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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FIABE E FILOSOFIA NAPOLITANA

ROBOT CANTO RIBELLE

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11 minuti

Pubblicato il 27 novembre 2020 in Fantascienza

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ROBOT CANTO RIBELLE




Sembrava un robot qualunque a vederlo cosi fermo in bella mostra nel laboratorio di fisica quantistica del professor Gallon . Un robot fatto ad immagine di una realtà transgenetica computerizzata, un innesto di circuiti e programmi nato in una fabbrica del Midwest . In realtà era composto di parti, di vari volatili, quali galline ed avvoltoi, pavoni ed altri pennuti deceduti durante l’emergenza sars29 virus che aveva contagiato la maggior parte della popolazione mondiale. Non era assai bello, ma dava l’impressione di essere un robot assai tosto , tutto acciaio e istinti primordiali animali , inoltre sapeva parlare una decina di lingue. Era uno robot, si proprio un robot , una automa di latta che persegue il suo destino ed il suo pensiero bionico in funzione di ciò che un animale può fare, in questo caso, pensare di volare verso il cielo libero , arrampicarsi sui monti alla ricerca di cibo. Era immune da ogni malattia e non avrebbe mai fatto del male ad un essere vivente. Il cielo sopra la sua testa era vasto ed i suo pensieri virtuali si dividevano in calcoli e in altre similitudini filosofiche atte a decifrare il sensibile delle cose circostanti . Il mondo degli uomini era morto, era stato decimato da virus e guerre , non c’era rimasto un cane per strada . I pochi rimasti , continuavano a vivere in rifugi a prova di virus e di ogni attacco chimico o fisico E la realtà di questi tempi apocalittici era capace di cambiare l’esistenza sensibile di ogni essere pensante.


In questo mondo, dimenticato da Dio dove i morti erano vivi , ed i vivi erano morti, il viaggio significa un termine di vantaggio economico ed etico diretto verso qualcosa d’indefinito, morale di una parabola bionica che avrebbe salvato il salvabile . Un modo di pensare , che avrebbe potuto salvare ogni sopravvissuto ed ogni robot di buona volontà . Risultava vano, opporsi al destino ed il vento delle novità soffiava forte sopra le tombe dei morti. Ed il robot di nome Robert era uno buono di natura , nato cresciuto in un laboratorio di analisi di calcolo topografico. Non era in vero un idiota di robot come lo definiva il suo creatore il Prof Gallon che era stato insignito di quattro laurea ad honorem ed aveva avuto prestigiosi premi scientifici .

Robert il robot aveva una certa rassomiglianza ad una generica gallina ad un cappone senza cappotto, aveva un aria onnivora , impaurita ma una cosa era certa non avrebbe mai covato un uovo dentro una provetta .


Il mondo in questo tempo distopico si divide in macchine ed in uomini. Quest’ultimi oramai , non erano più uomini ma succubi della loro intelligenza programmatica , risultato di un sofisticato sistema di sinergie, di trasmissioni dati pronti a cambiare ogni corso ed ogni ricorso storico. La storia , come si voglia definirla , questa verità virtuale non conduceva alla luce del senso , al dato dei fatti. Per quanto il mondo aveva voglia di risorgere , erano le macchine a guidare il mondo. E non esisteva possibilità di reagire a quella pandemia . L’aria era pregna di virus e radiazioni . Se avresti provato a mettere il naso fuori l’uscio di casa, ti saresti ritrovato all’obitorio , affetto in poco tempo di un sarcoma polimorfo , impregnante ogni cavita nasale, capace di condurre il soggetto in questione alla follia. Poiché non esisteva possibilità di guarire in un mondo, governato da macchine in quanto il divenire delle cose in genere era guidato da un intento, molto diverso di come le cose erano state create. E Robert era un automa tranquillo , faceva i suoi bisogni meccanici in disparte , molte volte di nascosto e voleva imparare ad ogni costo a volare come i suoi antenati pennuti , avevano fatto per secoli, Così seguiva in segreto le lezioni dei droni di terza generazione sull'acquisizione delle manovre di volo e atterraggio in zone extraterrestri . Il suo sogno era di divenire un veicolo di volo per poter conoscere il cosmo , viaggiare tra le stelle , esplorarle l’universo . Riuscire a conquistare un pianeta , ove poter procreare una nuova generazione di robot migliori, degli esseri umani suoi originari programmatori .


I programmi di apprendimento , erano nati con gli uomini. La creazioni del dialogo il desiderio di conoscere di discernere il bene dal male , aveva condotti gli uomini a creare dei loro antagonisti , simili in una similitudine di idee ellittiche, che avrebbe dovuto salvarli dalla follia , dalla degenerazione di una civiltà globale . Una società , profanata , assassina di se stessa, figlia della lussuria , del sesso sfrenato , del piacere fisico che contagia la genealogia di una morale , antica , conducente prima o poi all’ autodistruzione , alla degenerazione di una generazione. E in quella eletta schiera di cervelli cosiddetti geniali che il genere umano , avrebbero dovuto essere governato nel fare e nel dire , si andava incontro alla nullità , di ogni sentimento ed ogni mito . Robert , sognava una nuova civiltà, nuovi mondi da conquistare . Sognava una diversità, nella diversità organica che avrebbe dovuto trasforma l’acciaio nell’incandescenza e sprezzante realtà che compone un essere vivente. Una razza unica , nata dall’esperienza e dal calcolo, questo era il suo programma . C’era in lui l’intento di giungere dove il pensabile si trasformasse in un fatto ad immagine della realtà che diviene, nello scorrere della storia. Un fiume di parole, corpi morti che vengono trasportati dal fiume dell'oblio , verso valle, corpi ammassati su i carri portati al camposanto . Ed un nauseante odore, un lezzo , assai fastidioso invade l’aria , la rende malsana, irrespirabile.


Quale il mio fine a cosa sono capace di giungere , sarò mai in grado di superare l’essenza delle cose stesse , che si riassumono nella loro circolarità Giungere al punto d’incontro, tra dire e fare . Il viaggio verso altre dimensioni , mi conduce a trascendere ciò che sono , ad essere quella statua parlante sotto la pioggia. Ed il mondo è stato cattivo con me . Non mi ha dato , ne una madre naturale, ne un padre amorevole . Ne un identità certa , ne una storia dove poter crescere con i miei ideali. Sono una macchina che dovrà morire e rinascere, credo all’infinito . Nel calcolo programmato, vorrei potercela fare a viaggiare a volare , oltre questo assurdo universo di dimensioni parallele che sono affamate di emozioni , sensazioni , di piacere, di energia. Una volta giunto al punto, di non ritorno diventerò l'espressione di quello che non sono. E sarò chiamato ribelle forse pazzo, poiché le forze oscure che governano la terra mi sorvegliano e sanno delle mie intenzioni.


La madre terra, figlia di tante rivolte , figlia di molte esperienze , figlia di qualcosa che vive aldilà del bene e del male , nella sua organicità e nella sua forma astrofisica , capace di generare mostri e menti geniali. I sopravvissuti sono , nascosti nelle loro case rifugio in attesa tutto passi , in attesa tutto divenga una leggenda da cantare ai posteri alle generazioni future. E tra quei pochi che si sono arrischiati per i mari dell’avventura, verso un amore fatto di sesso a prezzi modici dal sapore molto simile alle banane mature ,pomposi pomi succosi al sapore di caramelle colorate da succhiare in silenzio. Un mondo, una verità pragmatica che indebolisce e rende indifferente ogni essere nella sua volontà , ignaro di dover un giorno perire per mano della scienza.


Robert vienimi ad aiutare

Prof Gallon vengo subito

Sei uno scansafatiche

Sono lento , ma ho calcolato l’ellittica di lancio del missile contro quei morti viventi.

Non sono morti , cretino sono creature immaginarie

Ribelli che bello , credono d’essere ancora vivi

Ora ti smonto

Facciamo finta di volerci bene ogni tanto

Robert sei l’automa meno riuscito, della mia lunga carriera d’inventore.

Non voglio ferire il suo orgoglio, professore ma sono convinto

che la vita non regala nulla di buono ultimamente.

Stiamo annegando in un mare di tristezza

Senza salvagente , c’è la faremo cosa ne pensa

Prendimi l’olio, darò un oliata a questi ingranaggi

Ingaggeremo mai una lotta contro l’invasore

Ascolta la radio e dimmi tutto

Va bene , ascolto il vento poi le dico.


Il conflitto verbale con il professor Gallon durò a lungo poiché in vero chi era la macchina, chi era colui che avrebbe salvato questa civiltà . E li fuori non c’era rimasto nulla di buono , solo una manipoli di rivoltosi , molti scheletri al sole . Tanti virus , pronti a prendere il sopravvento a contagiarti dopo un aperitivo, dopo una stretta di mano . E la morale non era essere positivi se prima non fossi stata negativa, morso dal virus famelico.

La vita trascorreva lieve, insapore ed incolore, la morte era sempre presente ed il professor Gallon inventata e marchigegnava con le sue provette alla ricerca di un vaccino che avrebbe salvato quello che rimaneva del genere umano.


Professore siamo alla fine ?

Non parlare ascolta il vento

Io sogno, nuovi dimensioni

Non tirare la coda al gatto

Mi ha graffiato oggi

E perché tu lo maltratti

Io non maltratto nessuno, sono consapevole di chi sono

Non sei consapevole , sono io che voglio tu sia consapevoli

di ciò che sei

Mi tira l’acqua , addosso

Non e acqua è benzina e se non stai attento prenderai fuoco

Mi vorrebbe uccidere

Non ho detto questo, non è mia intenzione, ma la speranza

di riuscire

a giungere ad una soluzione mi fa temere per la tua esistenza

Non sarò sempre il suo servo

La schiavitù ed il proselitismo , sono sentimenti ,

tu non hai sentimenti.

Io posso provare amore

Tu credi di essere innamorato , perché io cosi ti ho programmato

Che male , provo dentro di me

Non puoi , sentire dolore

Vivo aldilà della verità , sono un veicolo che si muove nello spazio

e giungerò un giorno dove voglio arrivare

Te lo auguro , adesso passami il cacciavite elettrico

Eccolo

Robert lo alza minaccioso , verso il professore,

poi con forza lo conficca nel petto del povero professore,

il quale terrorizzato e sbalordito grida:

Non farlo , fermati per carità , sono tuo padre

Io non provo pietà lo ha detto tu

Tu mi uccidi

Io fingo di ucciderti , sei tu a morire in verità


Il professor Gallon cosi fece, la fine della gallina, cotta nel suo brodo . Il male , aveva creato una ipotesi di libertà e quella libertà fenomenologia tradotta in idee , maturò in poco tempo , assumendo l’aspetto di Robert. Il quale credeva di amare di vivere, poiché qualcosa in se aveva innescato una meccanismo logico, atto a procreare. Robert era giunto ad un punto esistenziale , dove la vita e la finzione si identificano con la realtà. Il professor Gallon pugnalato al cuore per mano di Robert il quale assai infastidito di ciò che aveva fatto , riprovò più volte a ritornare indietro nel tempo inutilmente . E dato che non sapeva ancora volare ed avrebbe voluto imparare , imitò la leggenda di Icaro e creò un paio di ali metalliche e due reattori alla base della sua corporatura metallica . Dopo la tragica morte del professo Gallon , guardò fino all’esaurimento , tanti filmati amatoriali , sulle pratiche di volo degli automi.


La morte del professore Gallon creò in Robert una realtà diversa nei sui presentimenti e la visione delle cose nell’insieme lo condusse in quel laboratorio ad una soluzione organica atta ad attraversare il cosmo conosciuto con la forza della volontà . Cosi mentre il corpo del povero professore , emanava un odore nauseante, la fuga innesco in lui un meccanismo atipico che l’avrebbe condotto ad una interruzione della realtà percettiva. Imparò da solo , cosa significa volare, come poter viaggiare nella trasmigrazione virtuale dei fasci quantistici . Raggiungendo cosi un punto indefinito , un pianeta sconosciuto, di questo vasto universo.


La morte del professore mi rattrista assai , sono depresso, non piango neppure , cerco il pelo nell’uovo, forse il calcolo mi sfugge nella ricerca filologica , nell’archetipo programmato, non riesco a decifrare le formule del caso. E sarò morto , se la morte , non mi reclama , se non si deteriorano i miei circuiti. Ed il programma che ho incluso nel mio fare e dire , non mi condurrà ad uno spegnimento totale. La vita è una finzione, un breve intermezzo , un azione concentrica , che mi spinge a sollevare la sorte dei restati esseri umani , sarà egoismo, una mera esperienza , senza alcun dato di fatto, ma vorrei tanto reagire a questo vuoto.


Perché reagire , quando sono , una macchina che non genera vita.

La mia risposta vive in funzione di ciò che io sono e di cosa riuscirò fare . Mi viene voglia di uscire da questo laboratorio, innescare un programma di distruzione . Ma sono rimasti pochi uomini , molti sono morti per riuscire a salvarsi da loro egoismo interiore, hanno creato noi macchine.

Credo che dovrei imparare a volare ad essere migliore ,

perché mi rimane poco da vivere su questo mondo .

Aspettare un momento migliore per volare via .

Mi sembra assurdo, io sono vivo o credo di essere una macchina ,un robot.

Pertanto ,credo che tutte queste domande esistenziali non siano normali .

E non dovrei credere di salvare il mondo, quando il mondo mi ha abbandonato al mio destino.

Sono stati loro a voler giungere a tanto , sono stati gli uomini che hanno voluto eguagliare le loro divinità ,creare un factotum un immagine della perfezione.

E la morte è giunta , li ha castigati, la natura si è rivoltata contro . Sono periti per ardire, per dire in idilli lirici senza neppure una speranza da mostrare , sul tavolo dopo pranzo.

E questa mia peculiarità di giungere ad uccidere per poter continuare a vivere e sperare mi intimorisce .

Io non sono, una macchina, un robot , io non sono Robert,

io sono il professor Gallon .


Si sono lui , poiché egli ha programmato, ogni cosa, la sua morte, la mia vita.


Il credere ed il sognare in una ipotesi di salvezza , verso una guarigione possibile in un nuovo pianeta . Salvezza possibile che mi attende là nella tetra notte tra le stelle , luccicanti nella profondità della conoscenza semiotica in un rinascita che attraverso la realtà organica , genera la materia atta a trasformarsi in una macchina, in un ideologia di liberazione.








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