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Una storia di lisa1949

Parole sulla sabbia

refusi confusi

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5 minuti

Pubblicato il 11 ottobre 2018 in Humor

Tags: #curiosit #ombrellone #parole #scrittore #vicino

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Parole sulla sabbia


Lasciata alle spalle ieri, questa estate che sembrava richiamare alla vita, all’incoscienza degli anni in cui tutto ci sembrava possibile, un velo di malinconia mi pervade al pensiero di un inverno, freddo e cupo, tutto da attraversare. A me, che ritrovo nel mare emozioni profonde e sentimenti dell’anima, guardando l’orizzonte

Poi un ricordo, una storiella esilarante di due vacanzieri con abitudini differenti, mi torna alla mente e ritrovo il sorriso.


Al sorgere del sole, in una rinomata località della riviera romagnola, Giovanni si appresta a scendere in spiaggia, preparando lo zainetto con tutto l’occorrente.

«Buongiorno signore! Siamo mattinieri oggi!» il saluto del cameriere dell’hotel, lo segue sino all’uscita, affacciata proprio sull’arenile.

«Speriamo davvero che sia buono!» risponde, lasciando che l’eco delle sue parole faccia, in sua vece, il dovere di persona educata.

Il mare ha un profumo particolare, forse è la luce che vi s’infrange a renderlo speciale.

Prende posto sotto l’ombrellone a lui assegnato, già aperto dagli addetti al servizio.

A quell’ora poche persone hanno preso posizione: i più giovani dormono fino a tardi.

Giovanni posa lo zainetto ed estrae, dopo asciugamani e creme, un dizionario.

In mano, nel contempo, il tablet sta facendo i suoi giochi di luce per stabilire la connessione.

«Cos’è quel grosso volume?» domanda a sorpresa un tizio, seduto sulla sdraio accanto.

«Scusi, non l’avevo vista! Un dizionario.» risponde, augurandosi che il soggetto si accontenti e non lo distolga dalle sue intenzioni.

Un signore di mezza età, dall’aspetto tondeggiante, la classica pancetta di chi ama stare a tavola e un’ombra di capigliatura sulla pelata sudaticcia.

«In spiaggia? Deve studiare per caso?» sospira, intuendo che il vicino ha voglia di parlare.

«No, vorrei correggere alcuni punti del romanzo che ho scritto.» la voce ferma a intendere di essere lasciato in pace.

La pausa di riflessione gli faceva sperare in un prolungato silenzio, mentre percorreva sulle pagine il testo, modificando qualche vocabolo.

«Lei è uno scrittore quindi!» realizza alzando la schiena dalla sdraio, voltandosi verso il povero Giovanni, che già comincia a diventare insofferente.

«Il vocabolario, a cosa le serve?» si sta appassionando nel conoscere le manipolazioni di un personaggio, che non ha mai avuto occasione di conoscere.

«A trovare dei sinonimi» spiega, cercando di trattenere la calma.

« E lì le spiegano come prenderli?» esordisce fingendo di aver compreso.

«No, sono parole analoghe, per sostituire quelle d’uso più comune» intanto, gli nasce il desiderio impellente di ridergli in faccia.

«Ecco, quelle parole lì sui giornali non le capisco mai!» prosegue senza problemi.

«Quali parole, scusi?» chiede distratto continuando il suo lavoro.

«Quelle anotiche, voglio dire.» fosse stato zitto, avrebbe fatto una migliore figura.

«Analoghe vuol dire lei?»

«Sono parole corrispondenti, hanno lo stesso significato» spiega gentilmente, sperando vivamente di essere lasciato in pace.

«Scusi eh, se le do fastidio: di che cosa parla nel suo libro?» la curiosità non ha limiti, ne vergogna.

«Horror e fantasy» con l’intenzione di metterlo in difficoltà.

«Non si sente in imbarazzo?» domanda con lo sguardo dissoluto

«Sa, mi è capitato di leggerne uno e ammetto, mi sono eccitato molto!» diventando rosso gambero.

«Sa cosa succede se uno va su di giri, vero?» parecchio interessato all’argomento.

«Credo lei abbia letto qualcosa di genere erotico: l’horror è un altro genere.» gli spiega a questo punto, molto divertito.

«Ahhh, allora ho capito male! Non ne ha uno di quel genere lì?» infervorato di nuovo al solo ricordo di quell’esperienza.

«Al momento no, ma in libreria ce ne sono tanti!» lo informa sperando davvero di toglierselo di torno.

«Me ne consiglia uno allora?» desiderando ormai concludere quello che il suo istinto primitivo aveva messo in moto.

«E poi?» chiede Giovanni sorridendo.

«Lei non sa: qui di roba ce n’è, pronta all’uso!» più che mai convinto.

«Per la verità interagire è più positivo!» tentando di indicargli una strada diversa.

«Lei è proprio in gamba, ma parla difficile: Inter che?» nel frattempo si alza, scoprendo la sua pelle rosolata color gambero, a renderlo ancora più goffo.

«Le andrebbe una birretta fresca?» gli propone, mentre asciuga le goccioline di sudore che gli scendono copiose sulla fronte.

«Favorisce la diuresi, ma fa anche sudare!» lo avverte.

«Mi sembra che a quest’ora non sia consigliabile!» “birra di mattina? Meglio di no”.

«Ho fatto un’ecografia da poco, non ci sono calcoli» lo informa entusiasta.

«Guardi che intendevo dire che fa andare in bagno.» la pazienza ormai è al limite.

«Ahhh, sì sì, vado anche due o tre volte per notte!» conclude.

Giovanni cerca di concentrarsi, ma intanto il soggetto in questione sbircia sul diplay, nonostante il riverbero ne renda difficile la visione.

«Cos’è che ha cancellato adesso?» la curiosità lo inibisce dalla minima discrezione.

«Sovente i refusi mi sfuggono.» “ma chi me l’ha mandato costui?”pensa.

«Re… come? Non ne ho mai sentito parlare! Come quelli delle favole?» candido, come il più ingenuo dei bambini.

«Semplificando, si tratta di errori di battitura, bisogna rileggere con calma per scovarli.» dallo sguardo basito trapela l’assoluta incapacità dell’uomo a comprendere.

Ora il sole si è fatto più caldo e una salutare e liberatoria rinfrescata diventa assolutamente indispensabile.

«Andrei a ritemprare le membra, se non le dispiace.» dice volutamente altezzoso Giovanni, alzandosi e riponendo nello zaino gli arnesi del suo lavoro.

«Se le fa piacere l’accompagno: finalmente ci beviamo qualcosa di fresco!» ingenuo.

«Senta non è possibile, lei è davvero assillante mi scusi!» poi si avvia esasperato verso la battigia.

«Come vuole lei, io preferisco la birra: l’acqua tonica non mi piace!» gli strilla dietro.

Giovanni sta entrando in acqua, investito da un raptus omicida, quando imperterrito l’altro conclude la sua folle ricerca di un compagno comprensivo, gli grida con un entusiasmo disarmante.

«Vada pure, io l’aspetto! Intanto faccio l’ordinazione.» è visibilmente soddisfatto.

S’infila una maglietta dai colori impossibili, blaterando tra se e se “sono tutti un po’ strani questi scrittori, però!”








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