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Una storia di DomenicoDeFerraro

BLUES DI PENTECOSTE

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2 minuti

Pubblicato il 09 giugno 2019 in Poesia

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BLUES DI PENTECOSTE




Nella discesa dello spirito santo la disperazione avanza a piccoli passi, sconosciuta, migrante con due grandi occhi

in cui s'intravede la verità del tempo che passa . Si canta l’ innocenza perduta insieme agli ultimi , ai miti, ai santi sepolti nella terra arida dei ricordi , tra gli uomini di buona volontà figli di un dio sconosciuto , rinati nel canto di un nuovo mattino . Scorre dal corpo crocifisso, il sangue dei santi che bagna la terra , l’ ossa dimenticate tra i mucchi di rifiuti della città. Spirito risorto indomito che parla ogni lingua , muta nel discorso che s’ode per strada , si flette in varie espressioni in misogine lingue , esperienze diverse , concezioni volgari si confondo con la bellezza dei luoghi , in neologismi , metri, tutto giace in fondo ad una fossa ove riposa dimenticata la morte è la sua dignità di popolo . Vero che si tramuta in fatto , sul bianco foglio in cui si forma e si costruisce la nuova scienza.


Mi sento deriso , confuso in questo tempo che mostra le unghie, ipocrita e cheto, chiù scuro della notte senza stelle. L’ingratitudine ha reso tutto così triste e solitario.

Sai come si sente un pover'uomo ? Ho giocato ai dadi , ed alle carte, mi hanno sbancato . Ho giocato ai dadi ed alle carte, mi hanno preso tutto. Ho dovuto impegnarmi la mia camicia , mi son venduto gli abiti migliori per poter ritornare a casa mia . Ed ho percorso miglia e miglia a piedi con la mia chitarra . Ho dovuto fermarmi , ho dovuto riflettere su ogni attimo di questo cammino intrapreso , per poter credere che ogni cosa potesse essere una espressione dell’ essere divino . Ho dovuto guardare nel sedere

dell' universo per potermi salvare per l'ennesima volta.

E non volevo credere ai miei occhi quando sono giunto , da dove ero partito ed ho intravisto la mia casa com'era nel verde , tra tante piccole case , vecchia casa ove nacque questo mio amore.



Ed ho proseguito con tutti i miei versi solinghi , le mie misogine logiche , sicuro di dover riuscire in questa mia stupida impresa , dopo aver imparato a credere in me stesso, in una nuova terra, in una nuova legge ho provato a vivere e cantare una nuova poesia , scrivere dei nuovi testi, immergermi in una nuovo idillio , così ho sperimentato questo verseggiare ,nell'accordo che compongono questa mia canzone io piango. Disperato, continuo a viaggiare con Dio con la morte nelle lingue , eloquenti, nei fraintendimenti, nell'incessante ricerca di un senso a questa vita.



Mi sono inginocchiato ed ho ascoltato la tua voce riempire il mio animo afflitto . Ma io confesso non piango per te , restituiscimi la mia dignità , ridammi la mia storia , ridammi la mia vita , ed io canterò per te l’eterno canto dell’estate.

Ora sento la tua voce nell’eco del silenzio, in ogni lingua , nel divenire verso dopo verso io rinasco in te mentre canto questo strano blues.



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