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Una storia di MirianaKuntz

Stella alla rovescia

Storia di come si nasce morendo

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6 minuti

Pubblicato il 12 febbraio 2021 in Thriller/Noir

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Ogni cosa è destinata a finire, così come ogni cosa nata, prima o poi è destinata alla sua forma mortale. Eppure ciò che si vedeva entrando dalle porte di quel posto sinistro, rassomigliava tutt’altro che a questa storia. Il fatto è che tutto ciò che c’era, aveva una parvenza di -già stato- e tutto ciò che era già stato era pronto ad essere. Questo lo sapeva bene Camilla, che la vita l’aveva studiata da vicino, con i bruchi morti che diventavano farfalle pregne di salute, o come in tutte le figure dei suoi libri, dove i bambini a chiazze grigiastre, diventavano sempre meno scuri, sempre più rosei. Camilla adorava la sua forma, il suo stato delle cose, il fatto che tutto ciò che era, come le diceva sua nonna, un tempo era già stato, l’unica cosa che non riusciva a capire a pieno, è come sarebbe stato pronto ad essere, di nuovo. Ciò che ricordava del suo passato, non era nient’altro che niente, eppure le cose che sapeva della sua morte, le aveva imparate dalla venuta al mondo di suo fratello. Quando Tom era -morto- non era nient’altro che una palla grigiastra, i suoi zigomi avevano fasce scure livide, degne di una morte furente. I capelli di suo fratello erano di un rame carico, simile alla ruggine salmastra. A fare da gioiello a tutta quella poca benvenuta vitalità, era il fatto solito, che accomunava tutti, di non avere parte della pelle in alcuni punti del corpo. Tom, nel suo caso, aveva un lato della faccia totalmente ossuto, il che lo rendeva ancora più tenero, se la sua piccola vocina squillante, non fosse bastata. Camilla aveva visto morire nella nascita, diverse persone, tutte diverse, ma tutti, in un modo nell’altro, condividevano le stesse caratteristiche dei cadaveri che conosciamo oggi.

Camilla era graziosa e scattante, amante della scienza e della natura, ma più di ogni altra cosa, amava le stelle. Le stelle cadevano, e non avevano paura di mutare il loro stato delle cose, erano impavide, avventuriere, e si schiantavano sul mondo senza pensare a dove sarebbero finite, una volta cadute qui sotto. Voleva assomigliarle, eppure per quanto si sforzasse, non era capace di brillare, e cosa molto più importante, temeva la vita più di ogni altra persona. Avrebbe dovuto imparare la vita guardando gli altri, eppure il destino che le toccava, era riservato ai primo geniti donne e maschi solo di alcune casate sparse per la città.

Il primo segno del mutamento, si avvertì quando piegata a raccogliere la palla di Tom, Camilla, sentì una strana fitta nelle costole aperte del suo busto. La giovane era nata senza pelle lì sotto, eppure non aveva mai avuto alcun tipo di problema. Camilla correva, saltava, a volte le capitava di rotolare. Sotto le deliziose magliette che sua nonna tesseva con cura, erano nascoste ventiquattro costole robuste. Anch’essa, così come Tom, e tutta la casata dei Jensen, aveva dei lunghi capelli color rame, complice il deterioramento delle fibre capillari. I suoi occhi, invece due bulbi biancastri da cui facevano capolinea due pupille nere come la notte. Ogni sentimento che la giovane provava, nei suoi occhi, era come un orologio a lancette. La paura, la rabbia, persino la gioia, veniva disciolto nei suoi occhi così come l’acqua si espande in un recipiente sottile e capiente.

Era un giorno qualsiasi, quando seduta a tavola, a mangiare i suoi gustosi vermi di terra con contorno di olive, che Camilla sentì uno strano rigonfiamento raggiungerle la parte alta dello stomaco. Nonna Kat, che aveva prontamente capito cosa stesse accadendo le corse incontro, tenendole la testa ben ferma, come quando si ha la necessità di vomitare. Le lunghe gambe ossute dell’anziana donna, ad ogni movimento, scricchiolavano sempre di più. Anche Tom, ormai bambino, lasciò cadere il cucchiaio nel piatto, tenendosi una mano nella parte ossuta della sua faccia, come a temere, di una trasformazione simultanea e prematura. Eppure la sua faccia bucata, non si mosse, risultando ancora più fredda e austera del solito. Mamma Costance che aveva assistito ad altri mutamenti in passato, si accartocciò su sé stessa, mostrando la colonna vertebrale completamente scoperta al muro freddo della sala principale.

  • E se non dovesse piacermi?- chiese Camille come se avesse pieno potere in quella scelta casuale del destino
  • -La vita non ha mai fatto male a nessuno..- rispose nonna Kat accompagnandola allo specchio della sua camera
  • Tutto ciò che sei è nuovamente pronto ad essere- rincalzò la vecchina

Camille che aveva sempre letto di quel processo che le sembrava così innaturale, capii di essere nel bel mezzo della vita, pronta a cambiare per sempre forma. Il suo odore avrebbe cambiato fragranza, lasciando la pestilente puzza di fiori marci ad un profumo di rose vive e nuove. I suoi capelli secchi come foglie, avrebbero riacquistato la morbidezza della seta, il buco che aveva sotto la maglietta sarebbe stato ricoperto da quello strano tappeto di pelle che aveva in altri posti, ma molto più morbido e roseo.

Allo specchio le costole sembravano più affilate del solito, come coltelli appesi ad un puzzle geometrico coperto male. I pezzi di pelle, come nati da uno sparo sordo, iniziarono ad allacciarsi agli altri maleodoranti punti del suo corpo. Le giunture, tiravano da più punti, un dolore faticoso ed accecante, sembrò strappare Camilla da parte a parte, come una vecchia bambola dozzinale. Prima che potesse accorgersene, si ritrovò piegata sulle ginocchia fragili, ad imprecare contro quella che gli altri chiamavano meravigliosa vita.

Amava essere morta, amava le sue ossa sporgenti, il suo colorito grigiastro, i suoi capelli secchi e fragili, amava soprattutto essere parte di qualcosa in quella famiglia, qualcosa che inevitabilmente, non le avrebbe mai più assomigliato sotto nessuna fattezza o forma. È semplice la storia, così come si muore una sola volta, tocca un tiro singolo anche alla vita.

In mezzo alle urla lancinanti di dolore, Tom aveva ripreso a mangiare i suoi vermi, e mamma Constance a piangere in un angolo.

Tutto divenne un sonno lunghissimo, dove ognuno, sembrò fare i conti col fatto che Camilla ormai fosse viva e diversa. Quando la giovane riprese a respirare, le sembrò che l’aria inalata dai suoi polmoni avesse un sapore e una consistenza diversa. Il petto le batteva come succedeva ai tamburi o agli scoiattoli con cui giocava al parco da bambina. Ancora davanti allo specchio, senza vestiti, si accorse che la parte scoperta del suo corpo, quella che racchiudeva il pezzo di carne amorfo, che sui libri chiamano cuore, era stato totalmente rimpiazzato dalla pelle. Niente di quello che era sembrava essere, niente di quello che aveva visto per diciassette anni era ancora affacciato al suo corpo. Il suo viso era roseo e disteso, come quello delle donne dei programmi alla tv, i suoi occhi, riempiti per metà da una pupilla meno piccola, da una sclera meno nevosa, e dall’iride più fitta.

Camilla, affacciandosi alla sua finestra, si accorse che i suoi capelli, facevano da richiamo al sole, come una lanterna di luce rossastra.

Tirò su l’aria da entrambe le narici. Per la prima volta si sentii finalmente simile alle stelle.

Schiantata di colpo in un mondo, aveva smesso di avere paura, e aveva accettato la vita, brillando come mai aveva fatto prima di allora.


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