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Una storia di Chiaramorselli0

Per una notte

Racconto di un inverno solitario

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2 minuti

Pubblicato il 18 luglio 2019 in Avventura

Tags: #racconto #freddo #chilometri #viaggio #notte

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Io che scelsi addirittura il colore del mio smalto,

mi sistemai i capelli e misi la maglietta che mi stava meglio, quella aderente e femminile, quella che non presi al mercato settimanale in quartiere, ma in un negozio vero.

Feci 100 chilometri e passa da sola.

Per perdermi.

Per nascondermi.

Per ritrovarmi.

Passai quelle ore a cercarmi e spingermi oltre, lanciarmi. Avevo il cellulare scarico, era buio e non sapevo dov’ero. Però tutto sommato stavo bene, parlavo con le persone e loro parlavano con me.

Una notte fredda in una città che non conosco.

100 chilometri e passa.

Da sola.

Sono spaventata, i miei non sanno dove sono, mentre tu, troppo di fretta non alzasti neanche lo sguardo per trovarmi.

Quindi ora aspetto il mio autobus, arriva tra 4 ore e non so neanche precisamente dove, ho freddo, tanto freddo che tremo e i piedi mi sembrano bruciare.

Vado a rintanarmi in un fast food, - è l’unico posto aperto a quest'ora -, dopo che con un tono compassionevole mi feci dare un passaggio, mi offrirono addirittura un panino.

Avevo il portafoglio vuoto e non mangiavo da più di 15 ore.

MI fecero compagnia per 40 minuti, poi, finito di mangiare andarono a dormire anche loro e ritornai ad essere da sola.

Mi siedo, fisso il muro immobile con le mani in tasca e gli occhi mi si bagnano.

Vorrei essere a casa mia. Strano, penso, ma non penso a cosa loro possano pensare.

La gente mi guarda, alcuni sembrano provare curiosità per me, mi osservano mentre continuano a mangiare, un po’ come se fossi la loro televisione; altri mi guardano male e sussurrano qualcosa all’amico di fianco, alcuni non sussurrano neanche, anzi.

Oh si, ho un’aria scontrosa, vero? Non sembro affatto simpatica, guardatemi, un rifiuto sociale! Ma si, tanto ripetete sempre le stesse cose da una vita!

Ormai vi conosco a memoria, tutto quello che voglio è non piacervi.

Sono le 4 di mattina e io sono seduta da sola in un fast food pieno di gente vestita bene, curata e sorridente che torna dalle loro serate spensierate.

Io sono vestita completamente di nero, con un’aria cupa e alla gente qua dentro non piaccio. Non sto mangiando.

Ma loro non lo sanno che stasera ero bella, simpatica e socievole.

Cosa succede?

Tra qualche ora sarò di nuovo a scuola e prenderò un altro 4 perché non ho studiato per l'interrogazione.

Metti la testa a posto mi dico.

Sto pensando che vorrei essere a letto, magari con qualcuno per sentire il suo calore stringermi.

Qualcuno chi?

Sono le 5 di mattina e finalmente sono sull’autobus, al caldo; qua sopra giace il silenzio poiché tutti dormono.

Mi siedo, avvolta improvvisamente da una quiete disarmante, e inizio a pensare che nonostante tutto, da questa giornata ne sono uscita vincente, perché quello che ho fatto, ho saputo farlo da sola, e forse, sotto sotto lo rifarei.

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