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Una storia di vladimiroforlese

Questa storia è presente nel magazine Vivere per (r)esistere

Dietro la mia porta

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1 minuti

Pubblicato il 29 gennaio 2019 in Poesia

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Chissà chi manderanno

a fare il culo ai froci

a bruciare i versi dei poeti

a rimettere in riga donne

uscite dai ranghi

a spegnere speranza

nei cuori di chi non ha più niente.


Di certo ci saranno i rasati

orrendi coi loro simboli, stretti

in quei vestiti neri, emblema

di vita già sepolta.

E non mancherà qualche palestrato

inguantato nella sua pelle d’inchiostro

a far d’ariete scassa tutto.


Me lo vedo dietro la porta

il drappello giustiziere,

carne frollata da ogni spiffero rabbioso

corpi che s’acquistano a peso

davanti miseri baretti, patrie

depravate di sogni ottusi.


Tra loro, presenti in retrovia, immagino

anche gli immancabili studentelli

sedotti, per vizio borghese,

da lessici strombazzanti e voglie

di rivincita, eredità di padri

servi d’altrettanto potere servile,

di mamme dagli occhi infossati

che sembrano caverne, rossi

più dei conti a fine mese,

quando i debiti sono la metà

del prossimo salario.


L’ordine l’avranno già impartito

e quest’umanità obbediente,

chiusa nel cerchio

di vorrei mai giunti a compimento,

solerte frangerà porte aperte

alla vita, pronta

a sfogare su nemici necessari

il mostro eletto a Dio

della propria impotenza.


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