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Una storia di Yolima

Amos Light e la Zona Oscura- capitolo sei

di Yolima M.

89 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 17 maggio 2020 in Fantasy

Tags: #avventura #draghi #elfi #maghi #magia

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«Te lo scordi ragazzo! Fino ai diciotto anni tu vivrai qui, sotto il mio tetto con le mie regole! Sono il tuo unico tutore e decido io per te! »

«Se vuole andarsene, non sarai tu a fermare il ragazzo, Puffley! È abbastanza grande per decidere da solo e si da il caso che io sono suo zio. »

« E anche io lo sono! » ringhiò Atticus.

« Non permetterò che il ragazzo lasci questa casa, Patricia chiama la polizia! Subito! »

Zia Patricia che era stata in silenzio fino a quel momento, come il resto della famiglia, disse incerta « Hugo, tesoro, io penso che sarebbe solo un sollievo liberarci del ragazzo, pensa non avremo più guai, niente più lettere strambe o strani gufi che ci guardano fuori dalla finestra. E se davvero è un Principe potremmo chiedere un risarcimento per averlo tenuto tutto questo tempo. »

Atticus guardò schifato zia Patricia che ricambiò lo sguardo senza battere ciglio.

« Si papà, la mamma ha ragione. » disse Sally, la figlia più grande.

Zio Hugo ci pensò un po' su, il rossore dal suo volto iniziava lentamente a sciamare via mentre pensava a quanti soldi poteva fare vendendo quel ragazzo.

« Se decido di lasciarti il ragazzo, cosa mi dai in cambio? È con noi da dieci anni e solo dio sa quanti guai ci ha fatto passare»

Guai? Per poco Amos non ebbe un attacco di ridarella lì davanti a tutti.

« Volete un risarcimento, se ho ben capito. » disse Atticus trattenendo la rabbia « Posso darvi questo, non ho altro con me. »

Dalla manica tirò fuori un minuscolo diamante color verde acceso. Alla vista per poco zia Patricia non svenne addosso a Julian che si spostò da lei preoccupato. Sally con cattiveria strappò il diamante dalla mano di Atticus e se lo portò vicino al viso, poi sorrise maligna.

« Questo piccolino ci ha appena reso ricchi, lascia andare quel sacco di pulci. »

Il minuscolo diamante fece il giro, Julian pensò che fosse troppo piccolo per i suoi scopi invece zia Patricia si vedeva già a bere vino in toscana nel suo podere, Pepper pensò che la cosa puzzava troppo per essere vero ma si guardò bene nel dirlo. Zio Hugo fu l'ultimo a osservare da vicino il diamante. Poteva ritenersi soddisfatto. Quel piccolino nella sua mano avrebbe risolto ogni problema presente nella sua vita. Stacy, la sua amante, avrebbe accettato di sposarlo e insieme sarebbero potuti volare a Honolulu dove poter iniziare un nuovo inizio senza figli e mogli isteriche.

«Affare fatto? » disse Atticus tendendo la mano a zio Hugo che tutto preso dal diamante non vide lo sguardo divertito che Atticus lanciava a Amos.

« Ottimo, signori vorrei dire che è stato un piacere conoscervi ma mentirei e io detesto le bugie, Amos, ragazzo mio! Possiamo finalmente partire! Dì addio ai tuoi zii e cugini, non penso che li rivedrai molto presto, ti aspetto fuori! »

Amos guardò Atticus superare tutti e con un passo baldanzoso uscire di casa, lo udì fischiettare un motivetto allegro mentre attraversava il corridoio. Restarono solo loro, i Puffley e lui. Non sapeva che dire, avevano vissuto sotto il solito tetto per dieci anni e ora che si apprestava a partire non aveva nulla da dire. Certo parole d'affetto non ne aveva, i Puffley lo avevano sempre trattato male tutti questi anni di convivenza.

Guardò suo zio che portandosi le mani dietro la schiena disse, burbero, « Se ti stai chiedendo se sapevamo che eri un principe, la risposta è no! Certo Jessica, la mia defunta sorella era strana forte e divenne ancora più strana quando alla tua età andò a quella scuola per soli maghi. Mio padre non era molto d'accordo ma mia madre invece si. Stravedeva per la mia adorata sorellina, Jessica qui, Jessica là, sembrava che fosse un genio ma io sapevo bene cos'era veramente, solo una stramba che faceva scintille con le mani, nulla di più. Mentre io mi facevo strada nel mondo del lavoro, lei perdeva tempo a divertirsi con tuo padre, Ralph Light, un bellimbusto. L'ho conosciuto una volta sola e mi è bastato. Penso di avere fatto il mio dovere di zio, ti ho accolto in casa mia, ti ho dato un tetto, mi sono preoccupato che avessi sempre dei vestiti addosso, e un pasto caldo. E ora addio ragazzo, a mai più. »

Amos fece scorrere il suo sguardo su tutti i Puffley e poi in silenzio uscì dalla stanza, seguito da Booba, il gatto di casa. A volte è meglio stare in silenzio invece di aprire la bocca e parlare a vanvera, pensò.

Atticus lo aspettava fuori, aveva uno strano sorriso sulle labbra che sparì quando lo vide. Una grossa valigia in pelle era posata per terra ai suoi piedi, Amos si chiese se quell'enorme bagaglio appartenesse a suo zio visto che lui non aveva avuto il tempo per preparare quelle poche cose che possedeva.

« Nipote, questa valigia te la manda la Regina, sapendo bene in che situazione vivevi ha voluto donarti alcuni vestiti. Li vedrai più tardi, ora sarà meglio sbrigarsi a togliere le tende. Dimmi, sei mai salito su una moto prima d'ora? »

Amos non ebbe il tempo di rispondere che il cielo sopra le loro teste venne lacerato da un rombo cupo. Sollevò la testa per vedere cosa fosse e vide piovere dal cielo una gigantesca motocicletta, nera, che atterrò sul giardino di casa proprio davanti a loro.

« Sali» disse Atticus porgendoli un casco tutto graffiato. Amos prese il casco e senza proferire parola se lo mise. Booba, si strusciò contro le gambe di Amos, il ragazzo si chinò e lo prese, non sapeva se poteva portarlo con sé ovunque stesse andando ma l'idea di lasciarlo insieme a quei matti non li piaceva molto, così lo nascose sotto la sua maglietta e prese posto sulla moto, dietro a suo zio che attendeva di partire.

« Tieniti forte che alla vecchia Barley piace correre. » disse Atticus mentre posava entrambe le mani sul manubrio, Amos si morse il labbro inferiore, controllò che Booba stesse bene poi chiuse gli occhi mentre prendevano il volo.



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