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Una storia di FlayLili

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #foglie

Sebi e la foglia

#foglie

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5 minuti

Pubblicato il 24 ottobre 2018 in Fiabe

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le foglie son fragili certezze che annegano specchiandosi nel cielo
le foglie son fragili certezze che annegano specchiandosi nel cielo


Sebi passava molto tempo nel giardino di casa, amava l’odore delle foglie, il profumo della terra: la facevano sentire protetta, in un mondo dove non era possibile trovare pericoli e dove la fantasia si lanciava in voli arditi. Era il dieci ottobre giorno del suo compleanno. Sdraiata sotto un albero ascoltava la musica, con cuffie. Le note parevano costruire mondi immaginari fatti di luci, di colori vivaci, di ruscelli che impetuosi scendevano in verdi vallate, quando le sembrò di udire la voce di sua madre. Provò a rispondere, ma dalla sua bocca non uscì alcun suono era come se le labbra fossero completamente incollate e non riuscissero ad aprirsi. Provò e riprovò: nulla accade.

Ebbe un brivido di paura e avvertì come un fruscio: si sentiva stranamente leggera. D’un tratto il suo corpo pareva aver perso peso come se fosse stato svuotato di ogni parte ingombrante che la tratteneva a terra. Che strana sensazione provava , tutto era diverso e pareva avere assunto dimensioni gigantesche. Una folata di vento la sollevò in volo al di sopra delle foglie e dell’erba del giardino tra le braccia fredde della tiepida aria di primavera. Che meraviglia vedere il mondo dall’alto, volteggiare tra i rami, ma non riusciva a capire come fosse possibile tutto questo e perché fosse diventata così leggera. Arrivò nei pressi della fontana con i pesci rossi e ciò che vide riflesso nell’acqua la lasciò senza fiato: era diventata una foglia. Sconvolta da quella scoperta non sapeva più che fare. Il vento la trasportava di qua e di là, aumentando la sua confusione. Il mondo visto da una foglia era molto grande e complicato, doveva pensare a una linea di condotta: come doveva comportarsi? Buck, il suo cane, abbaiava cocciuto contro qualcosa. No , non contro qualcosa stava proprio abbaiando a lei. Ehi, cucciolo sono io, Sebi, ma il cane vedeva in lei solo una foglia e la rincorreva divertito. Stremata si adagiò ai piedi del ciliegio; vedendola immobile il cane smise di abbaiare e volse altrove il suo interesse: sulla vasca dei pesci rossi si era poggiato un uccellino e Buck incuriosito corse ad abbaiare contro di lui. Che faccio adesso ? Una fila di formiche marciava decisa verso di lei. Oh, no sarà meglio rientrare in casa e trovare una soluzione. La finestra dello studio era aperta, visto la dolce aria primaverile. Suo padre seduto in poltrona era immerso nella lettura e non si accorse che qualcosa era volato nella stanza. Sebi che nel tragitto percorso in volo aveva capito di poter gestire i suoi movimenti, andò a posarsi sulla libreria. C’erano tanti volumi, tutti disposti nel disordine consueto; si ricordò allora che ce n’erano alcuni che a lei non era permesso toccare, nello scaffale in alto, in particolare c’era il diario di sua nonna di cui aveva sentito parlare in modo misterioso. Nonna Eva giocava sempre con lei e la ricordava con grande affetto; erano ormai due anni che non c’era più. Ogni volta però che chiedeva a sua madre notizie di lei riceveva sempre risposte vaghe. Una volta aveva sorpreso i suoi che litigavano proprio accanto alla libreria. Sua madre voleva bruciare un libro sul camino e suo padre glielo aveva strappato di mano.

« Smettila, è solo un diario non c’è niente di occulto, basterà tenerlo nascosto e Sebi non lo leggerà.»

Ricordò che il diario aveva una copertina verde. Spinta dalla curiosità cominciò a cercarlo.

Lo trovò seminascosto tra i libri di botanica di suo padre. Voleva prenderlo, ma come poteva farlo: era solo una foglia, però sentiva nella linfa che sentiva scorrere in lei una gran forza. “Volere è potere” diceva sempre sua nonna, quindi decise di provarci. Spinse con quanta forza possedeva il diario verso l’esterno e dopo vari tentativi vide che era quasi riuscita a smuoverlo, però non aveva le mani per afferrarlo e alla fine riuscì solo a farlo rovesciare: cadde a terra con un tonfo. Suo padre attratto dal rumore si girò.






«Toh, è caduto un libro!» disse serafico; era così immerso nei suoi studi che non si alzò neppure per vedere quale libro fosse caduto e riprese a leggere tranquillamente.

Sebi era rimasta poggiata sul dorso del diario. Doveva poter sfogliare quelle pagine, e la soluzione era una sola. “Devo diventare di nuovo bambina” desiderò allora, con tutte le sue forze. Avverti un enorme scombussolamento, chiuse gli occhi e quando li riaprì la prima cosa che vide furono le sue mani e il diario di sua nonna. Si trovava dietro la poltrona di suo padre, ma lui non si sarebbe alzato di lì almeno per qualche ora. Si accovacciò e incominciò sfogliare quelle pagine che sembravano odorare di bosco e lesse:

Cara Sebi, se sei riuscita ad aprire questo diario vuol dire che hai scoperto di avere dei poteri. Noi siamo una famiglia di fate e tu sei la fata delle foglie. Crescendo conoscerai tutti i misteri del mondo magico dal quale proveniamo. Questo è stato solo il primo contatto che hai avuto…

Sebi chiuse il diario, spaventata, non lesse altro.

“Sto sognando” pensò e chiuse gli occhi; un buio profondo l’avvolse, ma sentiva il profumo del bosco, il cinguettare sommesso degli uccellini e tutto le era dolcemente familiare.

Poi un fascio di luce la invase e la voce di sua madre la scosse dal torpore: «Sebi, svegliati tesoro! Il sole è già alto» La ragazza aprì gli occhi, anche se avrebbe voluto dormire ancora. La mamma le sorrise affettuosa e si sedette sulla sponda del lettino. « Buon compleanno, piccola.» disse porgendo un pacchetto infiocchettato col nastrino verde. Sebi ansiosa cominciò ad aprire l’involucro, quando dalla finestra aperta una foglia entrò svolazzando e andò a posarsi accanto al suo dono di compleanno.

Con frenesia aprì il pacchetto era un libro di poesie. Il titolo: Foglie

Foglie




Gentili e ondeggianti

danzano nel sole

messaggere di linfa vitale

nella loro verde stagione.

Tremano con l’irruento autunno

bagnate da lacrime di pioggia

vittime di violenti intemperie

ingialliscono e cadono inutilmente.

Abbandonate, calpestate,

finiscono tappeto nel bosco.

Stridono accartocciate

urlando il dolore della fine.

Spazzate dal vento, inutili ingombri

abbandonate al loro destino.

E la vita ignara continua.

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