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Una storia di Fralee

La Dea Ibrida Della guerra

Devo tornare dalla chiave!

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8 minuti

Pubblicato il 19 maggio 2021 in Fantasy

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PREFAZIONE:

Nelle segrete del Barone, i muri facevano acqua, ma non era umidità, a mio parere erano le lacrime di coloro che erano scesi in quel sottosuolo lugubre, scendendo quelle scale viscide, che avevano visto tanto sangue e tanto orrore. La guerra era ormai lontana, ma in quel palazzo il tempo s' era fermato, trattenendo in sé la paura di giorni difficili.

I Capitoli: Nebrasca Dakota del sud. ESTATE 1915


Oggi è il cinque Giugno 1915, una data da ricordare, che farà la storia. La mia avventura è a dir poco assurda e di certo non avrei mai creduto di finire qui giù e non ho nemmeno mai pensato molto alla mia morte. Coma sarà? Non mi spaventava morire, mi terrorizza il dopo, se diventerò un fantasma, ammesso che esistono, e vedrò tutto senza che loro vedano me. Se fosse così mi divertirei un mondo, passare l'eternità invisibile a vedere cosa fanno gli altri, vicino a loro, senza che loro sappiano che sono li. Quante cose scoprirei! Quante cose capirei! Sono tutte domande che in teoria una persona normale si pone nell'arco della sua vita e in questo modo ne avrebbe avuto una risposta. Ma io no! Ho creduto di vivere per sempre, una presunzione, forse, che non mi compete. Perchè la vita è imprevedibile, anche per una creatura come me! In questo momento sono nelle segrete del Barone Erx che si trova nel Dakota del sud. È una persona molto maligna e sadica, gode vedere la gente soffrire e sopratutto si infligge dolore lui stesso. Mi ha sorpresa ieri sera in una piccola cittadella qui vicino, chiamata Hyannis. Ero lì per vedere se le mie truppe erano pronte per combattere la guerra per libertà da quel tiranno! Mi ha spiazzata con delle funi impregnate di estratto di Felce. Con quella pianta il mio corpo cade in una "depressione" fisica capace di farmi piegare dal dolore se in grandi quantità. Non so come ha fatto a scoprire il mio tallone d'Achille ma dopo tantissimi anni è riuscito a prendermi. Ed ora sono qui, legata con delle catene di ferro arrugginite dal tempo, su un tavolo scomodissimo fatto di roccia e tufo, al buio. Alzando leggermente la testa vedo dalle sbarre, un barlume e sento delle voci, eccolo, è proprio lui che viene con la speranza di estorcermi qualche informazione sul mio esercito e perché no, per uccidermi. Se ha trovato il mio punto debole deve aver trovato anche il modo per togliermi dal mondo! Arrivano due guardie e dietro di loro c'era lui: il Barone. Una delle guardie apre la cella e l'altro entra per assicurarsi che tutto procede come da loro previsto. Trovo tutto così assurdo! > esordisco con il mio sarcasmo, che non mi abbandona mai, accompagnata da una piccola risata!. Il Barone ha un'espressione di disapprovazione per il mio senso dell'umorismo. È un'uomo con la barba lunga quasi fino al petto, un mantello blu elettrico e la divisa da condottiero, un soggetto molto brutto a vedersi. > e a questo punto c'è una pausa dove il silenzio è assordante. Ha preso uno stiletto dalla sua guardia e lo sguaina innanzi a me dicendo > lo guardo con aria di sfida, ma in realtà è una situazione che mi mette molto di buon umore. > e scoppio in una grande risata. > Lui trova tutto di cattivo gusto e infierendo contro di me : > Sorrido un'altra volta,ma questa volta , è una risata nervosa > > All'improvviso un'esplosione vedo saltare in alto i loro corpi. Una guardia cade verso destra, ferito alla nuca, quasi morente, l'altra a sinistra con un macete su una gamba, il Barone addosso alle sbarre con la pelle bruciata e mentre tutti sono tramortiti i miei condottieri vengono a soccorrermi e liberandomi con un'ascia magica picchiando forte sulle mie catene. Alzandomi ho sorriso guardando quella scena che mi ha salvato dalla tortura e ci allontaniamo da quell'orrore. Una volta scappata dalle segrete del Barone trovo ad attendermi un meraviglioso cavallo nero. Si. Era proprio lui il mio fedele Axel.

II Capitolo. Dakota del Nord - Giorno dopo


È una mattina di sole e io sono nella mia tenda dell'accampamento di Halsey. Esco dalla tenda e vedo la mia gente, Dio solo sa quanto ami starci insieme, amo ognuno di loro e li proteggerò per l'eternità se solo fosse possibile, ma purtroppo i miei uomini sono solo uomini e in più abbiamo dei bambini che giocano attorno al fuoco, con delle pentole, facendo finta di cucinare. Non ho mai permesso a nessuno di loro di lasciare la propria famiglia, ma siccome hanno scelto di seguirmi, ho optato per portare tutti con noi ovunque noi andassimo e mi sono personalmente preoccupata che avrebbero avuto tutto ciò di cui avessero avuto bisogno. Per un momento mi siedo su una roccia ad ammirare il panorama e all'improvviso si avvicina Fabrizio,un'adolescente di 17 anni figlio del mio miglior uomo: Odeo. Il ragazzo mi dice: > Mi scappa, un sorrisino affettuoso: > e lui fa una smorfia buffa > > gli do un colpetto sulla spalla mentre mi alzo e dico: >. Lo porto in un bosco dove c'è un salice piangente bellissimo con quei suoi rami verdi pieni di foglie anche se è estate e fa molto caldo non si è mai seccata nemmeno una foglia. > Fabrizio non capiva perché quell'albero lo possa impressionare però mi asseconda > distolgo lo sguardo dall'albero e lo guardo negli occhi. > Il ragazzino squote la testa> Il ragazzino mi guarda con uno sguardo intenso aspettando che gli raccontassi qualcosa di me come se fosse un privilegio. >Gli accarezzo le mani con le mani le spalle > >Fabrizio si fa ancora più attento, pronto per ascoltare il racconto >. Con una mano gli scompiglio i capelli con una bella risata è lui:> Mi guarda con occhi commossi come se gli avessi dato veramente un dono tutto suo.

III Capitolo-VELVA la città di Enzo


Penso che Velva è una cittadella abbastanza sconosciuta del Dakota e la trovo triste ma nello stesso tempo confortevole, non ci sono molti cittadini, le case sono tutte uguali, assomigliano a dei container tutte attaccate, una di fianco all'altra, tutte dello stesso colore bianco sporco, ma alcune sono palazzi evidentemente di qualche nobile o borghese ereditate da un pignoramento. È notte inoltrata, sono sul mio cavallo che trotto tranquillamente, la gente mi guarda come se fossi il diavolo, perchè una donna a cavallo, di notte , non può circolare ed è vero di questi tempi la donna indipendente, non è ben vista ma non mi interessa io devo raggiungere quella casa, dove gli uomini si riuniscono per bere e giocare! Li c'era Enzo sentivo di dover andare da lui, in qualche modo siamo legati da una forza che non so nemmeno io descrivere. Finalmente sono arrivata al cancello, mentre percorro tutto il giro delle maestose fontane vedo subito qualè l'entrata. Mi avvicino al maggiordomo per corromperlo, per farmi entrare, ma nemmeno apro bocca e subito mi dice > Non c'è stato bisogno di parlare la mia faccia dice già tutto. Penso di mettermi a urlare! > Fortunatamente lui mi sente ed esce subito > con un brutto sguardo mi volto verso il maggiordomo > Abbraccio il mio Enzo con tutta la forza che poteva sopportare un'umano > Il mio sguardo era pieno d'amore per lui sia fraterno, che non. > Non gli ho detto la verità perchè in realtà lui non sapeva nulla della vera Viviana > lui ride, con quei denti così bianchi e curati, non è ricco, ma con il suo lavoro ci manda avanti la tenuta e la madre, una signora ostinata e furastica, ma se sei presa a suo ben volere ti da l'anima. > Mi indica un tavolo dove vedo della gente dimenarsi dal gioco > Mi sono sentita molto lusingata,solo lui mi faceva stare bene , la mia mente è senza pensieri, sono più solare oserei dire felice. Abbiamo bevuto, giocato e fumato come se avessimo la consapevolezza che il giorno dopo saremmo morti ed erano queste le serate che adoravo. Usciti dalla casa da gioco ci siamo abbracciati per l'ennesima volta e ognuno ha proseguito per la sua strada. Ma io ho continuato a pensare al mio presentimento,perchè avevo sentito il bisogno di raggiungerlo? eppure la sensazione non era piacevole,anzi la serata è andata magnificamente. A un certo punto,mentre cammino verso il mio destriero, sento urlare delle persone verso la fontana, mi sono subito precipitata e vedo lui il Barone Erx con le sue guardie, sono sicura che non cercava me, non poteva essere così, avevo lanciato un'incantesimo che ostacolava il mio tracciato. Quando mi sono accorta che non mi aveva vista mi sono subito messa accovacciata in un'angolo di una scultura, per vedere cosa faceva. Avevo avvistato Enzo non potevo credere ai miei occhi il Barone cercava Enzo non è possibile che aveva scoperto il suo segreto! C'era la servitù della casa da gioco che scappava da tutte le direzioni il Barone aveva dato ordine di mettere ferro e fuoco tutto, prendere ogni donna per schiavizzarle e bambini per addestrarli come future guardie. Le guardie stavano per colpire Enzo, lo raggiunsi in un micro secondo contemporaneamente ho alzato uno scudo magico con il braccio,dopo di che l'ho teletrasportato nell mia foresta sotto il salice, è il primo luogo che mi è venuto in mente. > L'ho guardato con uno sguardo così dispiaciuto per non poter dire la verità ma non era ancora ora di sapere!. Senza dire una parola gli ho preso la testa ,con entrambe le mani,per fargli un'incantesimo per la sua memoria. Aveva dimenticato tutto. È svenuto poveretto e l'ho portato a casa sua facendo piano per non svegliare la madre, che si sarebbe sicuramente spaventata. Dopo averlo messo a letto gli ho rimboccato le coperte, un bacio sulla fronte e una carezza prima di andarmene dalla finestra.


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