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Una storia di StefaniaCastella

Come il pane nella guerra

E' solo un addio.

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7 minuti

Pubblicato il 15 gennaio 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #guerra #ricordo #storiadamore

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Seconda Parte.



Paolo mi accompagnò senza parlare, alla stazione, per la prima volta. E dopo tante altre volte. Tornare era come uscire sconfitti da un campo di battaglia. Due pugili che crollano uno sull'altro, piegati dalla forza di qualcosa che prendeva il sopravvento e non lasciava che la delusione di riprendere ognuno la propria vita, e fingere che tutto fosse immobile come prima.

-E che d’è sto segnaccio? Lo sai che la sposa non si tocca prima delle nozze- Marinella rideva mentre lo diceva ma continuava a fissare con uno sguardo indecifrabile un punto preciso del mio collo, ci misi istintivamente la mano.
Non mi ero accorta di nulla di particolare, e non c’era stato la sera prima niente che…con Luca che…
Mi alzai per raggiungere lo specchio più vicino e scostando i capelli di lato, mi accorsi che sul collo avevo un grosso segno rossastro, quasi viola, feci una smorfia, per riderci sopra, ma vidi allo specchio gli occhi di Marinella che m’interrogavano, ed ebbi davanti agli occhi il riflesso chiaro degli occhi di Luca che dovevano averlo visto. Abbassai i miei, che mi inchiodarono colpevole.
-Non è un segno dell’amore tuo, vero? -
Marinella fumava con l’aria beffarda come l’attore al centro del palco con la battuta migliore. Io comparsa avrei lasciato quel palco volentieri, ma mi si leggeva sulla faccia che non era no, un segno lasciato da Luca, e che la frase era comunque composta male. Luca non era da tempo l’amore mio. E il suo sguardo di rimprovero non lo volli sopportare.
-Non vedo che cosa c’è da dubitare e…-
- Se non c’è da dubitare, perché ti agiti anima mia? Cosa c’è che non va? Ti conosco da parecchio tempo ormai, e non capisco cosa ti tormenta. C’è forse qualcun altro nella tua vita? Devi sposarti, dovresti essere felice. Fedele sarebbe un parolone al giorno d’oggi, ma perlomeno felice…-
Raggiunsi la sedia, sentivo che il sangue faceva un po' come gli pareva, le guance prima ribollivano poi le sentivo gelare. Volevo urlare che desideravo Paolo con tutte le mie forze, e lei che sapeva e capiva tutto, mi precedette.
-Arriverà tra un po'. Sarà qui per dare un’occhiata a certi appunti, quelli che abbiamo raccolto insieme io e te giorni fa. Poi darà una controllata a certe foto. Lo farà con Marta. Lei verrà qui con lui. Ti giuro che se avessi potuto te l’avrei evitato. Tesoro. Forse non dovresti restare qui adesso. Ti giuro che se avessi potuto evitartelo…-
- Non la lascerà…-
-No. Succede. È successo e succederà sempre. Si può perdere la rotta. Accade.

Paolo è qui per questo. Ha perso la rotta, ed è rimasto per espiare il suo senso di colpa. Crede che io abbia scordato quello che è accaduto tempo fa. Lui credeva che avessi una relazione con suo padre, lo tormentava il pensiero che sua madre potesse soffrire. È entrato nella mia vita per strade trasversali, prima di posarsi su mia figlia Silvia. Io ne avevo tre di figlie, Silvia la prima, era bellissima. Un’artista, mi somigliava tanto. Lei lo amava alla follia. E folle lui l’ha lasciata. Per un’altra donna. Per far dispetto a me dico io, lui crede che la vecchiaia mi abbia rimbambita, che io abbia dimenticato di aver una figlia che s’è ammazzata per lui. Crede che abbia dimenticato che è anche per lui che le mie due figlie non mi parlano più. Lui che è rimasto accanto a me, mi ricorda costantemente il tormento che ha segnato la mia vita. È un pò la mia e la sua punizione-.

Sentivo la testa ruotare, mentre mi venivano in mente le ore passate a respirare quell'uomo, ossigeno e maledizione.
-È rimasto accanto a me per colmare tutto il vuoto che sa di aver lasciato nella mia vita. Non dovevo permetterti di avvicinarlo. E no. Non la lascerà-
-Marinella, mi ha cercata lui-.
-Lo capisco tesoro-.
- Io ci ho creduto. Perché? –
- Ho superato un milione di cose cara, la guerra e la galera, le botte e il freddo, ho dato una risposta a tutte le misere domande che avevano a che fare con ognuna di queste disgrazie ma per le pene d’amore e le domande su quale ragione ci spinga a farci così male no, non ce l’ho-.
Me ne andai prima che arrivassero, non volevo incrociarli insieme. E sapevo che Luca aveva visto quel segno e forse capito, questo spiegava certi silenzi pesanti e l’assenza di quelle ore che ora opprimeva, come mai da mesi. Ero colpevole e volevo riparare. Lo chiamai ma il telefono suonava a vuoto.
Volevo il perdono, lo volevo da lui, ma tornava il pensiero di Paolo che non mi parlava più limitandosi a prendermi e riportarmi a casa, senza mai affrontare quella cosa senza senso.
Aspettai per giorni in silenzio, mettendo ordine in quello che ormai era il termine del romanzo. Mancavano giusto le foto di cui Marinella parlava, e pochi dettagli. Al telefono la sua voce era sempre più stanca e sfatta.
-Quando vieni a trovarmi? Sono settimane che non ti vedo. Eravamo felici, torna, prendiamo un caffè parliamo un po'- Marinella sembrava implorare. Tornai dopo un tormentato rincorrersi di giorni vuoti, settimane in cui Luca non aveva risposto a nessuna telefonata e rendendosi praticamente irrintracciabile.

-Seguo un paio di convegni e ho diversi affari in ballo. Starò via per un pò. Non cercarmi, non so bene quando torno-.

Questo il laconico messaggio che mi aveva lasciato.
Mi trovai Paolo davanti, decisa a inchiodare il suo sguardo e chiedere cosa eravamo, e cosa sarebbe accaduto di noi.
- Parlami- Gli dissi solo questo.
- Non ho molto da dire Sara. So che devi sposarti, credevo avresti rinunciato-
- Rinunciato? Tu hai rinunciato a lei? -
- Che c’entra lei? Non dicevo che avresti dovuto rinunciare per noi. Avresti dovuto per te, perché non lo ami-.
- Tu che ne sai? Di cosa, o di chi amo io? Paolo mi hai cercata, perché? Perché è successo tutto questo? Che cos'è stato? Perché non mi hai detto la verità, che per te era una semplice storia di sesso e basta? -
Paolo guardava il vuoto davanti al balconcino dove fumavamo mentre la tele distraeva Marinella.
- È stato tutto un errore. Può succedere. Sarebbe un errore andare avanti, cercare di essere qualcos'altro. Sara, se dovessi davvero innamorarmi vorrei che non facesse male, vorrei qualcosa che fa stare bene. E io credo di non saper fare bene a nessuno-
- Tu pensi di esserti fatto male? Paolo forse tu sei l’unico qui che non si è fatto niente, non si è fatto mai niente-
Guardai il vuoto mentre lui spostava lo sguardo su un punto fisso e lontano. Il balconcino era basso, così basso che una spinta sarebbe bastata a farlo piombare nel vuoto. Mi avvicinai alle spalle, le mie mani l’afferrarono forte, un attimo sarebbe bastato un attimo, ma abbassai la testa per posare la testa sulla sua schiena maledetta, restando ferma e vigliacca, stretta forte e invece d’ammazzarlo sentii che morivo un po' solo io.
Tornai dentro ad abbracciare Marinella per l’ultima volta. Il romanzo era finito e anche io mi sentivo finita. Svuotata.
La salutai e lessi nei suoi occhi la consapevolezza di un ritorno che non si sarebbe mai compiuto.

Dovremmo fissare una data e…
-Io non ti voglio più Sara. Non la voglio una che devo pregare perché mi resti accanto. Prenditi tutto, cosa vuoi? La gloria, il libro, la tua vita, la casa dei tuoi, fare l’adolescente per tutta la vita. Io non ti voglio accanto a me. Sara, è finita-.
Luca era uno sguardo mai visto prima. Era insieme rabbia e delusione, e parole restate compresse per troppo tempo.
-Voglio che vai via adesso-
Sentii le lacrime scivolare sul viso e non sapevo per chi piangevo veramente. Volevo soltanto che tutto fosse resettato per riportarlo indietro come sarebbe dovuto andare.
- Ti prego dammi una possibilità, volevo soltanto scrivere quel libro e…-
- Sara scrivi quel libro. Scrivi quel fottutissimo libro e poi fai una cosa. Vattene a fare in culo-


La casa era vuota, Luca era andato.
Paolo sospeso nel vuoto di una vita parallela.
Quando il libro andò in stampa, quando il lavoro fu pronto per uscire, Marinella era andata via per sempre da qualche giorno, senza avere la possibilità di poterlo tenere tra le mani. Le sue figlie non l’avevano mai cercata, il giorno del suo funerale non c’erano. Io credetti di vederla tra la folla mentre con i suoi occhi grigi ci scrutava tra il fumo delle sue sigarette. C’era lontano Paolo al braccio di una donna bruna sottile e bellissima, li vidi perdersi tra altre facce.
Voltai le spalle, non sfogliai più nessuna pagina di quel libro.
Per me tutto era rimasto fermo, immobile, una sedia vuota al centro di una stanza, in una casa che non abitai mai, nella vita che non seppi vivere abbastanza. Nelle decisioni mai prese purtroppo. O per fortuna.


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