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Una storia di BeppeGVida

Una Vita nel Design

Tra architettura arte e società

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4 minuti

Pubblicato il 21 maggio 2019 in Moda & Design

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Arriva Mister

Luna Vogue Casa, novembre 1976.

Presentazione Anna Maria Schiavina

Giovanni M. Pace per Harper’s Bazaar dicembre 1977


Non si lascia fotografare concede poche interviste e preferibilmente solo per telefono, quasi temesse, con la presenza fisica di distrarre l’interlocutore dall’immagine estetica che di lui offrono i suoi arredi. Mister Luna è certamente il personaggio più misterioso dell’attuale design internazìonale (1976). La sua voce è di un uomo giovane, sui 40, Quelli che lo conoscono lo descrivono attorniato da collaboratori e segretarie, quasi sempre in procinto di partire per Londra dove i mobili i tessuti i tappeti i profumi, i capi d’abbigliamento che portano la sua firma vengono ideati. L’opinione che gli inglesi si sono fatti di lui è quella di una persona giovanile eternamente sorridente. In Italia l’astro della notte da cui prende il nome è invece legato alle parole dei canzonieri, ai sogni, alle chimere a un aristocratico senso di distanza che la luna continua a portarsi dietro nonostante la visita degli astronauti.

Aura di sogno profumo di cipria un’eleganza che ispira immagini femminili sono anche i contrassegni degli ambienti creati da Mister Luna. Frequenti superfici a specchio ombreggiate e frammentate per non riflettere insolentemente le immagini, colori chiari, anzi un unico colore base, il beige che si ripete in una gamma di tonalità diverse nella seta dei copriletto, nei cuscini ornati di arabeschi lucenti, nei divani a gradoni come templi sumeri, nei paraventi nei tavolini impreziositi da ottoni cristalli, nelle lampade.

I segni la grafia sono quelli dell’Art Déco. Ma non del Déco prima maniera, più direttamente ispirato all’oriente persiano e indiano, il Déco per intenderci, delle tuniche delle gonne pantalone che ebbero il trionfo nel famoso ballo in costume dell’estroso couturier parigini Paul Poiret (correva l’anno 1911) Il Déco di Mister Luna è piuttosto quello degli anni venti e trenta, quando ormai era evidente l’influsso del cubismo e del razionalismo di Le Corbusier. Nella serie non a caso battezzata Savoy Trenta, Mister Luna rinuncia in fatti alla policromia tipica del Déco di Paul Iribe e di Emile Jacques Ruhlmann, i quali rifiutano sempre le alettanti offerte dell’industria per continuare artigianalmente a usare i loro preziosi materiali: ebano, la tartaruga, il marocchini, la madreperla. Anche se questi materiali appartengono al passato, Mister Luna pure respinge la produzione di tipo industriale. Nella fabbrica di Bologna che realizza i suoi progetti londinesi ci sono un’ottantina di ebanisti, tappezzieri, decoratori che hanno potuto recuperare proprio per il carattere non di serie della produzione, abilità artigianali che andavano perdendosi. La prossima impresa che li attende è la realizzazione di una nuova collezione, questa volta ispirata all’America degli anni Quaranta. Ma quando si parla di ispirazione in Mister Luna occorre chiarire che non si tratta di un preciso riferimento anagrafico o culturale a questa o quella epoca. Nelle sue scenografie non c’è alcun compiacimento storico, sul tipo dei film in costume. Mister Luna “dice si muove in una dimensione estetica e non celebrativa, non ha nostalgie né rimpianti”. Così nella nuova collezione American Line Dynamic Dream gli Stati Uniti degli anni di guerra e del dopo la guerra mondiale, sono rivisti attraverso la lente deformante, per l’appunto, del sogno. E’ l’America incredibile di Mandrake, delle spose che leggevano lettere dal fronte nelle loro sontuose e ovattate dimore californiane, dalle grosse bombate. Luccicanti automobili Pakard: L’automobile di quegli anni è il motivo dominante la collezione: braccioli che imitano parafanghi, divani con fregi che ricordano ammortizzatori, tessuti che evocano i rivestimenti interni di quelle sontuose vetture. I colori di American Line Sono l’azzurro e il rosa “Sembra di entrare”, dice Mister Luna, “nel grande sogno a colori di un meccanico”.

Nella nuova collezione c’è traccia del Pop inglese anni sessanta e una certa critica, senza rancore né violenza, del consumismo, di cui l’automobile è diventata il simbolo. Un “accenno di polemica sociale? “Non direi”, risponde Mister Luna. “Sarebbe anzi un errore se mi lasciassi prendere la mano da intenti altro che estetici”. La socialità di Mister Luna va cercata piuttosto nel fatto che egli produce, si, per una élite ma è anche e soprattutto un imprenditore. Qual è l’immagine che preferisce di Mister Luna. Quella sorridente attribuitale dal pubblico anglosassone o quella più sofisticata e misteriosa made in Italy? “Direi che entrambe mi sono congeniali. Del resto i miei arredi, i miei oggetti sono prodotti di seduzione. E per sedurre ci vuole sia il sorriso che il mistero”.


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Autore Beppe G. Vida

22 maggio 2019


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