scrivi

Una storia di

NEVADA - Un insolito omicidio nel deserto

TERZO CAPITOLO – LE INDAGINI

minuti

Pubblicato il 01 giugno 2020 in Thriller/Noir

Tags: #DAngelo #Detective #Giallo #Nevada #Noir

0

TRAMA: Due cadaveri vengono rinvenuti in mezzo al deserto fuori Las Vegas. Vincent D'Angelo, detective cinico della omicidi, sarà chiamato a far luce sulle circostanze poco chiare della loro morte.


GENERE: Poliziesco


NEVADA LA SERIE: "Un insolito omicidio nel deserto" è il primo racconto del mio progetto Serie Nevada. La mia idea è quella di dar vita ad una serie di racconti ambientati interamente negli Stati Uniti, più o meno collegati, che mi daranno modo di sperimentare le varie sfumature del genere poliziesco. Dalla violenza e dissolutezza dell’Hard Boiled, al raffinato intelletto del Giallo Deduttivo, sino a toccare la psicologia criminale del Noir

TERZO CAPITOLO – LE INDAGINI

È passata una settimana da quando l’unità si è messa all’opera. Giovedì scorso abbiamo consegnato a Turner un primo profilo generale, come ci aveva chiesto, e ne è rimasto complessivamente soddisfatto. Ci siamo dati tutti un gran da fare, e devo ammettere che come inizio è andata piuttosto bene.


Il detective Edwards, dal numero di targa era risalito al proprietario della Chevrolet, che è risultata essere intestata proprio a Lenny Dalton. Gli uomini della scientifica hanno esaminato l’auto da cima a fondo, raccogliendo ogni campione utile, che hanno poi analizzato in laboratorio. Da un capello trovato nel bagagliaio sono risaliti al DNA della vittima, Simmons, rafforzando l’ipotesi che fosse quella l’auto con la quale era stato portato via.

Dalton qualche anno fa, era stato arrestato a Los Angeles per disturbo della quiete pubblica, nel loro archivio avevano dunque le sue impronte, che grazie al lavoro di mediazione del tenente Ross, hanno provveduto a fornirci. Dopo che la dottoressa Gordon, l’esperta di impronte digitali, le ha confrontate con quelle trovate nel volante, ha potuto confermarne la corrispondenza.


Il medico legale ha eseguito l’autopsia, dalla quale è emerso che Simmons era morto proprio per il colpo subito alla testa, gli unici segni epidermici erano quelli sui polsi, dovuti alla corda legata estremamente stretta. Dallo stato in cui il corpo si presentava, ha poi indicato le quattro come orario approssimativo del decesso. Con l’assistenza di Martinez, lo specialista in balistica, hanno prodotto un identikit del tipo di arma utilizzata per fracassargli la testa, riconducibile ad un’asta conica in materiale metallico. Grazie alla posizione in cui Simmons si trovava al momento del rinvenimento, e vista l’inclinazione registrata sulla ferita, hanno supposto che doveva trovarsi in piedi al momento dell’impatto. Con successive ed ulteriori analisi in laboratorio, tale supposizione è stata confermata, identificando inoltre l’assassino come un uomo dalla discreta forza e alto fra gli ottantacinque e i novanta centimetri oltre il metro.


Il sergente Thomas e i detective Morel, Green e Clark hanno interrogato la moglie della vittima, i suoi vicini e tutti coloro che hanno avuto modo di avere contatti con lui nelle ore precedenti il suo rapimento. Uno dei vicini, sostiene di aver visto la Chevrolet rossa di Dalton aggirarsi nel quartiere alcune notti prima della sparizione dell’ex vice-procuratore. La moglie della vittima era già a letto quando è avvenuto il fatto, ha raccontato ai colleghi che Simmons quella sera si sarebbe dovuto incontrare con degli amici, a casa dell’ex senatore Frank Foster, per un’abituale partita a poker. Quest’ultimo, interrogato, ha riferito che Simmons ha lasciato la sua casa alle tre del mattino. Avevano un po’ alzato il gomito, così Giocondo ha deciso di lasciare lì l’auto e tornare a casa a piedi.


« Gli ho chiesto se voleva che mio figlio gli desse un passaggio, ma ha detto che preferiva farsi una camminata, per smaltire l’alcol. Quando è andato via stava bene. » ha dichiarato l’ex senatore.


I detective Lopez ed il dottor Mitchell avevano fatto visita a Dalton in ospedale, con l’incarico di interrogarlo e prendere in custodia gli abiti e gli effetti personali che aveva con se nel momento del ricovero. Purtroppo non hanno potuto fargli alcuna domanda, ad attenderli c’era infatti il suo avvocato, un mastino vecchia scuola, che ha impedito loro di procedere.

Sulla camicia che sono riusciti a portare in centrale, il dottor Carter, specializzato nella localizzazione di residui di sparo, ha individuato dei granelli di polvere da sparo, riscontrando dei segni di bruciatura sulla stoffa attorno al foro dal quale era penetrato il proiettile. Visto che nella camicia di Lenny non c’era alcun foro d’uscita, era chiaro che la pallottola non avesse camminato sino a venir fuori dalla schiena, ma si fosse fermata prima. Lopez e Mitchell avrebbero dovuto portare con se il proiettile, per registrarlo come prova, e farci gli accertamenti del caso. Sfortunatamente non hanno potuto farlo, non per particolari cavilli legali escogitati dall’avvocato di Dalton, ma perché stava ancora dentro Dalton.

I medici non se la sono sentita di procedere all’estrazione, poiché penetrata fermandosi ad appena qualche millimetro dal cuore, e temendo potesse restarci secco, hanno preferito limitarsi a ricucire le lacerazioni e tenerlo in osservazione. Dalton era ad alto rischio, e dovevano capire come far fronte ad un evento che hanno definito come tutt’altro che ordinario. Ci siamo perciò dovuti accontentare della radiografia del proiettile, che è risultato avere un’inusuale forma sferica, roba d’altro tempo insomma.


Una volta raccolte tutte le prove, io e Ross abbiamo messo da parte i nostri rancori, e ci siamo seduti a tavolino per analizzarle. La questione meno chiara, sulla quale ci siamo impelagati, era la posizione in cui Simmons e Dalton sì trovavano uno rispetto all’altro.

Quel particolare mi aveva incuriosito al punto tale da riportarlo sul mio taccuino, ho perciò esaminato le foto della scena più e più volte. Immaginavo Simmons e Dalton in piedi, il primo aveva davanti agli occhi l’albero di Giosuè, verso il quale era poi caduto, dopo essere stato colpito, Dalton gli stava alle spalle, a circa un metro, ed era rivolto verso di lui.

L’assassino di Simmons si sarebbe dovuto trovare alle sue spalle, nell’esatta posizione in cui stava Dalton, chi invece aveva sparato a quest’ultimo si doveva trovare davanti a lui. I granelli di polvere che la scientifica aveva trovato sulla camicia di Lenny, e la bruciatura attorno al foro, significavano che la bocca dell’arma fosse prossima al suo petto, e lo sparo era dunque avvenuto a bruciapelo.

In tal caso c’era un’incongruenza, perché se l’assassino avesse prima ucciso Simmons e successivamente sparato a Dalton, in quel momento si sarebbe dovuto trovare sopra il corpo dell’ex vice-procuratore. Viceversa, se il killer avesse prima sparato a Dalton, si sarebbe dovuto trovare sul corpo di questi per sferrare il colpo alla testa di Simmons.


« I corpi potrebbero essere stati spostati in seguito. » ipotizzò Ross.


Tale possibilità veniva tuttavia smentita dalle tracce ematiche rilevate sulla scena, così il tenente si convinse che ci fosse un terzo uomo quella notte nel deserto, e che questi avesse sparato a Dalton posizionandosi sul corpo di Simmons per depistarci.

Non mi convinceva questa teoria, ma su una cosa concordavamo, la Chevrolet di Dalton vista aggirarsi attorno a casa di Simmons, il capello ritrovato nel portabagagli di quest’ultimo e la corrispondenza sulle caratteristiche fisiche definite nell’identikit del potenziale killer, ci portarono a considerare fosse lui il principale indiziato per l’omicidio dell’ex vice-procuratore. Di certo non gli mancava il movente, ed il fatto che gli avessero sparato non lo scagionava.


Nel corso della riunione tenutasi il giorno successivo alla consegna del fascicolo, il tenente Ross espose al resto dell’unità e al capitano la sua teoria.


« …Ora dobbiamo solo capire chi era il terzo uomo, e perché ha sparato a Lenny Dalton. Io penso che qualcuno li abbia seguiti, e vedendo quello che aveva fatto, ha pensato bene di fargliela pagare. Credo che dovremmo cercare fra gli estimatori di Simmons, non sono affatto pochi lo so, ma è comunque un inizio capitano. Mi dia l’autorizzazione, un numero di uomini adeguato, e cominceremo gli interrogatori prima di subito. » affermò con tono deciso.


Era certo di essere riuscito a persuadere Turner, ma rimase sorpreso, come tutti gli altri in quella stanza, quando il capitano si rivolse a me.


« Detective D’Angelo, qual è la sua opinione in merito? » mi chiese.


Non capivo la ragione di tale domanda, Ross era stato piuttosto chiaro nella sua esposizione, ed io non avevo in alcun modo mostrato dissenso, limitandomi ad ascoltare in silenzio. Colto alla sprovvista, non ebbi l’immediata prontezza di rispondere, ma quando Turner sollecitò una mia replica, dovetti aprir bocca.


« La mia opinione Signore, è che Lenny Dalton sia l’assassino di Simmons. » dissi.


Ross, che si era voltato verso di me, come avevano fatto anche gli altri colleghi, con un impercettibile cenno del capo, mi espresse il suo assenso. Il capitano, dopo aver fatto scorrere l’indice ed il pollice sui suoi folti baffi corvino, pareva non esserne pienamente convinto, e mi interrogò nuovamente.


« Quindi concorda con la versione del tenente Ross? »


« Si Signore, per quanto riguarda l’omicidio di Simmons la penso come il tenente. »


Ancora Ross annuì in segno di apprezzamento. Chissà, forse da quel momento avrebbe potuto avere inizio una più pacifica convivenza fra di noi. Ma questo solo se mi fossi limitato a dire ciò, senza proseguire ad esporre il mio pensiero, come invece decisi di fare.


« Per quanto riguarda invece la dinamica da lui esposta, capitano, io non ritengo plausibile l’ipotesi di una macchinazione di un terzo uomo, col fine di depistarci. Inoltre Signore, pur essendo Lenny Dalton un individuo poco sveglio, dubito fortemente che questi non si sarebbe accorto di venir seguito in mezzo al deserto. »


L’espressione di Ross mutò repentinamente, ed il suo volto da compiaciuto, trasfigurò in un misto di collera e sconcerto. Ma il peggio per lui doveva ancora venire, Turner infatti aveva un’altra questione da pormi.


« Dunque detective, lei come consiglierebbe di procedere? »


Anche questa volta, alla domanda postami, rimasi inizialmente muto. Negli occhi di Ross potei leggervi quasi una supplica a tacere, tuttavia non potevo proprio farlo, non era nella mia natura.


« A parer mio Signore, sarebbe più opportuno andare avanti con le indagini. Ritengo ci sia la possibilità di scoprire altri elementi che potrebbero esserci sfuggiti fino a questo momento, e che ci permetterebbero di far luce sugli eventi. »


Il tenente Ross non era estraneo a scatti d’ira, e mi sorpresi di come riuscì a contenersi, immagino che trovandosi davanti ad un superiore, volesse evitare di mostrarsi irritabile. Eppure, nel momento in cui Turner, lasciandosi apparentemente guidare dalle mie parole, espresse la sua volontà di proseguire con le indagini per almeno un'altra settimana, il tenente non riuscì più a trattenersi.


« Capitano, con tutto il rispetto, ma lei ha affidato a me l’unità. Quindi credo dovrebbe dar retta al mio parere, non a quello di un sottoposto. Le manifestazioni ci sono già state, e abbiamo visto che sono sempre sfociate in disordini, non potranno far altro che peggiorare Signore. >>


La replica del capitano fu stranamente pacata, come se non fosse convinto neanche lui di ciò che diceva.


« Non so tenente, la sua linea d’azione non mi convince. Interrogare tutti i simpatizzanti di Simmons, significherebbe mettere sotto accusa almeno metà della città, questo tra l’altro comporterebbe un eccessivo dispendio di forze e di risorse. Direi piuttosto di proseguire con le indagini, in attesa di nuovi sviluppi, e nel caso non dovessero essercene, rivedrò la mia posizione, e prenderò in considerazione la sua proposta tenente. »


Appena la riunione fu aggiornata, Ross lasciò rapidamente la stanza, il suo aspetto era quello di una teiera dimenticata sui fornelli, era pronto ad esplodere. Qualche ora più tardi, mentre entravo nel bagno della centrale, con la coda dell’occhio lo vidi accelerare il passo verso di me.

Quando mi raggiunse dentro, stavo pisciando in un orinatoio, non fece in tempo ad aprir bocca, che dopo di lui entrò anche un agente semplice. Questi si mise a due orinatoi di distanza alla mia sinistra, e il tenente si vide costretto anch’egli a tirar giù la lampo e a tener chiusa la bocca. L’unico suono che sporcava il rispettoso silenzio in quel gabinetto, era quello dell’urina che impattava nella ceramica.

Quando ebbi finito, azionai lo scarico e mi portai ai lavandini, Ross mi raggiunse quasi immediatamente. Nel mentre che mi risciacquavo le mani, potevo vedere attraverso lo specchio il suo riflesso, nervosamente si strofinava le mani insaponate, e di tanto in tanto mi gettava un’occhiata, e lo stesso faceva con il collega, che intanto si era portato ai lavabo. Ross fremeva dall’impazienza, in attesa che questi lasciasse la stanza, e quando finalmente ciò avvenne, il tenente poté dar sfogo alla sua collera.


« Ma tu chi cazzo ti credi di essere D’Angelo? Mi hai remato contro, quando c’eravamo già accordati su come siano andate le cose. »


Sbraitava e dimenava il suo dito inquisitore, ed io lasciai che mi inveisse contro. Avrei potuto uscire dal bagno senza dargli l’opportunità di sfogarsi, ma preferii attendere, per dargliene modo. Mi sentivo quasi in dovere, non provavo un senso di colpa per aver espresso la mia opinione, affatto, ma avendoci lavorato a stretto contatto, avevo avuto modo di vedere con quanta dedizione si fosse dedicato al caso.

Probabilmente, avrebbe continuato ad urlarmi contro per un bel po’ di tempo ancora, se solo non fosse entrato il sergente Thomas, costringendolo così ad interrompersi.


« Salve signori. » esclamò il sergente.


Entrambi rispondemmo al saluto. Ross agitò le mani per dar loro una rapida asciugata, e dopo essersi sistemato il nodo della cravatta, se ne andò. Il sergente Thomas osservò la scena in assoluto mutismo, e quando il tenente non fu più nella stanza, mi domandò se c’erano per caso problemi. Immagino che, nonostante il locale fosse insonorizzato, avesse avvertito le urla anche da fuori.


« No, nessun problema Signore. » risposi.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×