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Una storia di LuigiMaiello

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Avventura e epica romanzesca nel nuovo romanzo di Guenassia

La mia recensione a Una lunga vita da idealista, il nuovo libro dell’autore de Il club degli incorreggibili ottimisti.

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“E poi avevo voglia di camminare. Molto a lungo. Finché ne avessi la forza”​​​​​​​

Una lunga vita da idealista è il nuovo libro di Jean Michel Guenassia, l’autore de Il club degli incorreggibili ottimisti, una storia che ho amato e per questo, spinto dalla curiosità, ho scelto di leggere la nuova creazione di quest’autore che a un certo punto della sua vita ha deciso di abbandonare la professione di avvocato per dedicarsi alla scrittura.


Sulla copertina del libro edito da Salani, c’è scritto “Il cielo non ha confini per quelli che non hanno paura di se stessi” e infatti il protagonista di questo romanzo vive tante avventure e ne esce sempre bene, a volte sembra essere miracolato, altre solo fortunato, ma riesce sempre a scamparla.

Una lunga vita da idealista di Jean-Michel Guenassia


Il romanzo è narrato in prima persona dal protagonista, Thomas Larch, inglese in India e indiano in Inghilterra. All’inizio del romanzo ci troviamo in India, e nell’ex colonia inglese è ancora prassi combinare matrimoni, ma i genitori del protagonista sfuggono a questa regola; la madre era stata promessa al figlio di un ricco amico del padre, ma Fulvati, questo il nome della donna, si era rifiutata.


“Sei un figlio dell’amore” gli ripeteva spesso la madre.


Thomas Larch vive felicemente i primi otto anni in India, istruito alla vita dalla balia Dhanya, prima di trasferirsi con la famiglia a Londra, ma l’India resterà nel suo destino.


Thomas però sembra destinato a perdere, per i motivi più svariati, tutte le persone a cui voleva bene. Perde prima la donna che l’ha cresciuto, poi la madre, in un incidente che il narratore chiarisce solo alla fine, ma che un lettore attento può intuire e il padre, con il quale il rapporto si incrina quasi subito.

Appena l'età glielo permette fugge di casa per arruolarsi nei Royal Marines:

“D’un tratto la mia adolescenza è svanita. Ho preso lo zaino, era pronto da un pezzo. Portavo via il minimo indispensabile e lasciavo il resto, il superfluo. I ricordi, non ne avevo più bisogno”.

Lo attirava una vita piena di imprevisti, ed in quindici anni di teatri di guerra, dall'Irlanda del Nord all'Iraq, sfiora la morte innumerevoli volte, l’ultima tanto clamorosa da renderlo persino famoso al punto da diventare un caso mediatico.

“Io avrei voluto parlare loro del proiettile che penetra la carne a novecento chilometri l’ora, del dolore lancinante che mozza il respiro, di quella ustione che t’impedisce di dormire, del corpo ammaccato e di quel silenzio cimiteriale che ti pervade e ti soffoca, e dei tanti di cui non si dà conto, che sono stati sepolti con tutti gli onori e subito dimenticati, e di tutti coloro di cui non si parla mai, come se non esistessero o meritassero la loro sorte, le migliaia, decine di migliaia di afghani e di iracheni assassinati, torturati, ignorati, che non avevano chiesto che si andasse a salvarli, abitanti di quei paesi che venivano distrutti. Avrei voluto ricordare le menzogne sfrontate che erano state costruite per giustificare l’invasione, i grandi principi democratici di cui si erano paludati i bugiardi e i profitattori per giustificare il loro misfatto. Avrei voluto urlare che quella guerra era stupida e priva di fondamento, che in essa avevamo perduto uomini valorosi e sacrificato il nostro onore. E soprattutto che io mi sentivo una merda per aver creduto a quelle panzane. Ma ho taciuto, sconfitto.”

A fare da sottofondo alla sua narrazione della guerra c’è Brothers in Arms dei Dire Straits, una canzone contro la guerra scritta dal punto di vista di un soldato morto in battaglia al suo amico che è sopravvissuto e a cui dice di continuare a vivere dopo la tragica realtà della battaglia. La voce di Mark Knopfler ricorda a tutti noi che abbiamo un solo posto dove vivere e che le guerre sono sempre stupide.

Ma tutto ciò Thomas lo tiene per sé e per il lettore, non emerge mai nella sua immagine pubblica. Cede a ciò che le persone vogliono vedere e sentire ed è così che diventa una celebrità: Gabbalamorte, l’uomo invincibile, l’eroe che lotta per sconfiggere il male.


C’è anche l’amore in questa storia, che poi gli sfugge come tante altre cose. E anche quando sembra essere approdato a una tranquillità, la vita diventa di nuovo sul filo e parte per una nuova missione, spinto dall’affetto del padre verso un figlio.


Guenassia pone un individuo nato in una cultura diversa da quella occidentale al centro del romanzo, con i suoi dubbi, le sue certezze e i suoi difetti.


Una lunga vita da idealista è un romanzo d'avventura, scorrevole e dal ritmo incredibilmente incalzante, con tanti episodi e incontri giocati dal caso o dalla fortuna.

O forse, più semplicemente, dalla voglia del protagonista di vivere il presente, senza pensare troppo all’avvenire. In fondo era questo che gli ripeteva sempre la madre.

L'autore - Jean Michel Guenassia

Jean Michel Guenassia (Algeri, 1950) è uno scrittore e drammaturgo francese.

Avvocato di professione scrive alcune sceneggiature per la Tv e per il teatro, nel 1986 scrive un romanzo poliziesco con Liana Lévi, Pour cent millions che gli vale il premio Michel Lebrun.

Oltre a Una lunga vita da idealista ha pubblicato Il club degli incorreggibili ottimisti (2009), La vita sognata di Ernesto G.(2012), e La mano sbagliata (2015) e Il valzer degli alberi e del cielo. L'ultimo amore di Van Gogh (2017).

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