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Una storia di Milcham

La leggenda della Fata diventata Strega

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15 minuti

Pubblicato il 08 marzo 2020 in Fiabe

Tags: #Fata #Strega #Leggenda #Amore

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C’era una volta un luogo lontano, di tempi passati di cui nessuno ricorda. Un luogo nascosto, in cui esisteva un bosco: il Bosco Oscuro. Esso era un luogo davvero oscuro, da cui il nome, in cui si diceva fosse più probabile essere colti da quelli che i saggi chiamavano Fumi del Mondo. Essi si presentavano sotto aspetti di pensiero e di istinti, che bisbigliavano nella mente del malcapitato, allo scopo di fargli perdere la ragione e la forza dello Spirito per seguire gli Istinti Primordiali, gli istinti al tempo delle bestie. Era come una pazzia che frequentemente capitava agli inesperti o ai provati nello Spirito. Si diceva che era in questo Bosco che la gente perdeva la ragione. Ma non erano queste le antiche origini di quel luogo. I vecchi narrano che quel Bosco un tempo ospitasse una Fata, una creatura profondamente Spirituale, il cui scopo era quello di guarire gli Uomini in preda ai Fumi. Con il suo potere, la Fata era in grado di dissipare la mente dalle ombre dei Fumi, facendo rinsavire gli Uomini dai loro istinti, liberandoli della loro pazzia e fornendo loro un pezzo della Mappa dello Spirito, la mappa che ogni essere umano possedeva per bilanciare la forza delle Leggi del Mondo, delle Leggi dell’Uomo e delle Leggi dello Spirito. Chi veniva guarito dalla Fata, era in grado di far luce sul proprio Spirito conoscendo alcune delle Leggi dell’Uomo che potevano corromperlo. Era dunque un luogo di Guarigione. Questo accadde per millenni, tramandato di generazione in generazione dai troubadour erranti nel mondo e da quanti erano stati guariti dalla Fata. E la storia tramandata fu questa, fino all’arrivo di Khaled, sovrano delle Terre del Nord, luoghi in cui si diceva soffiasse sempre un vento freddo come il ghiaccio. Un giorno egli fu portato al Bosco dai servitori, scossi ed impauriti dalla furia folle del sovrano, che improvvisamente aveva perso la ragione, senza apparente motivo. Erano note le Arti Taumaturgiche della Fata e di corsa i servi portarono da lei con un cocchio di cristallo il povero folle sovrano, sperando che ella lo avrebbe fatto rinsavire. Il Regno di Re Khaled era sull’orlo della rovina a causa della follia del sovrano, non c’era più tempo. La Fata lo accolse ma tanto erano stretti i Fumi nella mente del Sovrano, che ella dovette prenderlo con sé e vegliarlo notte e giorno, curandolo con il suo canto miracoloso. Il sovrano, le rare volte in cui si risvegliava per breve tempo, prendeva le mani della Fata, pronunciava un “mia Fata” ed uno sguardo profondo e grato si posava su di lei, per poi ricadere addormentato. Molte volte,mentre ella lo accudiva,il sovrano le citava versi di poesie e parole soavi, d'amore. Essendo il sovrano di bell’aspetto e molto sofferente tanto da richiedere la presenza continua della Fata, non ci volle molto per fa sì che lei si innamorasse di lui. Ma per una creatura Spirituale come la Fata ciò non era concesso. La sua venuta al mondo era per la cura dell’Uomo a favore dello Spirito, non per una esistenza terrena, non per l’amore. Quando la Fata sentì nel suo cuore l’amore per quell’Uomo, ebbe paura. Il suo Voto imponeva il rispetto di quest’ultimo ma lasciava come ad ogni creatura, anche a quelle dello Spirito, la possibilità di scegliere. A caro prezzo. Quella notte la Fata, allontanandosi dalla grotta in cui risiedeva con il sovrano malato, si diresse al Pozzo degli Dei, un pozzo magico in cui era possibile alla Fata scorgere i suoi creatori e chiedere loro consiglio in caso di necessità. Gettò il suo anello alle acque del Pozzo e di colpo apparve riflessa un’Ombra d’Oro.
“Padre, ho bisogno del tuo consiglio”
“Creatura mia adorata, Spirito d’Amore per l’Uomo, cosa ti angustia”
“Padre, ho paura, il mio destino è incerto”
“Parla dunque o figlia”
“Io amo”
Subito l’acqua si increspò e arrivò un terremoto che scosse le fondamenta del pozzo e il bosco stesso e tutti i suoi animali.
“Sai esser questo proibito! Non è il tuo Destino! Non è l’amore terrestre il tuo compito!”
“Padre, sono qui a chiederti, può il Destino essere cambiato? Posso io infrangere il mio Voto?”
“Hai dunque perso il lume della ragione o figlia? Tu sei una Creatura dello Spirito, non è il tuo posto l’amore di un Uomo”
“Padre, io amo”
“Il tuo amore non è terrestre. Sai che non troverai corrispondenza.”
“Ti sbagli Padre. Amo l’Uomo in quanto Uomo. Egli amerà me in quanto tua Creatura. Ma se ciò non dovesse bastare, sarò anch’io una creatura degli Uomini. A tutto mi spinge questo amore. Hai messo tu nel mio cuore la possibilità di amare l’Uomo, ma ecco ora io amo come nessun altro Uomo ho potuto amare, un amore non di cura, ma un amore per l’Uomo. Io desidero legarmi a quest’uomo, Padre”
L’Ombra d’Oro tacque per un momento, ed increspandosi ancora sotto il riflesso dell’acqua disse:
“Figlia mia, creandoti ho messo in te il tuo Destino, che è la Cura e non l’amore terrestre. Ma ti ho concesso anche il Libero Arbitrio, che spezza il legame del Destino. Non posso privarti di questo, o figlia, anche se prevedo la tua disfatta. Se decidi di amare quest’Uomo di un amore terrestre, due saranno le possibili conseguenze”
La Fata ascoltava intensamente e con il cuore trepidante colui che l’aveva messa nel Mondo, ma sentiva che qualcosa di oscuro sarebbe potuto accadere attraverso le parole del padre.
“L’uomo che tu dici di amare, figlia mia, ha una radice forte nelle Leggi del Mondo e degli Uomini. Più forte persino del tuo Potere curativo che io ti ho donato. Ma anche egli ha la possibilità di scelta. Il Libero Arbitrio. La legge dell’Uomo o la Legge dello Spirito. Ebbene, quando si sveglierà, la sua mente sarà solo parzialmente libera e tra quei fumi egli dovrà fare la sua scelta. Se ricambierà il tuo amore, tu non perderai il tuo Dono. E sarete entrambi liberi di amarvi in questa vita. Ma qualora egli dovesse scegliere il Mondo o le Leggi dell’Uomo, tu, figlia mia, perderai te stessa ed il tuo Dono. I Fumi entreranno nella tua mente e sarai perduta. Questa è la scelta che cambierà il tuo Destino. Ma se tu rinuncerai all’amore per quest’uomo, salverai te stessa”
La Fata pianse amaramente alle parole del padre. Quella era la sua scelta, quello era il suo Destino. Il suo Dono, la sua vita o la Perdizione nei Fumi degli Istinti Primordiali.
“Figlia, io ti amo di amore in quanto tuo Creatore, ti supplico, rinuncia alla tua perdizione”
Le lacrime della Fata bagnarono le sue vesti ed incresparono le acque del Pozzo. Era davvero infelice.
“Cosa devo fare per la mia scelta?”
“Aspettare. Attenderai che egli si risvegli. Le sue parole riveleranno la sua intenzione. Lì si aprirà la conseguenza del tuo Libero Arbitrio. Che la saggezza sia con te, figlia mia”
L’ombra nel pozzo si dissipò lentamente e scomparve, l’anello galleggiò in superficie. La Fata lo prese e meditando, silenziosa e triste, soffocata dalle lacrime amare fece ritorno alla grotta in cui giaceva il suo amante addormentato. Tutto il suo Destino era appeso ad un risveglio, ad una parola. Tutto il suo Destino era in mano ad un Uomo, una creatura del Mondo. Molte notti e molti giorni passarono, finchè una sera comparve la luna e la Fata ebbe una visione. Il suo amante si sarebbe risvegliato di lì a poco. Il tempo dell’attesa stava terminando. Ebbe paura e pianse e al buio della grotta disse “Padre, io amo. Amo”. Dopo poco, un rumore ruppe il pianto silenzioso della Fata. L’uomo si stava svegliando. Subito ella accorse al suo capezzale, con gli occhi lucidi e vivi, ansiosi.
“Mia Fata. Mia amata Fata…”
“Shhh non stancarti amore mio non stancarti. Devi recuperare le forze”
“Amata Fata…quanto vi amo..quanto siete nobile”
Il sovrano iniziò a piangere, le lacrime silenziose rigarono il suo volto pallido debolmente illuminato dalla luce della luna. Ma lo sguardo pulito e sincero, pronunciate quelle parole iniziò ad oscurarsi.
“Mio amato sovrano, sei ormai guarito, non dovrai più preoccuparti, se tu lo vorrai potrai dimorare con me in questa foresta. Quel che è mio è anche vostro ora"
La Fata prese le mani dell’uomo e le strinse forte. Tutto il suo corpo, tutto il suo cuore era aperto verso quella creatura terrestre. Era impossibile per lei credere che si potesse amare qualcosa di imperfetto con un amore pieno della pienezza degli dei. Essendo lei una Creatura dello Spirito, i sentimenti provati erano sconfinatamente più intensi e totali di quelli terrestri. Nel bene e nel male.
“Mia amata Fata. Io non posso”
La creatura spirituale sgranò lo sguardo. Una lancia in pieno petto le colpì il cuore. Il suo amato non la amava. Di colpo ritrasse la mano da quella dell’amante. Inorridita. Sgomenta. Paralizzata.
Guardò il suo amato negli occhi. Erano scuri e tenebrosi. Erano diversi.
“Non posso mia amata. Non posso. Sono giunto qui con i miei fedeli servitori per cercare la Guarigione, poiché in tutto il mondo si tramandano le tua arti taumaturgiche, la tua cura contro i Fumi degli Istinti Primordiali. Il mio regno era in rovina, necessitavo di aiuto. Non è stato l’amore per te a spingermi in questa grotta, ma la salvezza. Ed io ti sono grato mia Fata. Ti sarò eternamente grato. Ma non è questo il mio posto”.
La Fata si sentì morire. L’anello di suo Padre le cadde di mano, rompendosi a metà sulla nuda roccia.
“Salvezza…il mondo parla di me per ciò che io posso darvi?”
“Tu sei molto stimata e rispettata mia cara Fata. Il mondo ti guarda come un Dono dell’umanità. Invero tu sei un regalo per noi Uomini. La tua cura non conosce eguali. Molta gente nel mio regno parlava di te e di come li hai salvati dai Fumi delle loro menti. Ed hai curato anche me. Io ti ringrazio mia Fata. Io ti devo molto, se non tutto. Ma non è questo per me l'amore.”
“Tu mi devi? Per te dunque i sentimenti sono merce di scambio? Io credevo mi amassi. Tu…tu…”
In quel momento la Fata ricordò le parole del padre quella notte al Pozzo. “L’uomo che tu dici di amare, figlia mia, ha una radice forte nei Fumi del Mondo. Più forti persino del tuo Potere curativo che io ti ho donato. Ma anche egli ha la possibilità di scelta. Il Libero Arbitrio. La legge dell’Uomo o la Legge dello Spirito”.
“I Fumi…”
“Ma cosa dici mia Fata! Mai come ora la mia visione è chiara! Devo fare ritorno al mio regno. Non posso trattenermi oltre. Per sempre sarà la mia riconoscenza verso di te mia amata Fata. Tu mi hai salvato la vita. Mi hai liberato la mente dalle tenebre! Nulla potrà cancellare quanto è accaduto, te lo prometto! Sei stata la mia salvezza, ma non è questo il mio posto! Il Mondo mi attende, il mio regno, il mio Destino”
Subito l’uomo si alzò dal letto, traballante ma caparbio nel rimettersi nel Mondo.
“Invero è troppo profonda la radice del Mondo nel tuo Spirito. Tu offuschi te stesso. Io non ho potere, di fatto, io sono perduta” disse la Fata con le lacrime agli occhi ed il cuore lacerato di dolore. Avrebbe preferito un fulmine a quelle parole. La morte alla sopportazione.
“Mia cara Fata, spero capirai le intenzioni del mio cuore. È deciso. Addio”
Fu così che Re Khaled lasciò il Bosco. Non si voltò indietro, corse veloce in sella al suo destriero senza l’ombra del dubbio di aver seguito le Leggi dell’Uomo e non dello Spirito. Nessun dubbio sulla sua scelta.
Per motivi di Mondo giunse al Bosco, per motivi di Mondo lo lasciò. E con essi la sua Fata. Fu allora che un’ombra oscura iniziò a calare sul Bosco. Le piante, un tempo rigogliose e turgide iniziarono lentamente ad appassire, gli animali mutarono il loro aspetto ed uno sguardo rosso, sanguigno compariva in fondo alle tenebre del Bosco. Strani sussurri e rumori pulsavano nell’anima degli alberi. Tutto si fece buio, le bellezze ed i fiori di un tempo lasciarono il posto al muschio e al marcio della vita decomposta. La Fata iniziò a perdere la ragione. Sentiva dentro di sé un’ombra oscura, un veleno denso e melasso iniziò ad impadronirsi del suo cuore. Prese lo Specchio Magico in cui rifletteva le sue visioni ed urlando disse “Mostrami lui!”. Lo specchio mutò immagine e si vide un uomo seduto su un trono, con una donna sulle sue gambe. Sorridente, rideva e beveva di gusto. Nella baldoria l’urlo “Il Mondo! L’Uomo! La Vita! Quante sofferenze inutili! Domani la guerra! Conquisterò il Regno di Re Lowen!”. La visione finì così.
“Dunque è quello il suo posto! Lurido bastardo! Ti sei preso gioco di me, maledetto essere umano!”
Di colpò un forte terremoto iniziò a scuotere la grotta e tutto il Bosco intero nelle sue fondamenta. La Fata aveva perso la ragione, il suo Dono d’Amore, di Guarigione. Come suo Padre le aveva predetto, se il sovrano non l’avesse scelta, sarebbe stata perduta. Il suo Destino sarebbe stata una esistenza terrena persa nei Fumi degli Istinti Primordiali, ma poiché ella era stata una Creatura dello Spirito, i sentimenti sarebbero stati forti e terribili come quelli degli dei adirati. Non erano infatti questi, sentimenti umani. La veste della Fata si tinse di nero e di rosso, il bianco sparì dalle sue pieghe e lunghi capelli neri avevano lasciato il posto all’oro che aveva prima. Il suo sguardo, un tempo profondo ed amorevole, dai toni ambrati come le foglie d’autunno, compassionevole e ricco della Saggezza dello Spirito, si tinse di odio, le pupille divennero nere e nessun raggio di luce e tenerezza poteva penetrarle. Il suo cuore, un tempo aperto e tenero come la cera molle d’amore per gli Uomini ed il loro mondo, si tramutò in una pietra dura e chiusa. Pesante come piombo. L’Amore aveva lasciato il posto all’Odio. Un odio feroce e primordiale, l’odio di una creatura spirituale perduta e corrotta. Il suo Destino era compiuto. Aveva perso la ragione. I Fumi avevano completamente sedotto la sua mente. Spalancò le braccia al cielo nero come la pece, ed urlando alla luna rossa come un grumo di sangue, con le mascelle serrate e dure tanto da far male disse:
“Che tu sia maledetto Uomo del Mondo! Che tu possa patire in questa esistenza lo stesso giogo che mi hai imposto. Che tu possa piangere tutte le tue lacrime, che la ruota del carro del Destino si blocchi in un dirupo, il dirupo della sofferenza e della mancanza d’amore! Che tutti coloro che ti mostreranno amore possano poi rivolgerti l’odio degli dei! Poiché di inganno hai mosso i tuoi passi, di inganno perirai! Poiché hai scelto le Leggi del Mondo e le Leggi dell’Uomo corrompendo lo Spirito, poiché i Fumi attorniano la tua mente e di questi vuoi cibarti, che tu possa scontarne ogni pegno! Che nessuna consolazione possa redimere il Peccato dell’inganno di te stesso! Che tu sia maledetto come il mio Destino è stato maledetto dal tuo! Che questo luogo possa cessare di essere fonte d’amore e guarigione! Che i fumi degli Istinti possano impadronirsi di tutti coloro che muoveranno i passi tra questi luoghi! Che il sibilo del dubbio e dell’odio possa entrare negli orecchi di tutte le menti che percorreranno questo Bosco! Nessuna guarigione sarà possibile qui! Che le tenebre degli dei abbiano inizio!”. Una grossa nube cominciò ad avvolgere il Bosco. Esso sprofondò nelle tenebre più profonde. Nessun raggio di luce da lì in poi percorse le fronde degli alberi. Tutto divenne morte e putridume. L’odio e l’istinto divennero il respiro degli alberi. Tutto mutò e tutto divenne perduto, come perduto era stato il Destino della Fata del Bosco, una creatura un tempo amabile e bellissima, il cui scopo primo era la Guarigione e la Luce nelle tenebre dei Fumi degli Istinti. Ora, tutto era perduto e le voci sull’amabile Fata, diventata ora Strega, si sparsero per tutto il Mondo. Vecchi e giovani, donne e bambini sapevano che dell’amabile Fata non era rimasto più nulla, ma che una Strega Oscura di un odio feroce imperversava nel Bosco. Tutti raccomandavano di non addentrarsi nel Bosco o avrebbero perso il lume della ragione come accadde a lei, tradita dall’Amore. Quanto a Khaled il Sovrano, egli cadde in malora come la Fata aveva predetto. Con il passare del tempo i fumi della sua mente lasciarono il posto alla follia degli appetiti e degli istinti. Ebbe una prole numerosa ma il regno era sovente appesantito dagli umori del sovrano e dalle sue scelte incongrue. Sposò molte donne, che divennero di volta in volta Regine, e che di volta in volta venivano osannate ed adulate come vero amore del sovrano,ma in realtà mai un giorno di vera pace calò su quel luogo e non ci fu mai una vera ed unica Regina. I vecchi raccontano che il Re, sul letto di morte, nel momento ultimo della sua esistenza, si abbandonò ad un pianto amaro e disse “mia Fata…mia amata Fata”. Nessuno lo vegliò a quel capezzale come fu un tempo con la Fata del Bosco, quella creatura spirituale che tanto si era fidata dell’amore, da credere che un uomo corrotto potesse cambiare il suo Destino. Il vecchio Re morì solo, circondato dalle ricchezze e dalle mogli che tanto aveva desiderato, ma in lacrime. Che fosse pentimento o semplice nostalgia della serenità perduta, nessuno lo seppe mai. Il Re morì portandosi nella tomba la sua verità ed il suo destino. Nulla si seppe delle sorti del suo regno, qualcuno dice sia stato conquistato da Re Lowen, il sovrano che Khaled voleva spodestare. Ma questa è solo una leggenda…La leggenda della Fata diventata Strega.

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