu come si deve, che stasera mi devi dare una mano a fare conquiste.»

Lydia è di nuovo su di giri e come sempre non può restare ferma nello stesso punto nemmeno per un istante, quasi avesse il metabolismo di un colibrì. Si muove freneticamente dalla stanza da letto al bagno, all'armadio, alla valigia, con quel suo fisico esile e filiforme che rispecchia l'animo volubile e un carattere che col tempo si è abituato a flettersi inerme ai desideri altrui. Anja è sempre stata protettiva nei suoi confronti, più per la necessità di averla come amica che per difenderla, tenendola sempre accanto a sé come raccoglitore per le proprie frustrazioni, come scusa per ogni scelta sbagliata, perché Lydia in fondo si adatta a tutto.

«Anja, sei riuscita a chiamare Peter?»

«Lo sai che se continui a ripeterlo potrei ucciderti?»

«Lo faresti davvero? Uccideresti me invece di lui?»

«Prima ucciderei te e poi farei a pezzi anche lui, è ovvio.»

«Quanto ti voglio bene quando sei così onesta con me. Adesso però togliti dalla faccia quell'espressione di merda e muoviti che dobbiamo andare.»

Lydia si sistema i capelli attorno ai nuovi orecchini comprati in un bazar del centro storico, due lunghi pendagli asimmetrici che terminano da un lato in una piccola perlina di corallo e dall'altro in un’appariscente foglia d'argento luccicante.

«Ma sei proprio sicura di voler andare a questo party? Il tizio che ci ha invitate non mi sembrava molto affidabile, anzi credo che fosse decisamente sospetto. Non vorrei finissimo in un posto pieno di maniaci. In fondo è in una villa privata.»

«Anja, è solo una festa. E poi si beve a gratis e potremo conoscere un po' di gente nuova, magari anche qualche uomo interessante e con un bel fisico, una volta tanto. Lo sai benissimo quanto io abbia davvero un gran bisogno di scopare. Guardami bene. Sono tesa come la merda di ieri.»

«Attenta a quello che cerchi, Lydia. Non potrò starti dietro tutta la sera. Vedi di non ficcarti in qualche situazione spiacevole. Non voglio passare il resto della vacanza a vederti piangere. Ci siamo capite?»

«Ricevuto mamma. Quanto ti odio.»

La cena dell'albergo è un grande buffet di carne, pesce e verdure, nulla di particolarmente esotico, anzi un pasto di cui è difficile ricordare sapori particolari. Le ragazze sedute al solito tavolo bevono birra e mangiano un misto di tutto, finendo col rinfrescarsi il palato con un dolce di pan di spagna ricoperto di creme dai colori fluorescenti. Le libagioni continuano al bar della piscina, con cocktail annacquati e spiedini di frutta acerba. C'è tanta gente, ma per lo più coppiette e gruppi di turisti anonimi, roba che non fa per Lydia. La sua voglia di andare al party si fa sempre più forte e alle undici può finalmente trascinare Anja nel taxi, per una breve corsa notturna sulla collina fuori del paese, fino all'ingresso della villa.

Il risveglio sul divano caldo è piuttosto offuscato, i vestiti sono sparsi un po' dappertutto, tra qualche bottiglia vuota e il pavimento. Il ragazzo steso accanto a Lydia sta ancora dormendo e le appare subito evidente che hanno passato la notte insieme. Il primo pensiero è di cercare un bagno per darsi una ripulita e rinfrescarsi anche la mente, il secondo è di cercare Anja in mezzo alle tante facce stanche che si trascinano da una stanza all'altra della villa, a quest'ora già inondata dai raggi del sole, che travolgono gli ospiti come un fiume in piena. Ogni minuto che passa cresce più forte in Lydia la memoria di essere stata abbandonata. Non era una visione distorta della realtà dovuta all'alcool, non si era sbagliata quando aveva intravisto l'amica andarsene dalla festa in compagnia di un uomo. La rabbia si mischia alla gelosia in un cocktail amaro. La serata in fondo doveva essere la sua e non di Anja, non è lei che doveva incontrare un uomo, lei ha già Peter. La scopata senza memoria, ubriaca, usata come una bambola di gomma, è stata la conseguenza del tradimento dell'amica, non può perdonarla questa volta, non può dimenticare. Ed ecco finalmente apparire Anja, accanto alla porta d'ingresso, le labbra che sussurrano qualcosa di indecifrabile all'orecchio dell'uomo, lui che sorride amabilmente, un fugace scambio di baci sulle guance, il saluto con gli occhi di chi non vuole lasciarsi. Appena Anja resta sola, Lydia le corre incontro minacciosa, per riversarle addosso un mare di parole colme di bile, ma alla fine, una di fronte all'altra, restano entrambe a guardarsi immobili con indolenza, divise dal silenzio per qualche istante, poi un rapido cenno di Lydia: è ora di incamminarsi verso l'albergo.

La calura del mezzogiorno è sfiancante, mentre discendono a piedi la strada asfaltata, il paesaggio è tutto cartapesta bruciata, il cervello ad ogni passo si fa sempre più pesante, nutrendo dubbi nebulosi e pensieri senza costrutto, composti solo da particelle di sensazioni e molecole di debolezza.

«Ti sei divertita ieri sera, Anja? Chi era quell'uomo con cui stavi parlando poco fa?»

«Non te lo ricordi? L'abbiamo conosciuto a metà serata. Mark è un viticoltore inglese che si è trasferito qui per creare la sua azienda agricola.»

«Credo di ricordare qualcosa. È quello che parlava solo di vini, una gran rottura di coglioni. Uno così dopo cinque minuti ucciderebbe di noia anche un elefante.»

«Lydia, eri sbronza presa male, ti ricordi solo quel che vuoi. Mark è un tipo molto interessante, pieno d'iniziativa. Parla anche bene il tedesco, perché ha lavorato un paio d'anni in Germania. Poi è carino.»

«Insomma, l'uomo perfetto. Un altro Peter.»

«Lo sai. L'ho poi chiamato, Peter, l'altro ieri. L'ho scaricato. Storia chiusa adesso.»

«Sei davvero una grandissima stronza. Potevi dirmelo invece di fare tutte quelle sceneggiate. E adesso credi di poter dimenticare Peter facendoti una sveltina col contadino, magari nel suo fienile?»

«Lydia, si può sapere che cazzo vuoi da me? Sono affari miei, è la mia vita e posso vedere e scopare chi mi pare. Non è una cosa così complicata da capire, mi sembra.»

«Mi hai lasciata sola al party, ubriaca fradicia da non capire un cazzo. Metà di quelli che erano alla festa avranno fatto i turni a fottermi per tutta la notte. E tu te ne sei andata chissà dove a limonare con uno sfigato.»

«Intanto sei tu che volevi tanto venirci a questa festa e se poi ti riduci in certi modi è solo colpa tua. Sei sempre così ingenua. La daresti a tutti e poi ti lamenti se finisce male. Non sono tua madre e non posso sempre starti dietro e mettere a posto i tuoi casini.»

«Anja fai come ti pare! Passa pure la vacanza col tuo Mark, non mi interessa. Adesso voglio solo fare una doccia e mangiare.»

«Comunque sia, Mark ci ha invitate entrambe ad un pranzo sabato per inaugurare la sua tenuta in collina. Ci sarà un po' di gente che stava alla festa e vari suoi amici che vengono apposta da Londra.»

«Va bene. Non c'è problema, d'accordo? Vengo con te.»

L'albergo si staglia in fondo alla piazza come un'oasi in pieno deserto, un miraggio indefinito dietro al velo di aria rarefatta, che si solleva scura in onde solide dall'asfalto crepato. Le ragazze entrano nella hall. Lo shock termico provocato dall'aria condizionata le fa trasalire come la scarica di un defibrillatore, le guance sbiancano e affiora la debolezza della fame arretrata. La doccia può aspettare, nella grande sala del buffet c'è già il pienone, ci si mette in fila per le uova sode ed un piatto misto di pasta e legumi.

Recuperate le forze, Lydia riprende a ritmare la sua giornata con la frenesia di sempre, saltellando in piscina come una rana nello stagno e cercando di coinvolgere l'amica in qualche gioco in acqua insieme ad altri ospiti, ma Anja preferisce rimanere sul lettino a chattare con Mark. Non si sentiva così trasportata da un uomo da molto tempo, la voglia di vederlo è quasi irrefrenabile, anche perché al party hanno trascorso le ore a parlare senza spingersi oltre, un risvolto platonico inaspettato e in questo caso anche gradito, vista la recente rottura con Peter. La conversazione è stata comunque molto vivace e la sensazione di essere in perfetta sintonia è subito apparsa reciproca. Il giorno fissato per il loro incontro a pranzo sembra però così lontano, da rendere insopportabile il tempo trascorso a bordo piscina ad oziare, con la voce insistente dell'amica che le squilla nelle orecchie e il jingle dell'albergo che fa capolino dagli altoparlanti ad intervalli regolari, quasi metronomo delle nevrosi degli ospiti. Anja decide allora di prendere l'iniziativa con coraggio invitando fuori Mark. Ne scaturisce un compromesso legato ad alcuni impegni precedenti di lui: si rivedranno in villa alla festa di stasera.

Titubante per la pesante situazione che si è creata con l'amica, davanti ad un paio di birre chiare, le chiede di accompagnarla, ricevendone inaspettatamente una risposta positiva ed entusiasta, un comportamento che normalmente sarebbe naturale per Lydia, ma che ora sotto la superficie lascia intravedere l'ombra del conflitto irrisolto. L'ascia di guerra non è stata ancora seppellita tra di loro ed il silenzio che accompagna il rito di vestizione per il party appare sintomatico delle parole che ancora mancano a colmare un vuoto. Insieme da tanto tempo, è bastato un attimo di distrazione per far precipitare il loro rapporto in un baratro profondo. Poche ore distanti l'una dall'altra potrebbero averle divise per sempre.

«Bivio Kassio»

«Perdere Joel»

La villa ornata di fiaccole appare minacciosa e mille ombre si proiettano tutte intorno, contorcendosi ad ogni alito di vento. Anja è raggiante e si precipita subito nella zona della piscina, dove Mark spicca in mezzo ad un capannello di invitati, intrattenendoli con sapienti movimenti intellettuali. Lydia si sente di nuovo abbandonata, in mano solo la polvere delle speranze coltivate mentre risalivano in taxi dal paese. Prende il solito bicchiere di champagne dal buffet e cerca di avvicinarsi al gruppo di persone a cui Anja si è subito aggregata, già stretta al braccio di Mark. Dopo pochi minuti però la sua testa si fa troppo pesante e decide di allontanarsi, non vuole più ricordare la propria solitudine, il disagio continuo di non essere mai quella felice, l'amica di tutti che non ha l'amore di nessuno. Butta giù lo champagne quasi alla goccia e ne prende un altro bicchiere e poi un altro ancora, mentre il cielo brilla ruotando intorno a lei. Raggiunta la sala principale, ripensa al sesso fatto su quei divani la sera prima, di cui non ha alcuna memoria. All'improvviso si sente afferrare il braccio trasportata come dal vento e in un attimo è seduta in mezzo ad un guazzabuglio di sconosciuti, dove la cosa più logica da fare le sembra quella di riprendere a bere. Lydia si lascia andare, si lascia accarezzare, si lascia amare senza rimpianti, perché in fondo al cuore ora le è chiaro che lei può essere solo la bambola di qualcun altro. L'alcool colma i suoi dubbi, mille mani la esplorano in modo confuso, sensazioni tattili si susseguono indefinite sulla sua pelle, nessun altro segnale arriva al cervello, nessun rumore o gusto o profumo, gli occhi socchiusi, il calore le invade il corpo e la sprofonda tra i cuscini, che si sciolgono intorno a lei accogliendola in un oblio profondo.

«Anja, sto davvero molto bene con te. La sola cosa che vorrei in questo momento è restare.»

«Non c'è nessun problema, Mark. So che hai degli impegni e devi andare via presto. L'importante è che ci siamo visti di nuovo.»

«Ti prometto che al pranzo in campagna troveremo il modo di restare da soli. Vuoi che intanto ti accompagni in albergo?»

«Sono venuta con la mia amica, ma è da un po' che l'ho persa di vista. Come al solito si sarà appiccicata al primo tipo che le ha messo le mani addosso. Lydia è fatta così, come dire, lei è uno spirito libero. Guarda, accetto volentieri il passaggio.»

«Perfetto. Sono felice di non lasciarti sola alla festa. Ad un certo punto si trasforma sempre in una specie di rave e non vorrei che qualche ubriaco ti facesse delle avances troppo spinte.»

«Sei davvero molto gentile. Grazie per la tua premura.»

«Allora, andiamo. Ho parcheggiato qui fuori.»

La strada scorre veloce davanti agli occhi di Anja, l'auto illumina coi fari il bordo striato della collina e dal parabrezza si scorgono le luci del paese avvicinarsi rapide sotto di loro. Una pioggia di emozioni le inonda il cuore, mentre con lo sguardo si sofferma sulle mani dell'uomo, che con agilità si spostano repentine dal volante al cambio. Gli occhi di Mark sono sempre rivolti in avanti, sicuri e consolatori come ogni suo abbraccio. Anja sa di essere di nuovo innamorata e non le importa di nient'altro, quello che conta è di avere incontrato di nuovo nella sua vita una persona che possa diventare importante per lei, un uomo che la desideri più di ogni altra cosa.

Le ragazze salgono sul taxi nervose, dopo un silenzio che è durato tra di loro per tutto il giorno prima e per l'intera mattinata. Lydia ha un'espressione sofferta e si muove gravemente, come se un peso la ancorasse al suolo, rendendo ogni suo gesto affannoso e privo di energia. Anja appare invece risoluta, ha votato sé stessa alla propria felicità, un desiderio inseguito per troppo tempo dopo l'esperienza negativa avuta col suo ex, ed ora è il momento del riscatto, di rimettersi in gioco una volta per tutte. Vuole conquistare Mark e il posto che le spetta al suo fianco, decisa a rimanere con lui sotto questo sole, a non tornare mai più nella sua vecchia casa tra le nebbie del land.

La tensione sembra avere contagiato anche l'autista, che in silenzio percorre a strappi le curve ora in salita e poi in discesa, che si susseguono lungo la strada deserta, snodandosi tra le colline fino all'altipiano, dove finalmente l'orizzonte si spezza in lembi di un blu brillante, in mezzo alla distesa sconfinata di spalliere e filari.

La tenuta di Mark è attraversata da un lungo viale polveroso in lieve pendenza che termina al casale in pietra a vista, un edificio su due piani ristrutturato e circondato da un sentiero ghiaioso. Subito dietro svetta il grande capannone che ospita la cantina, con la sua struttura metallica lucente, un'ombra solida che si staglia imponente sul paesaggio tratteggiato da interminabili vitigni. Sul fianco della casa si appoggia l'ampio portico in legno di castagno, che invita gli ospiti a trovare refrigerio dalla calura del tardo mattino.

È già passato mezzogiorno, quando intorno alla tavolata imbandita si riuniscono una ventina di persone per il brindisi di benvenuto. Ognuno cerca di accomodarsi subito accanto a qualche conoscente, per evitare il disagio di doversi rivolgere ad un interlocutore ignoto. Anja si siede al fianco di Mark, mentre Lydia si attarda in bagno e non trova più posto accanto all'amica. La situazione per lei diviene drammatica, costretta nella zona centrale del banchetto, occupata prevalentemente dalla chiassosa e molesta brigata calata da Londra. Il pranzo esibisce pietanze senza lasciare tregua, tanto che non sembra mai terminare. Anche il supplizio di Lydia appare eterno, obbligata nel suo inglese stentato a rispondere alle domande schizofreniche del gruppo dei britannici ubriachi. Se Anja le avesse mai voluto fare uno sgarbo assolutamente imperdonabile, la circostanza che si è creata ora ne sarebbe l'esempio più calzante.

Al termine del pasto Lydia si sente completamente a pezzi e resta per qualche minuto raccolta nel suo silenzio, accumulando il rancore e fissando di tanto in tanto l'amica, che sorride compiaciuta ad ogni parola che il padrone di casa le rivolge con tono affettuoso. Alla fine si alza da tavola con la mente svuotata, raggiunge Anja e la invita con insistenza a parlare in privato.

Ora le due ragazze sono faccia a faccia all'ombra del grande capannone, ma Lydia non sembra decidersi ad aprir bocca, immobile a contemplare le guance rosee della sagoma indistinta di fronte a sé.

«Allora? Mi hai chiamata qui e non mi dici niente? Insomma cos'è successo? Cosa vuoi? Mark mi sta aspettando e non ho tempo da perdere coi tuoi soliti sfoghi.»

Senza che ne abbia altro che una breve percezione con la coda dell'occhio, le mani di Lydia si proiettano con forza su di lei e la sbalzano da terra quel tanto che basta da farle perdere l'equilibrio.

«Vuoto Joel»

Il corpo di Anja libra in volo per un istante interminabile, quindi plana al suolo orizzontale, con violenza. Il collo sottile si torce attorno allo spigolo di una pesante cassetta degli attrezzi, gli occhi si chiudono a voler ammortizzare l'impatto, quindi si riaprono fissi e immobili, due ombre che osservano impresse sul fondo della retina.

Lydia contempla la scena distante, rinchiusa in quella gabbia d'ira che l'ha avvinghiata lentamente minuto dopo minuto. Riesce solo a percepire che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, ma dopo qualche secondo la invade solamente un sollievo candido e puro. Finalmente è libera di respirare. L'aria pare così fresca in questa giornata assolata e riempie i polmoni energetica.

Mark intanto è apparso alle sue spalle in un attimo. Si inginocchia automaticamente accanto al corpo inerte di Anja, verificando con perizia il battito cardiaco e la condizione del trauma. Constatato il decesso, rivolge uno sguardo quasi benevolo a Lydia e la ammonisce con un sorriso obliquo.

«Guarda cosa hai fatto, Lydia!»

Mark afferra il corpo per le braccia sottili e comincia a trascinarlo.

«Solleva le gambe di Anja e spostiamola da qui. Nessuno ci ha ancora visti. Facciamo in fretta.»

Trasportato il corpo all'interno del grande capannone metallico, colmo di macchinari ed impianti silenziosi, imballano il cadavere in un grosso sacco e lo depositano in un angolo remoto, tra alti bidoni in plastica e attrezzature in disuso, nell'oblio delle memorie irrilevanti.

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