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Una storia di Skull

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Carpa diem

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10 minuti

Pubblicato il 11 settembre 2018 in Humor

Tags: #Istinto #Attimo #SfidaCreativa #Ragione #Vita

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Finalmente ha smesso di piovere ma mi sento pigro, pesante.
Sono qui, disteso comodamente sul divano a sfogliare con scarsa attenzione storie altrui. Foto di conoscenti che non vedo da decenni, frasi fatte e ribellioni sociali insipide e riciclate da blockbuster cinematografici.

Guardo la finestra e noto che il sole si fa spazio tra le nuvole e i suoi raggi illuminano alcuni palazzi dandogli un aspetto più vivace e allettante.

Cosa fare? Andare o restare? Camminare o riposare?

Sbadiglio e torno a guardare i social.

Ci sarà un altro pomeriggio di sole in cui uscire, no? Certo che ci sarà.

- Carpe diem! - una voce maschile e profonda mi fa sobbalzare.

Sono solo in casa o almeno credo.

Mi guardo intorno e poi lo sento di nuovo.
- È latino, significa “cogli l'attimo”.

Mi alzo di colpo, stringendo la presa sullo smartphone e puntandolo in avanti come se fosse chissà quale arma.

- Esci fuori! - voglio essere minaccioso eppure ho la voce che trema.

- Sono qua.
Alzo gli occhi al soffitto e finalmente vedo la fonte della voce: una grossa e grassa carpa è sospesa sulla mia testa e i suoi piccoli occhi neri sono puntati contro di me.

- Oh Super Mario! - impreco sonoramente, massaggiandomi le tempie. - Questa dev'essere la pizza peperoni, acciughe e funghi di ieri sera...
- Sono una carpa, la carpa del carpe diem!
- Vedo che sei una carpa... una grassissima carpa.
- Anche tu non sei in gran forma ma almeno io sono più educato e non lo sottolineo. In ogni caso, vorrei ricordarti che nella botte grassa c'è più vino. - la voce del pesce è tanto saccente quanto antipatica.

- Ok, signor pesce che cosa vuoi da me?

- Invitarti a cogliere l'attimo, a vivere il presente, a cambiare.
- Tradotto: mai più pizza peperoni, acciughe e funghi?
- No. Significa che devi uscire da questa dimora. Ora. - borbotta la carpa, planando verso l'ingresso.

Le movenze del pesce mi distraggono dal cellulare. Stranamente mi ritrovo a seguire la carpa, incuriosito da quell'inaspettata illusione.

- Non è che la pizza mi ha ucciso e tu sei una sorta di abominio demoniaco che mi deve condurre negli inferi?
- A mangiare e a morire c'è sempre tempo. Ora devi “carpare il tuo diem”. Fidati del sottoscritto, del tuo istinto.

- Fidarmi di un pesce obeso volante? Ma ceeeerto! - scuoto il capo ma lo seguo, varcando l'uscio.

Una volta fuori casa, i raggi del sole mi costringono a socchiudere gli occhi.

Un bel tepore mi invade e subito inizio a cercare la carpa, localizzandola tra la folla.

- Ehi, dove vai? Aspettami! - urlo e lo rincorro.

Nessuno dei passanti sembra notare il grasso pesce mentre tutti notano me e il fatto che sto urlando al vuoto. Qualcuno inizia perfino a riprendermi con il cellulare.

- Perfetto, rischio di diventare un meme! - borbotto alla carpa, raggiungendola.

- Non tutte le ciambelle sono buone. - mugugna il pesce, continuando a volteggiare lungo la strada.

- Ne avessi detto bene almeno uno di proverbio... smettila di dirli che fai più bella figura!
- Non posso non dirli, io sono un essere saggio.
- Saggissimo. - evidenzio, ironico. - Posso sapere dove stiamo andando?
- E io cosa ne so? La gatta per fare presto fece i figli vecchi.
- Io... no, basta. Smetto di richiamarti, tanto è inutile. - soffoco una risata e mi guardo intorno. Non ho mai imboccato questa strada e ammetto che non è niente male: c'è un piccolo parco ben tenuto, una fontanella raffigurante un putto che fa pipì, un portafoglio abbandonato...
Un portafoglio abbandonato?!

Corro ad agguantarlo e subito la carpa mi si avvicina.
- L'oro del vicino è sempre più giallo. - commenta, pacato.
Lo ignoro e inizio a frugare nel portafoglio: cinquanta euro, tessere fedeltà di qualche supermercato e una carta d'identità.

- E ora che faccio? I soldi mi farebbero comodo ma questa simpatica signora raffigurata sulla carta d'identità non merita che le faccia questo. O magari, in realtà, è una professoressa crudele e infame che tortura i suoi studenti con compiti difficilissimi!
- L'ambasciatore non porta la penna.

- Puoi stare zitto? Sto cercando di pensare!
- Ma tu non sai pensare. Ora che sei con me devi solo agire istintivamente. Liberati!
- Shhhh, mi confondi. - agito in aria la mano destra mentre con l'altra stringo il portafoglio.
- Al ladro, al ladro! Mi ha rubato i soldi! - una voce femminile emerge dal fondo del parco.
Mi volto di scatto e vedo la signora raffigurata sulla carta d'identità.
- Chi ha tempo non lo sa usare. - la carpa tortura un nuovo proverbio e vola via.
- Non è come sembra! - esordisco verso la donna. - L'ho trovato a terra e...
- Al ladro! Qualcuno lo fermi! - niente, la donna non mi ascolta.

Diverse persone si stanno radunando intorno a me e mi trovo costretto alla fuga.

Getto a terra il portafoglio e corro, seguendo il lento fluttuare della carpa.

Ci infiliamo in qualche vicolo mentre il cuore mi batte forte nel petto.

Dopo una decina di minuti mi fermo per riprendere fiato.

Da quanto tempo non correvo così?
- Chi non muore è vivo, eh? - la carpa mi sta fissando con una certa soddisfazione.

- Smettila di uccidere i proverbi. Fallo per cortesia. - mormoro ma la carpa non mi risponde.

Una volta ripreso fiato mi rendo conto di una terribile cosa: mi sono perso.

- Dove siamo finiti? - chiedo al pesce, ingoiando saliva.

- I panni sporchi si lavano in lavatrice.

- Grazie, splendida risposta. Ne avevo bisogno. - ironizzo e muovo qualche passo, spaesato.

Dinanzi a me c'è un bivio: a destra una strada stretta, buia e in discesa mentre a sinistra uno spiazzo ampio e luminoso.

- E adesso... vado a... a... qui? No, lì? Forse di là? Aaaaah!
- Chi va con lo zoppo lo vede zoppicare. - interviene nuovamente la carpa.
Soffoco un'imprecazione e avanzo lungo lo spiazzo.

Non ho alcuna idea di dove mi trovo e la sensazione di smarrimento non fa che aumentare minuto dopo minuto.

- Mi stavo chiedendo una cosa... hai detto che sei il mio istinto, giusto?
- Finché c'è vita non c'è morte.
- Giusto. - sospiro sonoramente. - Dicevo... perché il mio istinto ha l'aspetto di una carpa obesa?
- Colpa del tuo subconscio. La frase “carpe diem” ti induce a immaginare una grossa carpa e quindi eccomi qua.

- Dovrò farmi controllare il subconscio, non mi convince. - ridacchio e mi fermo al centro dello spiazzo. Non c'è nessuno. Sono solo in compagnia della carpa cicciona.

- Fra i due litiganti il terzo fa il filmino col cellulare. - interviene il pesce.

- Carina questa ma potresti, per qualche minuto, smettere di dire proverbi senza motivo? Renditi utile e dimmi che devo fare!

- Sono l'istinto mica uno di quei manuali che ti aiutano passo per passo a superare i videogiochi. Con me si agisce, non si pensa.

- Ok, come agiamo? - lo incalzo, accigliandomi.

- Questo non è agire.
- Invece sì: la mia azione è chiedere a te un aiuto. Il mio istinto mi dice di chiedere a te, che sei il mio istinto... Aspetta, è un casino. In pratica il mio istinto mi spinge a chiedere a se stesso una soluzione. Giusto? Devo farmi ricoverare?
La carpa non mi risponde ma, in compenso, un forte boato attira la mia attenzione. Proviene dal fondo dello spiazzo e una strana sensazione mi viene a fare compagnia.

Cosa fare? Andare lì? Tornare indietro?
Un altro boato. Poi ancora uno.

Istintivamente alzo gli occhi al cielo e lo vedo nuvoloso e grigio.

- Sta per piovere! Devo tornare a casa ma... come ci torno? - mi guardo intorno in preda a un panico ingiustificato.

Chiamo un taxi? Corro indietro? Mi fingo ferito e chiamo l'ambulanza?

Nel mentre mi faccio tutte queste domande la carpa gigante mi si avvicina e mi regala una sonora pinnata sulla guancia. Praticamente mi prende a schiaffi. Quel gesto viene accompagnato da un nuovo rombo.

- Perché mi hai dato uno... schiaffo?! - mi lamento, fissando il pesce.

- Una mela al giorno fa felice il fruttivendolo.

- Cioè?
- Quando il diavolo ti accarezza... si è innamorato.

- Cioè?!
- MUOVITI!
All'urlo inaspettato della carpa inizio a scattare in avanti, lungo lo spiazzo, verso i rombi.

Inizia a piovere ma non mi da fastidio.

Svolto lungo una strada piena di negozi e mi rendo conto di non essere l'unico senza ombrello.

Passo dopo passo, vengo attratto da un chiosco di gelati artigianali e ne prendo uno.
Gusti: cocco e fragola.

La pioggia diventa più forte. Sono fradicio da capo a piedi.

Non so se gli altri passanti mi stanno guardando mentre io avanzo, sorridendo, nell'ignoto.

Noto però la carpa che volteggia al mio fianco. Ci scambiamo un'occhiata di complicità e proseguiamo insieme.

Ho perso la strada, non so che ore sono ma in compenso il gelato era davvero buono.

La mia mente è piena d'immagini astratte e stranamente il grigiore della pioggia conquista un fascino inedito. E proprio mentre contemplo le facciate di alcuni palazzi, riconosco il mio.

Sono giunto a casa, senza sapere come.

Probabilmente dovrei prendere un ombrello oppure cambiarmi e farmi una doccia.
Probabilmente no.

Torno indietro e mi mescolo fra la folla.

Ormai è la carpa a seguire me e non più il contrario.

Ho perso il controllo o forse l'ho finalmente conquistato.

Smarrito nella mia rinnovata libertà, urto qualcuno.

Una borsa cade a terra e io mi chino subito per raccoglierla.

Si tratta di una piccola borsa marrone, palesemente femminile.

- Chiedo scusa, non l'ho vista. Distrazione mia. - lo diciamo insieme, con le stesse parole, io e lei.

La guardo: è giovane e bella.

Probabilmente arrossisco perché mi sento il volto in fiamme.

Indugio nel consegnarle la borsa, farfugliando qualcosa.

- Grazie. - mugugna la ragazza.

- Grazie. - ripeto io.

E restiamo a guardarci, in silenzio.

- Carpe diem. - la carpa ha ripreso a parlare e mi sussurra direttamente all'orecchio.

- Che?
- Te l'ho già detto, è latino e vuol dire...
- Lo so che vuol dire. - brontolo e noto che anche la ragazza sembra avere qualche “problema”.

Parla da sola, gesticola in aria e sbuffa più volte. Proprio come me.

- Che per caso anche tu hai... l'istinto che parla? - azzardo, indicandola.

- Un panda rosa e panciuto che ogni tanto se ne esce con brani neomelodici? - chiede lei, sorridendo.

- Wow! Emh... no. Io ho una carpa obesa che borbotta proverbi completamente sballati.

- Ahahahah!
- Ridi per non piangere?
- No, rido perché non sono pazza!
- Forse siamo solo due pazzi.

- E cosa c'è di più bello?

Non trovo una risposta, ritrovandomi a ridere insieme a lei.

E restiamo lì, sotto la pioggia, ignorando tutto il resto.

I nostri istinti ci hanno fatto conoscere e chissà dove ci porteranno.


* * *


- A malincuore mi tocca informarti che hai decisamente rovinato ogni cosa. Con altissime probabilità, a causa della pioggia, all'umano verrà qualche brutto malanno. Uscire mentre fuori c'è il diluvio senza l'utilizzo di alcun tipo di protezione è da sciocchi. Altrettanto grave è il fatto che si sia perso per strada. Alla sua età è semplicemente vergognoso. Infine, ma non meno importante, c'è la sua infatuazione fulminea nei confronti di una sconosciuta. Una donna che potrebbe spezzargli il cuore quando meno se lo aspetta. Mi duole affermare che hai completamente errato nel comportarti così. Bisogna saper sopravvivere, non vivere. La vita è breve e dev'essere vissuta in modo salutare e intelligente. No, non c'è bisogno di aprire un dibattito, essendo io la Ragione ho semplicemente e incontestabilmente ragione. Vorrei solo sapere se hai da dire qualcosa a tua discolpa.
- La ragione è dei... pesci.


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