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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

MILANO CITTÀ NARRATA

MILANO CITTA SOGNATA

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9 minuti

Pubblicato il 10 giugno 2020 in Giornalismo

Tags: #Gaccione #Milano #Navigli #Ricordi #Viaggi

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MILANO CITTÀ NARRATA, MILANO CITTA SOGNATA

Il mio omaggio a una città che soffre.

Milano Piazza del Duomo
Milano Piazza del Duomo

Non sono milanese e me ne dispiaccio, ma a Milano mi sono recato spesso anche e non proprio solo di passaggio. In città ho soggiornato più volte per lavoro, nei miei andirivieni con Lugano per recarmi alla Radio della Svizzera Italiana; per l’attività svolta con le Arti Grafiche di Bergamo e per un’infinità di altre ragioni. Ancora a Milano ho maturato alcune importanti amicizie durevoli nel tempo, ho ottenuto testimonianze di rispetto e di gratificazione. Insomma, quel che si dice: ‘in quanto romano mi sono fatto valere e infine sono stato accettato’, grazie forse alla mia intrinseca capacità di farmi accettare.

Fatto questo in cui ho creduto fino a un certo momento, quando l’amicizia mi è stata confermata nel tempo da un sano rispetto da parte di chi del ‘rispetto per gli altri’ ha fatto una filosofia di vita. Se pur ciò possa sembrare poco per amare una città diversa da quella d’origine, dico che è l’essenziale per entrare nella realtà cittadina fatta di gente operosa, cordiale e conviviale che solitamente ‘premia’ chi sa farsi valere.

E questo perché il ‘milanese’ sa dare sfogo alla sua creatività in fatto di arte, di moda, di musica, di costume e, all’occorrenza, di un certo modo di divertirsi, non avulso dal mantenere un certo ‘quid’ aristocratico. Tuttavia e per quanto la si voglia narrare, gli anni della ‘Milano da Bere’ (’80/’90) sono e restano un punto fermo nella storia di questa città a volte uggiosa e malinconica, afosa e torrida nelle stagioni mediane, ma anche luminosa e accogliente nelle stagioni intermedie in cui si preferisce spostarsi in bicicletta o in tram, passeggiare nei parchi, godere dell’aria aperta.

MIlano ieri.
MIlano ieri.

Ma qui ‘altro’ sta anche per qualcosa che c’era e che non c’è più, che continua a vivere nei ricordi di quanti, scrittori, poeti, cultori della metropoli meneghina, hanno ‘narrato’ nel tempo, e in cui Milano continua ad essere ‘viva’, grandiosa come solo una vera capitale mitteleuropea dev’essere, ricca di fascino, lussuosa e indefinibile, quasi sfuggente ma, solo perché la sua nebbia azzurrina che in questa stagione l’avvolge, la nasconde agli occhi di chi non la conosce.

Non sfugge però ai milanesi doc, i quali, sanno dove cercarla e, soprattutto dove trovarla, dai Navigli a Porta Ticinese, alla Brera del ‘quartiere latino’, a Sant’Ambrogio, alla Scala, alla Galleria, al Castello Sforzesco e a quella decantata Porta Romana. Sì, lo so, si sente che non sono milanese, per l’aver messo giù a caso nomi di luoghi che detti così sembrano non dire niente. Eppure ognuno di essi, seppure soltanto evocato, è in grado di suscitare innumerevoli memorie, reminiscenze, rappresentazioni di momenti storici importantissimi, che riguardano l’aspetto artistico, l’attività del teatro e dello spettacolo più in generale.

Milano Teatro alla Scala
Milano Teatro alla Scala
Teatro alla Scala - interno.
Teatro alla Scala - interno.

La sera, si andava tutti ai Navigli, un sistema di canali irrigui e navigabili che formano il baricentro di un triangolo delimitato dal Naviglio Grande e dal Pavese che ha come vertice la darsena di Ripa Porta Ticinese e che copre una buona parte del quadrante della città, dove ad accogliere il nottambulo ci sono le Vecchie Osterie oggi loungebar, i Folk Club oggi village-café, i ristoranti e le paninoteche, le fiere e i mercatini dove incontrarsi, scambiare idee, ascoltare storie e canzoni accompagnate dalla migliore musica eseguita dal vivo, e tantissimo altro.

I miei ricordi più vivi partono da ‘Via Broletto’ di Milly, con le ‘scarpe da tennis’ di Jannacci, con Roberto Brivio de I Gufi, il Cabaret con Giagni Magni, Dario Fo e Franca Rame, Cochi e Renato, Gaspare e Zuzzurro, Franca Valeri, per non dire del Jazz di Lino Patruno e Nanni Svampa E poi i cantautori come Piero l’Italiano, Ivan della Mea. Fino ad arrivare alla ‘Via Gluck’ di Celentano, agli amici Cerutti Gino e Riccardo (quello del biliardo) che ho condiviso con Gaber.

Così tanti che non si riesce ad elencarli tutti, per non dire degli scrittori, e degli attori di teatro e del cinema. Anche se a me piace invece elencare i nomi dei Teatri, dal Manzoni, all’Elfo, al Piccolo, alla Scala, ed anche al Carcano, al Niguarda, all’Arcimboldi, e la Milano dei grandi registi come Strehler e Ronconi, fino alle Compagnie amatoriali come quella di Piero Mazzarella, Paolo Rossi, di Claudio Bisio (Zelig), e non in ultimi di Felice Musazzi e di quella straordinaria compagine che ha nome I Legnanesi. E sapete perché, ma è semplice, perché spesso sono i Teatri che hanno dato alle scene i nomi prestigiosi che oggi fanno la storia della cultura meneghina.

Milano i 'nuovi' Navigli
Milano i 'nuovi' Navigli

Anche qui la confusione è voluta, per mettere assieme il vecchio e il nuovo per sottolineare la ‘vitalità’ di questa città dove tutto è possibile ‘nel bene e nel male’ della realtà di cui si vuole essere partecipi, in quanto personaggi del jet-set oppure semplici amatori delle cose dell’arte da Leonardo da Vinci fino alle Mostre d’Arte Contemporanea; delle grandi manifestazioni come la Fiera Campionaria di Milano (dal 1881), l' ‘Expo’ del 2015, e delle quali è possibile scegliere se essere semplici personaggi o protagonisti.

A Milano tutto è lasciato all’impulso creativo, dal manifatturiero al visionario, la città accoglie qui detto con uno slogan ‘di tutto di più’ purché abbia un che di innovativo e un progetto fatturale. Il resto è pressoché testimoniato dal tempo ‘passato e presente’ che ha permesso e permette ancora di riscoprirla e di viverla ‘tutta d’un sorso’ e ‘tutta in una volta’ e ubriacarsi fino a superare il gusto narrativo e a sognarla, un po’ come si fa e si dovrebbe fare più spesso con la vita.

Ma non voglio inventarmi nient’altro per dire soltanto che non c’è nulla da inventarsi perché, è tornato in libreria uno straordinario ‘vademecum’ dal titolo accattivante “Milano città narrata” di Angelo Gaccione per le Edizioni Meravigli. Titolo al quale mi sento di aggiungere un co-titolo “Milano città sognata” perché, e forse qui mi ripeto, ognuno può ‘far propria’ (nell’accezione più ampia di ‘adottare’) una città, sognarla o addirittura inventarsela a proprio modo, a proprio uso e consumo, o anche lasciarsi adottare da questa Milano che stende il suo abbraccio all'Italia intera e che si aspetta la visita di tutti, in primis di noi Italiani che, nella ferma volontà di risalire la china, lancia il suo richiamo di continuare a ‘vivere’ agli occhi dell’Europa e del Mondo.

Pertanto auspico che si abbandonino le vecchie e le nuove diatribe politiche, le ormai obsolete rivalità campanilistiche e regionalistiche, e che ci si vesti a festa per quella che è la città italiana per 'eccellenza' che più ci rappresenta, e dico ‘grazie’ fin d’ora a quanti si prodigheranno alla sua rinascita.

Milano oggi.
Milano oggi.

Se è vero, come apprendo dalle note riportate nel frontespizio del libro che: “ ognuno di noi possiede una mappa ideale del proprio quartiere che lo lega e lo rassicura: è affezionato a un palazzo, a un albero, a un fregio, a un portale, a un’atmosfera che lo seduce, a una tonalità, a quell’humus che lo riconcilia con le cose e con gli uomini e che abolisce qualunque ostilità”, questo 'vademecum' curato da Angelo Gaccione, forma una ‘mappa ideale’ per conoscere una certa Milano ‘tra poesia e bellezza’ impressi in una serie di bellissimi interventi realizzati da alcune delle personalità più in vista della vita culturale ‘meneghina’, che raccontano il loro particolare rapporto con alcuni luoghi della città:


Un libro utilissimo per viaggiatori curiosi, turisti sognatori e milanesi ignari. Ma anche, e soprattutto, un atto d’amore verso la metropoli meneghina. Da leggere, regalarsi e regalare.»


Singolare per i non milanesi è l’appellativo di ‘meneghino rivolto a tutto ciò che riguarda la vita familiare milanese, soprattutto con riferimento agli aspetti più tradizionali della città, per cui è meneghino l’abitante della città, il dialetto milanese, la laboriosità e un certo modo di essere, al quale ho già fatto riferimento. E ‘meneghino’ di elezione è certamente Angelo Gaccione, nativo di Cosenza, poeta e musicista, scrittore e teatrante che ha alla città a dedicato alcuni importanti libri di narrativa e poesia “Milano, la città e la memoria”, “La città narrata” (apparso in diverse edizioni), “Poeti per Milano” e “Milano in versi”.

L'autore vive e lavora a Milano dove dirige il giornale di cultura “Odissea” a cui collaborano prestigiose firme della cultura italiana e internazionale. Notevole è però il suo impegno civile espresso anche attraverso un’ampia produzione saggistica. Fra i suoi libri è di recente pubblicazione il volume “Ostaggi a Teatro” che raccoglie i suoi testi teatrali dal 1985 al 2007.


Copertina del libro
Copertina del libro
Fermata sui Navigli
Fermata sui Navigli


Di particolare interesse è anche la sua produzione poetica che ho il piacere di ospitare in questo articolo:


Stamattina mi vestirò di bianco (Milano, 10-13 settembre 2011)

Stamattina mi vestirò di bianco

calcherò il cappello di traverso

ed uscirò sulla via.

Saluterò tutti i passanti

e alla fanciulla che mi offrirà un sorriso

regalerò una rosa.

Mi imporrò di essere allegro

e mi metterò a cantare:

non darò retta all’arrogante e, per una volta,

il pirata della strada non maledirò.

Del governo non mi darò cura

-ma solo per oggi-

perché stamattina vorrò essere lieto

e come un uccello farmi leggero

essere sole nel sole

dimenticare il tempo che ci inquieta,

il male che ci attende

. . .

ad ogni varco.



Passeggiare in un chiostro (Fano, agosto 2011)


Passeggiare in un chiostro

in pieno Agosto

in una città non mia

trovarsi dentro un altro tempo

con le campane in festa

a battere in pieno mezzogiorno.

E il pozzo al centro della stella

a comporre la divina proporzione

e sotto aldilà oltre le mura

il respiro del mare sempre uguale.

Poi il silenzio denso

come una vita che si ferma

raccolta dentro un quadrato di cielo

e il mio occhio che accoglie in un abbraccio

colonne archi capitelli e vele

e logge e campanile e fregi

ed io che divento parte dell’insieme.



L’albero a Porta Romana

Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio?

solamente a pensarci soffoco

(Italo Svevo, La coscienza di Zeno)


C’ è un albero nel mio cortile

i cui rami abbracciano la mia finestra

e gli uccelli vengono guardinghi

a spiarmi mentre scrivo.

Se fossero meno timidi aprirei le imposte

e direi loro: “Entrate” .

Di questi tempi gli uomini

mi sono divenuti insopportabili;

così ostili che niente mi è più caro di un albero

e di uno stormo di uccelli

sopravvissuti in città.

Il palazzo di fronte mi copre il cielo

e il sole lo posso vedere solo riflesso dai vetri.

Così gli uomini costruiscono prigioni

senza avvedersene, e ne sono contenti.

Eppure sono sempre partito dall’uomo

e nulla mi ha più interessato

quanto il suo cuore.

Ora, seppure non vecchio

torno ai rami e agli uccelli

e quasi ne provo dolore.


(Da: ‘Poeti per Milano -una città in versi- Viennepierre1999)


(Liriche pubblicate per gentile concessione di Angelo Gaccione).


Nota d’autore: da non mancare una visita alla storica ‘benemerita civica’ Libreria Meravigli, in via Torino a Cernusco sul Naviglio: [email protected], una vera ‘chicca’ per gli amanti della città, dove andare alla ricerca delle tante ‘curiosità’ letterarie e non solo della Milano di oggi e di ieri: ‘Una città che non si dimentica e non si lascia dimenticare’.

Skyline
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