scrivi

Una storia di Pierfrancesco_rava

Io chi?

https://pierfrancescorava.wordpress.com/

59 visualizzazioni

13 minuti

Pubblicato il 02 giugno 2020 in Spiritualità

Tags: #Clandestini #Essere #Formentera #Io #Solarium

0

Era giovedì 23 aprile. Erano le 17:30 circa e come quasi ogni giorno uscivo dai domiciliari per una passeggiata veloce. E come quasi ogni giorno in quella passeggiata facevo visita al mio amico Claude. Un gran cretino, ma un amico mio. Claude abita in centro a Sant Francesc, in un vicolo che corre dietro al bar del centro. Più centro di così non si può. Fischio e poi urlo: “Solarium!” Era il mio campanello, un campanello vecchio stile. Il solarium è la terrazza che lui ha nella parte dietro della casa dove passa i pomeriggi a leggere Dostoevskij e a prendere il sole completamente nudo. Per questo solarium. Che brutta immagine. E come quasi ogni giorno il campanello funziona, lui si affaccia dal balcone, io mi siedo sopra un muretto payès proprio sotto il suo balcone e cominciamo a parlare, come quasi tutti i pomeriggi.

Claude è uno yogi, praticante ed insegnante. Claude tifa fortitudo, ahimè, nessuno è perfetto. Claude ha quasi cinquant’anni ma le nostre sfide a pallacanestro hanno spesso acceso il playground di Formentera. Io ho sempre vinto molto e lui ha sempre vinto molto poco. Ahimè, di nuovo. Claude è un amico, dicevo, una bellissima scoperta nel mezzo del cammin di nostra di vita.

Parliamo di tutto in quegli incontri clandestini. Di basket, di figa, di yoga e d’illuminati, di libri, di scrittura, di amici e di semplici chiacchiere da bar. Quel 23 aprile cadiamo in una discussione, diciamo così, spirituale: la mia curiosità, il mio sapere si fanno spazio nelle valanghe di parole e concetti che Claude spesso mi fa franare addosso. “Sei un cretino!”. E come dargli torto. Così spesso concludeva i suoi discorsi accompagnati da grasse risate. Aveva e ha probabilmente la sensazione di parlare al vento. Ma non è così, per questo insiste, per questo ascolto e prendo su. Gli ho chiesto se aveva letto alcuni degli articoli che stavo preparando per questo benedetto Blog, in particolare quello di apertura dove cercavo di raccontare chi sono. Lui annuisce e poi fa: “Io chi?” mi dice con i gomiti appoggiati sul davanzale.

_ “Bé, sono io, PierFrancesco.” Gli ho risposto col naso all’insù.

_” E’ un nome che ti hanno dato e che tu non hai scelto, quindi cosa scegli di tuo realmente? Non scegli niente, io chi, io?”

_”Io!” ribadisco.

_”Io chi? Quando dici io che cos’è? Cos’è questo io? PierFrancesco non può dirlo, è un nome che ti hanno dato e che non hai scelto tu. Potevi tranquillamente chiamarti Michele o Tobia che era la stessa identica cosa.”

Mi sembrava una conversazione da TSO immediato, eppure sapevo che poteva nascondere qualcosa di interessante. Per questo ho continuato: “Io sono io, Michele, Giovanni o Paolo che sia.”

_” Tu sei io, sì, fino a lì possiamo anche essere d’accordo. Però dobbiamo sviscerarlo questo io. Chi è?” mi ha chiesto Claude ormai consapevole dell’ardua ignoranza che mi pervade.

_”Per delineare questo io ti riporterei tutte le cose che ho scritto nella presentazione del Blog, quindi un sognatore, un giocatore ed allenatore di pallacanestro eccetera eccetera eccetera..” Chi sono

_” Ti fermo subito!” interrompendomi, appunto. ” Questo è anche uno dei motivi per cui ancora non ho letto tutti gli articoli che mi hai mandato, perché era così quella prima parte, definizione, era tutta identificazione. Io faccio questo, io sono quello… però no, tu non sei. Tu non sei quello!” esclamò.

Mi sono alzato dal muro payès e ho cominciato a rollarmi una sigaretta. Poi a camminare, avanti e indietro, avanti e indietro sempre sulla stessa linea come a voler marcare il territorio. Proprio come i cani. Mi sono acceso la sigaretta e faccio:”Come no? E allora chi sono io?”

_” Ecco, bravo, finisce proprio lì, chi sono io?” ribatte soddisfatto lasciandosi andare in una grassa risata. “Perché non c’è risposta, non ci può essere. Il chi sono io, cioè io sono, non è –io sono un giocatore di pallacanestro-, tu giochi a pallacanestro. Però l’io sono, rimane senza definizione perché non può averla una definizione. -Io alleno i bambini-, sì, è un atto, però, io sono, non lo è per niente. Non è un atto l’esistere, quindi non puoi avere una definizione nell’essere. L’essere è essere, il fare o l’avere sono esattamente il fare o l’avere.” Poi, dopo una pausa fatta di profondi respiri e gli occhi allungati all’insù, continua. “Chi mangia? Cioè, quando mangi, chi è che mangia?”

_”Io!” ho risposto sicuro.

E lui di nuovo: “io chi?”

Ah ma allora lo fai apposta. “Io, PierFrancesco.” Ho sottolineato come se l’io non bastasse.

_”PierFrancesco abbiamo detto che non c’entra perché avresti potuto chiamarti Tobia che sarebbe stato uguale. Io chi? Chi mangia? Il corpo fisico. Sei solo il corpo fisico?

_”No!” ovviamente ho risposto, questo è chiaro per tutti che non siamo solo un corpo fisico. E intanto continuo. Avanti e indietro. Lui invece impassibile, gomiti sul balcone, qualche sorriso e tanta saggezza. Ogni tanto si sistema quel casco di capelli che ha perché lassù, nel terrazzo, sembra di stare nella galleria del vento.

_”Bene.” Mi dice lui. “Allora già facciamo un passettino in avanti. No, non solo, non siamo solo un corpo fisico. Cosa sei, la mente?” Rilancia.

_”Bé, anche, che poi fa sempre parte di me.” Ho risposto come quando si risponde alla professoressa ad una domanda che ha due probabilità di risposta. Il famoso fifty fifty, o ci prendi o dici una cazzata.

_” Cos’è questo me? L’io è la mente?” Mi sta marcando a uomo. Campo da basket o terrazza non cambia nulla.

_”L’io è anche la mente, è il fisico e l’anima che ci portiamo dietro.” Ho risposto sicuro. “L’io credo possa essere composto da tutto questo, mentalmente quando leggo un libro, fisicamente quando mangio un piatto di spaghetti pomodoro e basilico.” Una tagliatella al ragù forse era meglio.

_”Ok” dice. Il guru approva. Ma poi precisa: “quando leggo un libro, chi sta leggendo? Perché gli occhi vedono, ma chi sta leggendo?”

_”Io.”

-“Io chi? Chi è questo io che legge? Dove sta?” incalza Claude fra le mie risate di disperazione. “La mente? no, non è la mente che legge.” Continua. ” La mente sta elaborando…”

Interrompo e dico: “ciò che gli occhi le riportano.”

_”Molto bene, elabora! Però quando la mente non esiste, per esempio quando dormi la mente è spenta però tu esisti comunque. E’ vero che ci sono diversi stadi di sonno, ma per semplificare diciamo che è spenta o che comunque che non sei cosciente, non c’è presenza nella mente, in quel momento è come se non ci fosse, se vogliamo.”

_”Per fortuna!” azzardo io, perché quante volte vorremmo spegnere il cervello? Non aggiungiamo troppe domande che già una sola ci sta complicando la discussione. Però è così, quando dormiamo spegniamo tutto.

_”Bravo!” esclama Claude! “E qui arriviamo, l’hai detto tu, per fortuna non sei la mente. In quel momento di sonno non c’è la mente e per fortuna che non c’è.” sottolinea. “Però esiste lo stesso nel momento in cui la spegni, perciò cos’è questo io che rimane? Quando leggi, la mente elabora il senso della vista, però l’io è qualcosa di più o qualcosa di diverso o qualcos’altro. Cos’è questo io qua? Cos’è questo io che ci portiamo dietro tutta la vita? Perché è innegabile che è così perché quando eri un bambino di cinque anni dicevi –io ho fatto canestro-, chi è questo io?” scorreva come un fiume in piena. “Che dopo a ventitré anni faceva la gnocca eritrea, a trentaquattro scrive un blog a Formentera ma l’io è sempre stato quello e lo è tutt’ora. Allora, quel io lì non può essere il corpo se è cambiato completamente rispetto a quando avevi cinque anni o venti, e non può nemmeno essere la mente perché anche lei è cambiata del tutto. Perché hai un’altra mentalità, hai altri pensieri. Quindi dove sta questo io? Dov’è? Chi è l’io? C’ è o non c’è questo io realmente?”

Dopo questa sfilza di domande ero al punto di gettare la spugna. Troppo per il mio cervello mono neuronale. Ma a sorpresa di tutti, me compreso, ribatto. “Bé, questo io c’è sicuramente. Perché comunque è fatto certo che la mente e il fisico sono doti che abbiamo sviluppato nel tempo, e in qualche modo sono associate a questo io.” Tiro, aspiro e poi sputo fuori il fumo. E intanto vado, avanti e indietro. Il solco era ormai tracciato.

_”Sono sempre associate al io ma non sono l’io” segue a ruota Claude. “Allora dov’è l’io?”

_”Io chi?” ho chiesto disperatamente.

_”Bravo. Io chi? Qui finisce tutto. Io chi?” poi, ridendo, aggiunge. “Sei un cretino!” Nel dubbio.

_”Io chi? Ci sarà una cazzo di definizione per questo io?” Non mollo.

-“Ci potrebbe essere una definizione se vogliamo…”

_”La vorremmo! Sempre usando uno straccio di condizionale.”

-“Ci sarebbe ma non sta a me dirtela, bisogna scoprirla. La si scopre indagando, posso riportare qualcuno se vuoi.”

-“Dovresti.”

Dopo i soliti respiri profondi e gli occhi all’insù, se ne esce così: ” Il grande Ramana Maharshi fece proprio questo, l’indagazione… scusami, ho tradotto dallo spagnolo. Fece l’indagine dell’essere, il chi sono io. E’ la domanda fondamentale dell’esistenza, non ci sono altre domande, il perché, il per come, dove andiamo, dove non andiamo o da dove veniamo. Un cazzo! Se tu indaghi su chi siamo le altre domande assumono una valenza inferiore. Allora il chi sono io, come dicevi tu prima, non è altro che un’associazione a ciò che identifichiamo con questo io. E l’associazione chi la fa?” Mi ha chiesto alla fine.

Ed io, chiaramente: “io!”

E lui, ancor più ovviamente: “io chi?” e poi: “quello lì no! Quel io al quale è associato no, perché è una cosa che sta dietro: abbiamo detto se la mente e il corpo non sono l’anima… vogliamo parlare di anima? Cos’è l’anima? Cosa intendi te per anima?”

Come nei giorni bui di scuola, sempre la scuola, mi abbasso sotto il muro payès come quando la prof. scorre l’elenco per le interrogazioni. Cazzo, sono solo, resuscito e provo così: ” Intendiamo per anima quelli che sono i nostri sentimenti e le nostre emozioni, come la benevolenza, la compassione, la carità, l’amore e il piacere. Pensando all’insiemistica matematica mi verrebbe da dire che i sentimenti, caritatevoli o meno, possano essere legati all’anima.”

-“Quindi potremmo definire l’anima come la casa dei sentimenti?”

-“Volendola definire, potrebbe essere sì la casa dei sentimenti.”

-“Però tanto le emozioni come i sentimenti…” replica Claude “possono essere passeggeri. Quindi questo io potrebbe essere l’anima? Abbiamo detto che PierFrancesco Rava non c’entra un cazzo, avresti potuto chiamarti Tobia che era uguale… diciamo che chiamandoti così avresti potuto avere un’infanzia difficile ma il tuo io era uguale!” E se la ride. Dopo questa cazzata, enorme, ricomincia: “abbiamo detto che non è né la mente né il corpo. L’anima fa parte dell’io o l’io fa parte dell’anima?”

Altro fifty fifty. La sparo: “fa tutto parte dell’io.” Azzardo.

-“Molto bene” dice lui. “Dai cazzo!” Dico io. Poi lui va avanti: “quindi l’io abbraccia tutto o comunque sta dietro a tutto, però, ripeto, non è quello, non è niente di tutto ciò, non è la mente, non è il corpo e non è nemmeno l’anima. O sì, secondo te?”

_”Bah, secondo me tutte queste cose identificano un io, un personaggio, una personalità, un qualcuno.”

-“Identificano l’io o l’io si identifica?”

Chiedo l’aiuto del pubblico.

Dopo qualche secondo di meditazione… sì, ho sempre ponderato molto le mie scelte e le mie risposte, faccio: ” è come quando prepariamo un curriculum vitae, dove noi inseriamo tutte quelle che sono le nostre capacità e le nostre conoscenze e quindi in quel curriculum ci identifichiamo. La stessa cosa potrebbe essere identificata quando parliamo un pochino più “spiritualmente”, quindi non necessariamente elencando cosa faccio e come lo faccio o cosa ho studiato per saperlo fare in quel modo, ma parlando di emozioni, sentimenti, anima e di sviluppo mentale e fisico, fanno sempre parte di questo io, ecco.”

-“Sì, ma quel io lì non è lo sviluppo fisico. Il corpo cambia, la mente cambia, i sentimenti e le emozioni anche cambiano, chi sa che cambiano? Chi ha coscienza che cambiano? Chi ha questa consapevolezza?”

-“Io.” E chi se no.

-“C’è una parte che tu chiami io, che non abbiamo ancora capito che cazzo sia, che ha percorso la tua vita insieme al corpo che è cambiato, alla mente che è cambiata e ad i sentimenti che sono cambiati. C’è sempre un io che non può essere definito allora, non puoi definire il corpo se è così cambiato, la mente che si è, speriamo, sviluppata. I greci chiamavano l’anima psyche, che da noi oggi si traduce in mente, quindi l’anima è la mente. Qualsiasi emozione che tu hai, qualsiasi emozione che tu vivi non è altro che un riflesso della mente. Però abbiamo detto che l’io non è la mente, quindi non può essere nemmeno l’anima. Se l’anima è il riflesso della mente…”

_”Non è solo…” mi sono permesso.

_”Non è solo dici tu, allora continuiamo a tirare fuori della roba a vedere se ci arriviamo a questo io. Chi è sto io? Io chi? Vedi, finisce lì, o meglio non finisce lì ma noi lo facciamo finire perché non riusciamo a rispondere, non troviamo una reale definizione.” Lui lì nella sua terrazza, beato come papa Francesco, gomiti al davanzale, capelli al vento e qualche sorriso. Io qui, di sotto, come la plebe romana, incalzo: “quando dico io penso…”

_”Certo, c’è un pensiero che è un’attività della mente, poi, c’è un io. Che non è quella mente: tu hai la capacità di osservare quel pensiero, hai la capacità di essere cosciente di quel pensiero, quindi c’è un’attività mentale del pensiero, c’è la mente, però staccata da questo perché se no non diresti –io penso– e non ci sarebbe questa capacità di conoscere, di sapere…”

-“Ecco, mio babbo avrebbe qualche dubbio sul fatto che la mia mente possa elaborare un pensiero, o più semplicemente che io possa dire: –io penso-.”

Poi Claude continua: ” quindi c’è un io consapevole dell’attività mentale, quindi essere staccato, di osservare se vogliamo, di essere cosciente, quindi non sei quell’attività mentale. Questo io non è niente di tutto ciò fino a adesso. Io chi? Vedi che non c’è una risposta a questo io chi. Non c’è. O forse c’è una risposta: per esempio , chi è stato il giocatore più forte di pallacanestro che tu abbia mai visto giocare?”

-“Micheal Ray “Sugar”! Ci ho pensato su un attimo perché qualcheduno giocare alla palla nel canestro, l’ho visto. Venne a Forlì a quarant’anni suonati, ma era lui che poi suonava gli altri. Ancora.

_”Vedi, qui mi hai saputo rispondere. Quando ti chiedo io chi, non sai dare nessuna risposta. Qual è il mezzo con il quale mi rispondi alla domanda su chi è il giocatore di basket più forte che hai visto?”

_”La mente.” Questa era facile.

-“Esatto. E perché la mente non risponde al io chi? O risponde, ma abbiamo visto che non è una risposta. Non è il corpo, non è la mente perché abbiamo constatato che siamo capaci di osservarla, non è l’anima perché è un po’ troppo passeggera. L’anima, come dicevamo prima, è la casa delle emozioni ma abbiamo visto che possiamo osservare anche quelle. Chi le osserva?”

_”Io.”

_”Io chi?”.




Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×