scrivi

Una storia di

Domenica

minuti

Pubblicato il 19 settembre 2020 in Poesia

Tags: #Quiete #Vento #Sogno #Dono #Domenica

0

Dalla città mancavo che un tempo solo è troppo poco, lo spazio fra una vita e l'altra, quel che basta ad accorgersi d'esser morti. A suon di campana si battezzano i passi, o quando soffia il vento lieve e freddo, circola la luce tutto intorno ed è Domenica.


Della notte scorsa ancora i fuochi accesi lasciano avanzi di braci, sotto i lampioni e le inferriate, i corrimani e le gargolle, s'erano adagiati i mostri per la caccia; era la notte scorsa, era bell'e finita. Si celavano ancora ed eran deboli e fiacchi, finti uomini, vestiti di paura, di aggressione sempre pieno il cuore.
Gli eravamo addosso già da che tardava il sole a sorgere, nell'incubo, ch'era sogno vivo e alfine vittoriosi tornammo.


Un Buono mi parlò del passero, dell'amore a prima vista, del fulmine a ciel sereno, del suo volo e del ritorno alle mie mani al fischio: richiamo, quello, al quale era impossibile disobbedire.


Torna sempre, come va anche viene, e dei mostri che ancora stanno ai bordi si fa occhio e mi dice, cinguettando, che la paura è scappata, che rimane il brandello delle vesti a stringersi, da solo, e piange di speranza a farsi nuovo.


Ricordo di aver sentito il suo giuramento. È il mio cavaliere, conosce il volo e l'equilibrio in aria, perché gli ho ricordato come fare; perché anch'io ho ricordato, quando ancora non sapevo che sbattere appena le ali.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×