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Una storia di ClaudiaNeri

Questa storia è presente nel magazine Erotismo

Indomabili schiavi

Una storia non d'amore

758 visualizzazioni

15 minuti

Pubblicato il 13 marzo 2020 in Erotici

Tags: #amore #masochismo #napoli #pioggia #sesso

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Ero seduta al tavolino del bar fuori l'università mentre guardavo il fumo della mia sigaretta salire e dare un senso di ombre a ciò di cui mi occultava la vista. Piazza San Domenico quella mattina aveva la strana capacità di procurarmi calma, immersa com'ero nella foschia dell'ambiente circostante.

Le dita della mia mano sinistra stringevano il filtro della sigaretta che lentamente si consumava, mentre io osservavo tutt'intorno la bellezza di quella giornata in quel luogo che così raramente mi concedeva una sensazione così dolce. La mano destra manteneva il libro che stavo leggendo, in cui avevo lasciato gli occhiali per tenere il segno.

Il cielo in quella mattina di ottobre era cupo, ma il vento impediva alle nuvole di fermarsi abbastanza da far cadere la pioggia. Molto presto mi accorsi infatti che tutta la mia sigaretta era sfumata e ne rimaneva solo la cenere e poco tabacco ancora attaccati al filtro aranciato. La spensi nel posacenere, rimisi gli occhiali, mi avvicinai con la sedia al tavolino dove c'era il mio caffè finito già da qualche minuto, e ripresi la mia lettura: '...In quella sola parola l'amarezza di tutte le altre parole ch'egli aveva ricacciate dentro..', una folata di vento forte fece girare alcune pagine del mio libro, mi scompigliò i capelli e fece volare via alcuni fazzoletti di carta che erano poggiati sul mio tavolino e su altri intorno a me.

- No! Che schifo! Dammi qualcosa per pulirmi! - sentii dire ad una ragazza seduta poco lontano che si era appena versata tutto il cappuccino sul jeans chiaro, i due ragazzi che erano con lei le porsero dei fazzolettini ridendo. Pensai subito a quanto odiavo l'odore del latte e alla terribile sensazione stomachevole che avrei provato nei panni di quella ragazza. Sorrisi e raccolsi con le mani i capelli per tenerli lontani dagli occhi. Sentii allora vibrare il telefono nella tasca dei miei pantaloni e lessi il messaggio 'Dove sei?'. L'ultima volta che ci eravamo sentiti era stato qualche settimana prima, quando, come spesso capitava quando parlavamo, eravamo finiti a dirci quanto fossimo attratti l'uno dall'altra e quanto fosse forte il suo desiderio di finire tra le mie gambe e il mio di finire sotto di lui, per una serie infinita di ore, in una serie infinita di fantasie diverse.

Scorrendo la conversazione verso l'alto e rileggendo quelle vecchie cose, mi venne da sorridere e aspettai qualche minuto prima di rispondere 'Fuori l'università, sono seduta al bar'.

Ci eravamo conosciuti l'anno prima durante una vacanza studio, alloggiavamo nello stesso campus, lui aveva lasciato a casa una ragazza mentre io quasi nulla a cui tenessi particolarmente.

Lì avevamo avuto una specie di relazione in cui ci eravamo conosciuti a fondo come succede solo quando ti concedi a qualcuno con la consapevolezza che finirà e che nessuno conosce dell'altro più di quanto l'altro voglia fargli sapere.

'Sei da sola?'. Vivevamo a circa 400 chilometri di distanza e, non appena era finita l'esperienza di studi al campus, ognuno era tornato alla sua vita precedente, pur rimanendo in contatto come amici.

Durante l'anno era capitato di incontrarci una volta, in un viaggio di qualche giorno che avevo fatto a Bologna per incontrare un'amica, lui era lì con la ragazza per accompagnarla a fare un concorso di architettura e non si aspettava di vedermi. Gli avevo fatto compagnia mentre lui aspettava che lei finisse il suo test, e per circa tre ore eravamo rimasti a parlare mangiandoci con gli occhi ogni volta che gli sguardi si incontravano. La sera dello stesso giorno lui mi aveva scritto 'Ti avrei strappato quel vestito in ogni momento', e io sorridendo gli risposi 'Perchè non l'hai fatto?'.

Nel momento in cui ricevetti quel messaggio istintivamente mi voltai intorno cercando di riconoscerlo tra i volti della gente che era intorno a me, tra quelli che salivano da Mezzo Cannone, a quelli che venivano dalla strade circostanti, in ogni direzione.

'Sì perchè?' risposi e cercando di concentrarmi sul libro, ma in realtà attendevo solo la risposta.

Decisi di alzarmi, così non poteva farmi nessuna sorpresa sapendo già dov'ero e notai con stupore che il vento si era fermato e che c'era molta più gente intorno a me. Mentre il cielo diventava sempre più scuro, mi arrivò un messaggio con scritto 'Stupida non ti muovere, che sennò mi perdo', dieci secondi dopo sentii afferrarmi i fianchi e mi voltai. Sorrideva come un bambino, i suoi capelli castano chiaro erano più corti di come li ricordavo, gli occhi verdi erano vispi ma rivelavano anche la stanchezza di qualche lunga notte, sorrisi e lo abbracciai d'istinto, lui mi sollevò da terra e mi chiese 'Sorpresa eh?', io staccandomi dalle sue braccia risposi 'Che ci fai qui?' ' Resto per una settimana o due, mi sono accordato col professore che segue la mia tesi per incontrarci nella sua casa qui, e cominciamo a lavorare.', io sorrisi, 'in più avevo qualcuno da vedere'. D'istinto mi venne di baciarlo ma mentre cominciavo a pensarci la strada intorno a me si bagnò e le gocce diventavano sempre più grandi sulle nostre teste.

'Vieni andiamo dentro' dissi e presi le mie cose dal tavolo, gli presi la mano e lo condussi nell'androne dell'università. Ci fermammo davanti ad un altro gruppo di studenti che aveva avuto la nostra stessa idea, mentre altri si rifugiavano nelle aule interne.

Vedevo i suoi capelli bagnati, e quell'eccitazione tipica di trovarsi in un posto sconosciuto, come ospite, con l'istinto di desiderarne il meglio, di prenderselo tutto.

'Da quando ti fa paura la pioggia?' mi disse.

Sapevo a cosa si riferiva: l'anno precedente, mentre eravamo al campus restavamo spesso sotto la pioggia estiva, lasciando che ci bagnasse. Spesso era capitato che la aspettassimo proprio per poter prendere le bici e girare per il paese vicino al mare senza troppa folla per poi finire ad osservare i lampi e i tuoni abbattersi dentro l'acqua. Ci divertivamo con disinteresse totale verso qualsiasi altra cosa, e ora mi pareva strano fuggire davvero da quelle poche gocce.

'Non ho paura. Ma da quando sei arrivato?' e starnutii, mi scostò una ciocca di capelli bagnata dagli occhi e rispose 'ieri sera, ho dormito in albergo, qui vicino, ho lasciato lì la valigia'.

'Sei stupido, potevi dirmelo prima, avresti alloggiato da me. La casa è piccola però in due ci si sta bene, invece di pagare l'albergo...', rise e disse 'non ho mai visto casa tua, non lo sapevo'.

La pioggia fuori era costante, non troppo forte ma nemmeno debole, e in strada ormai non era rimasto più nessuno. Posai libro e occhiali nella borsa, la misi in spalla, afferrai di nuovo la sua mano e con calma uscimmo allo scoperto, 'ti porto a vederla, non è lontano'. Non era proprio vero, però ormai avevo deciso. Passeggiammo sotto la pioggia attraversando tutta la piazza, imboccai la strada di fronte l'università e arrivammo all'incrocio, girai a sinistra, la strada scendeva, era scivolosa. Chiacchierammo leggermente di argomenti leggeri mentre era chiaro che mi fissava solo per guardare come cambiasse il mio visto e i miei vestiti man mano che la pioggia seguitava ad inzupparmi, lo capii perchè io facevo esattamente lo stesso.

In fondo alla strada c'era un'altra piazza, anche questa vuota e noi girammo a sinistra.

'Questa è un'altra sede della mia università' dissi mostrandogli l'edificio accanto a noi, 'e laggiù c'è casa mia' gli indicai il palazzo pieno di finestre ad un centinaio di metri avanti.

Si fermò d'un tratto nel momento in cui passammo sotto un grande albero che ci riparava, anche se poco, dalla pioggia battente. Tenne la presa della mia mano e mi costrinse a fare qualche passo indietro. 'Che c'è?' 'Stavo pensando una cosa', io risi un po' 'Puoi dirmela su? Siamo quasi arrivati.' Non rispose alla domanda ma nemmeno si mosse, rise soltanto e prese a fissarmi 'sei tutta bagnata', abbandonai l'idea di lasciare quel posto e mi misi perfettamente di fronte a lui aspettando che mi dicesse cosa stava pensando. 'Che stavi pensando?' dissi con una leggera fretta nella voce, lasciò la mia mano e nella frazione di secondo prima che le sue labbra toccassero le mie, davvero rimasi nel dubbio.

Nel momento in cui ci baciammo mi parve di ricordare ciò che era accaduto più di un anno prima come se non si fosse mai fermato, i nostri corpi bagnati che si toccavano accesero in me la fiamma di un ricordo vivo che mi fece desiderare di possederlo in quello stesso istante. Attesi che il bacio di prolungasse più che poteva, baciandogli le labbra con tutta la me stessa che potevo dargli, presi il suo volto tra le mani e lui mi strinse i fianchi, attendevamo di sentire completamente che nulla era accaduto da quando ci eravamo lasciati, soltanto banali eventi che avevano costretto il tempo a ricondurci a questo primo ennesimo bacio appassionato.

Prima di riaprire gli occhi, mi sentii come Elena, Elena e il suo amante, colpevole di non sapevo cosa, essendo completamente felice.

'Ti dispiace?', aveva leggermente allontanato il suo viso dal mio ma sentivo il suo fiato sulle labbra quando me lo chiese. 'Perchè dovrebbe?' risposi fissandolo negli occhi, tenevo le mani sul suo collo, sotto le guance, 'Non lo so...mi mancavi' e sorrise come appena ci eravamo incontrati. 'Me ne ero accorta' e sorrisi anche io, 'Ora credo che dovrei asciugarmi' disse poi guardandoci fino ai piedi, zuppi d'acqua.

Lo condussi fino al mio appartamento, il bacio aveva distrutto quell'alone di imbarazzo e ancora di vergogna che avevo provato nei suoi confronti sentendomi invadere in una scala più privata della mia vita, lontana da una vacanza, qualcosa senza scadenze, che non vedeva il suo culmine in una data precisa.

L'ingresso consisteva in un piccolo corridoio con uno specchio e un mobile a destra, mentre sulla sinistra c'era il piccolo bagno. Nel piccolo soggiorno c'erano un divano, una libreria di fronte ad esso e il mio computer appoggiato sul tavolino assieme a libri, dvd, e tazze di caffè vuote, dietro al divano c'era il tavolo dove pranzavo e il lato cucina era diviso dal resto da un separè di legno. La camera da letto si trovava sul lato destro della casa, e affacciava all'esterno, mentre la finestra del soggiorno dava sul cortile interno del palazzo.

'Qui c'è il bagno, ora ti prendo le asciugamani e l'asciugacapelli' dissi aprendogli la porta e accendendo la luce, 'Asciugati prima tu' disse porgendomi indietro una delle due asciugamani che gli avevo dato. Io accesi il fono e cominciaci ad asciugarmi i capelli mentre lo guardavo togliersi la camicia e asciugarsi il petto e i capelli. Era diventato più grosso da quando lo avevo visto l'ultima volta e aveva un nuovo tatuaggio sul petto. Spensi il fono e scostai l'asciugamano per guardarlo, lui di scoprì il viso e la testa e buttò l'asciugamano zuppa in un angolo 'Che c'è?' disse 'Ah, sì.. ti piace? L'ho fatto tre mesi fa' 'Sì, è carino' dissi toccandogli una costola per farlo voltare e guardare la fine del tatuaggio sul fianco.

Fu un attimo. Pochi secondi per fargli prendere la mia faccia tra le mani e avvicinarla alla sua bocca. Sentivo l'eccitazione nei suoi gesti e nei miei, che cercavano la sua pelle e i contorni dei suoi muscoli sotto di essa. Mi eccitava terribilmente il suo busto nudo e il suo desiderio e presi a baciargli il collo mentre invece le sue mani presero i miei fianchi e mi spinsero con violenza contro il muro dietro di me. Ansimando guardai i suoi occhi eccitati fissarmi mentre ancora le sue mani si insinuavano sotto i miei vestiti e stringevano la pelle, torturavano il seno e mi graffiavano la schiena e mi sentivo incredibilmente piccola, dominabile e piena di voglia di lasciarglielo fare . Mi sfilò la maglietta e io guardai le gocce d'acqua colargli sulle guance, mentre i miei capelli mi bagnavano il reggiseno e l'ombelico fino sotto la pancia. Leccai le sue labbra e assaporai la pioggia sulla sua pelle finchè non mi spinse e cominciò a seguire con la mano le mie ciocche rosse ancora piene d'acqua, sbottonò il mio jeans e io lentamente mossi le gambe per lasciarlo cadere. Le sue labbra morsero le mie guance, il mio collo, le spalle e giunsero fino al seno, e mentre io già gemevo lo vidi inginocchiarsi di fronte a me.

In un attimo mi venne in mente l'ultima volta che era successo, sulla la spiaggia, una notte di campeggio con gli amici e lui era fortemente ubriaco. Io non ero da meno e ci eravamo trascinati nella tenda a stento reggendoci in piedi. 'Solo da ubriaco mi sottometterei così' mi disse, mentre ancora vestito sfilava il costume da sotto il mio abito cremisi. Scherzava e lo sapevo ma ora come allora gli spinsi la testa verso di me lasciandomi coccolare dalla sua lingua.

Le sue mani presero a stringermi forte il sedere tanto da farmi male e attese che gemessi tra un misto di piacere e dolore prima di rialzarsi e sorridermi. Si leccò le labbra e io lo baciai, stringendolo forte a me, feci un passo avanti lasciandomi dietro i miei vestiti bagnati, e lo spinsi verso la doccia dietro di lui. Mi teneva strette le mani intorno al sedere e spingeva la mia pelle nuda e bagnata verso di lui, gli sbottonai i pantaloni e li feci scivolare giù fino ai piedi accompagnandoli con le mani, la sua mano sinistra allora afferrò i miei capelli e li strinse con forza mentre la destra accompagnava la mia mano che dolcemente gli toccava le ossa dell'anca e del bacino, sempre stato un suo punto debole. Non appena le mie labbra lo toccarono lo sentii gemere e più andavo avanti e indietro e lui me lo spingeva dentro la bocca più lo vedevo ansimare e ansimare più forte, scostai leggera la bocca e mi leccai per un secondo le labbra guardandolo negli occhi. Lui allora mi prese una spalla e tirandomi i capelli mi fece alzare, mi baciò bocca e collo e prendendomi per le cosce mi alzò, legai le mie gambe intorno a lui e strinsi le braccia intorno al collo, uscì dal bagno e mi condusse verso la camera da letto.

Gli diedi il tempo di sedersi con me sopra di lui che presi dalla scrivania una piccola cintura di cuoio, lui capì sorrise e si stese di traverso, leccandomi i capezzoli mentre io gli stringevo i polsi e lo legavo alla spalliera di ferro del letto. Vederlo alla penombra della mia stanza, nudo, impotente, con le ossa e i muscoli che pareva strisciassero frementi sotto la sua pelle bianca me lo fece desiderare tanto che non avrei smesso di farci sesso anche dopo essere venuta una, due tre volte.

Cominciai a muovermi su di lui, mentre le lenzuola lentamente si bagnavano, i miei capelli non gocciolavano più ma erano ancora pieni d'acqua e sapevo che questa cosa gli piaceva, allargai le gambe sopra di lui, lo baciai dalle labbra all'ombelico, leccai il suo tatuaggio e mentre scendevo più giù sentii che dimenava più forte le mani e gemeva più forte, 'slegami' disse, lo guardai e sorrisi 'ti prego, slegami', continuando a fissarlo, obbedii.

Mi strappò la cintura dalle mani, mi prese per i fianchi e mi sbattè sul letto dalla parte del cuscino, si mise sopra di me con tutto il peso, sapevo che voleva farmi male, prese le mie braccia piccole e le legò alla spalliera davanti, mi allargò le gambe con forza e penetrò dentro di me spingendo forte finchè non gridai e venni una volta. Muovendomi così sentivo i polsi doloranti stretti nella cintura ma non m'importava, anche il seno mi faceva male dopo tutti i suoi morsi ma ne traevo piacere, e continuai e guardarlo mentre faceva sua ogni parte del mio corpo.

Mentre sentivo che mi possedeva e traevo piacere voluttuoso tanto dal suo godere quanto dal mio lui smise di muoversi e, a quattro zampe su di me mi costrinse a voltarmi.

Non slegò la cintura così io ora mi trovavo col le braccia incrociate, a pancia in giù e con i capelli stesi sulla schiena e sulla faccia tra un misto d'acqua e l'inizio del sudore della mia pelle. Mi prese per i fianchi affondandovi le unghie, mi lamentai con un gemito e lui in tutta risposta diede uno schiaffo alla mia natica destra, sorrisi e roteai lentamente i fianchi finchè non sentii penetrarmi prima con delicatezza poi sempre più forte e più forte fino a che entrambi non raggiungemmo l'orgasmo.

A quel punto sapevo di avere tra il sedere, la schiena e le cosce il liquido di entrambi, chiusi le gambe e lo vidi stendersi ancora ansimante accanto a me, lo intimai allora con lo sguardo di slegarmi e lasciarmi muovere, sorrise e attese alcuni secondi prima di sciogliere il nodo della cintura.

A quel punto mi stesi anch'io a pancia in su e guardai le lenzuola completamente scomposte e la cintura ancora ai miei piedi, chiusi gli occhi. Ero in completa ecstasy, non riuscivo a immaginare di sentirmi più leggera di così. Mi avvicinò a lui e io poggiai la testa sul suo petto calibrandone il respiro, mentre lui carezzava i miei capelli che mi cadevano sulle spalle.

'Lo avevo quasi dimenticato..' disse allora.

'Davvero?' sussurrai

'In realtà no, ma ho sempre voluto ricordarlo meglio.'

'Ti sono mancata.'

'Sì, esatto.'

'Anche tu' sorrisi io.

E ci addormentammo così, completamente nudi, ancora un po' umidi e stanchi, i lividi sul mio corpo prendevano forma, come anche il rosso si faceva più forte, e così accadeva sul suo.

Ci sentivo insieme, più intimi, come se non avesse limite tutto questo, tutto ciò che non sapevo era cosa sarebbe successo una volta svegli.


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