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Una storia di Sepulzio

Questa storia è presente nel magazine Parole di un uomo inutile

Il vincitore

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5 minuti

Pubblicato il 30 gennaio 2021 in Avventura

Tags: #Combattimento #inutile #Rispetto #Rosso

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Questo è il quinto diretto sinistro che prendo di fila. Ormai non ci provo nemmeno più a parare o schivare questi colpi disturbatori. Aspetto quella cazzo di apertura sul mento del Rosso. Troppe campanelle hanno suonato perché io possa effettivamente preoccuparmi della forma e dell’eleganza della mia difesa.


All'inizio sembrava tutto molto equilibrato: io colpivo ed il Rosso parava; il Rosso colpiva ed io schivavo. Ci sono stati diversi scambi degni di nota tanto per eleganza quanto per difficoltà tecnica.

Poi, ho iniziato ad accusare la fatica. Come fece Shimabukuro con Ippo, il Rosso mi ha portato in fondo al mare. Respirare è diventato difficile, e ancora più difficile è stato respirare mentre venivo martellato dal Rosso. La lucidità mi è scivolata via come accade con le chiavi dell’auto quando sei in strada, sotto la pioggia torrenziale senza ombrello, e passi distrattamente su una di quelle maledette grate dalle maglie troppo larghe. Ho cercato di attaccare disperatamente per allontanare il Rosso e nuotare fino in superficie per riprendere aria. Ovviamente, il Rosso aveva percepito la mia irrazionalità, ha incassato quei pochi colpi disperati che avevo a mia disposizione ed è tornato a martellare implacabile.
Solo l’intervento della campanella ha fatto terminare quello che stava per essere il mio massacro. Ma quella maledetta campanella di certo non mi ha salvato. Quando sei sprofondato nel terrore, senza fiato, gonfio e tumefatto, non vuoi rimanere in piedi e dover tornare all'angolo ad affrontare il dolore; non vuoi vivere la paura di dover tornare al
cospetto del tuo torturatore che, ai tuoi impauriti occhi, ha ormai assunto le proporzioni
della più spaventosa statua gotica rappresentante il diavolo; non vuoi arrivare a pensare a
quanto sarebbe bello fottersene dell’onore e gettare la spugna con sollievo. Quando sei sprofondato nel terrore, senza fiato, gonfio e tumefatto, quello che realmente desideri è il colpo finale che ti regali un confortante oblio. Ma quella maledetta campanella ha suonato quando io ero ancora in piedi.


Cazzo.


Sono tornato al centro del quadrato con la coda tra le gambe. Il Rosso era felice poiché sapeva che avrebbe concluso la pratica in fretta.


Si sbagliava.


Una volta partito all'attacco in preda alla visione di una vittoria certa, il Rosso, per la prima volta dall'inizio dell’incontro, ha mostrato una deliziosa apertura che conduce al suo mento. A quel punto, è vero che io avevo paura del Rosso, ma è altrettanto vero che quella succulenta apertura ha immediatamente stimolato la mia fame, e, molto spesso, la fame oscura la paura. Ho aspettato ancora qualche istante e poi ho scaricato un chirurgico diretto al mento del Rosso. Sono certo che il Rosso non abbia avuto modo di capire cosa sia successo. Si è risvegliato poco dopo che l’arbitro pronuncia <Quattro!> I suoi occhi trasmettevano stupore, spavento ed un quantitativo mostruoso di rabbia. Il resto del tempo prima della campanella lo abbiamo passato a studiarci. Io, parzialmente rinvigorito ma sempre timoroso e senza molto fiato; il Rosso, chiaramente alla ricerca di quella glaciale calma che lo rende pericoloso come e più di un coltello affilato.
La campanella suona poco dopo uno scambio tanto timido quanto scolastico. Siamo
tornati agli angoli e ci siamo guardati.


Rosso, sei davvero l’apoteosi delle mie sfide. Ti guardo e so che anche tu pensi lo
stesso. Siamo stati fortunati a trovarci: non tutti i lottatori possono dire di aver vissuto lo
scontro perfetto come potremo dire noi a partire da domani.


Rosso, ti propongo una cosa, facciamo presto a chiudere questa storia, e poi andiamo a
berci una birra insieme. Ci racconteremo quanta paura abbiamo avuto l’uno dell’altro, quanto forte abbiamo accusato questo o quel colpo (colpo che, di sicuro, entrambi ricorderemo perfettamente), e poi rideremo del risultato. In fondo, il vincitore vale solo in relazione al suo avversario.


La campanella suona ancora una volta e noi ci riportiamo l’uno davanti all'altro. L’aria è pesante ed elettrica. Il tappeto è scivoloso poiché macchiato dal nostro sudore e dal
nostro sangue. Non abbiamo un bell'aspetto.

Il Rosso mi guarda con rispetto e risolutezza. Apprezzo il suo rispetto più di quanto i miei occhi tumefatti mi permettano di esprimere, vorrai poterglielo dire ad alta voce. La danza ricomincia con il Rosso che martella con il sinistro. Uno, due, tre, quattro, cinque diretti tanto potenti quanto educati, e siamo tornati all'inizio. Io subisco, ma lo guardo dritto negli occhi. Lui sa cosa sto aspettando, ne ha evidentemente paura, ma la sua freddezza gli da la confidenza necessaria a procedere con l’attacco.
Io sono stremato. Non esiste centimetro del mio corpo che non mi implori di farlo smettere. Ancora qualche colpo e crollo, ma quella cazzo di apertura è ancora chiusa, e quindi provo a resistere ancora un poco.
La mia faccia deve essere spaventosa perché il Rosso interrompe l’attacco per un attimo. Io ne devo approfittare, fanculo all'apertura che non c’è. Faccio partire un diretto sinistro, un altro diretto sinistro a stretto giro, e poi chiedo al mio corpo la forza di un’ultima rotazione per il diretto destro più potente che posso permettermi.


Ho già detto che il tappeto è scivoloso poiché macchiato dal nostro sudore e dal nostro
sangue?


Scivolo.


Cazzo.


Il Rosso vede chiaramente che, per mantenere l’equilibrio, devo aprire tutta la mia
guardia e rimanere nudo, scoperto alla sua violenza. Decide di chiuderla lì, con un maledetto gancio destro.


Nel farlo, il Rosso mostra di nuovo l’apertura al mento. Ho forza solo per un ultimo
gesto. Esplodo il pugno.


Luci. Sipario. Fine.


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