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Una storia di MartaC

Il dipinto

Un'opera d'arte

144 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 12 novembre 2020 in Horror

Tags: #dipinto #horror

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Una volta un celebre pittore disse " il lavoro del pittore non finisce col suo quadro: finisce negli occhi di chi lo guarda" ed è proprio da questa frase che presi ispirazione.
Avrei voluto dipingere un quadro che esprimesse tutto ciò che sono, un quadro che risaltasse agli occhi di chi guarda ogni dettaglio, ogni pennellata, il più piccolo particolare.
Dipingevo di tutto, dal tramonto sul mare in una calda giornata d'estate, al grande cielo stellato in una notte d'autonno, città, alberi, case.
Ma niente, non era mai abbastanza, ogni volta che finivo di dipingere un quadro, lo osservavo, lo ammiravo, c'era sempre qualcosa che non andava, come un ramo d'albero spezzato, e così lo odiavo, fino ad arrivare a distruggerlo, a farlo a pezzi con le mie stesse mani.
Era una notte come tante altre, decisi così di uscire di casa per cercare di schiarirmi le idee, solo io e la mia fedele macchina fotografica per tentare di catturare qualche istantanea di una notte così cupa, le nuvole gonfie di pioggia che imperterrite si abbattevano sulla città, le strade deserte, i negozi chiusi, nessuno, neanche le macchine che di solito sfrecciavano da una parte all altra come schegge impazzite.
Ed è proprio lì che la vidi, una bambina esile, con i capelli lunghi, ed uno strano vestito bianco, ferma sul ciglio della strada, immobile.
Decisi quindi di avvicinarmi, volevo scattarle una foto.
Lentamente camminai verso di lei, si girò, aveva un espressione.. Come se mi stesse aspettando, come se sapesse che proprio in quel momento io sarei passato di li.
Non disse niente, fece solo un grande sorriso...cosi presi la mia macchinetta e immortalati il suo sguardo, i suoi occhi, il suo viso.
Un istante dopo tornò a guardare il nulla più totale, con lo sguardo perso nel vuoto, un automa, fredda, incosciente.

Con un po di timore senza neanche salutarla tornai velocemente a casa, presi la mia tela bianca, il mio fidato pennello e cominciai a dipingere... Passarono le ore e quando finalmente finii, lo guardai, lo osservai, e finalmente dopo anni.. La perfezione.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso, il suo sorriso.. Solo dopo alcuni giorni lo notai, aveva qualcosa di strano, qualcosa che non riuscivo a spiegare, era come se mi guardasse dentro, come se mi conoscesse.
Di notte avevo come la senzazione che mi osservasse, fermo, immobile, scrutando ogni mio movimento, non mi lasciava dormire, ed ogni volta che prendevo sonno, sentivo come una voce lontana che mi stesse chiamando.
Mi svegliavo nella mia stanza avvolto dalle tenebre, e lei era lì, con il suo sorriso slavato, inquietante, agghiacciante.
Un brivido gelido mi percorse la schiena, ma non potevo farne a meno, era la mia opera d'arte più bella, non avrei mai potuto farle del male.

La vendevo dal riflesso della televisione spenta, o quando mi guardavo allo specchio. Era lei, ne ero certo, un ombra nera come la pece, sempre alle mie spalle, immobile, non si muoveva, non parlava, non emetteva alcun suono. Fino a quel giorno, seduto su una vecchia sedia in legno, finalmente la sentii, con un filo di voce angosciante ripeté il mio nome più e più volte, passarono i minuti e la voce da prima fievole si fece sempre più forte, sempre più stridula, un urlo straziato, rabbioso, tanto forte da dovermi tappare le orecchie con le mani. Non so per quanto tempo continuó a gridare, minuti, ore... Ma di colpo così come aveva iniziato smise, ora solo il silenzio rieccheggiava dentro queste mura.
E allora capii, lei è qui con me, non mi lascerà mai andare, e quando avrà finito con me, si nasconderà nella soffitta di qualche povero malcapitato, e voi, come sciocchi penserete; è solo un bel quadro...lo appenderete sopra al camino, senza sapere cosa vi attende.
Non guardare il suo sorriso, o lo guarderai per sempre.


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