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Una storia di LorenzoKConsole

Questa storia è presente nel magazine LE ROVINE DEI MILLE PASSI

PROVVISTE

EPISODIO 1

493 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 01 maggio 2018 in Fantascienza

Tags: #Avventura #Diario #Fantascienza #Tempo #Viaggio

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Diario di Bordo del Capitano Christopher Roadless

19 Dicembre, Ore 23:35

Stato delle provviste: 58%

Salute: Buona

Squadra: 10 Membri attivi

Scarpe rotte e leggero dolore al tallone destro. La salita ripida della montagna ci ha messo a dura prova. Tra la neve e i sassi di piccola taglia che ostacolavano i nostri passi la squadra non ha cessato di camminare. Ora siamo in perfetto ritmo con la tabella di marcia, quasi in anticipo rispetto alle previsioni, e per questo motivo, appena arrivati alla prima tappa, ci siamo accampati lungo un fiume per poterci rilassare.

Jonh mi parla continuamente di sua figlia. Credo le manchi. Ha sempre quel respiro spezzato a tratti, come se dovesse scoppiare a piangere, così, all'improvviso. Ma lui è uno di quei tipi tosti, uno di quelli che ti guarda dritto negli occhi quando ti parla, uno con cui non vorresti mai aver un diverbio, che cammina a testa alta e con un portamento di superiorità.

Durante la giornata ha discusso più volte con Matt per l'organizzazione delle dispense di cibo. Non posso dargli torto quando ci rimprovera per come stiamo gestendo le nostre razioni. Siamo ormai in viaggio da due settimane e stiamo mangiando più di quanto dovremmo, e se continuiamo così ci ritroveremo senza scorte per il ritorno. Ma il punto più importante è proprio questo: torneremo?

Qualcuno sembra non preoccuparsi di questo, pensa solamente ad arrivare alla meta prestabilita e da per scontato che moriremo prima di tornare indietro.

Intanto l'andamento è allineato con i nostri obiettivi grazie proprio all'energia dataci dal cibo di questi giorni. Abbiamo faticato molto, il freddo rallentava i nostri movimenti e i passi fatti l'uno dietro l'altro, immersi nella neve gelida, erano incerti, ma abbiamo recuperato terreno e forze tramite ciò che abbiamo mangiato.

Nella cena di stasera ci siamo contenuti, alla fine. Gli altri sono andati a letto un'ora fa, e io mi sono messo davanti al falò lasciando che il crepitio della fiamma mi scaldasse con il suo suono.

Come per Jonh, anche a me manca qualcuno. Ma preferisco non pensarci, credo che piangere adesso sarebbe solo uno spreco di energia e calore.

Diario di Bordo del Cadetto Matt Pesce

19 Dicembre, Ore 21:35

Finito di mangiare ora. Gli altri non smettono di parlare davanti al fuoco e questo mi infastidisce. Vorrei dormire, è giorni che non ci riesco. Odio essere partito per questa spedizione, non avrei dovuto credere alle parole di Jonh: "Partiamo per scoprire cosa sia successo. Sono sicuro che ti servirà questa missione per salire di grado." Che parole stupide. Come mi sono fatto convincere da mio fratello proprio non lo so. Sinceramente, non sono così felice di ritrovarmelo tra i piedi in ogni momento della giornata. Ero abituato a sentirlo una volta al mese, solo per vantarsi di tutti quei suoi successi incredibili.

I materassi sono veramente scomodi, e poi fa freddo. Per fortuna oggi ci siamo accampati, perché il vento del Nord diventa sempre più difficile da sostenere. E poi quell'incosciente di mio fratello si lamenta dicendomi che non devo utilizzare troppo le provviste?! Fa il duro con tutta la squadra e sono l'unico che lo affronta a viso aperto. Non ho paura di lui, ho paura di lasciarci le penne. Se sono qui e sono partito adesso voglio arrivare vivo a destinazione. Per lui è importante tenerci da parte delle razioni per il viaggio di ritorno, ma non è consapevole del fatto che torneremo in pochi. E per quei pochi che saremo quelle razioni basteranno.

Qualora dovesse morire anche mio fratello mi prenderei cura io di sua figlia, così lei avrebbe un vero padre.. Ho sbadigliato, forse stasera mi addormento e recupero un po' di energie.

Ripensandoci, ho voglia di svegliarmi domani mattina e partire carico per arrivare ad Arashi.

Lettera del Generale Jonh Pesce

20 Dicembre, Ore 01:11

Il freddo è tagliente, così gelido da entrare nelle viscere del corpo strappando la pelle ad ogni mulinello di vento, lasciando solamente le ossa circondate dal torpore glaciale. Fortunatamente il cielo si è aperto e un po' di sole ci ha benedetti appena siamo arrivati qui. Ci avevano avvisato che avremmo trovato un clima freddo con una fitta bruma, ma non pensavo potessimo trovare delle condizioni atmosferiche così dure.

Mi sono svegliato a quest'ora perché non riesco a dormire pensando di aver litigato così pesantemente con Matt. Succede, ma prima non così spesso.

Inutile scrivere ancora quanto mi manchi Arianna. Guardare la sua foto mi fa pensare alla mia Sophia. A lei piaceva la città di Arashi, forse è per questo che ho deciso di far partire una squadra così numerosa per la missione. Ma percepisco un'aura di pericolo.

Sono bastati tre giorni per far sparire nel nulla tutti i cittadini.

Ricevemmo una chiamata di soccorso da un nostro cadetto semplice:

“Venite subito a fermare questa maledizione, ho paura che succeda anche a me. Vi prego, aiutatemi. Non voglio diventare quella stessa polvere. Vi pre..”

Ora. Mi è sembrato di sentire un urlo. Pensavo stessero dormendo tutti.


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