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Una storia di DomenicoDeFerraro

MADREDRAMMA D’AMORE

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11 minuti

Pubblicato il 12 maggio 2019 in Storie d’amore

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MADRE DRAMMA D’AMORE

DI: DOMENICO DE FERRARO



Un altra sera , un altro gioco, dormire poi partire, giorno più, giorno meno ancora con questo cuore che batte forte nella gabbia toracica solo come un pappagallo in gabbia. Un cielo cupo come se fosse perso nell’oscurità dell’ossesso in un sincronismo che getta sconforto tra fisime psichiche in bocca ad un cane, ignaro del domani eccomi quasi felice dentro una fossa con una gomma da masticare in bocca la sotto il ponte di Brooklyn. Combattere contro il male contro quell’abitudine insana che non ti rendono santo ma ti mettono di buon umore ti fanno capire , che siamo ancora vivi , insieme dopo tanti anni minati da un timore di stringere a se un fallo. Verso licola me ne andrò. Sul mare a galleggiare sopra l’onda che ride della sua beatitudine nell’imbecillità di un tempo, dispenserò il cordoglio al bianco coniglio del paese di Alice delle meraviglie . L’inseguirò ascoltando il suo orologio tic, tac tra mistiche scuse. E un po’ come volare in un aeroplano attraversare spazi e luoghi d’inenarrabile bellezza.


Festa della mamma . E già di mamma c’è ne una sola . Ricordo la mia , vecchia , affacciata al balcone che m’aspetta, pensosa dopo che io ho fatto la guerra ai draghi e agli uomini calvi , dopo aver lottato contro i demoni della città del fuoco , come un valoroso condottiero ritorno a casa a sera tardi dopo una lunga guerra. Ella ride nel vedermi , ride del mio tempo nel soffio delle mie folli poesie composte per lei , versi et versi attaccate sulla mia pelle , messe in mostra sopra cartelloni pubblicitari . Poiché tutti in paese , dovevano sapere quando le voglio bene, alla mia mamma . I benpensanti del partito se la ridevano, mi chiamavano mammalucco. Conoscevano la mia debolezza , ma la morte della mamma avvenne in fretta e molti rammentavano quando lei disse in pubblico di non volle andare al camposanto insieme ad una croce. Fu sepolta sotto un mucchio di terra benedetta , tra l’inferno ed il paradiso , sotto una luna orfica a guardarla dall’alto. Il tempo che miscredente , sgomitola la matassa e la mamma diviene una molla di pantalone che se veniva tirata forte , finiva per rompersi. Un delirio questa poesia, come entrare ed uscire da una stanza di ospedale, di corsa con il vicino di casa che continua a suonare la sua chitarra. E tutti in paese sapevano di cosa era successo, tutti sapevano la verità ma nessuno osava parlare , nessuno venne a fare le condoglianze Questo mi rattristò assai tanto da pensare perché ero stato loro amico. L’unico che mi sorprese fu il vicino di casa, suonatore professionista , suonò per tutte l’ore un te deum poi un ave Maria un rock e roll pazzesco che tutti vennero ad ascoltare. Nell’ incredibile vicenda passata nella meraviglia assaporata , la maledizione mi prese per il collo e mi condusse dove il sogno era di casa.



La mamma era tutto, il mondo che conoscevo. In un verso c’era tutta la sua vita . E rammento come non bisognava contraddirla, era un soldato , un sergente maggiore , una parola di troppo , dolce come un pane fragrante, profumato fatto di amplessi e passioni consumate in fretta. Coraggiosi leoni con l’ali che sfrecciano nel cielo cinereo , mutando aspetto , turbati dal caso come il marinaio che tira la barca verso il porto di dolore, sotto una bianca luna. La mamma una mano che ti tiene per mano , pronta ad acciuffarli mentre stai cadendo giù in baratro d’errori , un immagine surreale durante un film iperrealista che viene girato per strada . Scena singolare , intravista per sbaglio , il signore piscia sotto il muro, fischia e fa finta di nulla dopo averlo scrollato di brutto si tira su la giacca, mette in tasca la sua pipa ed è pronto a girare l’angolo senza essere visto da nessuno, sparisce cosi tra i vicoli. La mamma lo sapeva, cosa significa essere figli , era figlia della lupa mammona, figlia del suo tempo simile a quella donna che piange ai piedi di una croce. Pura come le parole bibliche che s’incipriano, si fanno belle, saporite come le pastiere sfornate calde, uguale al carattere dell’uomo che aveva girato l’angolo , senza dire il suo nome , senza piangere su una tomba in cerca di una cassa da morto di un loculo senza un fiore che richiami la sua libertà .



Mamma sono tanto felice perché ritorno da te

la mia canzone ti dice che è il più bel giorno per me

Mamma son tanto felice viver lontano perché

Mamma solo per te la mia canzone vola


Mamma sarai con me tu non sarai più sola

quanto ti voglio bene queste parole d'amore


che ti sospirano il mio cuore forse non s'usano più


Siamo rimasti tu ed io

Fai finta di cantare ancora

Se ho imparato ad amare lo debbo a te

Ti mette in guardia contro i malvagi

Vero mi sono sbagliato ma sono contento d’essere ciò che sono

La nostra vita è appesa ad un filo ad un soffio di idee

Prendi una mela , sbucciala in fretta

E come nuotare dentro la vasca di bagno

Quando saremo di nuovo a Gerusalemme

Figlio la strada è cosi lunga

Ho visto un cammello ubriaco

Io tuo padre , volare insieme con Angela

Siamo proprio uguali

Lo può dire forte

Ridiamoci sopra

Che ridere

Sotto la luna

Con il leone che mangia la gazzella

Ti ricordi quando mi dicevi il mondo e dei coraggiosi

Già mamma quanti ricordi , quante sconfitte

Una fetta di pane con un po’ d’olio sopra

Buono . Ti ricordi quando andammo a Nisida

Bello il mare e quel signore che cadde e si bagnò i pantaloni

Siamo rimasti li per ore a guardare il mare, mentre il nostro cagnolino si grattava come se suonasse la chitarra , sotto il cielo terso , sotto una nuvola passeggera colma di lacrime

Sono contenta di aver partorito te

Io d’essere nato dal tuo ventre , generato e non creato nei secoli futuri.

Fiumi di storia sono passati dentro di me attraverso te ho visto la sorte del mondo, ho visto la forma di un amore rinnegato, mangiato da un gatto che ha nove code , che miagola ed aspetta l’inizio di un nuovo programma per cancellare la memoria del male.

La mamma era alta con due occhi di gatta , era alta come un palazzo antico, era grande come il mare che bagna Napoli. Era una sirena una barca il mezzo al mare , era il sapere d’essere vivi , d’essere uguali nell’incomprensibilità dei gesti che si ripetono nervosamente sempre uguali a ieri. Identici nel suo trascendere, l’imbecillita di molti di come si è uguali nell’atto fisiologico.

Ed ecco mia madre la sua tristezza le sue lacrime la sua storia di donna qualunque di come poteva essere un'altra donna di come poteva essere il male ed il bene , di come le lusinghe generanno un casco di mele acerbe messe a maturare sopra un carretto di mele marce. E tirare , spingere quel carretto poteva essere assai pericoloso , come attraversare la strada ed andare verso il cielo è verso altre stelle ed il suo grido era monocorde, era come dopo una spilla da balia che viene conficcato nell’animo afflitto. Vederla aggirarsi per quelle strade minuscole assediate di mosche innervosite dall’odore dei cadaveri .

Una fisiologia grammaticali sostanziale dettata dal caso come partecipazione morale.

E vendere mele era facile ma ricucire mutande era molto difficile.

Mi madre aveva una dignità da vendere era una dea dell’eterna estate, era bella come Sofia Loren , era quella che cercava sempre di essere una stella ammaliatrice, nutrice madre di mille figli e tanti figli non possono essere figli come una madre lo è con loro. Era questo il segreto, era come una giornata di sole . Era vederla parlare sotto porta san Gennaro con un gatto che continuava a strofinarsi addosso mentre rimproverava un ladro che cercava di rubarsi un pera ora una banana. E di soldi c’erano pochi cosi pochi che gridare contro vento faceva scendere giù in terra un dio avaro, barbuto scalzo che sapeva parlare solo inglese .

E mia madre rideva nel sentirlo e faceva buoni affari con i turisti. Vedeva una morale antica ella , sotto forma di mela vedeva l’aria di Napoli e pomodorini del piennolo in bottiglia per pochi euro.

Un eroe mia madre un mito una grande donna più grande della stanza da letto del Re . Morbida direi delicatamente una forma tra l’oggetto ed il soggetto, di un film romantico. Era l’origine di ogni meraviglia di ogni bene , mia madre cosi bella che face innamorare mio padre, come se fosse una mosca ronzante sopra un monte di merda. E più la guardava, mio padre più se innamorava, appariva in lui il senso della storia familiare , quello che avrebbe potuto essere stando con lei. Fu vero amore , puro amore , gioia infinita e i baci si sprecavano ed avevano il sapore di mela cotta , il sapore di banane fritte ed io ne assaporavo in grembo il gusto di essere figlio. Ne assaporavo il sapore di nascosto dal suo ventre. Ed immaginavo già quando sarei nato cosa sarei stato cosa avrei scelto per divenire famoso , fruttivendolo come lei . Avrei tirato anch’io il carretto , gridato ai quattro venti. Mele annurche, mele del regina , mele avvelenate per folli innamorati dell’arte . Folli asparagi . Zucchine , cavolfiori profumati colti nel campo dei miracoli.


Mia madre , origine della vita. Una e trina una e fantasmagorica come un giorno di sole come un film fantastico , una trasmissione surreale condotta da un presentatore che titubante cerca d’impappinare il pubblico con mille giochi onirici. Ed il mondo sarebbe stato migliore se mia madre l’avesse lavato a secco , fosse stato come lavava le mie mutande . Tolto dalla strada i tanti truffati messo in un sacco. Era quello il dubbio, l’incolumità del caso la sorte dell’umanità intera era segnata dal caso da come avremmo amato noi suoi figli nostra madre. E se fosse stato tutto vero, come quell’amore regale , cosi religioso come Maria ai piedi della croce che guarda il suo unico figlio morire. Io sarei rinato e avrei cantato alleluia per l’eternità. Avrei potuto ammirare il sole cadere nella tazza di un caffè bollente all’alba, quando non c’è nessuno che ti guarda. Ed il cielo di Napoli è la porta per entrare nell’aldilà ed il perdono e la porta che conduce alla salvezza, alla vera bellezza.


Falso , vero non so . Conosco l’attimo conosco questa storia il bimbo che è in me , conosco il caos che regna dentro la mia storia. Il nascere il crescere i ricordi negli occhi verdi di mia madre , verdi come fondi di bottiglia , come un fiume che attraversa città , paesi che spinge questo cuore, verso un ossesso verso un amore che non regala nulla di buono. Ed era logico che io divenissi tale. Se la mia follia mi avesse portato a vedere l’altro lato delle cose, l’altra faccia di questa storia. Io sarei divenuto quello che mai avrei creduto d’essere.


Non creder che io non abbia capito

Avrei voluto regalarti una rosa

Meglio tre euro ed una preghiera

Cosa sono tre denti rotti

Ho fatto un buon pranzo, vieni a mangiare domenica da me

Ma certo, porto con me mia moglie

Va bene , vi aspetto .

Faremo una bella festa

Le svolte sono sempre personali .

Anche se ti confesso avrei voluto cambiare vita

Ma tu stai cosi bene, con tua moglie ella ti ama

Si , ma io amo un altra donna

Mio dio cosa dici questo è follia

No, voglio catturare il gatto e metterlo nel sacco

Farai la fine di tuo padre . Volle divorziare per forza.

Fini sotto un ponte poi in ospedale con nessuno accanto.

Raccontami di quando eravamo piccoli

Eravate cosi graziosi tu e tua sorella

Già siamo diventati cosi diversi , divisi dal verbo da una distanza culturale ,dalla beatitudine degli atti, dal malaffare

Si tua sorella avrebbe potuto essere una dottoressa.

Onorare la nostra famiglia. Ma ha voluto sposare quel poco di buono

Lascia stare lei , era decisa a cambiare, poi all’amore non si guarda nelle tasche

Si ma nei calzoni avrebbe dovuto guardarlo . Un maniaco

Un poco di buono . Sempre a fumare, sempre a criticare.

Calmati stiamo sull’inizio di una storia a lieto fine

Lo spero e come stare insieme in tre.


Mia madre un sogno, qualcosa che va oltre ogni morale, una strada che mi porta dove sorge il sole dove tutti sono felici . E come guardare in faccia la miseria e leggere di astrofisica . E decidere di riscattare la felicita degli atti . Cuocere cotolette in fretta. E mangiare una pizza , bere del vino, sperare che ella ci sia sempre , mi mette di buon umore. E viaggio aggrappato ad una nuvola , vado fiero del suo nome. Come il nome di Maria, ella è il mio riscatto.

Un lungo racconto fatto d’inverno che scioglie il sangue nelle vene. Plasma la mia forma, la frigge, la regge immacolata nella perdizione degli atti scaramantici. E non ci capisco nulla , ma vado avanti.

Mia madre una mater mutata una brocca di vino, una fragola che pende dalle labbra della bellezza . Un ricordo che entra dentro la mia mente, mi trascina nel vento nel caso , nell’accidia nell’uccidere sentimenti ,amori solinghi che si vestono come zoccole allegre. Donnine sincere ,malvagie ,invidiose di un sentimento popolare si girano , si voltano cadono nella confusione di un senso appeso ad un seno materno. Tra mille anni ancora, tra un ora appena, tra pochi minuti tutto l’amore tutta la bellezza nell’azione intrapresa, nell’inizio di questo amore , di quest’essere uno e solo , un solo corpo, un solo spirito. Una storia che abbraccia secoli e secoli e lo senti tra le strade, lo vedi negli occhi degli altri e quello che muove il mondo ci rende simili ad un canto ramingo che s’de dietro le grate della grigia realtà . Figli della stessa sostanza , figli dello stesso Dio , di questo essere millenario che ha nome madre.




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