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Una storia di EdoP

Il Natale va abolito

La festa dell'angoscia

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3 minuti

Pubblicato il 26 dicembre 2020 in Spiritualità

Tags: #babbonatale #christmas #dicembre #italia #natale

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Quando inizia il mese di dicembre, se non prima, riprende come ogni anno il rituale natalizio fatto di gesti e di un’estetica cui siamo fin troppo abituati: alberi addobbati, presepi, luci, regali, auguri e film a tema. Questa atmosfera che ci accompagna per più di un mese in passato aveva (per me) un valore e una bellezza magici. Fino all’adolescenza il Natale rappresentava un periodo magico, l’attesa dei regali, delle tombolate tra parenti e persino della Messa di mezzanotte. Tutto ciò mi emozionava e nel complesso costituiva ciò che molti chiamano l’atmosfera del Natale. Sarebbe stato meglio crescere in una famiglia di atei convinti, senza certe illusioni religiose, poi per nulla sentite o rispettate il resto dell'anno e che danno da adulti, con tale retaggio ancora molto forte, un sapore dolceamaro a tale periodo.


Nel corso del tempo l’età adulta ha portato, appunto, ad un approccio diverso. Il periodo di Natale infatti lo vivo con un senso di angoscia, quasi una scocciatura, tanto da avvertire un univoco sentire: «prima finiscono le feste meglio è…». Ma per quale ragione il Natale dovrebbe suscitare un sentimento opposto rispetto a quello che un po’ tutti sentivamo da bambini? Che cosa è mutato realmente in noi e nel nostro rapporto con la festa religiosa più importante dell’anno e che simboleggia una nascita importante?


Il primo elemento da riscontrare è la perdita di valore della festa in sé. Il Natale in quanto tale assume una reale importanza in poche, forse pochissime persone. Anche chi segue tutti gli anni la Messa di mezzanotte vive spesso l’intensità del momento con poca enfasi, distratti come siamo dalle declinazioni della vita: dai problemi familiari, da quelli lavorativi, dalla moglie o dalla fidanzata, e da mille altre “distrazioni terrene”. Sicché quel distacco dalla vita materiale che ogni buon cristiano dovrebbe ricercare è una chimera, soprattutto in una società secolarizzata e consumistica come la nostra, dove il sacro ha perso in buona parte il suo valore da molto tempo, senza dire sia giusto o sbagliato. Così, svuotati dal significato religioso gli individui si rifugiano negli affetti familiari e nelle persone cui si vuole bene: vista così l’importanza del Natale è quella del ritrovare coloro che contano nella nostra vita, fin qui tutto bene dunque, il Natale è la festa della famiglia e del ricongiungimento? Certamente questa possibilità non è appannaggio di tutte le famiglie perché oltre al disagio di separazioni e divorzi, spesso non consensuali o non pacifici, magari si sconta un rapporto non sempre idilliaco con i parenti e tra i membri stessi di una famiglia, che si ritrovano costretti per perbenismo a sedersi allo stesso tavolo tra addobbi e sorrisi falsi. Così, la cortesia degli auguri quasi sempre è spezzata da una festività obbligatoria nei confronti di chi non si vorrebbe scambiare parola alcuna.


A Natale quindi si finisce con l’essere coinvolti nello scambio di doni: anche se magari questo scambio proprio non va e non ci si tiene. Molte volte l’idea stessa di doversi occupare dei regali è angosciosa tanto quanto il peso economico per sostenerla. Ma certamente non è questo il problema del Natale, semmai è la natura stessa della festa (spersa nel valore commerciale dei doni) a mutare sempre più in un annuale conto economico.

Personalmente il Natale mi rattrista, perché vivo l’accentuazione di questa ipocrisia che consumiamo senza ritegno alcuno: distratti dal rosso delle vesti, dalla neve finta e dalle gozzoviglie di panettoni, pandori e canditi; e poi quel buonismo di immagini, film, cartoni, ritratti su Instagram di famiglie unite e felici e preghierine così lontane dalla vita reale tanto da apparire patetici e indigesti. Così questa cesura tra lo svuotamento di senso religioso e l’apparenza infarcita di miele, ciò che resta è un amaro senso di solitudine tra se stessi e quel mondo agognato, un mondo tutt'altro inclusivo, pacifico e solidale, che vuole solo farci consumare in solitudine e gli affetti sono sfaldati. Mai avrei pensato di dirlo, ma il Grinch aveva ragione. Quindi, non vogliatemene bambini del futuro, vi capisco, ma se il Natale dovesse scomparire prima del tempo, ringrazierete chi ha deciso di soppiantarlo, se mai succederà.



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