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Una storia di Elman

La luce della luna

Viviamo in un mondo ricco di misteri ma con poca curiosità da parte di chi prima sapeva ed ora ignora.

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30 minuti

Pubblicato il 20 gennaio 2020 in Avventura

Tags: #luce #famiglia #luna #fratelli #amore

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In un paesino della Fertilia vive un giovane e la sua famiglia lui di nome Curio alto, biondo occhi grandi verdi fisico magro ma forte, suo fratello maggiore animo basso tarchiato muscoloso forte con capelli neri e occhi color oceano e sua sorella minore Quaere capelli lunghi rossi occhi ambra fisico slanciato e molto flessibile.

La famiglia vive in una casa modesta ma con abbastanza confort il minimo indispensabile per vivere degnamente cucina, soggiorno con divano grande televisione e letti comodi e una connessione a internet.

La mamma si chiama Sapie donna forte di spirito capelli lunghi biondi corpo slanciato e occhi color oceano.

Il padre si chiama Autem uomo che non si risparmia mai, tarchiato basso forte e capelli rossi e occhi verdi.

Autem lavora nell’edilizia costruisce case il suo lavoro gli piace si alza la mattina e va a lavorare con lo stesso sorriso con cui torna la sera. Sapie casalinga a tempo pieno lavora in casa e ha educato i tre figli al meglio che ha potuto.


I tre giovani vanno alle rispettive scuole il più grande sì diplomerà quest’anno al liceo scientifico, il secondo è al primo anno dell’istituto tecnico e la più piccola frequenta la prima media ed è appassionata di miti e leggende.

Curio molto spesso marina la scuola per andare con i suoi amici a giocare nel parco gli piace esplorare e conoscere tutto ma a modo suo. Mentre Animo fa arti marziali e non si tira mai indietro davanti ad una sfida.

Tutti e tre hanno un posto speciale dove rifugiarsi un capanno in mezzo ad un terreno di proprietà della famiglia dove il padre coltiva saltuariamente verdura ed ortaggi. Un giorno i ragazzi si ritrovarono in quel luogo e in cominciarono a parlare e a sfogarsi dei problemi adolescenziali Curio voleva viaggiare ma i genitori non glielo permettevano vista la giovane età ed Animo voleva diventare un atleta professionista ma non andava molto bene a scuola e i genitori gli avevano imposto di poter fare l’atleta solo se andava bene a scuola. La piccola Quaere andava benissimo a scuola ma non voleva imparare solo quello; gli sarebbe piaciuto approfondire la sua passione diventare una storica e scoprire i misteri della storia ma troppo piccola per tutto ciò, poteva solo lamentarsi per ora.

Una notte il cielo era limpido ricco di stelle e una meravigliosa luna piena. I ragazzi si ritrovarono in terrazza e ammirarono la bellissima luna la piccola Quaere aveva letto che la luna piena ha degli effetti sugli uomini oltre che sul pianeta e che le antiche popolazioni greche e romane ma anche altre veneravano la luna come una divinità è lei ricordava una formula antica che invocava l’aiuto della luna per far avverare i propri sogni.

La formula doveva essere detta da tutti e tre formando un cerchio è così fecero la formula recitava:<< Luna che splendi di notte illumina le tenebre e rischiari le menti fa che la luce che ci accarezza la pelle ci infonda la forza per affrontare le difficoltà e realizzare ogni nostro sogno in realtà>> dopo aver finito di pronunciare la formula un lampo illumino il cielo è i tre ragazzi scomparvero nella luce più bianca mai vista finora.



Un istante dopo che quel lampo sia terminato i tre ragazzi si ritrovarono esattamente dove erano sulla terrazza ma la luna piena non c’era più, in casa non c’era nessuno e quando uscirono di casa una luce accecante li sorprese e si ritrovarono su una spiaggia non capivano ciò che stava accadendo ma sapevano solo di essere capitati su una spiaggia con sabbia fine e mare cristallino. Curio subito corse per salire su una collina per capire dove erano finiti e si accorse che quella era una isola perché tutto intorno c’era solo mare.

I tre incominciarono a camminare nella pianura dell’isola fino ad arrivare ad una città molto bella con strutture in pietra sembrava di origine greca con colonne in marmo le persone erano vestite con toghe sembravano dei veri greci i ragazzi immaginavano che fosse una rappresentazione storica ma si accorsero che qualcosa non andava perché non vedevano antenne, non c’erano né automobili ne motoveicoli e quando entrarono nella locanda videro che non c’era la televisione ne frigo ne forni chiesero che epoca era è loro con molta calma risposero siamo nell’epoca minoica il nostro re e minosse.

I due fratelli si guardarono in faccia increduli mentre Quaere non ci poteva credere era inverosimilmente felice di poter vivere la storia e non solo leggerla sui libri, quella era l’isola di Creta nel mar Mediterraneo. Quaere corse verso il castello e i due ragazzi la seguirono appena animo la raggiunse, la fermo e gli disse ma cosa pensi di fare e lei di conoscere il re e poi cosa gli dirai come gli spiegherai chi siamo e poi ricordi cosa faceva minosse ai suoi prigionieri lei si calmo e disse il Minotauro. Un po' incredibile disse Curio bè rispose Quaere se è vero Minosse perché non dovrebbe esserlo il Minotauro creatura meta uomo e meta toro.



I tre uscirono dalla città e si rifugiarono in una casa su in collina cercando di capire come era possibile che fossero finiti lì e perché proprio in quel periodo Quaere ci penso un attimo e rispose la formula deve avere funzionato e dato che era greca siamo finiti in Grecia ma perché proprio in quest’epoca chiese Animo a questo nessuno sapeva dare una risposta ancora.

Da lontano sentirono la voce di un ragazzo come loro che cercava di costruire qualcosa e discuteva con un uomo più grande di lui i ragazzi uscirono e videro quel ragazzo: alto, bello, capelli neri corti, viso dai lineamenti dolci, occhi verdi e magro, aveva in mano una struttura in legno e tessuto che sembrava un deltaplano. Si avvicinarono e chiesero al giovane rimasto solo cosa era successo dato il forte litigio con quell’uomo: anziano capelli e barba bianchi occhi verdi e un po' più basso di lui ma magro uguale.

Lui, spiego che quell’uomo è suo padre e che non vuole che lui vada via dall’isola mi ha costruito le ali per volare ma non vuole che le usi, mi sento in gabbia. Dopo aver finito il suo sfogo lui chiese a loro chi siete loro si presentarono e lui disse che maleducato io sono Icaro a quel nome i ragazzi rimasero sconvolti e Quaere non ci stava più nella pelle; e gli chiese ma tuo padre per caso si chiama Dedalo si rispose lui ma come fai a saperlo, i fratelli la fermarono o meglio fermarono la sua lingua lunga e dissero ad Icaro l’abbiamo sentito nominare in città deve essere famoso, Icaro disse è il più bravo costruttore di creta e lui che ha costruito il labirinto sotto il palazzo del re Minosse.


I ragazzi rimasero con Icaro che li ospito a casa sua, edificio situato su un monte costruito in pietra liscia e marmo, dopo che loro avevano inventato la scusa di un viaggio cha facevano come fratelli per il mediterraneo. Curio gli chiese durante la cena perché voleva andare via questo posto sembra un paradiso.

Icaro rispose che lui vuole essere libero, vorrebbe volare come gli uccelli per la libertà che quelli animali rappresentano ed ispirano e poi anche per andarsene da quest’isola che sembra come una gabbia per uccelli. Icaro spiego che Minosse non era proprio un re benevolo e che non era cosi clemente con i suoi servi tanto che il padre dopo avergli costruito un meraviglioso castello e un labirinto eccezionale ora vuole punirlo perché un eroe Teseo è riuscito ad uscire dal labirinto. Animo disse va be che punizione potrà mai essere e la sorella gli diede un pugno in piena schiena e disse la pena inferta a chi fa irare Minosse e andare nel labirinto ma lì la sorte e solo una, morire per mano del Minotauro. Animo si rattristi e cade un velo di malinconia sui giovani.



I tre ragazzi passarono la notte a casa di Icaro, un cielo stellato illuminava la notte ma della luna non vi era traccia. La mattina seguente i ragazzi furono svegliati dal padre di Icaro che entrò come una furia e disse ad Icaro di utilizzare le ali ed insieme a lui di scappare volando il più lontano possibile perché Minosse li voleva morti, ai ragazzi disse non so chi siete ma scappate e non fatevi trovare con noi.


Curio non aveva alcuna intenzione di lasciare da solo Icaro e cosi lo segui anche se i fratelli cercarono di dissuaderlo ma alla fine lo seguirono e si ritrovano su la cima di un monte da dove Dedalo ed Icaro dovevano lanciarsi, i tre ragazzi cercarono di fermare sia Dedalo che Icaro perché sapevano come finiva il mito ma Icaro gli disse cari viaggiatori io ho un solo scopo quello di librarmi nell’aria ed essere libero come un uccello volare sentire il vento sulla pelle e guardare il mare dall’alto. Curio capì che non poteva fermare lo spirito di libertà di Icaro ma sapeva che la struttura delle ali non gli permetterà di sopravvivere e che Icaro vorrà raggiungere l’altezza massima che lo porterà alla morte.

A quel punto Curio capì che l’uomo del suo tempo ha perso di vista il vero motivo per il quale l’uomo ha cercato di volare per essere simili agli uccelli per esseri liberi non come oggi per spostarsi da un posto all’altro solo per lavoro, viaggi ed impegni volare ma in una gabbia di acciaio. Allora Curio salutò Icaro e gli disse sta attento al sole sperando che Icaro si salvasse i tre salutarono Icaro e Dedalo, i due si lanciarono dal monte e spiccarono il volo il padre di Icaro disse ad Icaro non volare troppo in alto e virò ma Icaro era attratto dal vento dal sole a dalla velocità andò su veloce come un vero falco arrivato al culmine la cera si sciolse ed Icaro cadde i ragazzi lo videro cadere ma non potevano fare nulla, videro cadere un giovane ragazzo in braccio alla morte ma era morto libero quando Icaro cadde nell’acqua una luce bianca accecante riempi l’orizzonte e i tre ragazzi si ritrovarono di nuovo sulla terrazza e nel cielo c’era solo un spicchio di luna. Curio disse ai suoi fratelli che aveva capito perché i suoi genitori non gli permettevano di viaggiare da solo perché doveva imparare l’essenziale per capire il mondo e per capire i suoi limiti non andare oltre a ciò che si può controllare ma senza avere paura di fallire. I tre ragazzi si guardarono ed incominciavano un po' a comprendere il perché di tutto quello che gli stava accadendo. Animo entro in casa gli altri lo seguirono ed andò verso la porta di ingresso forse aveva intuito qualcosa apri la porta e una luce li acceco.


I tre ragazzi si ritrovarono in un campo vicino ad una città si incamminarono verso la città e su la strada c’erano tanti cartelli in greco sembravano cartelli di pericolo perché erano molti. Entrati nella città chiesero ad un passante, un uomo magro con capelli scuri viso rude e occhi verdi, che città fosse è lui rispose questa e la città di Nemea nel Peloponneso, purtroppo dimora di un feroce leone che ci perseguita e non ci dà pace fareste bene ad andarvene… i tre si guardarono intorno e videro che per le strade della città c’erano poche persone non esisteva un mercato e al di fuori delle mura cittadine non c’era più nessuno il sole stava tramontando e loro non sapevano dove andare.

Chiesero in una locanda se potevano ospitarli ma loro non avevano con che pagare quindi dovettero desistere ed uscire cercano riparo in un tempio, dopo aver parlato allungo di quello che stava succedendo, sembrava tutto un sogno però era cosi reale ma non capivano il motivo per cui avveniva tutto ciò e perché a loro, avevano solo chiaro che quella formula li aveva fatti entrare in questo mondo strano ma affascinante ma non comprendevano perché…,stavano quasi per addormentarsi quando furono svegliato da un rumore molesto, non capirono bene cosa foste finché non sentirono un ruggito potentissimo capirono che era il leone subito scapparono nel tempio cercando di nascondersi da qualche parte, dietro le colonne. Il leone si fermo fuori al tempio sentiva il loro odore ma non li vedeva, Curio prima aveva visto le persone mettere dell’aglio fuori alle porte ora capiva perché per non far sentire al leone il loro odore l’odore della preda. IL leone entro nel tempio e cercava i ragazzi Curio si nascose dietro una statua, Animo si arrampico su una colonna e Quaere dietro all’altare il leone cercava le loro prede solo come un felino sa fare e arrivo vicino all’altare. L’odore era forte e Quaere sentiva il fiato pesante del leone e il suo passo possente, il leone balzo sull’altare Quaere era in preda al panico quando Animo urlo richiamando l’attenzione del leone, scese dalla colonna e in comincio a correre fuori dal tempio e il leone lo segui.

Curio scese dalla statua e corse da Quaere per tranquillizzarla e andarono in cerca di Animo con la speranza che fosse riuscito a sfuggire al leone.



Intanto Animo cerco di sfuggire al leone cambiando sempre strada in quei vicoli stretti ma il leone ormai aveva fiutato l’odore e non lo mollava ormai stremato cerco di nascondersi dietro una roccia ma il leone sapeva che era lì si preparò per l’attacco il leone si lancio e si senti un rumore sordo come di un tonfo Animo si alzò e vide il leone a terra sofferente e di fianco a lui un uomo forzuto e alto con una clava in mano, cicatrici sul corpo capelli lunghi e neri ed occhi neri, quell’uomo l’aveva colpito per bene, quest’uomo corse da Animo gli chiese se stava bene e di andarsene prima che il leone rinvenisse; i due scapparono, Animo gli disse che con lui c’erano suo fratello e sua sorella e sapeva che lo stavano cercando allora corse al tempio ma non li trovò cerco per le strade finché non li vide ad una fontana dove Quaere stava bevendo per calmare il panico. Quando Curio lo vide sorrise come mai prima d’ora e Quaere scoppio a piangere dalla felicità i tre si abbracciarono. Arrivo quest’uomo muscoloso Animo gli spiego cosa aveva fatto, l’uomo gli disse di andare a rifugiarsi in una casa in un campo vicino e cosi fecero, la casa era costituita da pietra e legno vicino ad un albero, e li passarono la notte.

Il mattino seguente Animo si svegliò e vide quell’uomo già sveglio fuori nel campo in cerca di conigli per colazione. Sveglio i suoi fratelli e tutti e tre si domandavano chi fosse costui. Cosi presero un bel respiro e lo chiamarono, disse Quaere scusa e lui si, vorremo sapere chi sei? E perché ci hai salvati?

Lui rispose io sono Eracle la mia missione e combattere i mostri, Quaere rimase sconvolta aveva realizzato che quell’uomo era Eracle eroe greco, semidio che uccise il leone di nemea.


Disse tutto ai suoi fratelli e loro rimasero sbalorditi. Animo però aveva un'altra domanda perché non hai finito il leone ieri sera, Eracle rispose perché il leone è immune alle armi qualsiasi siano anche una clava posso solo stordirlo ma non ucciderlo e poi dovevo metterti in salvo contro quel mostro non c’è via di fuga.

Quaere pensando a cosa aveva rischiato il fratello per lei lo abbraccio e scoppio a piangere Eracle non capiva e chiese perché fa ciò e Curio spiego che Animo aveva distratto il leone rischiando la vita per salvare sua sorella. Eracle allora disse un cuore nobile il tuo non dimenticare mai ciò che hai fatto per lei e fallo anche per altri se ne hanno bisogno.


I ragazzi trascorsero la giornata con Eracle mangiarono, si rilassarono sotto una bellissima pianta di ulivo finché non incomincio a calar il sole, la sera si avvicinava e il pericolo del leone ritornava Eracle disse ai ragazzi di stare chiusi in casa e di non muoversi per nessun motivo mentre lui andava in cerca del leone, allora Animo gli chiese ma se non puoi ucciderlo perché gli dai la caccia e lui per salvare chi come te è in pericolo. Animo si zitti ed Eracle andò a caccia. Curio e Quaere dormirono ma Animo rimase sveglio rifletteva sulle parole di Eracle quando si fece giorno Eracle ritorno ferito ad un braccio subito Animo lo fece sdraiare e cercò di medicarlo con delle bende e dell’acqua. Eracle lo ringraziò e stremato svenne. Curio e Quaere si svegliarono videro Eracle in quelle condizioni e chiesero ad Animo che gli seppe dire che era tornato cosi conciato all’alba e che lui aveva cercato di bendarlo e medicarlo.

I ragazzi si misero in religioso silenzio aspettando che Eracle rinvenisse dopo un’ora circa Eracle apri gli occhi e li vide tutte e tre davanti a lui e chiese perché e loro, non potevamo certo abbandonarti, e chiesero cosa fosse successo ed Eracle racconto che vicino alla fontana di ieri c’era un uomo che stava cecando di riempire l’otre, purtroppo non era riuscito a farlo prima del tramonto e i suoi figli stavano morendo di sete, allora sono andato in suo soccorso ma il leone è arrivato prima e la ucciso io ho colpito io leone ma il leone a scansato il mio colpo e mi ha dato una zampata quasi mi staccava il braccio e io con l’altro gli ho dato un colpo così forte da farlo svenire e sono fuggito, ho portato quell’uomo alla sua famiglia e sono tornato qui.

Animo allora disse devi trovare il modo di ucciderlo non puoi aspettare che una notte sia lui ad uccidere te, Eracle capi che Animo aveva ragione ma non sapeva come fare.

Animo ebbe un’idea disse io farò da esca e tu attaccherai il leone quando è più vulnerabile e cercheremo di catturarlo con una rete, Curio disse certo e Quaere disse io e Curio potremmo metterci sopra un tetto in attesa del leone e al momento propizio lanciare la rete prima lo immobilizziamo e poi cerchiamo di ucciderlo.

Eracle non voleva che loro rischiassero le loro vite ma Animo gli disse lo dobbiamo a te che ci hai salvato, e a quel padre di famiglia che è morto per i suoi figli. Eracle non ebbe di che obbiettare, e preparano tutto: una rete grande e forte, Eracle si preparo per la lotta e Animo era orgoglioso di poter dare una mano al grande eroe.



Fatta sera i quattro andarono in città Curio e Quaere si posizionarono sul tetto di una casa che era posta in fondo ad una strada senza uscite in modo che il leone non avesse scampo. Animo incominciò a camminare per le strade della città e Eracle aspettava nascosto dietro la casa.


La città di Nemea era molto Caratteristica di notte le case basse poco rifinite, in pietra grezza solo la piazza e il tempio erano costruiti in modo impeccabile con pietra levigata e marmo liscio, la gente era semplice in quel posto lavoravano la terra, pregavano i loro dei, ma nonostante questo avevano avuto quel flagello che non gli permetteva di avere un mercato fiorente, né del commercio ma soprattutto di vivere in pace. Mentre Animo pensava a ciò senti un rumore capì cosa potesse essere e quando dall’ombra apparve il leone lo guardo in volto grande con una criniera d’oro molto folta occhi rossi come il fuoco denti affilati come coltelli e corpo robusto come una statua incuteva timore ma era bellissimo allo stesso tempo. Animo rimase un secondo in ammirazione e poi incomincio a fuggire. Il leone lo insegui arrivato nella strada senza uscite grido ai suoi fratelli di tenersi pronti Eracle usci da dietro la casa quando Animo entro nella casa Eracle salto sull’animale e gli diede un colpo in testa l’animale stordito cadde a terra e Curio e Quaere lanciarono la rete, il leone era in trappola.

Curio e Quaere scesero dalla casa e si complimentarono con Eracle e Animo erano tutti soddisfatti di ciò, quando sentirono un strano rumore il leone era rinvenuto e stava mangiando la rete Eracle si lancio per colpirlo di nuovo ma il leone con una zampata lo sbatte a terra, il leone con gli artigli e i denti strappo la rete e si preparo per lanciarsi contro i tre ragazzi che non avevano via di fuga il leone si lancio ma i tre riuscirono a schivarlo allora il leone li costrinse all’angolo e ora era pronto per consumare il pasto quando Eracle si lanciò al collo del leone e strinse così forte che il leone cadde a terra e continuo finché il leone non respirò più. I ragazzi rimasero sbalorditi dalla forza e il coraggio di Eracle e dissero ma come hai capito cosa fare be disse Eracle ad Animo, tua sorella Quaere mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere mi ha detto il leone non può essere ucciso con armi costruite dall’uomo ma se fosse l’uomo l’arma. Ed io ho cercato di strangolarlo menomale che è andata bene ma come facevi a saperlo Quaere ed Animo intervenne mia sorella e così a volte ha delle intuizioni, menomale disse Eracle. All’alba Eracle portò il leone in piazza e fece vedere al popolo che non c’era più pericolo il popolo lo acclamo come eroe e lui stava per dire che non era stato tutto merito suo ma Animo disse lascia stare sei tu l’eroe di questo mondo, Eracle non comprese bene ma così fece. Animo da questa storia capì che anche se a lui piaceva lottare non tutte le sfide devono essere affrontate per forza e che bisogna capire anche quando ritirarsi e che studiare è importante per capire come meglio affrontare gli avversari e soprattutto aveva imparato da Eracle che ha differenza dei combattenti odierni i quali combattono per egoismo, per superbia per sentirsi i migliori per guadagnare soldi, per infliggere dolore agli altri o per la gloria, lui voleva essere invece come Eracle un combattente che lotta per glia altri e non per se stesso.

La sera dopo la cena Eracle li ringraziò ed Animo quasi piangeva nel pensare che doveva andare, avrebbe voluto restare e diventare compagno di battaglie di Eracle ma il suo destino era un altro, i ragazzi in cuor loro sapevano che questa bella ma paurosa storia stava per terminare quando ringraziarono Eracle per tutto quello che aveva fatto per loro, una luce dall’alto illumino tutto e li acceco riportandoli di nuovo sulla terrazza e questa volta la luna era più della metà.


A questo punto avevano capito cosa stava succedendo: Quaere disse noi ci troviamo in un mondo parallelo che ci fa rivivere eventi del passato e partecipando a questi eventi ognuno di noi sta imparando come realizzare i propri sogni ed a ogni evento che si conclude, la luna si riempie sempre di più e probabilmente quando si sarà riempita di nuovo forse tutto questo terminerà e torneremo a casa nel mondo reale.

Allora Quaere aveva capito che era lei che non aveva ancora imparato a realizzare i suoi sogni allora corse verso la porta e i due fratelli la seguirono apri la porta e di nuovo una luce li acceco e si ritrovarono in una grande città, pietra e marmo da per tutto, templi in onore degli dei sorgevano maestosi sul colle e la piazza era enorme e piena di statue di eroi. Animo chiese ad un passante che città fosse e quell’uomo: corpo robusto barba lunga toga lunga bianca, capelli e occhi neri, rispose siamo ad Atene in attica. Quaere sgrano gli occhi stava ammirando la capitale del pensiero filosofico greco e culla dei miti e delle leggende. I ragazzi camminarono per la città ammirando le opere dell’arte greca e la loro curiosità fu rapita da un via vai di persone che entravano ed uscivano dalla città e videro arrivati fuori città che su un colle c’era un uomo che parlava e gli altri seduti l’ascoltavano come se insegnasse. I tre si avvicinarono quell’uomo alto barba lunga nera , con capelli neri e occhi neri e corpo robusto, parlava alla folla con un carisma incredibile, e disse a tutte quelle persone li sedute “il saggio è colui che sa di non sapere” a quelle parole Quaere rimase paralizzata aveva riconosciuto chi era l’uomo i fratelli la videro immobile e gli chiesero cos’hai Quaere e lei quell’uomo e Socrate uno dei più grandi filosofi dell’antica Grecia ed è colui che ha inventato il metodo della definizione e induzione considerato da Aristotele uno dei pilastri del metodo scientifico. Quaere si avvicino a Socrate lo guardava con ammirazione e Socrate chiese chi sei giovane i due fratelli sapendo che Quaere ha la lingua un po' lunga subito intervennero scusate Socrate nostra sorella non ha resistito e si è avvicinata per ascoltarla, lui disse come conoscete il mio nome e Animo subito rispose, siete ormai famoso in tutta la Grecia e lui è perché? per la vostra saggezza e lui io non sono saggio io non conosco tutto.

Socrate gli pose un’altra domanda che fate qui? E loro non sapevano cosa rispondere e Curio disse siamo venuti qui per seguirti ed imparare da te.

Socrate accetto e li condusse a casa sua, piccola struttura in pietra grezza, dove li ospitò per la notte. Il giorno seguente Socrate fu svegliato da un uomo che gli disse che il suo amico Cherefonte aveva chiesto a Pizia l’oracolo di Apollo a Delfi chi fosse l’uomo più sapiente e lui aveva detto è Socrate. Socrate a questa affermazione si arrabbio lui sapeva di non essere il più sapiente e quindi decisi di andare a dialogare con chi aveva fama di essere sapiente, i ragazzi sentirono tutto svegliati dalle urla di quell’uomo e prima che Socrate se ne andasse si vestirono e subito furono pronti per seguirlo.

Socrate andò da politici, poeti e artigiani. Questi furono messi a dura prova da Socrate furono messi davanti alle proprie contraddizioni usando la sua tecnica, l’aporia socratica, Socrate li mise in difficoltà e li fece sentire inadeguati. Con questo Socrate voleva dimostrare che nessuno è sapiente dato che neanche lui si riteneva tale. Quaere rimase incantata dalla dialettica e dall’intelligenza di Socrate conosceva molto ti tante cose. Alla fine della sua missione aveva dimostrato ciò che voleva che non esiste uno che sia realmente sapiente.

Tornati a casa, Quaere gli chiese maestro come sai tanto di tante cose? Socrate rispose io imparo dal mondo conoscendo e osservando il mondo e le persone, io ho imparato tanto ma non tutto, bisogna osservare tutto per comprendere una piccola parte non ci si deve focalizzare solo su una cosa ma su tutto per arrivare a comprenderne una.

Mentre Socrate diceva questo a Quaere, Animo e Curio stavano preparando la cena e si riunirono intono ad un fuoco. Quaere disse ai suoi fratelli ho deciso di impegnarmi di più nello studio le parole di Socrate mi hanno fatto capire che per conoscere una materia devo conoscerle tutte. Quaere poi fece una riflessione oggi l’istruzione funziona come un imbuto si inizia imparando nozioni su tante materie e poi si finisce per concentrarsi su una sola e specializzarsi in una singola attività, come se solo quella fosse importante.

Socrate come altri filosofi studiano il mondo per il piacere di conoscere e capire, noi nel nostro tempo studiamo con l’unico scopo di imparare qualcosa di una singola materia che ci permetta di fare un lavoro decente e limitarci alle nostre misere competenze acquisite con anni di studio che reprimono tutte le altre opportunità di imparare e i nostri talenti, l’unico motivo per cui si sceglie un percorso di studi è la semplice domanda ma dopo quale lavoro posso fare? Nulla di più avvilente per l’animo umano che ridursi a strumento di lavoro. Dobbiamo cercare di ritornare all’origine del sapere, studiare per il piacere di conoscere non per la schiavitù di una retribuzione, anche il lavoro è uno studio se è finalizzato alla conoscenza e non allo stipendio.

Socrate oggi ha messo in difficoltà politici che non hanno saputo rispondere alle sue domande mostrando cosi l’insufficienza della classe politica di Atene, io credo che se oggi esistesse un uomo o una donna come Socrate il risultato sarebbe lo stesso.

Socrate segui il suo discorso con attenzione e non chiese nulla su di cosa stesse parlando disse solo bene anche tu sei consapevole di non conoscere. Quaere si girò verso di lui e gli disse non hai paura di ripercussioni? Socrate rispose io cercò la verità e non temo la morte. Quaere ringrazio Socrate della lezione che gli ha impartito, e un raggio di luce rischiaro il cielo stellato e li acceco.

I tre ragazzi si ritrovarono di nuovo sulla terrazza e nel cielo una bellissima luna piena.

Quaere si chiedeva ora che avevano avuto tutti e tre degli insegnamenti perché non fossero tornati indietro alla loro realtà. Animo disse: perché siamo ancora qui e come usciamo? , Curio disse: forse dobbiamo trovare il modo, qualcosa, siamo entrati con una formula forse con la stessa ne usciremo.

Quaere intervenne e disse: no la stessa non funzionerebbe perché quella e per realizzare i nostri sogni e adesso sappiamo come fare ora per tornare alla realtà c’è né vorrà un'altra…

Allora Animo chiese a Quaere dove avevi trovato quella formula? e lei l’ho letta in un libro di mitologia greca. Animo: forse in quello stesso libro c’è anche la formula per riportarci indietro.

Quaere rispose quel libro l’ho in camera mia ma questa casa siamo sicuri sia veramente la nostra e che possiamo trovare qui quello che abbiamo nella realtà?

Dopo questa domanda i tre ragazzi capirono di non avere risposta e quindi scese su di loro un alone di disperazione. Finché Curio non entrò in casa e incominciò a girare per la casa in cerca del cellulare e lo trovò proprio dove l’aveva lasciato, ovviamente in quel luogo non c’è campo.




Capito quanto aveva scoperto corse in terrazzo a dirlo ai fratelli e Quaere allora scatto di colpo e entro nella sua camera andò verso la libreria prese il libro ma l’interno era vuoto, Quaere capì che era tutto uguale alla realtà ma che non poteva funzionare nulla di ciò come il cellulare di Curio però nel libro c’era qualcosa, nel mezzo del libro c’è una scritta che recita<< Trovate la porta e troverete la via>>.



Quaere corre dai fratelli gli fa vedere la scritta e subito si mettono in cerca di una porta, una finestra un vano qualsiasi cosa che gli permetta di uscire dalla casa dato che la porta di ingresso non esisteva più dopo l’ultimo viaggio.

Cercano di aprire tutte le finestre, le porte e i vani disponibili ma nessuno si apre, allora Curio pensa di andare a prendere le chiavi sperando che le porte siano chiuse e che con le chiavi disponibili in questo mondo si possano aprire. Corre verso l’ingresso e va verso la casina di legno raffigurante un sole dove loro appendono tutte le chiavi di casa apre la porticina e trova appesa una sola chiave argentata.



Curio prende la chiave e davanti a lui si materializza la porta d’ingresso. Curio chiama Animo e Quaere li spiega che ha pensato che le chiavi potesse aprire le porte ma ne ha trovata solo una ed è apparsa la porta d’ingresso Animo con un po' di ansia ma pieno di coraggio afferra la maniglia e apre la porta questa volte non c’è una luce accecante ma davanti a loro c’è un corridoio lungo e illuminato da lampade ad olio, le pareti sono in pietra liscia e ogni tre metri ci sono delle colonne greche in marmo senza nessuna porta ai lati del corridoio ma solo una alla fine dello stesso. I ragazzi incominciano a percorrere il corridoio guardinghi da ogni possibile pericolo e arrivano alla porta, Animo la apre e dentro c’è una libreria gigantesca in stile antico con scale e scaffali in legno lucente e non sembra vederne la fine sulla cattedra centrale c’è scritto inciso sul frontale della cattedra <<Locus Scio>> Quaere sapeva cosa significava e disse ai suoi fratelli quella scritta letteralmente significa luogo-sapere e quindi vuol dire che ci troviamo nella biblioteca della sapienza eterna qui c’è tutto ciò che è stato e che sarà.

All’interno della biblioteca però non c’erano libri i ragazzi non capivano questa stranezza, un luogo del genere pieno di sapienza e vuoto di libri. Quaere incomincio a vagare per l’immensa biblioteca cercando dei libri relativi alla mitologia trovo la sezione e in cominciò a guardare negli scaffali ma non se ne trovava uno, ad un certo punto arrivata alla divisione tra mitologia greca e romana vede il dorso di un libro. Corre e lì trova il suo libro, quello sulla mitologia greca e aprendolo si accorge che non è una copia ma è proprio il suo infatti dentro alla prima pagina trova il suo nome.


Quaere chiama i fratelli che la raggiungono subito, adesso torniamo indietro disse Quaere e cosi fecero ripercorsero il corridoio arrivarono alla porta aprirono ed entrarono nella loro casa andarono in terrazza.

Quaere sfoglio il libro in cerca di una formula che potesse portarli nella loro realtà e dopo dieci minuti disse ho trovato. Quaere spiega ai fratelli che loro all’inizio hanno recitato una formula che invocava alla luna adesso per tornare devo recitare una formula inversa, dato che la luce della luna è la luce riflessa del sole la formula ora deve essere dedicata al sole e io spero di aver trovato quella adatta.

I ragazzi si misero di nuovo in cerchio e dissero con un po' di ansia:<< O sole che risplendi ogni giorno, illumini i mari e la terra diradi le ombre della mente e dell’animo, tu che ci hai donato il sapere necessario fa che possiamo ora affrontare la nostra realtà>>

Quando ebbero terminato una luce accecante illumino tutto i ragazzi chiusero gli occhi e quando li riaprirono erano sulla terrazza era buio, il cielo stellato e la luna piena, non sapevano se erano tornati o meno nella loro vera casa e un po' avevano paura di entrare per non rimanere delusi ma non fu necessario perché la mamma Sapie li chiamo da dentro casa, loro a sentire la voce della mamma si rincuorarono e corse dentro per abbracciarla, Sapie rimase piacevolmente stupita e chiese cosa era successo la fuori per scatenare questa reazione non che se ne lamentasse, i ragazzi si guardavano e sapevano che non potevano raccontare ciò che era accaduto come avrebbe potuto credere a tutto questo e cosi fecero, Curio risposte abbiamo fatto un viaggio immaginario ma molto realistico e Sapie chiese tutti e tre e Quaere si siamo andati e tornati insieme.

Sapie rimase un po' stranita ma non domando oltre Animo guardò Quaere in malo modo e Quaere annui sapendo di aver esagerato fortunatamente tutto e andato bene.

Il padre Autem chiamo i tre ragazzi perché era pronta la cena e i ragazzi andarono si sedettero e finalmente dopo tre giorni potevano passare una serata in famiglia, mangiarono, parlarono e si divertirono tra di loro e con i loro genitori. Dopo cena uscirono di nuovo in terrazza guardando la luna ripensarono a ciò che gli era accaduto e guardandosi sorrisero.

Andarono a dormire poco dopo, messi a letto il papà Autem passo in camera per auguragli buona notte e i tre ragazzi risposero buona notte anche a te papà e Autem disse mi raccomando sognate.

Curio aspetto che il padre se ne andò e disse ai fratelli non credo che potremmo mai fare dei sogni fantastici più di quello che abbiamo vissuto e tutti e tre scoppiarono in una grossa risata, la mamma Sapie passando vicino alla camera li senti e sorridendo andò anche lei a dormire. I tre ragazzi fecero un sospiro di sollievo per essere finalmente tornati a casa e si addormentarono.


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